Persona · attività documentata

Antonio Compostella

Ruoli e interventi ricavati dai verbali ufficiali già acquisiti da Lente Civica.

Interventi documentati
6
Sedute con interventi
2
Interventi con video
0

Ruoli documentati

Come indicati nelle fonti acquisite.

Direttore Generale U.L.S.S.Osservato il 30 giugno 20161 osservazione documentali
Direttore Generale Azienda ULSS n. 5 PolesanaOsservato il 10 agosto 20181 osservazione documentali

Attività nei verbali acquisiti

Prima gli interventi tematici, poi quelli procedurali, sempre consultabili. Testo, punto ODG, pagine e video quando esplicitamente autorizzato alla pubblicazione.

10 agosto 2018

Interventi presenti nel verbale ufficiale acquisito.

2 interventi
Intervento n. 9
Pagine 6–9
Punto 1

EMERGENZA WEST NILE VIRUS”................................................................................4 NESSUNA DELIBERAZIONE ADOTTATA NELLA SEDUTA 2 di 35

Direttore Generale Azienda ULSS n. 5 Polesana

Leggi intervento

Grazie. Buon pomeriggio a tutti voi, grazie dell’invito. Un ringraziamento all’assessore regionale Coletto e all’assessore regionale Corazzari, un saluto e un ringraziamento per la loro presenza importantissima.

Io cerco di essere piuttosto sintetico, non strettissimamente tecnico. Alcuni passaggi saranno tecnici, ma cercherò di essere il più chiaro e il più semplice possibile, in modo da rendere una materia che è ha molto di tecnico, sia sul versante epidemiologico che poi della salute pubblica, che ha molto di tecnico per cercare di dare quelle informazioni più importanti che possano permettere anche una, mi auguro, migliore comprensione della situazione, o eventuali domande, chiarimenti che voi porrete.

Certamente la presenza del Virus West Nile è da anni nel territorio polesano, quindi è da anni che c’è la presenza del Virus. Le zanzare certamente da secoli, ma da diverso tempo la presenza del 6 di Virus West Nile, che, come dice il nome, viene appunto da un territorio meridionale, dalla zona del Nilo. Chi l’abbia portato, probabilmente degli uccelli, ma va bene.

Quindi si è diffuso, la presenza del Virus è diventata oggi, come è stato dichiarato, presenza negli anni precedenti, nei decenni precedenti, presenza magari a macchia di leopardo nell’ambito del territorio polesano, presenza oggi, da quest’anno, dal Ministero della Salute dichiarata endemica. Cioè, in parole povere, vuol dire che il Virus è presente in tutto il territorio polesano. La presenza endemica è in tutto il territorio del nord, e a maggior ragione nel territorio polesano.

Questa situazione è uno degli elementi che ci permettono anche di spiegare perché da quest’anno, da un punto di vista numerico, dal punto di vista della casistica, del numero di persone a cui è stata diagnosticata la presenza della febbre del Nilo, della malattia West Nile, perché siano così significativamente aumentate. Significativamente in termine statistico, perché se l’anno scorso abbiamo finito la stagione con otto casi circa, diagnosticati anche sierologicamente...

E anticipo subito che quando una persona presenta dei sintomi sospetti, va dal suo medico, viene in Pronto Soccorso, si fa una prima diagnosi clinica sulla base dei sintomi che sono rialzo della temperatura, presenza di rush cutanei, di eritemi cutanei, oppure nelle forme più gravi senso di indebolimento perché è il sintomo della forma neuro-invasiva. Ma questa diagnosi clinica va poi confermata con un test rapido che si fa in ambito dell’ULSS in casa, ma soprattutto con una validazione sierologica.

Noi mandiamo il sangue e l’urina della persona al laboratorio di Padova, e nel giro di uno o due giorni abbiamo la conferma. Quindi anche dal punto di vista mediatico magari noi parliamo di probabile forma, poi diventa definitiva quando abbiamo il riscontro del test.

Per questo anche i numeri da un giorno all’altro cambiano e magari avremo improvvisamente cinque e sei persone in più definite nel nostro bollettino come affette da malattia, perché viene aggiornata anche sulla scorta della diagnosi definitiva in laboratorio la situazione. Quindi, dicevo, l’anno scorso circa otto casi, oggi, alle ore 15.00 del giorno 10, siamo a trentatré casi tra confermati e sospetti. Quindi è evidente che c’è un aumento statisticamente significativo della casistica.

Questo è un elemento importante, ma su questo poi torno per dire, e non è il mio un atteggiamento né semplicistico, né superficiale, come sono stato accusato, poi tornerò per dire che non c’è nessuna situazione di emergenza o di contagio. Termini che improvvidamente sono stati, in alcuni articoli di stampa, utilizzati.

Dico improvvidamente non tanto per riprendere chi lo ha scritto, perché, ripeto, siamo in un ambito di materia tecnica, ma perché possono ingenerare una preoccupazione che fortunatamente (parlo da tecnico, con chiarezza e sincerità) non c’è. Ma ci ritorno su questo. Dicevo, il Virus è presente endemicamente in tutto il nord, perché in Polesine questi dati e questi numeri?

Perché vi sono alcuni elementi climatici, geografici, orografici importantissimi. Siccome il serbatoio del virus è rappresentato dagli uccelli, il Polesine ha ampie zone acquitrinose, è un territorio quindi che è ideale per il passaggio e per la presenza degli uccelli, quindi vi sono le condizioni altrettanto ideali perché il virus possa proliferare, e perché la zanzara possa pungere l’uccello, e andare poi a pungere l’uomo e anche il cavallo. L’uomo e il cavallo sono i terminali di questo ciclo biologico.

Quindi il serbatoio del Virus è rappresentato dagli uccelli, la zanzara è la comunissima, normalissima Culex Pipiens, e quindi la tigre non c’entra, non abbiamo nemmeno la soddisfazione di dire che è la zanzara più cattiva e terribile. La comunissima Culex Pipiens punge l’uccello, dopo di che punge l’uomo, punge il cavallo, che sono i terminali di questo percorso. Nel cavallo possono esserci anche manifestazioni di malattia, ma il cavallo ci serve poi come identificatore della presenza del virus, come sentinella.

Per questo i nostri tecnici vanno dove sono presenti i cavalli, per rilevare l’eventuale presenza del virus nel cavallo. 7 di Poi abbiamo tutta una serie di trappole messe in atto da ARPAV, dall’Istituto Zooprofilattico, che catturano le zanzare e si fa quindi una mappatura. Scusate la terminologia, qui sono di fronte a tre esperti di Sanità, di Igiene e Sanità Pubblica, la dottoressa Casale, il dottor Contato e la dottoressa Russo, ma mi perdonano se faccio qualche sbavatura.

Quindi misurano la quantità, il tasso di presenza della zanzara nel territorio. Queste trappole e i cavalli ci dicono quindi dove è presente il Virus, e ci guidano anche per l’attività di disinfestazione a scopo preventivo o in fase acuta. Quindi vi ho detto il motivo principale perché nel Polesine la casistica è nettamente superiore ad altre situazioni, tenendo presente che la malattia di West Nile è stata diagnosticata, tranne nella provincia di Belluno, questa estate in tutte le altre province del Veneto.

Dietro di noi c’è la provincia di Padova, che ha quindi anche ovviamente attinenze ad una contiguità geografica appunto con il Polesine. Quindi questo dicevo un po’ il percorso biologico. La situazione del Polesine, indubbiamente aumento staticamente significativo dei casi, ma non è tale da definire che vi è una emergenza sanitaria.

Non vi è una situazione di epidemia, non vi è una situazione di rischio di contagio. Non si trasmette da uomo a uomo il virus, solo attraverso la zanzara. Quindi non c’è questa situazione di rischio.

Però, indubbiamente, vi è una situazione che è cambiata quest’anno rispetto all’anno scorso, e sulla quale ci dobbiamo ragionare sia da un punto di vista di sanità pubblica, che da un punto di vista anche di azioni legate a quanto compete alle Amministrazioni Comunali, quindi ragionare come eventualmente cambiare l’approccio rispetto a quello che è stato fatto fino ad ora. Vi porto un banale esempio, per dire che non siamo in una situazione di allarmismo.

La Febbre del Nilo, malattia del West Nile è una forma febbrile, è una malattia da virus che si manifesta soprattutto con il rialzo della temperatura, con i rush cutanei che avevo detto, e nell’1% dei casi delle persone che contraggono l’infezione con una forma neuro-invasiva che può essere certamente pericolosa, e che può portare anche a cure intensive, ed eventualmente, nel caso di persone particolarmente defedate, anche a morte.

Nell’80% dei casi la puntura della zanzara e l’inoculazione del virus risulta assolutamente asintomatica. Nel 20% la puntura di zanzara si ha questa sintomatologia anche banale con rialzo febbrile e nient’altro, che dicevo. In quell’1% appunto le forme più serie.

Finora le forme neuro- invasive sono state sette o otto, forse anche nove adesso, con due pazienti ricoverati in Rianimazione. Ripeto, tanto più si manifesta in forma grave la forma, quanto più è debole, è immuno- compromessa la situazione della persona. Abbiamo casi che vanno da persone di cinquant’anni a novantaquattro anni.

Un paragone. D’inverno abbiamo l’influenza che è data da virus, che si manifesta con febbre. Nell’arco di una stagione sono decine di migliaia, migliaia e migliaia nel Polesine le persone che contraggono una influenza invernale dai vari tipi di virus.

