Buongiorno, buongiorno a tutti, buongiorno al Presidente, a tutti i Consiglieri. Sono e siamo lieti e onorati di essere ospiti vostri qui nel Consiglio della città di Rovigo, capoluogo dell’U.L.S.S. 18 e della Provincia di Rovigo.
Quindi un grazie sincero al Presidente del Consiglio per l’invito che ci ha rivolto.
Io pensavo di fare una relazione senza molti numeri, anche perché i numeri sono eventualmente a vostra disposizione, senza molti numeri ma un po’ su quella che è la visione come direzione strategica per questi cinque anni di potenziale mandato; potenziale nel senso che siamo sempre sub judice dal punto di vista della valutazione regionale; di questi cinque anni di mandato, quali sono gli obiettivi principali, anche alla luce di un contesto importante dal quale parto nel mio intervento, dopodiché interverranno il Dottor Brazzale, Direttore dei servizi sociali e della funzione territoriale, e il Dottor Contato, Direttore sanitario anche su specifici punti.
Io partirei un attimo dal contesto. Cercherò di essere anche abbastanza stringato in modo da lasciare poi eventualmente alle vostre domande gli approfondimenti che ritenete utili. Parto dal contesto.
Il contesto oggi vuole dire non tanto quello della demografia dell’U.L.S.S. 18 o della Provincia, che la conoscete anche meglio di me, ma ciò che si sta dibattendo per quanto riguarda la sanità, per quanto riguarda il sistema socio sanitario della Regione, e poi anche appunto per quanto riguarda la parte socio sanitaria di questo territorio, e mi riferisco alla riforma di legge che porterà alla costituzione dell’Azienda zero e alla riorganizzazione del numero e dell’assetto delle U.L.S.S..
Inevitabilmente parto da questo perché è molto importante da un punto di vista anche di quelle che possono essere le prospettive future, non solo per l’oggi, loggi non cambia, ma anche per quanto riguarda alcune prospettive future. La riforma in corso, conoscete bene il dibattito e non mi soffermo su questo, presumo che in tempi che appartengono alla sovranità del Consiglio Regionale, probabilmente non molto lunghi, la riforma verrà adottata e diventerà operativa e attuativa dal 1° gennaio 2017.
I punti cardine di questa riforma sono la costituzione dell’Azienda zero, che interessa meno al cittadino, ha più un impatto sull’architettura tecnico amministrativa del sistema, ma il dibattito sull’Azienda zero ha già uno scenario importante, per cui io non mi addentro.
Diciamo che più impattante, quanto meno da un punto di vista di immagine e forse anche di ansia e di preoccupazione sia per i cittadini, come anche per gli operatori, per i dipendenti delle U.L.S.S., è la riorganizzazione del numero e dell’assetto delle U.L.S.S..
Se il disegno di legge verrà approvato così come è stato presentato al aula, vedrà la riduzione delle attuali 21 U.L.S.S. a 9; 9 U.L.S.S. che si aggiungono alle tre aziende: Azienda di Verona, Azienda Ospedaliera di Verona e di Padova, e l’IRCCS IOV di Padova. Quindi un totale di 12. Per quanto riguarda questo territorio, quindi ci sarà l’azienda U.L.S.S. provinciale con Rovigo che assorbirà Adria.
Ho usato questo termine perché è quello giuridicamente corretto, nel senso che nell’articolato del disegno di legge questo è previsto, cioè da un punto di vista formale amministrativo giuridico, il processo è quello dell’assorbimento da parte di Adria e da parte di Rovigo. Questo cosa significa? Significa alcuni aspetti formali ma anche sostanziali.
Il primo è che il capoluogo dell’U.L.S.S. , il centro di riferimento dell’U.L.S.S. è quindi Rovigo; il secondo è che da un punto di vista giuridico, Codice Fiscale e Partita IVA, e tutta una serie di aspetti che appartengono al back office della quotidianità ma che sono particolarmente importanti, non cambia nulla e quindi non ci sono particolari stravolgimenti. Ancora due considerazioni sempre di contesto comunque importanti. Dal 1° gennaio diventa attuativa la riforma.
