8 marzo tutto l'anno: bilancio di un anno di attività
Consigliera Regionale di Parità
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Intanto a quest’ora non voglio abusare della vostra pazienza, perché è tardi.
Ringrazio il Sindaco e l'Amministrazione Comunale, le Assessore che mi hanno chiesto di essere presente e vi confesso che è un'esperienza rara, estremamente interessante, che in parte conoscevo, essendo frequentatrice di queste terre; mi invitate molto spesso ed io spessissimo quando posso accetto, non solo per la forte collaborazione che ho con la Consigliera di Parità Provinciale, con Annamaria Barbierato, ma perché con le Commissioni Provinciali, Comunali, lo stesso Comitato Pari Opportunità, è da poco tempo che ho fatto una giornata con i dipendenti sulle pari opportunità.
Io sono contenta davvero di misurare quanta strada questo territorio ha fatto su questo tema perché, come dire, ho visto e accompagnato nella nascita gli organismi, ma perché voi oggi qui avete mostrato non solo lo stile politico, tutto il Consiglio Comunale, a parte gli assenti che avranno avuto problemi, altre necessità, eccetera, che dedica una sessione per misurare davvero la temperatura, come dire, la febbre che questo territorio ha su un tema così delicato.
Donne, parità, pari opportunità, uguaglianza, lo diceva prima la Presidente del Consiglio Provinciale, siete il territorio, la terra che ha aderito al cento per cento, tutti i Comuni hanno aderito alla Carta Europea. Guardate che non è banale avere firmato! C’è poi la necessità, oltre al fatto formale della firma, dell'adesione ideale di come traduci in concretezza, in politiche attive su quelle materie le azioni dell'Ente e poi come cambi cultura e qualità della vita delle persone che tu rappresenti.
37 Ecco, io trovo che è di grande responsabilità per voi che siete stati eletti dai cittadini e dalle cittadine misurare che aderenza c'è tra quanto avete promesso, tra quanto, negli ideali politici e culturali che voi rappresentate, poi come la misuriamo? Allora questo io l'ho misurato oggi e ne ero assolutamente convinta, è un territorio che ha una grande vitalità anche istituzionale, per la pluralità delle voci ma anche degli interventi.
Io credo che ora, se mi posso permettere, non dico consigli ma, insomma... elaborazioni, così le faccio a ruota libera, ed un ulteriore passaggio, se vogliamo avere risultati concreti di cambiamento culturale, è un'esposizione più alta dell'istituzione e anche personale.
Vi faccio un esempio: se ad un comportamento violento -i numeri che abbiamo visto- o ad un comportamento discriminatorio sul lavoro, cioè le donne che hanno un figlio vengono estromesse dal posto di lavoro, le donne vengono pagate di meno a parità di qualifica e di livello, se c'è da promuovere un uomo o una donna si promuove un uomo, eccetera, eccetera -non voglio farvi una lezione adesso sulla discriminazione sul lavoro, perché non è tema- ma se di fronte a comportamenti vietati, illegittimi, discriminatori, ci fosse una reazione personale ed istituzionale, esplicita, come dire, non è ininfluente eh!
Capite che l'Amministrazione dica: “No, questo comportamento non è tollerabile, viola questo e questo principio, questa e questa norma”, come dire: “Noi non la copriamo, non siamo omertosi, non stiamo in silenzio”, perché dovete sapere che siamo degli animali, come dire, semplice nei nostri comportamenti! Ogni volta che un comportamento sbagliato non ha, in termini di contesto sociale, una sua sanzione riconosciuta, capite? Un’opposizione a quel comportamento, cos’è che impariamo fin da bambini?
Che quel comportamento, quell'atto è consentito, è tollerato e quindi può essere replicato. Quindi davvero serve una esposizione collettiva e istituzionale che dica o con i manifesti o con i convegni o con letterine che devono arrivare a casa ai vostri cittadini, tutta l'Amministrazione combatte questo comportamento, in quanto non previsto e non tollerato. Questa è una delle, diciamo, innovazioni proprio culturali che sarebbe importante fare.
Io la chiamo la “riprovazione sociale”, io riprovo, questa cosa non mi piace, mi distanzio da te. E l'altra cosa è chiedersi perché una donna dovrebbe votarvi! Un tema molto di attualità, no?
Nel senso che l'avrete misurato, lo misurerete. La distanza, quando si dice, della politica dai cittadini, perché? Perché dovrebbe delegare te a rappresentare diritti bisogni propri?
Guardate i numeri, io non aggiungo niente, perché le cose dette mostrano quali sono le problematiche, i bisogni, i diritti negati, eccetera. Penso che uno stretto rapporto tra che cosa l'Amministrazione fa per rispondere a questi bisogni, deve essere esplicitato alle cittadine se volete mantenere questo legame e che poi riconoscano il valore del lavoro fatto.