Però non parliamo di epidemia, non parliamo di contagio, non parliamo di situazioni allarmistiche. Quindi ho fatto questo esempio, forse anche non calzante, ma per dire, ripeto, questo a beneficio della popolazione, che vi è un salto di qualità dal punto di vista epidemiologico nella malattia di West Nile, la casistica è realmente significativamente aumentata, però non siamo in una situazione, in una condizione di allarme per la popolazione.

Detto questo, che credo sia la parte più importante del mio intervento, ovviamente come azienda noi, come dicevo prima, monitoriamo gli allevamenti dei cavalli, monitoriamo le situazioni.

Quando vi è la segnalazione di un caso, o quando abbiamo la mappa della situazione e vediamo la presenza di virus nelle trappole di un determinato territorio superiore al normale, interveniamo con l’Amministrazione locale per dare corso agli interventi di disinfestazione, quindi abbiamo una attenzione particolarmente alta sul tema, specialmente in questo periodo è chiaro.

8 di Siamo in contatto costante con la Regione, con la dottoressa Russo per quanto riguarda anche la valutazione di determinate situazioni e le modalità degli interventi. Quindi se può servire, ripeto, come informazione alla cittadinanza del Polesine, ripeto, risottolineo, non vi è una condizione di allarmismo e la situazione è assolutamente monitorata. Con quanti casi finiremo la stagione non ve lo posso dire, però certamente vi è stato un aumento.

Che cosa fare? In questi casi l’elemento importante è la prevenzione e l’intervento acuto. Non c’è nient’altro al di fuori di questo, possiamo pensare a mille altre cose, compreso il Napalm, ma non c’è altra soluzione che non sia quella della disinfestazione e dell’intervento acuto.

Disinfestazione che va iniziata fine primavera, ancor prima dell’inizio della stazione estiva; e poi magari periodicamente ripetuta, a seconda anche delle situazioni. E l’intervento disinfestazione, che ha una funzione soprattutto larvicida, e in parte anche adulticida, cioè sui vermetti e sulle larve che poi diventano zanzare.

E l’intervento acuto che viene fatto nella zona in cui viene individuato il caso clinico, quindi al signor Compostella viene diagnosticata la malattia di West Nile, in un perimetro intorno a casa sua, dove si presume l’abbia contratta, si fa un intervento di disinfestazione larvicida o adulticida. Queste sono le azioni da fare.

Il suggerimento che anche più tardi, in sede di Conferenza dei Sindaci, porrò è che è fondamentale quindi l’attività di disinfestazione, ed è tanto più efficacie, quindi è tanto più importante che avvenga, con una modalità che possa essere coordinata dal punto di vista delle modalità e della cronologia tra i Comuni.

Vale a dire che ha poca utilità se un Comune fa l’intervento di disinfestazione a inizio stagione oggi, il Comune vicino non la fa, un altro Comune la fa dopo quindici o venti giorni o un mese, questo praticamente ha una efficacia limitata.

Il suggerimento che da tecnici noi poniamo all’attenzione degli Amministratori locali è quello di una attività di coordinamento, che può essere assunta anche da parte dell’ULSS, come è avvenuto negli anni anche scorsi nella zona del basso Polesine, proprio per organizzare un’attività di disinfestazione che sia quanto più possibile omogenea nelle modalità e nei tempi. Non è un caso, e chiudo assolutamente, che la maggior parte di casistica l’abbiamo nel medio e alto Polesine.

Più ridotti sono i casi nel basso Polesine, dove, ripeto, è in uso da anni un’attività di disinfestazione che viene svolta in maniera omogenea dal punto di vista delle modalità e della cronologia. Un’ultima cosa. Siccome è stato anche oggetto di attenzione mediatica, però poi anche con i giornalisti abbiamo chiarito la cosa, mi preme anche aggiungere questo.

Per quanto riguarda la dotazione e la raccolta del sangue, e la trasfusione del sangue, non c’è nessun problema. Quindi non abbiamo dovuto ricorrere, come in altre situazioni, al di fuori della nostra regione a interruzione della raccolta, o a interruzione della donazione.

Il motivo è legato alla possibilità in tutto il Veneto, quindi anche nel nostro laboratorio, di effettuare dei test assolutamente sicuri, per cui il sangue che viene prelevato, anche da persone che vivono in un territorio dove è endemicamente presente il virus, il test è talmente sicuro per cui noi possiamo individuare se quella sacca raccolta è assolutamente sicura. Ne abbiamo individuate tre o quattro che non erano sicure e sono state scartate.

Quindi sia la raccolta che la donazione di sangue è assolutamente sicura. Grazie.

Intervento n. 34
Pagina 23
Punto 1

EMERGENZA WEST NILE VIRUS”................................................................................4 NESSUNA DELIBERAZIONE ADOTTATA NELLA SEDUTA 2 di 35

Direttore Generale Azienda ULSS n. 5 Polesana

Leggi intervento

Negli interventi c’erano state alcune domande anche precise. Un piano per la disinfestazione, i piani ordinari, costa mediamente, nei nostri Comuni, dai 12 ai 15.000 euro, e un piano prevede non un unico passaggio, ma due o tre, o quattro o cinque passaggi, a seconda, per quanto riguarda larvicidi ed eventualmente anche adulticidi. Mentre, invece, l’intervento acuto, che è prevalentemente sul larvicida e anche sull’adulticida, si fa con tre passaggi, costa intorno ai 1.500 euro.

Spesa che viene sostenuta dall’ULSS che poi viene rimborsata dalla Regione. Consigliere Gennaro, per quanto riguarda quel passaggio Adria-Corbola, Adria ha iniziato i trattamenti antilarvali il 23 aprile, e Corbola il 4 maggio. Questo per dovere di precisione del calendario dei singoli Comuni.

Infine, noi facciamo in questo periodo acuto un bollettino quotidiano ad uso mediatico, dove aggiorniamo la situazione dei casi vecchi, nuovi, come evolvono e quant’altro, giusto proprio per dare un’informazione, la più corretta, e che venga utilizzata. E devo ringraziare la stampa per come lo fa. Utilizzata proprio insomma per dare un’informazione corretta.

La dottoressa Rosito, nonché anche il dottor Gennaro, non a caso li ho chiamati da colleghi, hanno posto una domanda ben precisa: un test sierologico sulla popolazione non è stato fatto. E se si può fare, tutto si può fare, la complessità per una cosa del genere credo che sia abbastanza comprensibile.

30 giugno 2016

Interventi presenti nel verbale ufficiale acquisito.

4 interventi
Intervento n. 5
Pagine 3–10
Punto 1

Relazione del Dirigente Generale U.L.S.S. n. 18

Direttore Generale U.L.S.S.

Leggi intervento

Buongiorno, buongiorno a tutti, buongiorno al Presidente, a tutti i Consiglieri. Sono e siamo lieti e onorati di essere ospiti vostri qui nel Consiglio della città di Rovigo, capoluogo dell’U.L.S.S. 18 e della Provincia di Rovigo.

Quindi un grazie sincero al Presidente del Consiglio per l’invito che ci ha rivolto.

Io pensavo di fare una relazione senza molti numeri, anche perché i numeri sono eventualmente a vostra disposizione, senza molti numeri ma un po’ su quella che è la visione come direzione strategica per questi cinque anni di potenziale mandato; potenziale nel senso che siamo sempre sub judice dal punto di vista della valutazione regionale; di questi cinque anni di mandato, quali sono gli obiettivi principali, anche alla luce di un contesto importante dal quale parto nel mio intervento, dopodiché interverranno il Dottor Brazzale, Direttore dei servizi sociali e della funzione territoriale, e il Dottor Contato, Direttore sanitario anche su specifici punti.

Io partirei un attimo dal contesto. Cercherò di essere anche abbastanza stringato in modo da lasciare poi eventualmente alle vostre domande gli approfondimenti che ritenete utili. Parto dal contesto.

Il contesto oggi vuole dire non tanto quello della demografia dell’U.L.S.S. 18 o della Provincia, che la conoscete anche meglio di me, ma ciò che si sta dibattendo per quanto riguarda la sanità, per quanto riguarda il sistema socio sanitario della Regione, e poi anche appunto per quanto riguarda la parte socio sanitaria di questo territorio, e mi riferisco alla riforma di legge che porterà alla costituzione dell’Azienda zero e alla riorganizzazione del numero e dell’assetto delle U.L.S.S..

Inevitabilmente parto da questo perché è molto importante da un punto di vista anche di quelle che possono essere le prospettive future, non solo per l’oggi, loggi non cambia, ma anche per quanto riguarda alcune prospettive future. La riforma in corso, conoscete bene il dibattito e non mi soffermo su questo, presumo che in tempi che appartengono alla sovranità del Consiglio Regionale, probabilmente non molto lunghi, la riforma verrà adottata e diventerà operativa e attuativa dal 1° gennaio 2017.

I punti cardine di questa riforma sono la costituzione dell’Azienda zero, che interessa meno al cittadino, ha più un impatto sull’architettura tecnico amministrativa del sistema, ma il dibattito sull’Azienda zero ha già uno scenario importante, per cui io non mi addentro.

Diciamo che più impattante, quanto meno da un punto di vista di immagine e forse anche di ansia e di preoccupazione sia per i cittadini, come anche per gli operatori, per i dipendenti delle U.L.S.S., è la riorganizzazione del numero e dell’assetto delle U.L.S.S..

Se il disegno di legge verrà approvato così come è stato presentato al aula, vedrà la riduzione delle attuali 21 U.L.S.S. a 9; 9 U.L.S.S. che si aggiungono alle tre aziende: Azienda di Verona, Azienda Ospedaliera di Verona e di Padova, e l’IRCCS IOV di Padova. Quindi un totale di 12. Per quanto riguarda questo territorio, quindi ci sarà l’azienda U.L.S.S. provinciale con Rovigo che assorbirà Adria.

