Persona · attività documentata

Loredana Arena

Ruoli e interventi ricavati dai verbali ufficiali già acquisiti da Lente Civica.

Interventi documentati
1
Sedute con interventi
1
Interventi con video
0

Ruoli documentati

Come indicati nelle fonti acquisite.

PSICOLOGA CENTRO ANTIVIOLENZAOsservato il 25 novembre 20191 osservazione documentali

Attività nei verbali acquisiti

Prima gli interventi tematici, poi quelli procedurali, sempre consultabili. Testo, punto ODG, pagine e video quando esplicitamente autorizzato alla pubblicazione.

25 novembre 2019

Interventi presenti nel verbale ufficiale acquisito.

1 intervento
Intervento n. 14
Pagine 7–9

Consiglio Comunale del 2019-11-25

PSICOLOGA CENTRO ANTIVIOLENZA

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Buonasera, ringrazio l’Assessore Alberghini per questo invito e ringrazio tutta l'Amministrazione comunale, per me è un'emozione, è la prima volta, quindi vi chiedo scusa se qualche imperfezione. Ecco allora mi riallaccio a quello al numero che diceva Rosaria, 80. Cosa significa per noi operatrici 80 donne?

Allora, come diceva Rosaria sono 80 donne, 80 storie diverse, 80 donne che subiscono violenza di varia natura, abbiamo violenza fisica, psicologica, sessuale ed economica. Per noi operatrici, nel momento in cui arriva una donna non sono 80 colloqui, perché per ogni donna nel momento in cui, dopo che dopo che l'educatrice Delia fa il primo colloquio e quindi si cerca di capire e si fa una valutazione del rischio no? Che cos'è questa valutazione del rischio?

Si cerca di capire la reale pericolosità, se la donna è in pericolo di vita e che rischio corre, quindi noi abbiamo una scheda di accoglienza in cui appunto raccogliamo tutti i dati sia della donna che dell'autore della violenza, il maltrattante, e poi alla fine di questa scheda c'è proprio una valutazione di rischio in cui vi sono delle domande specifiche che facciamo ad ogni donna durante il primo colloquio.

Dopo il primo colloquio l'educatrice raccoglie quelle che sono le reali necessità della donna, i bisogni della donna. Quasi tutte hanno bisogno di un percorso di sostegno psicologico e quindi il percorso di sostegno psicologico dura dei mesi, io non faccio psicoterapia all'interno del Centro Antiviolenza, non è previsto, faccio proprio dei percorsi di fuoriuscita dalla situazione di violenza che in base alle esigenze della donna possono avere una cadenza settimanale o ogni 15 giorni.

Però, oltre il percorso di sostegno psicologico, quasi tutte hanno bisogno di una consulenza legale in cui appunto Annalisa, l’avvocata del Centro, dà delle informazioni alla donna che non ha. Vi faccio un esempio, se la donna si rivolge a noi perché ha già sporto una denuncia e non ha un avvocato, magari non sa cosa succede dopo aver sporto denuncia, se la donna vuole anche separarsi.

Quindi allora Annalisa dà tutta una serie di consulenze per quanto riguarda cosa succede dopo la denuncia, come fare bene una denuncia, se la donna decide di sporgere denuncia da questa consulenza. E poi c'è la parte, diciamo, sociale che viene svolta appunto dell'assistente sociale che è importante ed importante ed è fondamentale perché con l'assistente sociale si cerca, lavoriamo in rete con i servizi che sono presenti nel territorio.

Quindi per noi, che sono appunto i servizi sociali dei comuni di residenza della donna e il consultorio familiare se ci sono dei minori, quindi facciamo un percorso personalizzato su ogni donna e questo percorso personalizzato in cui sono previste tutta una serie di colloqui, sono previsti anche degli incontri di équipe, cioè noi operatrici ci riuniamo ogni settimana e ci confrontiamo per capire quali sono, per capire, per darci anche degli obiettivi a medio e a lungo termine nei confronti della donna che possono essere obiettivi lavorativi, obiettivi che riguardano i figli in maniera, appunto in collaborazione con il consultorio o altri tipi di necessità che manifesta la donna.

Oltre, diciamo, a questo lavoro di équipe, mi piace anche dire che noi operatrici una volta al mese facciamo anche degli incontri con la supervisora di un altro Centro, una psicoterapeuta, in modo tale da confrontarci con lei per quanto riguarda i casi che abbiamo in carico, per dare appunto delle linee guida, per dirci, perché a volte anche noi come operatori ci troviamo di fronte a delle frustrazioni che abbiamo nei confronti del nostro lavoro, su quello che facciamo e quindi avere una figura esterna al nostro Centro, alla nostra équipe, ci aiuta molto e ci guida nelle, ci fa a vedere le cose da un altro punto di vista.

Chi sono queste donne? Ogni volta, ogni anno, appunto, noi abbiamo i dati delle di tutte le donne che vengono al nostro Centro. Allora, innanzitutto volevo dire che è il numero maggiore lo riceviamo sullo sportello di Rovigo, quindi sono 56 donne che abbiamo preso in carico a Rovigo, 12 Adria e 12 Lendinara.

La maggior parte delle donne è una donna italiana, quindi la cittadinanza, sono 61 donne italiane e 17 straniere e nella maggior parte dei casi sono donne che hanno dei figli, quindi 1/2 figli, ovviamente quasi tutti minorenni.