E’ ovvio che l’operatività richiederà del tempo e in particolare, perché questa riforma diventi veramente operativa, sarà necessario che la Regione declini i decreti attuativi relativi alla legge perché, penso che tutti voi avete letto il testo del disegno di legge, della proposta di legge, è un articolato di una quindicina di articoli, una decina di pagine, che ovviamente sono molto sintetici relativamente ai singoli passaggi.
Quindi un aspetto fondamentale chiaramente sarà la realizzazione, la redazione dei decreti attuativi perché è con quelli che verranno declinati tutta una serie di aspetti pratici relativamente al personale, relativamente a indirizzi e quant’altro. Quindi quelli sono particolarmente importanti. Una volta approvata la legge, la Giunta passerà al lavoro di redazione di questi decreti attuativi.
Saranno pronti per il 1° gennaio, lo vedremo, e quella sarà proprio la spiegazione di come si applicherà la legge.
C’è un altro aspetto particolarmente importante per il futuro: è abbastanza ovvio che, dopo l'approvazione della legge, parta in Regione il percorso di definizione e di redazione della nuova programmazione sanitaria, quella che più comunemente conosciamo come schede ospedaliere o schede territoriali, anche perché credo che, sì, sarebbe poco logico una riorganizzazione del numero dell’assetto delle U.L.S.S. che contemporaneamente o susseguentemente non venga appunto dato l’avvio alla redazione di una nuova programmazione.
I decreti attuativi della legge appartengono alla Giunta; la realizzazione della nuova programmazione regionale passa attraverso il Consiglio, proposta dalla Giunta e poi passa attraverso il Consiglio. Quindi è un atto, come voi ben sapete l’ultima è del 2013, è un atto che ha anche una certa complessità costruttiva, quindi ci vorrà probabilmente un po’ di tempo e non penso che sarà il 1° gennaio pronta la nuova programmazione sanitaria, che richiederà anche una discussione che merita.
C’è un terzo atto importante, quindi sono un po’ sì arido ma sono passaggi questi fondamentali, c'è un terzo atto che è previsto anche nel testo della legge, cioè una volta attivata la riforma dal 1° gennaio, i Direttori Generali delle nuove aziende hanno il compito di redigere entro i primi sei mesi, entro 180 giorni, il nuovo atto aziendale della nuova Azienda U.L.S.S..
L’atto aziendale è la magna carta dell’Azienda, cioè sta a significare che cosa c’è, che cosa si fa, quali sono i propri indirizzi strategici tradotti nelle azioni, nell’operatività, nell’architettura dell’Azienda.
Ovviamente questo atto aziendale sarà redatto dall’Azienda U.L.S.S. sulla scorta dei due atti che ho citato prima, vale a dire i decreti attuativi, quindi le indicazioni che la Regione dà dal punto di vista della declinazione della riforma per quanto riguarda anche l’ambito tecnico amministrativo e altro, e la nuova programmazione sanitaria.
La programmazione sanitaria dice quanti ospedali ci sono in un’Azienda U.L.S.S., che tipo di ospedale è quello che è presente, hub, spoke, integrativo della rete; dice quanti apicalità o meglio quante specialità, quali attività si svolgono dentro all’ospedale, quanti sono i posti letto, quante sono le apicalità, eccetera.
Quindi questo lo dice la famosa scheda ospedaliera, analogamente per il territorio: quali sono i servizi, quante sono le apicalità, quanti sono i posti letto delle strutture intermedie per il territorio che vuol dire hospice, vuol dire letti di unità riabilitativa territoriale, URT, vuol dire ospedali di comunità. La residenzialità extra ospedaliera, cioè quelle che noi chiamiamo impropriamente case di riposo, non rientrano nella programmazione territoriale, sono a parte.
