Allora cominciamo dai principali interessati che sono gli abitanti dell’Ulss 14… 18, chiedo scusa ma di giri ne ho fatti tanti e go cambià anche tanti numeri! Allora. questi sono i signori residenti dell’Ulss di Rovigo, si diversificano un pochino dai residenti delle altre Ulss del Veneto perché? Perché la percentuale degli anziani ultrasessantacinquenni qui da noi è più alta; questo non è un vantaggio, come vi sarà evidente.
Questo significa lavorare di più e spendere più soldi, quindi l’Ulss 18 ha delle peculiarità che non sono solo quelle logistiche o il fatto che ci sono i fiumi; fare servizi nell’Ulss 18 costa di più in ragione della popolazione che è più vecchia e del fatto che dispersa in un territorio più ampio.
Se vedete quel diagramma è inquietante, perché la pancia, che è la maggior parte della popolazione che è gente che adesso ha 55/59 anni, tra 15 anni ne avrà 75, e quindi voi vi trovate che la pigna diventa una specie di piramide rovesciata. Provate ad immaginare cosa spetta chi organizzerà e chi gestirà l’Ulss di Rovigo tra 15 o 20 anni! Andiamo avanti.
Comune di Rovigo Consiglio Comunale del giorno 11 Giugno 2013 6 Andiamo subito al dunque: quali sono le azioni che a noi è parso prioritario impostare nel 2013 per gestire l’Ulss? Sono queste quattro: prima di tutto ridurre le fughe degli assistiti. Cosa vuol dire?
Vuol dire che i polesani, non solo i rodigini, i polesani, tutta la provincia di Rovigo, non trovano soddisfazione a tutti i loro bisogni dentro alla provincia, ma escono per una quota importante che bisognerà organizzarsi per tenere il più possibile a casa, perché noi oggi ragioniamo di schede, di ospedale hub, di tutte queste cose di cui prima di tutti io sono convinto.
Certo è che la prima cosa da fare per rivendicare un ospedale hub è quella di fare in modo che tutti i polesani trovino soddisfazione in casa; dopo magari andiamo nel dettaglio a vedere le azioni. Secondo punto è: riorganizzare l’assistenza territoriale, dopo vediamo i dettagli.
Terzo punto è: ripensare ai rapporti con i privati, i privati qui sono molto rappresentati, l’Ulss spende € 40 milioni l’anno per comprare prestazioni dai privati, ci sono due case di cura e tre poli ambulatori, dopo vediamo qual è la logica di questo ripensamento. Poi il punto n.
4 è: i vicini di Adria, se debba essere una azienda sanitaria, due aziende o cinque aziende non lo decidiamo noi, lo decide il Consiglio Regionale; noi qui prendiamo in considerazione una serie di cose ovvie e che ci sembrano intelligenti per lavorare meglio insieme, spendendo meno ed ottenendo risultati più brillanti. Andiamo al punto primo, vediamo cosa vuol dire fughe degli assistiti -dammi il dato su quello che spendiamo fuori saltando… queste sono robe sui tassi di ricovero che, insomma, interessano...
Allora è opportuno che tutti teniate presente che sul totale delle prestazioni consumate dai residenti nella provincia di… -sei provincia o sei…- nell’Ulss 18 il 36% se li vanno a fare fuori. Su questo evidentemente è prioritario lavorare, il 16% della specialistica viene fruita fuori. Andiamo avanti.
Per porre rimedio a questa situazione come vogliamo lavorare? Due sono le direttive che quest’anno, nel 2013, stiamo già ponendo in essere, la prima: riorganizziamo le attività chirurgiche, come? Voi probabilmente sapete -chi non lo sa imparerà oggi- che la tecnologia nuova, le tecniche chirurgiche e le tecniche anestesiologiche, oggi consentono di effettuare in giornata più del 50% degli interventi chirurgici, è quello che si chiama day sourgery; è un numero molto importante.
Quindi stiamo parlando di metà della platea dei pazienti chirurgici. Per questi pazienti noi stiamo pensando di organizzare, analogamente a quello che esiste già da altre parti, non è che inventiamo l’acqua tiepida, io stesso l’ho fatto già in altre parti, pensiamo di organizzare e lo stiamo già facendo, sia a Trecenta che a Rovigo, ma forse principalmente a Trecenta dove c’è più spazio, un sistema di day sourgery multidisciplinare, che consenta di dare una risposta ai pazienti che chiedono un intervento.
Adesso cosa succede? Che tanta gente va fuori mica perché non si fida dei nostri chirurghi, ma perché si sente rispondere: sì, venga l’anno prossimo. Allora è vero che il paziente che deve farsi la cataratta piuttosto che l’ernia o le varici o il tunnel carpale è una patologia agli occhi di un medico forse meno importante di un’altra, ma per lui è il suo problema, e quindi non te po dirghe: vieni l’anno prossimo!
