Grazie all'Ingegner Salizzoni. È arrivato anche il Dottor Ballotta, che ringrazio a nome dei Consiglieri. Darei la parola adesso all'Architetto Toffano e poi alla Dottoressa Toffaletti.
Prego Architetto. Arch. TOFFANO ROMEO: Saluto, preferisco parlare così, stando seduto, pare che può essere un tono più, come posso dire, meno formale.
Allora, qualcuno può dire: “Ma quel Piano Territoriale, la Regione si è un po' accorta di Rovigo?”. Rovigo e l'area rodigina è una risorsa per la Regione.
In questo caso penso anche ad Adria, Delta del Po, e poi vi è un altro elemento forte, che forse non lo vediamo, non lo percepiamo, nel Piano Territoriale Regionale è scritto, però dobbiamo anche noialtri, come posso dire, farlo nostro: sta nascendo, sta venendo fuori un'altra città reticolare che abbiamo chiamato tra il Po e l’Adige, che ha per perno poi il ponte su Verona e su Legnago, Rovigo/Adria. Questa è una città che sta venendo fuori.
Quello che abbiamo visto in altre epoche, magari fatta città senza progetto, e penso alla Pedemontana. Oggi, forse, abbiamo qua la possibilità di dare forma a questa città, cosa che 30 anni fa dall'altra parte del Veneto non abbiamo avuto l’accortezza, come posso dire, di mettere a sistema questo sviluppo che stava venendo avanti. Questa è un'operazione un po' non semplice, ma sicuramente siamo in tempo, la politica è in tempo per poterla fare.
Lo dico qua perché poi Rovigo è città capoluogo. 6 Rovigo è quella realtà anche urbana, ma anche politica evidentemente, che può governare al di là della cinta daziaria comunale questo disegno. Ed è un disegno grande, anche perché vi è un’altra dimensione del Piano, ed è che il mondo non finisce con il Po!
E’ evidente, sempre più vi è una relazione stretta tra -se volete- Padova, e lo vedremo dopo, e Rovigo ma anche tra Rovigo e Ferrara. Ossia, questa dimensione: il Piano, il Piano Territoriale Regionale in questo caso, vede in quest'area un'area ponte e una risorsa per il sistema regionale veneto.
È bene dirlo questo, perché molto spesso non ci rendiamo conto dell’opportunità che perderemmo se non saremmo e non sarete in grado di governare questo processo, che può essere anche tumultuoso, celere, ma che va governato e se governato è una risorsa per tutto il sistema veneto. Io questo non lo dico non perché il mio Assessore di riferimento, l’Assessore Marangon, è di Rovigo, ma perché ormai vi è questa percezione! Ma voi dovete essere consci di questo.
Ecco qua. Vi ho parlato del Piano, l'abbiamo buttata là, città motore di futuro, non del futuro, nella città occidentale, gli stili di vita nascono all'interno della città, è la città che fa la differenza, è la città che dà la competitività. Perciò, il Piano Territoriale Regionale molto si è soffermato sul sistema della città veneta, sul sistema della città veneta metropolitana, policentrica.
Beh! Io credo che qua parlare di città Rovigo non siamo fuori casa. La città non è la città perché è una città che ha tanti abitanti, mi si passi la battuta, ma la città è città perché la città ha un suo profilo e, se volete, anche delle sue caratteristiche, ha delle sue funzioni prevalenti.
Beh! Questo non è una cosa da poco! Ricordiamoci una cosa, che la città nella nostra dimensione occidentale, è proprio la città nella specificità quasi italiana.
La città è quella che dà rango, la città è quella però che in questo caso dà anche una cultura aggregante di comunità. Guardate che non è così! Appena di là delle Alpi non è così!
Molto spesso è più la campagna che fa la differenza, non a caso i titoli immobiliari francesi sono più legati alla campagna che non alla città. Butto là, tanto per capirci! Da noi la città è un elemento aggregante della cultura, perciò operare nella città significa operare nella civitas, nel suo senso, nella sua natura di vita, di essere.
Lo dico con passione un po' civica questo, perché, insomma, in Consiglio Comunale! Ma perché questa operazione è un'operazione grande che solo la politica può fare, perché solo la politica può dare questa dimensione di futuro, non solo gli operatori, i tecnici. E questa… Allora, dico questo per capire che l'operazione non è fare un po' di metri cubi in più o in meno, si tratta di trovare un senso e una funzione di Rovigo nel sistema Veneto, che non è una cosa da poco.
Va beh! La città, però, è una città che ha delle linee di cambiamento, ha delle linee d’identificazione ma anche, come posso dire, anche delle sue identità. La città poi, se volete, è anche il luogo delle opportunità, la città è il luogo delle opportunità, se volete la città è una anche public economy, se volete la città è anche un luogo dove in qualche modo uno riesce a vivere compiutamente la propria identità.
E guardate che la vostra identità non è meno o meno importante di quella delle altre città, magari , tra virgolette, più blasonata del Veneto! Io dico questo perché questo atteggiamento, “ma io sono un po’ l’ultimo della coda”,… Beh! Non è così!