Quella è la scheda ospedaliera e territoriale; nell’atto aziendale si riassume questo e si declina come sarà organizzata la specialità di chirurgia, come sarà organizzata la specialità di ortopedia, eccetera, eccetera, cosa conterranno partendo dalla scheda, quindi come sarà organizzata l’attività presso l’ospedale di Rovigo, presso l’ospedale di Trecenta, presso l’ospedale di Adria, come sarà organizzato il territorio e quant’altro; le apicalità, le unità operative semplici, le organizzazioni funzionali, eccetera, quindi un po’ come deve funzionare l’azienda.
Quindi sarà un anno, a partire dall’autunno sarà un anno molto importante, sarà un anno che scriverà un po’ l’immagine, l’organizzazione non solo del sistema socio sanitario regionale, ma anche delle singole aziende e quindi di questa nostra azienda polesana, perché il nome sarà Azienda U.L.S.S. Polesana. Non mi ricordo il numero se è 5 o 7, non mi ricordo.
Questo è il contesto. Oggi la situazione qual è? Oggi le due U.L.S.S. sono ancora, io sono Direttore Generale della 18 e Commissario della 19, le due U.L.S.S. sono formalmente autonome, indipendenti, separate, hanno la loro attività, il loro bilancio e quant’altro.
E’ indubbio da parte nostra che sono partite già comunque delle azioni di confronto, di sinergia tra Rovigo e Adria, proprio anche in prospettiva di quella che sarà l’Azienda unificata, l’Azienda unica polesana, però ripeto le due aziende sono assolutamente autonome.
Oggi la realtà è quella di Rovigo ospedale hub, Trecenta ospedale integrativo della rete, Adria ospedale spoke, e credo che alla luce di quanto ho detto prima, una delle domande che il territorio si pone è cosa succederà dei tre ospedali dopo la riforma. Io oggi vi dico il mio pensiero e i miei obiettivi perché, come ho sottolineato prima, la programmazione sanitaria appartiene alla sovranità della Regione, della Giunta e del Consiglio. Quindi io vi dico quello che è il nostro pensiero come direzione strategica.
Io credo che per quelle che sono le caratteristiche dal punto di vista geografico, orografico della Provincia di Rovigo, per quelle che sono le caratteristiche socio demografiche della Provincia di Rovigo, la presenza attuale di tre strutture ospedaliere, che sono anche allocate in maniera abbastanza equilibrata come una specie di colonna vertebrale che attraversa il territorio, quindi andando dall’entroterra verso il mare, Trecenta, Rovigo e Adria, hanno una logica e credo che sia indispensabile la loro permanenza.
Io non ho personalmente nessun dubbio sul fatto che ciò avvenga anche rispetto alla futura programmazione socio sanitaria, quindi le tre strutture ospedaliere certamente rimarranno. La discussione che affronterà il Consiglio e che affronterà l’Azienda poi anche con l’hub aziendale, è ovviamente come funzioneranno queste tre strutture.
Io ho, noi abbiamo, quando dico io non sono egoista, intendo quindi la Direzione, perché un elemento molto positivo è la presenza di una Direzione strategica assolutamente unita e con un dialogo costante, quando decidiamo qualcosa, è qualcosa che è sempre condiviso. Quando qualcuno parla con il Direttore sanitario è come se parlasse con il Direttore Generale e viceversa, nel senso che la voce è sempre quella, è unica, non ci sono dissonanze. Qui entriamo un attimo nell’oggi e anche nel domani.
I tre ospedali rimarranno. La discussione è su cosa conterranno, quali saranno i compiti e le funzioni di questi tre ospedali, e poi passerò anche al territorio per ultimo, quindi chiuderò con il territorio.