Gli devi dare un tempo certo a distanza ravvicinata, sennò vanno via! E l’avete visto dai numeri! E noi non vogliamo che vadano via, perché vogliamo che i Polesani restino qua, perché se i Polesani restano qua io non spendo soldi fuori e faccio lavorare gente del Polesine.
Questa è la strada che intendiamo prendere, anzi che abbiamo già per la verità intrapreso, e che secondo noi dovrebbe dare dei buoni risultati in un tempo abbastanza breve. Un altro comparto di attività per cui la gente va via è la riabilitazione. Noi, solo Ulss 18, spendiamo di riabilitazione € 2 milioni, 2/3 mi pare, fuori dall’Ulss, in Emilia, vanno in Lombardia, prevalentemente nel privato ma comunque vanno fuori.
Allora sono attività che noi siamo in grado di fare, abbiamo già chiesto alla Regione l’autorizzazione a farle a Trecenta, ce le stanno dando, stiamo già facendo una convenzione con il San Giorgio di Ferrara, l’ospedale di riabilitazione del professor Basaglia, dove i nostri vanno a curarsi e che poi mi manda la fattura perché vengano a Trecenta a curare non solo i nostri, perché a questo punto avremmo negoziato con la Regione di fare una struttura che possa servire a tutto il Veneto meridionale, perché questo?
Perché in Veneto che fanno queste attività in effetti c’è poca offerta, è anche per quello che i veneti vanno via, c’è a Comune di Rovigo Consiglio Comunale del giorno 11 Giugno 2013 7 Negrar, c’è a Vicenza, ma solo per i midollari, e c’è al Lido di Venezia, il San Camillo, che però molto difficile da raggiungere.
Quindi queste sono le due azioni che secondo noi potrebbero servire a tenere a casa loro una quota importante di polesani, curandoli a casa, ma curandoli bene, secondo protocolli di qualità che siano eccellenti, perché la gente va via quando non la servi tempestivamente, oppure quando non riconosce la qualità, c’è poco da fare! Andiamo avanti.
Il day sourgery multidisciplinare che stiamo portando avanti servirà diverse funzioni, come vedete, la flebologia, le ernie, le emorroidi, l’ortopedia per le artroscopie, insomma tutte quelle attività di diverse specialità che si possono fare in giornata. Avanti. Qua siamo all’organizzazione territoriale.
Cosa stiamo facendo? Stiamo facendo quelle aggregazioni dei medici di base di cui avrete sentito parlare, se n’è anche parlato sulla stampa recentemente, che consentono ai pazienti di andare a cercare il medico e di trovarlo, se non lui un altro, ma insomma di avere un servizio 12 ore al giorno per 6 giorni alla settimana. Poi stiamo individuando, stiamo attivando delle strutture intermedie.
Cosa sono le strutture intermedie? Sono quei posti letto dove possono essere assistiti quei pazienti che non sono più da ricovero ospedaliero e che quindi vengono mandati a casa, ma che a casa non possono stare; non possono stare perché non hanno i familiari, perché la casa non è adatta, perché… perché magari non hanno il modo di arrangiarsi da soli a casa.
Allora quello che è necessario è una struttura residenziale per quel mese, quei due mesi che consentono una riabilitazione complessiva; dopodiché è possibile un inserimento domiciliare che altrimenti non è possibile.
Non so se qualcuno di voi ha degli anziani a casa, se ha fatto l’esperienza: il nonno te lo mandano a casa venerdì all’una quando non c’è il medico di base, non hai fatto tempo a procurarti i pannoloni, le medicine, il letto, tutto quello che serve, per cui puntualmente il nonno al sabato mattina alle otto è di nuovo al pronto soccorso! Questo non può essere. È opportuno fare un percorso di continuità prevedendo queste strutture.
Naturalmente se vogliamo tenere la gente di più a casa, bisogna potenziare l’assistenza domiciliare a livello infermieristico e a livello di medicina generale. Poi andiamo avanti. Privati: sono i € 40 milioni di cui parlavo prima.
Allora sgombriamo un equivoco: i privati in questo territorio sono molto rappresentati rispetto ai residenti, ma ci sono, fanno lavorare gente e quindi, in quanto struttura occupazionale, di loro bisogna tener conto e bisogna fare un progetto complessivo di integrazione che di loro tenga conto, perché di tutto abbiamo bisogno, meno che di ulteriori disoccupati. Benissimo, detto questo qual è la logica?
La logica è: ci sei e io ti garantisco quello che ti ho garantito gli anni precedenti, tu però fai quello che serve a me, non quello che vuoi tu come hai fatto fino ad adesso. In questo modo io riesco a risparmiare da un’altra parte, perché evito di fare le cose in doppio. Vi faccio un esempio pratico: la riabilitazione cardiologica i polesani a farla vanno in sei o sette posti diversi, vanno a Cortina, Arco di Trento, Riva del Garda, Motta di Livenza, Porto Viro, a seconda di dove trovano posto.