Ho usato questo termine perché è quello giuridicamente corretto, nel senso che nell’articolato del disegno di legge questo è previsto, cioè da un punto di vista formale amministrativo giuridico, il processo è quello dell’assorbimento da parte di Adria e da parte di Rovigo. Questo cosa significa? Significa alcuni aspetti formali ma anche sostanziali.

Il primo è che il capoluogo dell’U.L.S.S. , il centro di riferimento dell’U.L.S.S. è quindi Rovigo; il secondo è che da un punto di vista giuridico, Codice Fiscale e Partita IVA, e tutta una serie di aspetti che appartengono al back office della quotidianità ma che sono particolarmente importanti, non cambia nulla e quindi non ci sono particolari stravolgimenti. Ancora due considerazioni sempre di contesto comunque importanti. Dal 1° gennaio diventa attuativa la riforma.

E’ ovvio che l’operatività richiederà del tempo e in particolare, perché questa riforma diventi veramente operativa, sarà necessario che la Regione declini i decreti attuativi relativi alla legge perché, penso che tutti voi avete letto il testo del disegno di legge, della proposta di legge, è un articolato di una quindicina di articoli, una decina di pagine, che ovviamente sono molto sintetici relativamente ai singoli passaggi.

Quindi un aspetto fondamentale chiaramente sarà la realizzazione, la redazione dei decreti attuativi perché è con quelli che verranno declinati tutta una serie di aspetti pratici relativamente al personale, relativamente a indirizzi e quant’altro. Quindi quelli sono particolarmente importanti. Una volta approvata la legge, la Giunta passerà al lavoro di redazione di questi decreti attuativi.

Saranno pronti per il 1° gennaio, lo vedremo, e quella sarà proprio la spiegazione di come si applicherà la legge.

C’è un altro aspetto particolarmente importante per il futuro: è abbastanza ovvio che, dopo l'approvazione della legge, parta in Regione il percorso di definizione e di redazione della nuova programmazione sanitaria, quella che più comunemente conosciamo come schede ospedaliere o schede territoriali, anche perché credo che, sì, sarebbe poco logico una riorganizzazione del numero dell’assetto delle U.L.S.S. che contemporaneamente o susseguentemente non venga appunto dato l’avvio alla redazione di una nuova programmazione.

I decreti attuativi della legge appartengono alla Giunta; la realizzazione della nuova programmazione regionale passa attraverso il Consiglio, proposta dalla Giunta e poi passa attraverso il Consiglio. Quindi è un atto, come voi ben sapete l’ultima è del 2013, è un atto che ha anche una certa complessità costruttiva, quindi ci vorrà probabilmente un po’ di tempo e non penso che sarà il 1° gennaio pronta la nuova programmazione sanitaria, che richiederà anche una discussione che merita.

C’è un terzo atto importante, quindi sono un po’ sì arido ma sono passaggi questi fondamentali, c'è un terzo atto che è previsto anche nel testo della legge, cioè una volta attivata la riforma dal 1° gennaio, i Direttori Generali delle nuove aziende hanno il compito di redigere entro i primi sei mesi, entro 180 giorni, il nuovo atto aziendale della nuova Azienda U.L.S.S..

L’atto aziendale è la magna carta dell’Azienda, cioè sta a significare che cosa c’è, che cosa si fa, quali sono i propri indirizzi strategici tradotti nelle azioni, nell’operatività, nell’architettura dell’Azienda.

Ovviamente questo atto aziendale sarà redatto dall’Azienda U.L.S.S. sulla scorta dei due atti che ho citato prima, vale a dire i decreti attuativi, quindi le indicazioni che la Regione dà dal punto di vista della declinazione della riforma per quanto riguarda anche l’ambito tecnico amministrativo e altro, e la nuova programmazione sanitaria.

La programmazione sanitaria dice quanti ospedali ci sono in un’Azienda U.L.S.S., che tipo di ospedale è quello che è presente, hub, spoke, integrativo della rete; dice quanti apicalità o meglio quante specialità, quali attività si svolgono dentro all’ospedale, quanti sono i posti letto, quante sono le apicalità, eccetera.

Quindi questo lo dice la famosa scheda ospedaliera, analogamente per il territorio: quali sono i servizi, quante sono le apicalità, quanti sono i posti letto delle strutture intermedie per il territorio che vuol dire hospice, vuol dire letti di unità riabilitativa territoriale, URT, vuol dire ospedali di comunità. La residenzialità extra ospedaliera, cioè quelle che noi chiamiamo impropriamente case di riposo, non rientrano nella programmazione territoriale, sono a parte.

Quella è la scheda ospedaliera e territoriale; nell’atto aziendale si riassume questo e si declina come sarà organizzata la specialità di chirurgia, come sarà organizzata la specialità di ortopedia, eccetera, eccetera, cosa conterranno partendo dalla scheda, quindi come sarà organizzata l’attività presso l’ospedale di Rovigo, presso l’ospedale di Trecenta, presso l’ospedale di Adria, come sarà organizzato il territorio e quant’altro; le apicalità, le unità operative semplici, le organizzazioni funzionali, eccetera, quindi un po’ come deve funzionare l’azienda.

Quindi sarà un anno, a partire dall’autunno sarà un anno molto importante, sarà un anno che scriverà un po’ l’immagine, l’organizzazione non solo del sistema socio sanitario regionale, ma anche delle singole aziende e quindi di questa nostra azienda polesana, perché il nome sarà Azienda U.L.S.S. Polesana. Non mi ricordo il numero se è 5 o 7, non mi ricordo.

Questo è il contesto. Oggi la situazione qual è? Oggi le due U.L.S.S. sono ancora, io sono Direttore Generale della 18 e Commissario della 19, le due U.L.S.S. sono formalmente autonome, indipendenti, separate, hanno la loro attività, il loro bilancio e quant’altro.

E’ indubbio da parte nostra che sono partite già comunque delle azioni di confronto, di sinergia tra Rovigo e Adria, proprio anche in prospettiva di quella che sarà l’Azienda unificata, l’Azienda unica polesana, però ripeto le due aziende sono assolutamente autonome.

Oggi la realtà è quella di Rovigo ospedale hub, Trecenta ospedale integrativo della rete, Adria ospedale spoke, e credo che alla luce di quanto ho detto prima, una delle domande che il territorio si pone è cosa succederà dei tre ospedali dopo la riforma. Io oggi vi dico il mio pensiero e i miei obiettivi perché, come ho sottolineato prima, la programmazione sanitaria appartiene alla sovranità della Regione, della Giunta e del Consiglio. Quindi io vi dico quello che è il nostro pensiero come direzione strategica.

Io credo che per quelle che sono le caratteristiche dal punto di vista geografico, orografico della Provincia di Rovigo, per quelle che sono le caratteristiche socio demografiche della Provincia di Rovigo, la presenza attuale di tre strutture ospedaliere, che sono anche allocate in maniera abbastanza equilibrata come una specie di colonna vertebrale che attraversa il territorio, quindi andando dall’entroterra verso il mare, Trecenta, Rovigo e Adria, hanno una logica e credo che sia indispensabile la loro permanenza.

Io non ho personalmente nessun dubbio sul fatto che ciò avvenga anche rispetto alla futura programmazione socio sanitaria, quindi le tre strutture ospedaliere certamente rimarranno. La discussione che affronterà il Consiglio e che affronterà l’Azienda poi anche con l’hub aziendale, è ovviamente come funzioneranno queste tre strutture.

Io ho, noi abbiamo, quando dico io non sono egoista, intendo quindi la Direzione, perché un elemento molto positivo è la presenza di una Direzione strategica assolutamente unita e con un dialogo costante, quando decidiamo qualcosa, è qualcosa che è sempre condiviso. Quando qualcuno parla con il Direttore sanitario è come se parlasse con il Direttore Generale e viceversa, nel senso che la voce è sempre quella, è unica, non ci sono dissonanze. Qui entriamo un attimo nell’oggi e anche nel domani.

I tre ospedali rimarranno. La discussione è su cosa conterranno, quali saranno i compiti e le funzioni di questi tre ospedali, e poi passerò anche al territorio per ultimo, quindi chiuderò con il territorio.

Io credo che si deve partire da un concetto fondamentale: il ruolo hub dell’ospedale di Rovigo L’ospedale di Rovigo oggi, nell’attuale vigente programmazione sanitaria che, per inciso, finché non verrà redatta una nuova programmazione sanitaria, quello che c'è è vigente, vale rispetto anche a tutta una serie di discussioni anche ai mesi scorsi “Ma verrà chiuso questo, verrà chiuso quello” o quant’altro, la programmazione sanitaria vigente è di riferimento e quello è il compito dell’Azienda e del Direttore Generale mantenerla, applicarla, dare corpo a quanto è previsto, compatibilmente ovviamente con le risorse, con gli obiettivi, eccetera.

Il punto nodale, dal nostro punto di vista dal mio punto di vista, è questo, cioè il ruolo hub di Rovigo. Se la sanità polesana vuole avere un futuro importante, un futuro caratterizzato da prospettive di servizi importanti e adeguati al bisogno di salute del territorio, l’ospedale di Rovigo deve mantenere assolutamente inalterato, implementare il suo ruolo hub. Hub cosa vuol dire?