Io credo che si deve partire da un concetto fondamentale: il ruolo hub dell’ospedale di Rovigo L’ospedale di Rovigo oggi, nell’attuale vigente programmazione sanitaria che, per inciso, finché non verrà redatta una nuova programmazione sanitaria, quello che c'è è vigente, vale rispetto anche a tutta una serie di discussioni anche ai mesi scorsi “Ma verrà chiuso questo, verrà chiuso quello” o quant’altro, la programmazione sanitaria vigente è di riferimento e quello è il compito dell’Azienda e del Direttore Generale mantenerla, applicarla, dare corpo a quanto è previsto, compatibilmente ovviamente con le risorse, con gli obiettivi, eccetera.
Il punto nodale, dal nostro punto di vista dal mio punto di vista, è questo, cioè il ruolo hub di Rovigo. Se la sanità polesana vuole avere un futuro importante, un futuro caratterizzato da prospettive di servizi importanti e adeguati al bisogno di salute del territorio, l’ospedale di Rovigo deve mantenere assolutamente inalterato, implementare il suo ruolo hub. Hub cosa vuol dire?
Vuol dire che è l’ospedale di riferimento di tutto il territorio provinciale; hub vuol dire ospedale che ha presenza di alte specialità. L’ospedale spoke è l’ospedale che è un gradino sotto l’hub; nel nostro territorio, tanto appunto per fare i riferimenti fisici, è l’ospedale di Adria, ed è un ospedale che ha le specialità basale, può avere anche qualche altra specialità più importante e altre specialità, ma fondamentalmente le specialità basali.
L’ospedale integrativo della rete è un ospedale che per caratteristiche magari non ha tutte le specialità cosiddette di base, non alte specialità, e che si integra appunto con gli altri ospedali presenti.
Quindi ospedale di Rovigo: mantenere il ruolo hub vuol dire mantenere le alte specialità che ha oggi, medicina nucleare, radioterapia, la pneumologia, le malattie infettive, la neuroradiologia, la neurochirurgia certamente è anche una delle più importanti, l’emodinamica, H24 con i posti letto, quindi questi sono un po’ gli elementi che connotano il concetto di ospedale hub.
Quindi mantenere assolutamente integro questo ruolo e possibilmente implementarlo, e quando dico implementarlo, intendo migliorare i livelli di produttività e di qualità dell’ospedale stesso.
Ci sono tutta una serie di numeri; numeri che vengono elaborati dalla Regione sulla scorta dei flussi di attività prodotti all’interno di ogni singola azienda e di ogni singolo ospedale, quindi sono numeri veri; i numeri possono anche essere interpretati ovviamente; sono una serie di numeri che dicono che l’ospedale di Rovigo oggi come oggi rispetto al suo ruolo hub ha una produttività che è inferiore ad altri, con una costosità maggiore di altri.
Quindi uno degli obiettivi per i quali dovremo lavorare è quello di migliorare i livelli di produttività dell’ospedale di Rovigo e di conseguenza anche la sua costosità. Cito un esempio: migliorare la produttività delle sale operatori.
Le sale operatorie ci sono, fisicamente ci sono, sono nuove, molto belle; dobbiamo lavorare sull’organizzazione, dobbiamo lavorare appunto sulla produttività delle sale operatorie; vuol dire quindi intervenire sugli aspetti organizzativi, vuol dire ragionare oggi, in particolare anche domani, con l’Azienda unica, i tre ospedali, su come suddividere l'attività chirurgica fra i tre ospedali, cioè quello che dal nostro punto di vista non deve essere fatto è che l’ospedale di Adria e l’ospedale di Trecenta siano la piccola fotocopia di Rovigo, perché questo potrebbe determinare, o come anche qualcuno ha proposto, che le attività vengano equamente distribuite o comunque proporzionalmente distribuite tra Rovigo, Adria e Trecenta.
Non voglio entrare in eccessivi tecnicismi, ma questo sarebbe un grave errore.