L'altra cosa che mi sento di dirvi è che bisogna passare dalla lettura, l'analisi dei bisogni e delle emergenze e le risposte che state dando con i servizi, Centri d'attenzione, gli Assessorati che fanno progetti mirati alla prevenzione. E qui credo che l'autorità che vi viene consentita dai cittadini e dalle cittadine che vi hanno votato vi possa permettere davvero di finanziare -eh!
Non uso mezze parole- finanziare ulteriori progetti ed azioni, attraverso anche il lavoro delle istituzioni che voi già avete in campo, che facciano la prevenzione, la cultura degli interventi mirati, che facciano prevenzione dei fenomeni, che poi sono illegittimi, discriminatori, eccetera. Io non voglio farla molto lunga, però un passaggio piccolo su quale scenario ci attende, vista la crisi finanziaria, economica dei posti di lavoro, no?
Voi avete già un tasso di occupazione femminile basso rispetto alle altre… no? Ecco, disastroso, io non volevo usare questo termine! Si dice, per luogo comune, che la crisi espellerà prima le donne.
Guardate, dai dati che abbiamo non è così ora perché? Perché il settore manifatturiero, quello che sta chiudendo o riorganizzandosi, ha un tasso di occupazione femminile basso. Non è il settore moda che dal 2005 al 2006 ha espulso nel Veneto 28.000 donne, è un altro settore.
Quelle 28.000 donne -il vostro territorio conosce molto bene questo fenomeno degli anni scorsi- hanno trovato lavoro diciamo, una sacca di assorbimento di queste nuove maestranze, di queste nuove operaie nei centri commerciali, nel lavoro delle commesse, si chiamano servizi alla persona e servizi quelli del commercio e quelli alle imprese, quindi il pulimento, le mense, il badantato, il colf. Questa è stata l'area che ha assorbito quelle espulsioni lì.
38 Ora, quell'area lì, per effetto della crisi -lo banalizzo- se un'azienda chiude non ha più bisogno né dell'impresa di pulizie, né della mensa, ci siamo? Se riduce il suo fatturato e riduce l'organizzazione e il numero di personale, riduce l'appalto esterno, l'esternalizzazione del servizio. Chi ci lavora in questi settori?
Le donne. Quindi, guardiamo alla crisi non solo con i numeri oggettivi, diciamo quelli del mercato del lavoro, ma proviamo a vederlo anche nell'incidenza dell'effetto collaterale che poi ha sugli altri settori. La seconda cosa che vi richiamo di guardare è come cambiano le relazioni tra uomini e donne, tra giovani e vecchi, tra autoctoni e migranti in una crisi così spaventosa.
Non abbiamo ancora i contorni, per ora è ancora un fantasma, vediamo dei numeri ma, da quello che dicono, è mondiale ed è inedita. Dove non si è radicata, proprio non ha radici profonde la cultura del rispetto, della tolleranza, della solidarietà, ma dei diritti delle pari opportunità, guardate, credetemi, diventa più facile, più semplicistico dire: “Torna a casa lei che va a lavare i piatti almeno”. Frasi sentite!
Oppure: “Torna a casa sua quello lì, perché tanto lui è già abituato a morire di fame”. Frasi già sentite! Voi capite che... oppure: “Il giovane resta fuori perché è il vecchio che ha bisogno di contributi per andare in pensione”, o il contrario.
Si può rompere un patto di coesione sociale e si può rompere un patto di solidarietà che finora ha retto nelle nostre terre, che ha retto nei nostri posti pubblici e privati, proprio perché quando stiamo male e quando siamo in crisi non diventiamo migliori, a meno che non abbiamo appunto radici profonde in questi principi e valori.
E l'altra cosa che credo indispensabile è quella di tenersi uniti, di non frantumarci, di avere a cuore un bene comune, Destra o Sinistra, di salvare competenze, professionalità, storia di questa terra. Guai a noi se entriamo in questo corto circuito e passa questo sentimento del “si salvi chi può”. Credete, potremmo tornare indietro nell'evoluzione storica, culturale ed umana che neanche noi possiamo immaginarcela.
Potremmo avere scenari davvero sconvolgenti! Quindi è importante questo ruolo dell'istituzione di chi rappresenta cittadini e cittadine con azioni concrete, con presenza vigile e con sentimenti e testimonianze positive, perché, credetemi, queste sono passioni che si sentono e che si possono trasmettere, possono fare grande coesione sociale, materia di cui abbiamo grande bisogno e grande urgenza. Vi ringrazio.