Vuol dire che è l’ospedale di riferimento di tutto il territorio provinciale; hub vuol dire ospedale che ha presenza di alte specialità. L’ospedale spoke è l’ospedale che è un gradino sotto l’hub; nel nostro territorio, tanto appunto per fare i riferimenti fisici, è l’ospedale di Adria, ed è un ospedale che ha le specialità basale, può avere anche qualche altra specialità più importante e altre specialità, ma fondamentalmente le specialità basali.

L’ospedale integrativo della rete è un ospedale che per caratteristiche magari non ha tutte le specialità cosiddette di base, non alte specialità, e che si integra appunto con gli altri ospedali presenti.

Quindi ospedale di Rovigo: mantenere il ruolo hub vuol dire mantenere le alte specialità che ha oggi, medicina nucleare, radioterapia, la pneumologia, le malattie infettive, la neuroradiologia, la neurochirurgia certamente è anche una delle più importanti, l’emodinamica, H24 con i posti letto, quindi questi sono un po’ gli elementi che connotano il concetto di ospedale hub.

Quindi mantenere assolutamente integro questo ruolo e possibilmente implementarlo, e quando dico implementarlo, intendo migliorare i livelli di produttività e di qualità dell’ospedale stesso.

Ci sono tutta una serie di numeri; numeri che vengono elaborati dalla Regione sulla scorta dei flussi di attività prodotti all’interno di ogni singola azienda e di ogni singolo ospedale, quindi sono numeri veri; i numeri possono anche essere interpretati ovviamente; sono una serie di numeri che dicono che l’ospedale di Rovigo oggi come oggi rispetto al suo ruolo hub ha una produttività che è inferiore ad altri, con una costosità maggiore di altri.

Quindi uno degli obiettivi per i quali dovremo lavorare è quello di migliorare i livelli di produttività dell’ospedale di Rovigo e di conseguenza anche la sua costosità. Cito un esempio: migliorare la produttività delle sale operatori.

Le sale operatorie ci sono, fisicamente ci sono, sono nuove, molto belle; dobbiamo lavorare sull’organizzazione, dobbiamo lavorare appunto sulla produttività delle sale operatorie; vuol dire quindi intervenire sugli aspetti organizzativi, vuol dire ragionare oggi, in particolare anche domani, con l’Azienda unica, i tre ospedali, su come suddividere l'attività chirurgica fra i tre ospedali, cioè quello che dal nostro punto di vista non deve essere fatto è che l’ospedale di Adria e l’ospedale di Trecenta siano la piccola fotocopia di Rovigo, perché questo potrebbe determinare, o come anche qualcuno ha proposto, che le attività vengano equamente distribuite o comunque proporzionalmente distribuite tra Rovigo, Adria e Trecenta.

Non voglio entrare in eccessivi tecnicismi, ma questo sarebbe un grave errore.

L’ospedale di Rovigo deve essere il riferimento, deve essere l’hub, deve essere potenziato, si deve investire sull’ospedale di Rovigo; gli ospedali di Adria e di Trecenta dovranno lavorare in sinergia con Rovigo avendo delle loro specificità: su Trecenta si sta già da tempo ragionando, lavorando e portando avanti il discorso della neuro riabilitazione; su Adria appunto si lavorerà per qualcosa di specifico e, quando dico specifico, a valenza per l’intera Provincia.

Questo, ripeto, sarà da ragionare in prospettiva futura. Oggi fanno quello che è scritto sulla scheda. In prospettiva futura, quello che faranno, sarà definito da programmazione regionale e da atto aziendale.

Ospedale di Rovigo. Per mantenere il suo ruolo hub e possibilmente migliorarlo, dobbiamo lavorare non solo sull’organizzazione e l'organizzazione tutti voi direte discende anche dalla dotazione del personale; si è scritto molto relativamente al personale, effettivamente stiamo attraversando, non solo a Rovigo ma ovviamente questo investe anche Trecenta, investe Adria, un momento particolare di difficoltà legato alla difficoltà di reclutare i professionisti.

Vorrei chiarire che non ci sono, né da parte regionale, né da parte aziendale, obiettivi di riduzione del numero del personale, nel senso che abbiamo chiesto alla Regione, da quando io sono arrivato, da un punto di vista tecnico ogni trimestre si inviano alla Regione le richieste di autorizzazione per l’assunzione del personale.

Da quando sono arrivato, abbiamo sempre mandato una serie di richieste per l’assunzione del personale medico, del comparto tecnico, e devo dire che la risposta da parte della Regione è stata assolutamente positiva, quindi le autorizzazioni per assumere il personale che serve le abbiamo. La difficoltà che stiamo vivendo è nel reclutamento proprio del personale.

Noi oggi su tutta la Provincia, e quindi tra Rovigo, Trecenta e Adria, abbiamo due emergenze che sono anestesia e rianimazione, e ostetricia ginecologia; emergenze proprio nel senso della difficoltà di reclutare il personale, difficoltà ad avere delle graduatorie anche da parte di altre aziende dalle quali, anziché fare il concorso noi, andare immediatamente a pescare, perché il problema che abbiamo noi ce l’hanno un po’ tutti, non è che ce l’ha solo la Provincia di Rovigo.

E’ un po’ più accentuato nella Provincia di Rovigo perché ovviamente i professionisti, in particolare anestesisti, rianimatori, ostetrici nonché pediatri, avendo la possibilità di scegliere il loro futuro professionale, diciamo che hanno più gradite altre mete rispetto a Rovigo e dintorni. Quindi la difficoltà dicevo a reclutare le persone.

Comunque sono partiti i bandi, sono partiti i concorsi, sono partite anche delle soluzioni assolutamente temporanee ed eccezionali come quelle di poter ricorrere a prestazioni da parte di cooperative o liberi professionisti, in attesa di assumere il personale ma, ripeto, i bandi sono partiti. Prevediamo che ci vorranno ancora almeno tre mesi per arrivare a stabilizzare un po’ la situazione.

Dicevo l’emergenza dell’ostetricia ginecologia e dell’anestesia e rianimazione è legata al fatto che qualcuno è andato via per altra sede, ma soprattutto c'è stata un’epidemia di pensionamenti, soprattutto in anestesia e rianimazione.

Sarebbe anche facile spiegare il perché discende dal fatto che fino a cinque anni fa, per venti anni, non ci sono state molte assunzioni nel sistema sanitario, per cui siamo arrivati che tutta una generazione di medici nell’arco di tre o quattro anni, da due anni fa e ancora probabilmente per un paio d’anni, andrà in pensione ma non quindi uno ogni tanto, ma ci saranno proprio gruppi di professionisti che vanno in pensione.

Nel passato non si è pensato a questa situazione, parlo a livello generale nazionale, non solo regionale. Questo è un problema nazionale, questo ricambio generazionale. Quindi le emergenze su queste due specialità; urgenze sul pronto soccorso, il 118, la pediatria, però ripeto, abbiamo le autorizzazioni, al limite dopo vi citiamo anche i numeri.

Dall’inizio dell’anno il dare/avere tra cessazioni e assunzioni è ampiamente in positivo sia per quanto riguarda medici tecnici, che per quanto riguarda gli infermieri; abbiamo deliberato recentemente l’assunzione di 24 infermieri, quindi stiamo portando a sistemazione le strutture. Vi dico anche, rispetto a delle affermazioni che ho visto anche a livello mediatico, che il livello medio di debito orario, di plus orario, di straordinario dei nostri professionisti medici e infermieri non è particolarmente elevato.

Un elemento è intervenuto: possono esserci a volte situazioni di sofferenza che durano magari una settimana, dieci giorni, legate al fatto che vi è l’improvvisa malattia, e quindi il tempo, quella quindicina di giorni, venti giorni necessari per tamponare la situazione, che può creare un po’ di criticità momentanea nel reparto e nel servizio.

Un elemento importante è l’introduzione della cosiddetta legge europea sui riposi compensativi, Legge 161, per cui è diventata meno flessibile l’organizzazione della turnistica, ma i medici, gli infermieri, i tecnici, gli operatori socio sanitari, fanno le stesse ore di prima. E’ un po’ più complessa l’organizzazione della turnistica nei singoli reparti. Quindi non c'è, lo dico in questo consesso importante, non c'è un allarme, una criticità, carenza di personale.

Vi sono, vi ho detto, queste situazioni di emergenza diciamo temporanea, rispetto alle quali abbiamo le autorizzazioni, i concorsi in atto e che, ripeto, nel giro di tre mesi al massimo saranno sistemate. Quindi le potenzialità dal punto di vista del personale, perché l’ospedale di Rovigo sia hub, ci sono tutte; non c'è carenza quindi di personale se non temporanea, come dicevo, ma in prospettiva sarà sanata.

Per quanto riguarda il ruolo hub di Rovigo, che è fondamentale perché trascina tutta la sanità della Provincia, sono importanti, come ho accennato prima, due aspetti: lavorare sull’organizzazione e va bene, è il compito della Direzione, lo faremo, lo stiamo facendo, lavorare sulle liste di attesa, lavorare sulla produttività, sulla qualità dei servizi; per quanto riguarda le liste di attesa, gli indicatori che vengono posti dalla Regione sono nel range, rispettiamo gli indicatori però dobbiamo migliorare questa situazione, cioè l’indicatore che la Regione ci dà è centrato ma non va bene; dobbiamo migliorare alcune situazioni, lo stiamo facendo, abbiamo incontrato anche ieri tutti i capi dipartimento proprio su questo aspetto; ogni quindici giorni c'è un gruppo di lavoro che si riunisce proprio per monitorare costantemente le liste di attesa che stanno particolarmente a cuore al cittadino.