L’ospedale di Rovigo deve essere il riferimento, deve essere l’hub, deve essere potenziato, si deve investire sull’ospedale di Rovigo; gli ospedali di Adria e di Trecenta dovranno lavorare in sinergia con Rovigo avendo delle loro specificità: su Trecenta si sta già da tempo ragionando, lavorando e portando avanti il discorso della neuro riabilitazione; su Adria appunto si lavorerà per qualcosa di specifico e, quando dico specifico, a valenza per l’intera Provincia.
Questo, ripeto, sarà da ragionare in prospettiva futura. Oggi fanno quello che è scritto sulla scheda. In prospettiva futura, quello che faranno, sarà definito da programmazione regionale e da atto aziendale.
Ospedale di Rovigo. Per mantenere il suo ruolo hub e possibilmente migliorarlo, dobbiamo lavorare non solo sull’organizzazione e l'organizzazione tutti voi direte discende anche dalla dotazione del personale; si è scritto molto relativamente al personale, effettivamente stiamo attraversando, non solo a Rovigo ma ovviamente questo investe anche Trecenta, investe Adria, un momento particolare di difficoltà legato alla difficoltà di reclutare i professionisti.
Vorrei chiarire che non ci sono, né da parte regionale, né da parte aziendale, obiettivi di riduzione del numero del personale, nel senso che abbiamo chiesto alla Regione, da quando io sono arrivato, da un punto di vista tecnico ogni trimestre si inviano alla Regione le richieste di autorizzazione per l’assunzione del personale.
Da quando sono arrivato, abbiamo sempre mandato una serie di richieste per l’assunzione del personale medico, del comparto tecnico, e devo dire che la risposta da parte della Regione è stata assolutamente positiva, quindi le autorizzazioni per assumere il personale che serve le abbiamo. La difficoltà che stiamo vivendo è nel reclutamento proprio del personale.
Noi oggi su tutta la Provincia, e quindi tra Rovigo, Trecenta e Adria, abbiamo due emergenze che sono anestesia e rianimazione, e ostetricia ginecologia; emergenze proprio nel senso della difficoltà di reclutare il personale, difficoltà ad avere delle graduatorie anche da parte di altre aziende dalle quali, anziché fare il concorso noi, andare immediatamente a pescare, perché il problema che abbiamo noi ce l’hanno un po’ tutti, non è che ce l’ha solo la Provincia di Rovigo.
E’ un po’ più accentuato nella Provincia di Rovigo perché ovviamente i professionisti, in particolare anestesisti, rianimatori, ostetrici nonché pediatri, avendo la possibilità di scegliere il loro futuro professionale, diciamo che hanno più gradite altre mete rispetto a Rovigo e dintorni. Quindi la difficoltà dicevo a reclutare le persone.
Comunque sono partiti i bandi, sono partiti i concorsi, sono partite anche delle soluzioni assolutamente temporanee ed eccezionali come quelle di poter ricorrere a prestazioni da parte di cooperative o liberi professionisti, in attesa di assumere il personale ma, ripeto, i bandi sono partiti. Prevediamo che ci vorranno ancora almeno tre mesi per arrivare a stabilizzare un po’ la situazione.
Dicevo l’emergenza dell’ostetricia ginecologia e dell’anestesia e rianimazione è legata al fatto che qualcuno è andato via per altra sede, ma soprattutto c'è stata un’epidemia di pensionamenti, soprattutto in anestesia e rianimazione.
Sarebbe anche facile spiegare il perché discende dal fatto che fino a cinque anni fa, per venti anni, non ci sono state molte assunzioni nel sistema sanitario, per cui siamo arrivati che tutta una generazione di medici nell’arco di tre o quattro anni, da due anni fa e ancora probabilmente per un paio d’anni, andrà in pensione ma non quindi uno ogni tanto, ma ci saranno proprio gruppi di professionisti che vanno in pensione.