Questa donna dai nostri dati è una donna che è coniugata o comunque è convivente, e l'autore della violenza, il maltrattante, è quasi sempre, anzi direi sempre, il marito, convivente, fidanzato, o ex fidanzato e anche per, diciamo, per l'autore della violenza, è italiano, dai nostri dati risulta la maggioranza dei maltrattanti è italiano. La fascia di età delle donne che si rivolge a noi, la fetta principale è dai 40 ai 56-60 anni.

Questo perché, come diceva Rosaria all'inizio, sono donne che si rivolgono a noi non dopo il primo episodio, dopo i primi anni di violenza, sono donne che si rivolgono a noi dopo anni di violenza e quindi hanno dei figli, sono sposate, quindi c’è una storia che dura tanti anni e questo rende ancora più difficile per la donna parlare, diciamo, di quello che succede all'interno delle proprie mura domestiche, perché alla fine, se ci pensate, sta parlando, sta “denunciando” tra virgolette, perché da noi non denuncia, però sta parlando del proprio marito, del padre dei propri figli, quindi c'è anche la vergogna, c'è anche l'umiliazione, c'è anche la paura di quello che succederà dopo aver intrapreso un percorso con noi.

Allora, rispetto per esempio all'anno scorso, la donna nella maggior parte dei casi in quest'anno è una donna occupata quindi ha un diploma, il 25 e il 31% ed è una donna occupata che ha un lavoro più o meno stabile e questo è positivo per la donna perché dà sempre quell’idea di emancipazione, dà una spinta in più per uscire da quella situazione di violenza. Noi come operatrici del Centro abbiamo avuto un, possiamo dire, non dico un incremento di telefonate da quest'estate.

Allora, nella maggior parte dei casi il contatto avviene tramite una telefonata, cioè le donne chiamano il Centro, chiamano noi, chiamano il numero verde e vogliono un appuntamento e quindi c'è un primo colloquio, come dicevamo prima. Però da luglio di quest'anno c'è stato un incremento notevole.

Con l'entrata in vigore del Codice Rosso noi abbiamo ricevuto tante chiamate, soltanto nel mese di ottobre cinque telefonate per una pronta accoglienza, cinque telefonate per pronta accoglienza quindi per una situazione di emergenza. Chi è che ci chiama in questi casi? In questi casi ci chiamano le forze dell’ordine, nella maggior parte dei casi, e a volte il pronto soccorso, a volte contemporaneamente.

Perché, cosa succede?

La donna che ha subito violenza, aggressione, è andata dalle forze dell'ordine, ha chiamato le forze dell'ordine, sporge o anche non sporge non vuol sporgere denuncia e le forze dell'ordine allora ci chiamano perché capiscono che è una situazione di pericolo e perché la donna verbalizza, espone la sua paura di non voler tornare a casa e quindi chiamano il Centro Antiviolenza, chiamano il numero verde, veramente a qualsiasi ora del giorno e della notte, e chiedono accoglienza e chiedono ospitalità.

Allora, c'è anche l'idea diffusa e comune, e che visto che abbiamo come Centro Antiviolenza c'è una casa rifugio che nel momento in cui c'è una situazione di emergenza automaticamente la donna debba essere messa nella casa rifugio. La Casa Rifugio che abbiamo non è una casa per le emergenze, è una casa a indirizzo segreto che va la donna dopo aver fatto dei colloqui con noi operatrici e dopo aver progettato un percorso di fuoriuscita, quindi richiede tempo.

Cosa facciamo quando appunto nel cuore della notte o di sabato, o il 24 dicembre, le forze dell'ordine ci chiamano perché c'è una signora, hanno lì di fronte una signora e non vogliono, e cioè la signora non vuole tornare a casa? Allora noi, come Centro Antiviolenza, abbiamo delle convenzioni con degli hotel e per una situazione temporanea riusciamo a mettere in protezione la donna per una, due notti, in attesa di una valutazione di noi operatrici.

Quindi è una messa proprio in protezione perché c'è l'urgenza e la gravità.

Subito dopo, quindi dopo che c'è questa messa in posizione, in cui Carabinieri, la Polizia accompagna la donna, perché pensate se c'è una telefonata nel cuore di sera o di sabato pomeriggio lo sportello è chiuso non riusciamo a fare dei colloqui, quindi dopo questo primo contatto che generalmente avviene con Rosaria, i Carabinieri accompagnano, la Polizia accompagna la donna in questo, diciamo in questo hotel, e il primo giorno utile riusciamo a fare un colloquio con la signora per capire, per conoscerla, per fare una prima valutazione del rischio.

Dopo si innescano tutta una serie di meccanismi perché dobbiamo relazionarci, dobbiamo confrontarci con il Comune di residenza della donna e, se ci sono i figli, anche con il consultorio. Quindi è importante per noi, ma è importante come si diceva anche prima, una rete, una rete è un protocollo, in modo tale che tutti gli attori coinvolti sappiano cosa fare e come comportarsi.

Per questo protocollo, e che si sta tanto soprattutto in questi ultimi mesi si sta tanto parlando, e io lascerei appunto la parola ad Annalisa, l'avvocata del centro, che se ne occupa in prima persona. Grazie.

Come leggere questi numeri. Il numero degli interventi dipende dalle sedute e dai verbali attualmente acquisiti. I ruoli di Presidenza possono inoltre generare numerosi interventi procedurali: per questo Lente Civica non li usa come classifica di attività politica.