In fin dei conti al cittadino cosa è che gli interessa dell’attività di un ospedale? Quando è ricoverato, è certamente la qualità della prestazione, della diagnosi, della cura, dell’intervento chirurgico indubbiamente; da utente ambulatoriale, è ovvio che l’elemento più impattante, più macroscopico, è quello delle liste di attesa.

Dicevo la situazione a Rovigo, come ad Adria, nella 18 come nella 19, è buona ma è migliorabile, soprattutto su alcune è buona nel complesso, ci sono alcune specialità dove c'è da fare di più e lo stiamo facendo; migliorare dicevo alcune performance dal punto di vista dell’organizzazione delle sale operatorie e anche di alcune attività.

C’è poi un altro aspetto che è importante, spendo ancora due minuti e poi mi avvio alla conclusione, un aspetto che è importante: l’ospedale di Rovigo è un ospedale che non è vecchissimo.

Non sono rodigino, quindi mi perdonate se non sono assolutamente preciso, mi è stato raccontato che ha avuto quarant’anni di travagli nella sua costruzione, ed è un ospedale che ha - lo dico in maniera molto chiara - che ha alcune parti che sono strutturalmente assolutamente obsolete, inadeguate, non voglio usare un aggettivo più pesante, ma sono assolutamente inadeguate.

E’ chiaro che se un ospedale oggi vuole essere attuale, competitivo, l’organizzazione di un ospedale, un’organizzazione moderna e anche maggiormente produttiva rispetto ad oggi passa anche attraverso la logistica dell’ospedale, passa anche attraverso la funzionalità, la struttura dell’ospedale. E’ un ospedale quindi che ha alcune sue parti assolutamente vecchie e inadeguate. Quindi il grande obiettivo che vuole connotare i nostri cinque anni di mandato è il progetto di ristrutturazione dell’ospedale di Rovigo.

Io qui ho la chiavetta anche con il progetto di massima, però vi esento dalla sofferenza di illustrarvelo. Se lo desiderate, ovviamente a disposizione. Vorrei semplicemente dire quali sono gli elementi essenziali.

Un aspetto, che è quello della ristrutturazione vera e propria di un blocco di reparto, il cosiddetto blocco M, se qualcuno di voi è stato in geriatria, in lungodegenza, in medicina, credo che concorda, vedo qualche cenno di assenso purtroppo, che concorda con me sul fatto che ovviamente non siamo all’altezza della situazione. Non è colpa di nessuno, ovviamente i tempi passano e le cose invecchiano. Anch’io ho perso i capelli, sono aumentato di peso, corro meno velocemente.

La ristrutturazione è più difficile, ma sono convinto che sull’ospedale riusciamo a farcela. Dicevo quindi assolutamente inadeguati; inadeguati dal punto di vista alberghiero, che è magari la cosa che uno vede immediatamente, ma inadeguati anche dal punto di vista della funzionalità. Quindi un intervento strutturale che procede per piani.

Partiamo a giorni con la ristrutturazione dell’ostetricia ginecologia, alla quale farà seguito poi la ristrutturazione della pediatria, dell’intero punto nascita, per cui avremo il primo passaggio, il primo obiettivo è quello nell’arco di sei, sette, otto mesi, massimo un anno, avremo la nuova area materno infantile assolutamente nuovo, rifatta; dopodiché si procederà - ovviamente è il nostro obiettivo e poi spiego il perché - si procederà con la ristrutturazione degli altri piani, soprattutto quelli che hanno necessità maggiori.

Quindi ristrutturazione dei reparti, più moderni dal punto di vista alberghiero, più funzionali dal punto di vista dell’organizzazione. E poi c'è un altro elemento che è particolarmente importante ed è la realizzazione di una piastra ambulatoriale attuale, moderna. Perché?

Ovviamente, quando è stato progettato il nostro ospedale, l’ospedale di Rovigo ovviamente, più di 50-60 anni fa, quando è stato progettato e pensato, poi quarant’anni di processazione, poi l’avvio; quando è stata progettata l’attività ambulatoriale dentro un ospedale era un decimo, un quindicesimo di quella che è oggi; oggi è un’attività fondamentale importantissima. Quindi l’obiettivo è quello di realizzare l’ospedale ambulatoriale dentro l’ospedale.

Quindi una piastra ambulatoriale che, su due o tre piani, raccolga però in maniera omogenea tutte le attività ambulatoriali che ad oggi sono disperse in più parti dell’ospedale. Questo progetto, se realizzato, comporterà ovviamente l’abbattimento di alcune aree fatiscenti e che diventeranno non più necessarie e funzionali. Insomma, l’obiettivo è di un ospedale all’altezza del compito e dei tempi.

Per fare questo che cosa serve? Ieri l’atto formale di deliberazione da parte dell’Azienda dell’adozione del progetto di massima; è un progetto di massima ovviamente.

La presentazione di questo progetto alla Regione, alla CRITE, la Commissione Regionale Investimenti Tecnologia Edilizia, per una valutazione di congruità con la programmazione e anche e soprattutto di congruità finanziaria per far partire il processo di reclutamento del finanziamento; un progetto, così come l’ho sommariamente descritto, ha una cifra importante. In questo momento io non parlerei di cifre, perché poi magari ci si sofferma troppo sulle cifre, però ha una cifra importante.

Ovviamente l’obiettivo dell’Azienda sarà quello di arrivare ad ottenere, dalla cifra necessaria per l’intero progetto di ristrutturazione, a tutto quello che può arrivare anche per un’eventuale ristrutturazione parziale, dove allora si procederà per blocchi e per priorità. Le priorità sono da un lato la piastra ambulatoriale; dall’altro, parlando dei vari reparti, da quelli peggio messi, geriatria, lungodegenza, medicina, agli altri. Quindi questo è il grande obiettivo che ci poniamo.

Progetto di massima, perché poi risentirà magari anche della futura programmazione sanitaria regionale e anche ovviamente degli interventi della Regione che dirà se eventualmente il reparto dovrà essere spostato da un’altra parte rispetto a quella che abbiamo proposto, quindi un ospedale più funzionale, più logico, meglio organizzato, e certamente quindi in grado di poter dare quella maggiore produttività e miglior performance che è necessaria perché Rovigo mantenga il suo ruolo hub.

L’apicalità relativamente all’oggi.

E’ in corso il concorso per l’individuazione del primario di ostetricia ginecologia, perché il Dottor Stellin va in pensione a settembre, quindi è già in corso il concorso in modo da poterlo sostituire immediatamente; è in corso il concorso per il primariato di radiologia; abbiamo avuto l’autorizzazione per il primariato di medicina di laboratorio che partirà, che era uno dei primariati vacanti; va in pensione ad ottobre il Dottor Galeotti, primario di chirurgia generale, quindi stiamo chiedendo l'autorizzazione alla Regione anche qui per far partire immediatamente il concorso in modo da non avere situazioni di vacanza primariale; è in corso il concorso di malattie infettive.

Quindi dal punto di vista anche delle apicalità la situazione avrà questi buchi temporanei legati al fatto che la figura va in pensione e tempi di espletamento del concorso. Io ho parlato dei tre ospedali. Sul territorio sono presenti anche altre strutture ospedaliere private accreditate: la struttura di Santa Maria Maddalena ad Occhiobello e la struttura di Porto Viro.

Sono ospedali privati, case di cura private accreditate, con le quali c’è un rapporto molto stretto e molto positivo; rapporto che è importante, che è sostanziale. E poi vi è la casa di cura città di Rovigo, che anche questa ha letti di degenza. Quindi c'è un rapporto importante e positivo, sottolineo, sia dal punto di vista dell’aspetto della degenza, sia dal punto di vista dell’aspetto ambulatoriale.

Sull’aspetto ambulatoriale c'è una forte integrazione fra la parte pubblica e la parte privata nel garantire le liste di attesa per l’utente; con il privato stiamo certamente ragionando anche come rimodulare quelli che sono i bisogni della parte pubblica. Quando parlo di bisogni vuol dire la tipologia di servizi e di risposte da dare agli utenti, ai cittadini, in ragione del loro bisogno di salute.

Quindi stiamo rimodulando alcuni aspetti rispetto ad un storico, quindi spostando la nostra attenzione da alcune tipologie di offerte e di specialità ad altre, però è un rapporto positivo che intendiamo continuare e portare avanti anche per il futuro perché assolutamente importante e necessario. Per quanto riguarda il territorio, lascio la parola al Dottor Brazzale; territorio vuol dire la parte distrettuale, vuol dire la medicina generale; anche qui vi sono ovviamente aspetti importanti, però al Dottor Brazzale.

Intervento n. 32
Pagine 25–26
Punto 1

Relazione del Dirigente Generale U.L.S.S. n. 18

Direttore Generale U.L.S.S.

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Io cerco di fare sintesi e raggruppo per tema ovviamente le risposte. Parto da un primo aspetto. Il Consigliere Ferrari ha detto “Ha un atteggiamento ottimistico il Direttore Generale”.

Io vorrei dire che cerco di avere un atteggiamento realistico, un atteggiamento realistico nel senso che quello che ho detto è quello che credo e la visione che abbiamo. Non è questione di presentare le cose magari migliore di quelle che possono essere per il lustro della giornata e dell’importanza del luogo. Quindi quello che abbiamo rappresentato è quello che riteniamo siano essere obiettivi prioritari, obiettivi importanti.

Quindi ci crediamo, diciamo, questo è il percorso che intendiamo fare.