Nel passato non si è pensato a questa situazione, parlo a livello generale nazionale, non solo regionale. Questo è un problema nazionale, questo ricambio generazionale. Quindi le emergenze su queste due specialità; urgenze sul pronto soccorso, il 118, la pediatria, però ripeto, abbiamo le autorizzazioni, al limite dopo vi citiamo anche i numeri.
Dall’inizio dell’anno il dare/avere tra cessazioni e assunzioni è ampiamente in positivo sia per quanto riguarda medici tecnici, che per quanto riguarda gli infermieri; abbiamo deliberato recentemente l’assunzione di 24 infermieri, quindi stiamo portando a sistemazione le strutture. Vi dico anche, rispetto a delle affermazioni che ho visto anche a livello mediatico, che il livello medio di debito orario, di plus orario, di straordinario dei nostri professionisti medici e infermieri non è particolarmente elevato.
Un elemento è intervenuto: possono esserci a volte situazioni di sofferenza che durano magari una settimana, dieci giorni, legate al fatto che vi è l’improvvisa malattia, e quindi il tempo, quella quindicina di giorni, venti giorni necessari per tamponare la situazione, che può creare un po’ di criticità momentanea nel reparto e nel servizio.
Un elemento importante è l’introduzione della cosiddetta legge europea sui riposi compensativi, Legge 161, per cui è diventata meno flessibile l’organizzazione della turnistica, ma i medici, gli infermieri, i tecnici, gli operatori socio sanitari, fanno le stesse ore di prima. E’ un po’ più complessa l’organizzazione della turnistica nei singoli reparti. Quindi non c'è, lo dico in questo consesso importante, non c'è un allarme, una criticità, carenza di personale.
Vi sono, vi ho detto, queste situazioni di emergenza diciamo temporanea, rispetto alle quali abbiamo le autorizzazioni, i concorsi in atto e che, ripeto, nel giro di tre mesi al massimo saranno sistemate. Quindi le potenzialità dal punto di vista del personale, perché l’ospedale di Rovigo sia hub, ci sono tutte; non c'è carenza quindi di personale se non temporanea, come dicevo, ma in prospettiva sarà sanata.
Per quanto riguarda il ruolo hub di Rovigo, che è fondamentale perché trascina tutta la sanità della Provincia, sono importanti, come ho accennato prima, due aspetti: lavorare sull’organizzazione e va bene, è il compito della Direzione, lo faremo, lo stiamo facendo, lavorare sulle liste di attesa, lavorare sulla produttività, sulla qualità dei servizi; per quanto riguarda le liste di attesa, gli indicatori che vengono posti dalla Regione sono nel range, rispettiamo gli indicatori però dobbiamo migliorare questa situazione, cioè l’indicatore che la Regione ci dà è centrato ma non va bene; dobbiamo migliorare alcune situazioni, lo stiamo facendo, abbiamo incontrato anche ieri tutti i capi dipartimento proprio su questo aspetto; ogni quindici giorni c'è un gruppo di lavoro che si riunisce proprio per monitorare costantemente le liste di attesa che stanno particolarmente a cuore al cittadino.
In fin dei conti al cittadino cosa è che gli interessa dell’attività di un ospedale? Quando è ricoverato, è certamente la qualità della prestazione, della diagnosi, della cura, dell’intervento chirurgico indubbiamente; da utente ambulatoriale, è ovvio che l’elemento più impattante, più macroscopico, è quello delle liste di attesa.
Dicevo la situazione a Rovigo, come ad Adria, nella 18 come nella 19, è buona ma è migliorabile, soprattutto su alcune è buona nel complesso, ci sono alcune specialità dove c'è da fare di più e lo stiamo facendo; migliorare dicevo alcune performance dal punto di vista dell’organizzazione delle sale operatorie e anche di alcune attività.
C’è poi un altro aspetto che è importante, spendo ancora due minuti e poi mi avvio alla conclusione, un aspetto che è importante: l’ospedale di Rovigo è un ospedale che non è vecchissimo.
