O.d.G. Giornata Internazionale delle donne
Assessore Provinciale
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4 A nome della Provincia, ma a nome anche della Commissione, della Presidente della Commissione Mariagrazia Avezzù, Pari Opportunità della Provincia di Rovigo, saluto i ragazzi, le donne, i ragazzi che poi incontreremo magari anche in altre occasioni, in Provincia per parlare sempre di temi di pari opportunità, le donne presenti, soprattutto le donne che fanno parte del Centro Interculturale, i Consiglieri, la Giunta, il Sindaco che ci consentono questa presenza significativa nella città capoluogo della provincia di Rovigo.
E anche questa mattina voglio, diciamo così, parlare di questa triste coincidenza, che vede 100 anni dopo la morte di 129 lavoratrici che reclamavano più diritti. Ecco, vorrei mettere in evidenza questa amara coincidenza che vede, insomma, una serie di morti sul lavoro, anche cent'anni dopo, che è inaccettabile. È inaccettabile per una società, non soltanto intesa come istituzione, ma società intesa in tutti i soggetti, che voglia chiamarsi civile.
E qui mi rifaccio a quanto diceva il Sindaco in un suo passaggio significativo, che non bisogna trovarsi sempre davanti alle solite liturgie, ma bisognerebbe praticare degli atti concreti, che ci consentano di superare queste cose che sono inaccettabili. Non dobbiamo soltanto parlarne a posteriori, ma cercare di modificare l'attuale situazione con delle iniziative concrete. Occorrono fatti e non parole.
E per questo io chiedo che si parli non soltanto di leggi, si parli soltanto di come applicarle in termini letterari, ma anche di risorse. Noi abbiamo bisogno di risorse. La situazione reale per la prevenzione degli incidenti sul lavoro è drammatica.
Ci sono pochissimi ispettori e non ci sono i mezzi neanche per uscire. In questo modo le morti sul lavoro saranno sempre più frequenti. Per cui accetto e propongo quello che diceva il Sindaco: “Passiamo dalle parole ai fatti”.
E passiamo dalle parole ai fatti anche per quanto riguarda i problemi delle donne. Perché le donne, nonostante siano la maggioranza nella nostra società, sono un soggetto debole, non perché questo è nella loro natura, ma perché la società le tratta con discriminazioni, con divieti più o meno evidenti, ma non concede loro le pari opportunità che gli uomini hanno normalmente a loro disposizione. Per loro è sempre più fatica raggiungere i risultati che gli uomini possono aggiungere con minore impegno.
Questo vale in politica, dove è evidente la non rappresentanza che le istituzioni hanno nei confronti dell'universo delle donne; è evidente in economia dove è difficile trovare donne, ad esempio, che guidano aziende; è evidente in tantissimi ruoli pubblici dove si prendono le decisioni, ci sono tante segretarie ma ci sono pochi dirigenti; ci sono tante lavoratrici ma pochi capi di industria che esprimono le loro potenzialità.
E sono un soggetto debole perché in una cappa di silenzio troppo pesante, sono soggette ad una violenza quotidiana, che noi dobbiamo svelare e dobbiamo sconfiggere. Per cui, il nostro impegno deve essere costante e deve essere concreto: la possibilità di una casa d'accoglienza per le persone che subiscono violenza, un numero provinciale con tutti i Comuni antiviolenza, credo sia necessario nel prossimo futuro.
5 E credo che, oltre a questa diversità, noi dobbiamo rispettare tutte le diversità, come è stato pattuito nella Carta Europea dell'eguaglianza tra uomini e donne, perché è soltanto la sconfitte di tutte le discriminazioni che porta al superamento dei contrasti e delle frizioni che poi spesso finiscono in violenza.
Per cui, niente differenze per le nazionalità di provenienza, per il colore della pelle, per il benessere economico o per la povertà che uno ha, niente diversità naturalmente di genere, niente diversità tra persone ammalate e persone sane. Tutte queste diversità devono essere superate. Ecco, io voglio finire rapidamente, cercando di sintetizzare quello che ho detto.
Io credo che, seppure non sia un filosofo o un uomo di grande proiezione esterna come cultura, dobbiamo seguire quanto diceva un cantante qualche anno fa in una sua bella canzone: “Gli altri siamo noi”. Dobbiamo pensare che da una condizione di forza potremmo trovarci in una situazione di debolezza. Per cui dobbiamo sempre pensare che gli altri, quelli che vediamo e che magari sono soggetti a discriminazioni, siamo noi.
Per cui la società è unica, la società deve avere pari opportunità per tutti. E questo è il messaggio che volevo lanciare, soprattutto ai giovani che sono la speranza di un futuro che non veda più quello che stiamo vivendo noi in questi giorni. Grazie, mi dispiace che poi ho una riunione di Giunta sul Bilancio che non mi permette di restare qua, ma volevo essere qua e questa mattina sono venuto.