Un altro elemento, ovviamente io sono il Direttore Generale dell’azienda, c'è una direzione strategica, cerco di svolgere il mio ruolo nel modo migliore, e poi ovviamente mi interfaccio, oltre che con il territorio, anche con la regione; alcune dinamiche dipendono certamente da come magari vengono presentate dal Direttore Generale al territorio e alla Regione, ma poi ovviamente ci sono livelli di scelta che competono istituzionalmente alla Regione, però quello che voglio dire è che ovviamente noi la nostra parte la faremo; la faremmo cioè nell’essere attenti lettori del territorio, del suo bisogno e di essere attenti propositori di questo, sia quando ragioniamo dentro a casa nostra, cioè nell’ambito dell’azienda, come pure quando ci interfacciamo con i rappresentanti del territorio e con la Regione.

Quindi massimo impegno questo certamente. Come pure si è parlato anche ovviamente di confronto, come pure massima disponibilità da parte nostra ovviamente a quello che è il confronto con gli amministratori locali e con i rappresentanti del territorio.

Sono state molte le occasioni che abbiamo avuto di incontro, al di là della sede deputata della Conferenza dei Sindaci, sono stati molti gli incontri con i singoli amministratori, con le Associazioni, eccetera, quindi ribadisco da un punto di vista di metodo questa disponibilità, qualora ne riteniate la necessità e l'opportunità per sentirci, vederci, anche senza molte formalità. E’ stata citata spesso l’Azienda zero.

Io non voglio nascondermi dietro un dito o quant’altro però, come ho detto prima, l’Azienda zero è una discussione che attiene al legislatore regionale e le scelte che il legislatore regionale farà poi verranno applicate e quindi qui entra il mio ruolo, però magari qualche riflessione/risposta alle riflessioni che sono state poste relativamente all’Azienda zero cerco di farla.

Tutti i servizi saranno concentrati su Azienda zero; ci sarà una perdita della specificità territoriale o ancora più ci sarà una perdita di servizi per i cittadini. All’inizio del mio intervento, vi ricordate, avevo detto l’Azienda zero ha un aspetto che magari impatta meno con l’attenzione del cittadino.

Io ho una mia convinzione, che alla fine di questa riforma, di questo riordino del numero dell’assetto delle U.L.S.S., nonché realizzazione dell’Azienda zero, per il cittadino/utente non deve assolutamente cambiare niente, nel senso cioè che la tipologia di servizi continuerà ad essere erogata come prima nelle stesse sedi di dove era erogato prima il servizio, o con alcuni cambiamenti dettati ovviamente all’evoluzione organizzativa, ma fondamentalmente il mio slogan è questo, cioè che il cittadino/utente non si deve accorgere che ci sarà una riforma del sistema socio sanitario regionale, perché la porta alla quale accedere per avere il suo servizio, che sia a livello territoriale dal medico di medicina generale, che sia al distretto, che sia nella residenzialità extraospedaliera, che sia dentro all’ospedale, non deve esserci nulla di diverso rispetto a prima.

Non si deve accorgere dei cambiamenti, se non mi auguro qualche cambiamento migliorativo in termini di efficienza. Perdita di specificità del territorio non credo, perché sull’Azienda zero vengono concentrate soprattutto le attività tecnico amministrative. (Voce incomprensibile dall’Aula)

Intervento n. 35
Pagine 26–32
Punto 1

Relazione del Dirigente Generale U.L.S.S. n. 18

Direttore Generale U.L.S.S.

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Già oggi il CRAS, centro regionale acquisti per la sanità, svolge questa funzione su base regionale, però se leggete anche l’articolato, ma ripeto, non voglio entrare in un ruolo che non è il mio, cioè che è del legislatore, se leggete anche l’articolato, si parla di attività svolte prevalentemente dall’Azienda zero, quindi ci saranno cose che già oggi sono gestite a livello regionale che continueranno, e cose che saranno svolte a livello aziendale, però ripeto, importante sarà vedere i decreti attuativi proprio come declinano il ruolo dell’Azienda zero.

Non ci sarà, e questo è il mio pensiero, non ci sarà impatto sui servizi per i cittadini o perdita di ruolo del territorio rispetto all’attivazione dell’Azienda zero, nel senso che l’Azienda U.L.S.S. continuerà ad esercitare il suo ruolo di gestore dei servizi socio sanitari. Un ultimo inciso su questa parte generale ancora legata alla riforma tra Azienda zero, riordino delle U.L.S.S..

Non scompare il ruolo del Direttore dei servizi sociali e della funzione territoriale assunto dal Direttore sanitario, quindi il testo che è andato alla discussione dell’aula è un testo che prevede la figura del Direttore dei servizi sociali e della funzione territoriale. Forse certamente, in una lontana quasi preistorica potremmo dire a questo punto scrittura, c'era anche questa ipotesi, però assolutamente. Quindi non mettiamo alla discussione qualcosa che proprio non esiste.

Un’ulteriore precisazione perché non sono stato abbastanza chiaro nel primo passaggio. Ho parlato di Rovigo che deve mantenere e implementare il suo ruolo hub, e poi ritorno un attimo. Su Adria e Trecenta, ovviamente quando ci sarà l’Azienda unica, uno dei compiti del Direttore Generale sarà certamente quello di lavorare sulla rete degli ospedali dell’Azienda.

Guardate, non ho detto e non è questo l’obiettivo che Trecenta e Adria perderanno i loro reparti. Quando parlo di alte specialità, parlo di qualcosa che è normalmente allocato in un’unica struttura proprio per compendiare, concentrare competenza professionale, investimenti tecnologici, strutturali, eccetera. Quindi altre specialità di Rovigo, ne ho già citate alcune, continueranno ad essere lì.

Per quanto riguarda la rete degli ospedali, in particolare del ruolo di Adria e di Rovigo, al di là di quella che sarà la decisione della programmazione regionale dove ho già detto sono sovrani la Giunta e il Consiglio, l’idea che noi abbiamo è che queste due strutture diventeranno sinergiche a Rovigo, ma non semplicemente raddoppiando così anonimamente l’attività di Rovigo. Faccio un esempio, prendo quello della chirurgia.

E’ ovvio che su Rovigo concentreremo la chirurgia generale più complessa, perché ha bisogno di diagnostica importante prima e di terapia intensiva dopo, e su Adria e Trecenta lavoreremo magari cercando di ragionare su attività prevalentemente di week surgery, di day surgery, cioè sfruttando al massimo la potenzialità di tutte le sale operatorie, facendo ruotare i professionisti della specialità su tutte e tre le sedi ovviamente, per mantenere competenza, ma adesso non voglio entrare nel tecnico eccessivamente, però ripeto, non perderanno le specialità basali le due strutture.

Dovranno avere, come dicevo, alcune specializzazioni che daranno una particolare dignità e connotazione alla struttura di Trecenta e alla struttura di Adria.

Ho citato la neuro riabilitazione perché a Trecenta già è partito il progetto e continuerà, e sarà il centro della neuro riabilitazione e della riabilitazione complessa per tutta la Provincia; su Adria ragioneremo per qualcos’altro ma sottolineo, e spero tranquillizzo se c'era questo dubbio, non è che spariranno le specialità basali, chirurgia, medicina, laboratorio, diagnostica, pronto soccorso, eccetera, ad Adria e Trecenta.

Il nostro compito, in sintonia con la programmazione, sarà quello appunto di costruire e di definire nella rete degli ospedali appunto i compiti di ognuno. Infine, sempre per quanto riguarda gli aspetti generali, può essere gestito un territorio come quello del Polesine con un sola U.L.S.S.?

Certamente sì, nel senso che diciamo che la fusione di due U.L.S.S. va a cambiare l’architettura amministrativa ma, come ho detto prima, non cambieranno gli obiettivi di erogazione dei servizi e l’impegno che, come direzione ovviamente noi poniamo, e lo sottolineo in questo consesso, l’impegno è quello che ho detto prima, cioè la continuità dei servizi; cambierà l’architettura dell’U.L.S.S. ma la continuità dei servizi è l’obiettivo precipuo. Andando sui temi specifici, il pronto soccorso.

Il pronto soccorso, è stato detto, è un buco nero, tempi di attesa lunghi. Non siamo certamente disattenti alle segnalazioni che riceviamo. Per me la segnalazione che arriva, la critica che arriva da parte dell’utente all’URP o direttamente al Direttore, è un barometro importante.

Ogni segnalazione ha una sua istruttoria e una risposta poi al cittadino, ma un’istruttoria perché? Perché la segnalazione dà lo spunto alla direzione di confrontarci con il professionista direttamente coinvolto per capire le dinamiche e, riscontrata la criticità, cercare di andarla a correggere. Sul pronto soccorso stiamo lavorando.

Stiamo lavorando sulla logistica; nel progetto di ristrutturazione è previsto un ampliamento del pronto soccorso proprio per migliorare alcune situazioni proprio di logistica oggi e anche per dare luogo a una migliore funzionalità. Stiamo lavorando certamente sulla riduzione di quelli che sono i tempi di attesa dell’utente, del cittadino del pronto soccorso.

Ripeto, non voglio entrare nei tecnicismi, perché potrei anche venire a dirvi guardate che le quattro, le cinque, le sei ore che una persona attende in pronto soccorso, sono legate al fatto che arriva, c'è il triage, viene preso in carico, incomincia a fare una serie di esami, incomincia a fare la valutazione medica, poi l’approfondimento diagnostico. Praticamente in otto ore fa quello che magari in altra situazione farebbe in tre, quattro, otto, dieci giorni.