Non sono rodigino, quindi mi perdonate se non sono assolutamente preciso, mi è stato raccontato che ha avuto quarant’anni di travagli nella sua costruzione, ed è un ospedale che ha - lo dico in maniera molto chiara - che ha alcune parti che sono strutturalmente assolutamente obsolete, inadeguate, non voglio usare un aggettivo più pesante, ma sono assolutamente inadeguate.
E’ chiaro che se un ospedale oggi vuole essere attuale, competitivo, l’organizzazione di un ospedale, un’organizzazione moderna e anche maggiormente produttiva rispetto ad oggi passa anche attraverso la logistica dell’ospedale, passa anche attraverso la funzionalità, la struttura dell’ospedale. E’ un ospedale quindi che ha alcune sue parti assolutamente vecchie e inadeguate. Quindi il grande obiettivo che vuole connotare i nostri cinque anni di mandato è il progetto di ristrutturazione dell’ospedale di Rovigo.
Io qui ho la chiavetta anche con il progetto di massima, però vi esento dalla sofferenza di illustrarvelo. Se lo desiderate, ovviamente a disposizione. Vorrei semplicemente dire quali sono gli elementi essenziali.
Un aspetto, che è quello della ristrutturazione vera e propria di un blocco di reparto, il cosiddetto blocco M, se qualcuno di voi è stato in geriatria, in lungodegenza, in medicina, credo che concorda, vedo qualche cenno di assenso purtroppo, che concorda con me sul fatto che ovviamente non siamo all’altezza della situazione. Non è colpa di nessuno, ovviamente i tempi passano e le cose invecchiano. Anch’io ho perso i capelli, sono aumentato di peso, corro meno velocemente.
La ristrutturazione è più difficile, ma sono convinto che sull’ospedale riusciamo a farcela. Dicevo quindi assolutamente inadeguati; inadeguati dal punto di vista alberghiero, che è magari la cosa che uno vede immediatamente, ma inadeguati anche dal punto di vista della funzionalità. Quindi un intervento strutturale che procede per piani.
Partiamo a giorni con la ristrutturazione dell’ostetricia ginecologia, alla quale farà seguito poi la ristrutturazione della pediatria, dell’intero punto nascita, per cui avremo il primo passaggio, il primo obiettivo è quello nell’arco di sei, sette, otto mesi, massimo un anno, avremo la nuova area materno infantile assolutamente nuovo, rifatta; dopodiché si procederà - ovviamente è il nostro obiettivo e poi spiego il perché - si procederà con la ristrutturazione degli altri piani, soprattutto quelli che hanno necessità maggiori.
Quindi ristrutturazione dei reparti, più moderni dal punto di vista alberghiero, più funzionali dal punto di vista dell’organizzazione. E poi c'è un altro elemento che è particolarmente importante ed è la realizzazione di una piastra ambulatoriale attuale, moderna. Perché?
Ovviamente, quando è stato progettato il nostro ospedale, l’ospedale di Rovigo ovviamente, più di 50-60 anni fa, quando è stato progettato e pensato, poi quarant’anni di processazione, poi l’avvio; quando è stata progettata l’attività ambulatoriale dentro un ospedale era un decimo, un quindicesimo di quella che è oggi; oggi è un’attività fondamentale importantissima. Quindi l’obiettivo è quello di realizzare l’ospedale ambulatoriale dentro l’ospedale.
Quindi una piastra ambulatoriale che, su due o tre piani, raccolga però in maniera omogenea tutte le attività ambulatoriali che ad oggi sono disperse in più parti dell’ospedale. Questo progetto, se realizzato, comporterà ovviamente l’abbattimento di alcune aree fatiscenti e che diventeranno non più necessarie e funzionali. Insomma, l’obiettivo è di un ospedale all’altezza del compito e dei tempi.
Per fare questo che cosa serve? Ieri l’atto formale di deliberazione da parte dell’Azienda dell’adozione del progetto di massima; è un progetto di massima ovviamente.