Quel tipo di attività possiamo farla in casa nostra, da una struttura nostra con cui stiamo prendendo accordi e per la verità lo stiamo già cominciando a fare, basta che il cardiochirurgo che li opera - che nel nostro caso è uno- li mandi lì, lo stiamo già facendo e questo vale una milionata.
Se non spendo quel milione fuori, ad Arco di Trento, a Riva del Garda, in giro per il mondo facendo lavorare bravissime persone ma non polesane, gli stessi soldi li giro ad una struttura privata all’interno del budget, togliendo altre attività sulle quali risparmio. Non so se mi sono spiegato. Benissimo.
Vantaggi: non aumenta la spesa, faccio lavorare gente di Rovigo, del Polesine insomma, che non è il mio principale obiettivo ma è uno dei miei obiettivi.
Assistenza ambulatoriale: assistenza ambulatoriale, voi avete visto nelle scorse settimane, negli scorsi mesi, hanno ridotto il budget di una serie di strutture che qui a Rovigo facevano delle attività di riabilitazione; secondo me, francamente è eccessiva, in eccesso per numero, per appropriatezza, Comune di Rovigo Consiglio Comunale del giorno 11 Giugno 2013 8 ecc..
A loro abbiamo detto: queste non ci servono, fanno più bene a voi che non ai pazienti; vendeteci però, ecografie, TAC, immagini, robe per le quale ho la gente che aspetta; cioè, a parità di budget, o perlomeno all’interno del budget, vi faccio lavorare in altro modo. Questo è il tipo di ragionamento che stiamo impostando. Fino adesso ci vengono dietro, io spero di arrivare in porto alla fine dell’anno e saprò relazionare.
Ma o così, oppure non andiamo fuori, perché soldi in più non ghé né. E dopo vi mostro i dati. Andiamo avanti.
I cugini di Adria, c’è qualcuno che si preoccupa e dice: ma l’Ulss di Adria si vuole mangiare Rovigo, l’Ulss di Rovigo si vuole mangiare Adria. Sono tutte balle! Però quello che è certo è che io qua ho un laboratorio che funziona il 20% di quello che potrebbe dare; loro di là ne hanno un altro che funziona al 10%, francamente i xè schei dea Repubblica, prima di buttarli dalla finestra vediamo di fare dei ragionamenti insieme, risparmiamo sui reattivi, sulle gare, sulle spese, sul funzionamento delle macchine.
Questo stiamo facendo e a me francamente pare ragionevole. Lo stesso stiamo facendo in radiologia. Lo stesso stiamo facendo con il Dipartimento di Prevenzione, è inutile tenere tutto in doppio, si possono fare delle sinergie importanti, perché in questo modo la gente lavora meglio, e anche qualche contenimento di spesa che non è trascurabile.
Andiamo avanti. Parlavamo di soldi, non vi dico una novità se vi dico che di soldi ce ne sono pochi e che i servizi bisogna organizzarli tenendo conto delle compatibilità economiche, però bisogna organizzarli perché i servizi devono funzionare, la gente la devi curare, il pronto soccorso deve essere aperto, le sale operatorie anche e quindi bisogna farci stare tutto. Quali sono i nostri dati quest’anno nel 2013?
Solo quelli lì: ci danno 369.986, sapete che c’hanno portato via € 10 milioni prima ancora che ci sedessimo al 1º di gennaio, vero? No! Beh, ve lo dico adesso.
Al netto comunque ci danno quelli lì, al netto dello scippo dei 10 milioni. A noi però il nostro impianto di produzione costa 407 ad oggi; quindi, siccome la Regione ci ha già detto: vi autorizziamo a sforare in negativo ma non più di 34 di bilancio.
Cercheremo di starci e pensiamo di starci, continuando a garantire tutto quello che va garantito, anche grazie alle azioni di contenimento, cioè diciamo di ragionevolezza di cui parlavo, che niente portano via agli utenti, assolutamente niente, anzi forse danno qualcosa in più sul piano della qualità. Andiamo avanti. Boh!
Vi avevo promesso sintesi e sto finendo, questo è il mal di pancia per il quale oggi buona parte di voi e qua. Cosa dire? La programmazione regionale non la facciamo né io, né il sindaco, la fa il Consiglio Regionale.
È vero che negli ultimi due mesi ho cominciato a vedere pezzi di carta più o meno credibili che giravano, alcuni negavano il pezzo di carta precedente, cioè ogni tanto cambiava; francamente non so dirvi come va a finire, certo è che qualche preoccupazione serpeggia ma la preoccupazione non è sulla radioterapia o sulla medicina nucleare, la preoccupazione vera è sul fatto che l’ospedale di Rovigo debba avere la dignità di ospedale capoluogo oppure no, cioè il famoso hub, perché nel secondo caso non salta solo la radioterapia o la medicina nucleare, ma salta ben più, perché la definizione di ospedale non hub è molto scheletrica e quindi è solo questione di tempo.
Basta. Io mi fermerei qui perché immagino che ci siano un po’ di domande. Grazie.