Ma quando un utente entra dentro al pronto soccorso, la voglia che ha è di avere una risposta in tempi rapidi e andare via presto; se ci può, ritornare con le sue gambe a casa, e non ha bisogno di essere trattenuto. Non entro, Consiglieri scusatemi, su singole situazioni che avete citato, che sono vere e che ovviamente non discuto, che sono un disservizio. Il nostro impegno è che il disservizio portato alla conoscenza diventi un episodio che non si ripeta poi nel tempo.

Sempre relativamente al pronto soccorso, l’OBI, l’osservazione breve intensiva al pronto soccorso posti letto, è uno strumento che viene utilizzato dove la persona può rimanerci per una giornata, per 24 ore, per 48 ore, in attesa magari della definizione più chiara della sua diagnosi e capire se va ricoverato in reparto oppure se va da qualche altra parte.

Sui disservizi, sul caso non gestito bene e non esitato bene, ripeto, diventa lo spunto per andare a correggere le criticità, ma non entro qui nel merito della singola situazione. Quindi il pronto soccorso è fortemente attenzionato, come si dice, da parte della direzione; è uno degli obiettivi sui quali vogliamo ottenere risultati e situazioni migliori rispetto ad oggi. E c’è attenzione anche dal punto di vista del personale.

Ho detto nel mio intervento iniziale che una delle urgenze relativamente al personale è il pronto soccorso, proprio perché ci sono queste situazioni di carenza, ripeto, temporanea di personale che saranno sanate a breve. Sono anni che i reparti devono essere ristrutturati, lo immagino. Ripeto, quello che è stato fatto prima dal mio punto di vista aveva sempre una motivazione.

Io rispondo di fronte a voi per quello che ho incominciato a gestire dall’inizio del mio mandato e che cercherò di portare avanti. Quindi l’obiettivo della ristrutturazione è un impegno prioritario, importante, fondamentale. Nella ristrutturazione dell’ospedale, oltre all’intervento sul pronto soccorso, c’è anche prioritario l’intervento sull’obitorio certamente, quindi comprende il progetto di ristrutturazione e anche il rifacimento dell’obitorio assolutamente inadeguato oggi.

Come mantenere Rovigo hub? Né con la bacchetta magica, né attendendo che piovano dal cielo le cose, con l’impegno della direzione e il confronto con la programmazione regionale, perché ovviamente è su quelle benedette famose schede ovviamente che sarà scritto il ruolo di Rovigo.

Allora, come ho detto, l’impegno della direzione è di lavorare sulla ristrutturazione, creare il contenitore adeguato per essere hub, lavorare già oggi su modelli organizzativi più efficienti e migliori, lavorare sul mantenimento delle alte specialità, quindi già oggi sulla tecnologia.

Voi sapete che è stata installata la nuova pet-tac che entrerà in funzione fra pochi giorni, è un gioiello; l’anno scorso è arrivato il nuovo acceleratore lineare della radioterapia; si continuerà quindi sull’investimento tecnologico importante nei limiti della disponibilità economica. Non mi avete sentito parlare di soldi, di bilancio o quant’altro, perché io sono abituato che le cose si fanno con le risorse a disposizione; su quelle ragiono e con quelle facciamo i nostri piani, compresi anche gli investimenti.

E’ ovvio che per la ristrutturazione dell’ospedale ci deve essere un finanziamento dedicato, è ovvio, non con le risorse allegate al budget che avviene annualmente assegnato all’U.L.S.S.. Sono in previsione, sempre per quanto riguarda il mantenimento del parco tecnologico fondamentale per il ruolo hub di Rovigo, l'acquisizione di tre nuove tac che andranno a sostituire le attuali, con un salto in qualità e tecnologia particolarmente importante, e questo nell’arco di un anno. Le risorse umane certamente.

Vi avevo parlato di personale e giustamente siete ritornati molto anche voi sul tema del personale, ma adesso due numeri li do. Dall’inizio dell’anno ad oggi ci sono state 109 cessazioni e ci sono state 153 assunzioni. A queste si devono aggiungere ancora una ventina di infermieri.

Credo che questo numero possa significare, possa sottolineare e racchiudere l’impegno della direzione, l’attenzione verso il tema della risorsa umana, perché i muri vanno bene, le macchine vanno bene; è indubbio che la componente di un’adeguata dotazione organica è altrettanto importante- Il discorso dei posti letto, Consigliera Rosito, è verissimo perché ovviamente noi lavoriamo molto come gestori della quotidianità sanitaria, come Dirigente di una struttura sanitaria lavoriamo molto sui numeri, sui rapporti, posti letto per abitante, eccetera, quindi è un elemento importante.

Mi sento di dire, io ho fatto l’esperienza di Direttore Generale anche a Belluno e poi in un territorio chiamiamolo di pianura, di assoluta normalità come è il bassanese: oggi qui nel Polesine.

E’ indubbio che questo territorio ha delle caratteristiche particolari dove l’indicatore posto letto è importante, non può essere l’unico, non può essere assolutamente l’unico, ma anche le caratteristiche del territorio, la geografia, le distanze, la dispersione urbana che caratterizza questo territorio, nell’allocazione dei servizi deve avere un ruolo importante, quindi i posti letto, certamente credo che la programmazione ovviamente toccherà l'argomento, la programmazione regionale, ma a me piace tenere presente anche questo.

Soldi dirottati alla sanità privata. Io nell’intervento ho parlato di integrazione tra pubblico e privato, che è un aspetto di organizzazione anche questo, nel senso che il pubblico potrebbe fare tutto senza rivolgersi al privato.

E’ chiaro che deve cambiare organizzazione, cambiare investimenti, completamente, ma in questo momento, in questa situazione, in questi anni, risulta più duttile, più flessibile, più efficace anche una sinergia tra pubblico e privato: il pubblico onnipotente, onnisciente, onnivoro, credo che diventerebbe un animale particolarmente pesante che probabilmente rischierebbe di avere più di qualche criticità che più che qualche potenzialità.

Quindi il confronto, l’integrazione tra pubblico e privato accreditato convenzionato è un aspetto importante, che deve avere regole chiare e precise.

Questo assolutamente, e nel confronto che c'è annualmente con gli erogatori privati, questa discussione avviene, come ho detto prima, anche andando a definire quelle che sono le esigenze che il pubblico può avere come servizi da dare al cittadino, cioè quando il cittadino si presenta al CUP provinciale per una visita cardiologica, per una radiografia, per una tac o quant’altro, la risposta è “Guardi, il primo appuntamento è domani a Rovigo, fra due giorni a Trecenta, fra tre giorni ad Adria, fra sette giorni a Porto Viro e fra due giorni ad Occhiobello”, ed è il cittadino che sceglie dove desidera e dove ritiene più opportuno andare.

Quindi l’integrazione pubblico privato è un aspetto importante ed è un dialogo e un rapporto che continuerà e mi auguro che continui nella maniera positiva e costruttiva come è oggi e, quando parlo di positiva e costruttiva, ripeto, mi riferisco al fatto che siamo oggi nella condizione, cioè vi sono le condizioni, vi è un dialogo che permette all’Azienda U.L.S.S. di indirizzare la spesa che compie verso quello che serve e non necessariamente verso contenitori obbligati. Le liste di attesa.

Le liste di attesa meriterebbero una discussione lunga, che ha anche elementi tecnici che assolutamente tralascio però, quando parliamo di liste di attesa, e sono ben conscio che è l’immagine principale insieme con il pronto soccorso dell’ospedale da parte del cittadino, il cittadino vede due robe in maniera chiara, immediata e netta, e sono l’impatto con il pronto soccorso e le liste di attesa.

L’esperienza della degenza e del ricovero è un’altra cosa, ma così immediatamente impatta per frequenza, per caratteristiche, le cose più impattanti sono pronto soccorso e liste di attesa. Io l’ho detto: dal punto di vista degli indicatori noi rispettiamo l’obiettivo dato dalla Regione. Siamo efficienti sulle liste di attesa.

Efficiente vuol dire un numero generale, è un dato generale. Poi è vero, ci sono alcune criticità, cioè il non rispetto dei dieci giorni per la priorità B, dei 30 giorni per la D, dei 180 per la P, in alcune situazioni il non rispetto, cioè in una percentuale dei casi per quanto riguarda queste priorità, ed è ovvio che le persone che sono in quella percentuale del 6-7% che è fuori dal rispetto dell’indicatore, giustamente si lamentano. Poi c’è un altro aspetto.

Quindi la mia risposta, non è esaustiva lo so, ma la mia risposta è: dal punto di vista dell’obiettivo generale l’U.L.S.S. 18 e l’U.L.S.S.

19 rispondono all’obiettivo posto dalla Regione, che è un obiettivo nei confronti degli utenti, dei cittadini, di rispetto della garanzia, di rispetto del tempo di attesa per la priorità, però alcune criticità ci sono e ci sono anche in particolare in alcune specialità che si ricorrono anche da un po’ di tempo, e su quelle, come ho detto all’inizio, stiamo miratamente lavorando, potenziando l’offerta, migliorando alcuni aspetti organizzativi. Questo è compito nostro.

Spero che l’anno prossimo, se sarò ancora vostro ospite, poter dire che queste criticità sulle singole specialità sono state corrette. C’è un altro aspetto, Consiglieri. A volte si confonde il rispetto dei tempi di attesa per le priorità B, D e P con i controlli, che possono avere anche tempi di un anno, ma perché sono controlli.

Per farla breve, è chiaro che quando il cittadino viene con la sua impegnativa davanti al CUP, dei concetti di appropriatezza prescrittiva, che sia un controllo e non è una prima visita a lui interessa poco, vuole andare fuori con una data che sia il più presto possibile, e quello cerchiamo di farlo.