La presentazione di questo progetto alla Regione, alla CRITE, la Commissione Regionale Investimenti Tecnologia Edilizia, per una valutazione di congruità con la programmazione e anche e soprattutto di congruità finanziaria per far partire il processo di reclutamento del finanziamento; un progetto, così come l’ho sommariamente descritto, ha una cifra importante. In questo momento io non parlerei di cifre, perché poi magari ci si sofferma troppo sulle cifre, però ha una cifra importante.
Ovviamente l’obiettivo dell’Azienda sarà quello di arrivare ad ottenere, dalla cifra necessaria per l’intero progetto di ristrutturazione, a tutto quello che può arrivare anche per un’eventuale ristrutturazione parziale, dove allora si procederà per blocchi e per priorità. Le priorità sono da un lato la piastra ambulatoriale; dall’altro, parlando dei vari reparti, da quelli peggio messi, geriatria, lungodegenza, medicina, agli altri. Quindi questo è il grande obiettivo che ci poniamo.
Progetto di massima, perché poi risentirà magari anche della futura programmazione sanitaria regionale e anche ovviamente degli interventi della Regione che dirà se eventualmente il reparto dovrà essere spostato da un’altra parte rispetto a quella che abbiamo proposto, quindi un ospedale più funzionale, più logico, meglio organizzato, e certamente quindi in grado di poter dare quella maggiore produttività e miglior performance che è necessaria perché Rovigo mantenga il suo ruolo hub.
L’apicalità relativamente all’oggi.
E’ in corso il concorso per l’individuazione del primario di ostetricia ginecologia, perché il Dottor Stellin va in pensione a settembre, quindi è già in corso il concorso in modo da poterlo sostituire immediatamente; è in corso il concorso per il primariato di radiologia; abbiamo avuto l’autorizzazione per il primariato di medicina di laboratorio che partirà, che era uno dei primariati vacanti; va in pensione ad ottobre il Dottor Galeotti, primario di chirurgia generale, quindi stiamo chiedendo l'autorizzazione alla Regione anche qui per far partire immediatamente il concorso in modo da non avere situazioni di vacanza primariale; è in corso il concorso di malattie infettive.
Quindi dal punto di vista anche delle apicalità la situazione avrà questi buchi temporanei legati al fatto che la figura va in pensione e tempi di espletamento del concorso. Io ho parlato dei tre ospedali. Sul territorio sono presenti anche altre strutture ospedaliere private accreditate: la struttura di Santa Maria Maddalena ad Occhiobello e la struttura di Porto Viro.
Sono ospedali privati, case di cura private accreditate, con le quali c’è un rapporto molto stretto e molto positivo; rapporto che è importante, che è sostanziale. E poi vi è la casa di cura città di Rovigo, che anche questa ha letti di degenza. Quindi c'è un rapporto importante e positivo, sottolineo, sia dal punto di vista dell’aspetto della degenza, sia dal punto di vista dell’aspetto ambulatoriale.
Sull’aspetto ambulatoriale c'è una forte integrazione fra la parte pubblica e la parte privata nel garantire le liste di attesa per l’utente; con il privato stiamo certamente ragionando anche come rimodulare quelli che sono i bisogni della parte pubblica. Quando parlo di bisogni vuol dire la tipologia di servizi e di risposte da dare agli utenti, ai cittadini, in ragione del loro bisogno di salute.
Quindi stiamo rimodulando alcuni aspetti rispetto ad un storico, quindi spostando la nostra attenzione da alcune tipologie di offerte e di specialità ad altre, però è un rapporto positivo che intendiamo continuare e portare avanti anche per il futuro perché assolutamente importante e necessario. Per quanto riguarda il territorio, lascio la parola al Dottor Brazzale; territorio vuol dire la parte distrettuale, vuol dire la medicina generale; anche qui vi sono ovviamente aspetti importanti, però al Dottor Brazzale.