E’ anche vero che vi sono alcuni aspetti proprio di carattere organizzativo per cui il controllo ha dei tempi rispetto alla prima visita ma, ripeto, sulle liste di attesa, sull’attesa per i servizi da parte del cittadino, c'è una forte attenzione e c’è l’impegno di cercare di andare miratamente e prioritariamente dandosi anche degli obiettivi, prima uno e dopo l’altro, cioè l’intento di andare a sistemare il più possibile le situazioni.

Guardate che al tempo di attesa zero non ci arriveremmo probabilmente mai, perché un margine di criticità ci potrà essere, però assolutamente mi impegno per risolvere questi problemi. E’ stata citata anche l’entrata dell’ospedale. Sta lavorando il nostro servizio tecnico su un progetto per migliorare l’accessibilità del disabile all’ospedale, quindi eliminare quel problema proprio di percorso che è stato citato per quanto riguarda in particolare la persona disabile.

Quindi sta preparando il progetto e nei prossimi mesi, quindi daremo anche corso all’intervento per risolvere questo problema.

Non posso che essere d'accordo con voi sul fatto che dentro una struttura sanitaria l’educazione prima, la gentilezza poi e il rispetto siano doverosi e obbligatori, altrimenti uno ha da cambiare mestiere, quindi non c'è scusa che tenga “Ma io ho corso tutta la mattina; sono stufo; il signor Rossi che avevo davanti mi ha fatto girare le scatole con le sue domande impertinenti e quant’altro”, non c'è scusa che tenga ed è una linea precisa della Direzione che viene ribadita ad ogni incontro con i Direttori e con i responsabili di unità operativa, quella del messaggio che tutti i professionisti, tutti i dipendenti dell’Azienda, nell’ospedale, come dietro allo sportello, come il personale amministrativo, devono avere un atteggiamento di educazione e di rispetto, e ancora più poi nella situazione di maggiore fragilità di comprensione dell’utente.

Non è un percorso semplice, sapete, perché ovviamente, come siamo fatti noi uomini, lo sappiamo tutti i limiti, le problematiche, però un è un discorso per il quale c'è attenzione, come ho detto, da parte della Direzione, e lo stanno comprendendo anche i Direttori responsabili delle unità operative, rispetto al quale è chiaro, è noto, ed è già stato messo in pratica, che se qualcuno viene colto in fallo dal punto di vista della mancanza di educazione, di rispetto soprattutto nei confronti dell’utente, parte una sanzione disciplinare.

E’ stato citato anche il discorso della bassa padovana. E’ un discorso che è nato ed è morto nello stesso momento e non ha prospettiva da un punto di vista legislativo. Poi, al di là di quelle che possono essere le idee di qualcuno, nel senso che il percorso legislativo che è stato intrapreso è quello che è noto a tutti, che è in discussione, e quindi non comprende l’ipotesi della realizzazione di un’Azienda U.L.S.S. che veda, oltre alla Provincia di Rovigo, anche la bassa padovana.

Non vi nascondo che era un’ipopesi che alcuni elementi di preoccupazione dal mio punto di vista li comportava, perché l’ingresso nel territorio di questa ipotetica azienda U.L.S.S. del nuovissimo ospedale di Schiavonia, ripeto, una certa preoccupazione me la poteva porre per quanto riguardava anche il ruolo di Rovigo ma, ripeto, è storia passata e non è nemmeno presente e non è neanche ipotesi futura a breve. Chiudo con il territorio. Oramai che ci sono finisco io, così cerco di essere il più rapido possibile.

La centrale operativa è una cabina di regia importante in quella filiera ospedale e territorio, andate e ritorno e dentro al territorio; sarà un nodo strategico sul quale, come ha detto bene il Dottor Brazzale, si lavorerà con il massimo impegno e molto per farlo funzionare; ha spiegato bene sul tema della residenzialità extraospedaliera, cioè le case di riposo, ha spiegato bene, quindi fondo per la non autosufficienza, potenziali teoriche impegnative di residenzialità, impegnative di residenzialità effettive nell’arco dell’anno perché ovviamente ce ne sono di volta in volta qualcuna in più di media intensità rispetto alla bassa, e quindi questo cambia.

Le impegnative di residenzialità, il fondo per la non autosufficienza, il numero delle impegnative di residenzialità, è frutto della programmazione regionale. Il piano di zona discute sul numero dei posti letto, sulla casa di riposo, sorgente, o che cambia numero di posti letto, quindi i cosiddetti posti letto autorizzati che sono 1.541, ben di più rispetto al numero delle impegnative, perché il piano di zona discute del numero dei posti letto autorizzati, che possono quindi mettersi sul mercato.

Poi ci sono gli accreditati, e sono quelli dove il cittadino, con la sua impegnativa di residenzialità, in base alla valutazione di non autosufficienza e in base alla graduatoria, dove può andare a spendere liberamente la sua impegnativa di residenzialità. Può andarla a spenderla anche fuori U.L.S.S., può andarla a spendere anche fuori Provincia. Ha già detto il lavoro che stiamo cercando di fare.

E’ indubbio che le case di riposo sono un patrimonio di storia, sono un patrimonio sociale per il territorio, sono un patrimonio di economia per il territorio, quindi l’attenzione dell’azienda è proprio per cercare di poter collaborare con le strutture, con i centri servizi, cioè con le case di riposo e parlo della non autosufficienza, per vedere con loro delle possibili situazioni che possano aiutare il problema della sostenibilità economica di queste case di riposo; problema che non nasce, sapete, solo dal numero di posti letto.

Anzi io credo che il numero di posti letto, l’avete capito, forse è l’ultimo dei problemi.

I problemi nascono da una contingenza di questi anni, di questi ultimi anni, che ha visto il numero di persone non autosufficienti che rimangono a casa aumentare rispetto agli anni precedenti perché, grazie all’impegnativa di domiciliarietà e all’indennità di accompagnamento, che è indipendente dal reddito della persona, con la contemporaneità di una situazione economica che ha messo a dura prova molte delle famiglie, il numero di persone non autosufficienti, cioè valutate con scheda svam non autosufficienti che sono rimaste a casa, è aumentato rispetto agli anni precedenti, ed è aumentato il numero di posti vuoti nelle case di riposo.

Quindi c'è anche questo problema da tenere ben presente. Io ho già detto negli incontri con i Presidenti e i Direttori delle case di riposo, nonché in Conferenza dei Sindaci, che quello che serve è un forte ragionamento e confronto tra i centri servizi, tra le strutture della residenzialità extraospedaliera e i centri servizi, tra di loro e con l’U.L.S.S., per fare dei ragionamenti anche di sinergia.

Il fatto che gli acquisti possano essere centralizzati per tutti i centri servizi, credo che possa essere un obiettivo assolutamente fattibile. Abbiamo anche detto che come U.L.S.S. ci mettiamo a disposizione.

Eventualmente, se vogliono i centri servizi, possiamo fare gli acquisti per loro anche perché, avendo la specifica del prodotto che interessa alla struttura, quindi lavorando sulla tipologia del prodotto, poi l’acquisizione, se viene fatta da una stazione appaltante come è all’U.L.S.S., o viene fatta da dieci case di riposo messe assieme, significano come minimo un 3% di costi in meno.

Poi c'è la grande altra partita che deve vedere attenti i centri servizi, che è quella di andare a ragionare su nuove tipologie di servizi da offrire alla cittadinanza, anche all’U.L.S.S. eventualmente, oltre al servizio della residenzialità extra ospedaliera, cioè del posto letto per il non autosufficiente. Quindi noi ci siamo ovviamente come U.L.S.S. per un ragionamento strutturato con i centri servizi.

La vicenda di Casa Serena, per rimanere nello specifico di Rovigo, l’abbiamo seguita, ci siamo confrontati con il Sindaco; abbiamo anche alcune ipotesi di lavoro che presenteremo al Sindaco se potranno anche essere utili nell’economia attuale del futuro di Casa Serena. Ritorno un attimo dentro all’ospedale.

Le sale operatorie attualmente stanno funzionando ad un regime ridotto perché c'è una carenza di anestesisti, ma lo risottolineo, come ho detto all’inizio, è una situazione temporanea perché stiamo dando corso alle assunzioni. Quindi quando io ragiono sull’efficientamento delle sale operatorie, ragiono in una prospettiva di dotazione ovviamente adeguata a questo obiettivo.

L’indicazione operativa posta dal Dottor Brazzale, quindi task-force, lavoro da parte del Direttore dei servizi sociali in stretta collaborazione con gli Assessori al sociale, la posta è partita, ovviamente è già iniziata, non è che deve essere richiesta dal Comune o dai Comuni, è già partita. Il luogo della Conferenza dei Sindaci è il luogo dove questo già avviene; i tavoli di lavoro con gli Assessori dei servizi sociali sono già attivi.

Ovviamente quello che ha detto il Dottor Brazzale e quello che dice la Direzione è voglia, volontà, obiettivo da parte nostra di rafforzare sempre più questo metodo e questo stile di lavoro. Probabilmente a qualcosa non ho risposto, ma ci vediamo una prossima volta, oppure venite a trovarmi. (Voce incomprensibile dall’Aula)

Intervento n. 36
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Punto 1

Relazione del Dirigente Generale U.L.S.S. n. 18

Direttore Generale U.L.S.S.

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Come leggere questi numeri. Il numero degli interventi dipende dalle sedute e dai verbali attualmente acquisiti. I ruoli di Presidenza possono inoltre generare numerosi interventi procedurali: per questo Lente Civica non li usa come classifica di attività politica.