Voi avete dei profili e delle identità che fanno la differenza , se volete, anche nel Veneto. Allora, la città va sicuramente ripensata. La città va ripensata dando senso alla città sicuramente -ecco qua- la città va ripensata avendo un primo rapporto con la geografia dei luoghi, la geografia e il tempo.
Sicuramente la geografia e il tempo è un modo per ripensare la città. Sicuramente poi vi sono le classificazioni delle funzioni, e qua -ecco qua- e voi avete un’opportunità grande che forse altre città del Veneto non hanno: intanto voi non avete quel materasso edilizio che molte volte asfissia la città, come posso dire, come noi la intendiamo, pensiamo alle nostre tante periferie senza qualità!
Ma sicuramente voi avete la possibilità oggi di intrecciare quella che noi chiamiamo “l'industria leggera” con il tempo libero, lo shopping, la cultura. Cose che, elementi, funzioni che altre volte, che molto spesso altre città del Veneto non hanno, perché hanno magari, nel crescere, bruciato questa possibilità. 7 Voi oggi avete la possibilità di legare, di intrecciare queste funzioni, e saper legare queste funzioni significa essere moderni, significa essere competitivi, significa essere efficienti.
Perciò, voi altri qua -ripeto- potete sicuramente intrecciare, in una dimensione nuova e di futuro, un’industria leggera, il tempo libero, shopping, la cultura, il sapere. Beh, non è una cosa da poco! Ecco, intrecciare questo cosa significa?
Significa pensare a degli iper luoghi, pensare a degli iper luoghi. Ma gli iper luoghi sono delle piazze della contemporaneità. Beh!
Molte volte gli iper luoghi sono anche, come posso dire, banalizzando grandi centri commerciali, che molte volte anche questi sono cresciuti senza progetto e senza identità. Vuoi politicamente dovete pensare a degli iper luoghi e in questi luoghi vi è il deposito, se volete, di senso della città, anzi questi iper luoghi -ripeto- sono le piazze della contemporaneità.
Ricordate che una delle caratteristiche delle nostre città sono le piazze, non tutte le città del mondo hanno le piazze, da Tokio a New York non vi sono le piazze. La piazza è l'elemento fisico della nostra società interclassista. Oggi voi potete pensare a questi iper luoghi in un'idea di armonia e di senso.
Beh! La buttò là, l'Urban Labor che cos’è? Un iper luogo che la politica deve riempire.
Un iper luogo che può fare la differenza con la città, perciò non è soltanto, come posso dire, non è soltanto una struttura fisica in sé, ma è una struttura fisica che racchiude un destino e un senso della città. È evidente che però per fare queste operazioni bisogna interelare questi iper luoghi con le strutture urbane e la mobilità, e legare poi il disegno di questi iper luoghi alla città stessa.
Sicuramente vi è anche un altro elemento che fa la differenza, qualcuno diceva il bello salva il mondo, la bellezza salva il mondo. Sicuramente questi iper luoghi vanno pensati come funzione, ma vanno pensate anche come architettura. L'architettura non è più separata dall’urbanistica, la funzione e la forma devono andare a braccetto, di conseguenza pensare questo significa pensare a un iper luogo che poi deve essere anche disegnato nella sua architettura, e la bellezza non è soltanto così, un di più!
Fa la differenza in tutti i sensi, anche economicamente. Io dico questo anche perché molto spesso su questo si passa sopra. È evidente che questi iper luoghi poi fanno sì di superare la città generica, la città disarticolata e senza forma.
Questi luoghi servono proprio, si diceva prima, per fare il catalizzatore della città del futuro. Questi iper luoghi… da là è, in qualche modo, un quadrante su cui poi si generano azioni per la città più larga. Ecco, questi luoghi sono anche luoghi, sono edifici icona li chiamano oggi.
Questi luoghi sono anche delle forme a immagine della città. Uno va a Parigi, manda la Torre Eiffel perché quella è il simbolo della città. Perciò, voi oggi, ecco qua questa idea dell'Urban Labor, si legge in questo scenario, in questa sfida, che prima di tutto, prima dei tecnici è una sfida della politica.
Certo dovete ripensare, vi dicevo prima, lo spazio produttivo nella concezione più ampia, certo dovete anche disegnare un nuovo spazio ibrido, quello dell'intreccio, di cui parlavo prima, che è anche una novità nel panorama dell'urbanistica e dell'architettura. Certo, in questo modo voi fate un'operazione forte per Rovigo, da una parte fate sì che Rovigo sia una città globale, dall'altra fate sì che Rovigo non sia una città dilatata, senza confini e senza identità. Beh!
Non è un'operazione da poco. Voi con questo legate Rovigo ad una globalità, ma dall'altra mettete anche, come posso dire, dei punti fermi da cui limitare, dare forma, limitare l'espansione di Rovigo, magari da un'espansione senza qualità. Beh!
Dico questo perché non è una cosa dopo. Beh! Andiamo pure avanti.
È evidente che sicuramente questo progetto per essere tale ha bisogno di essere, non è un progetto regionale, della Regione, è un progetto che riguarda il sistema regionale, ma in primis riguarda la città di Rovigo. Lo voglio dire questo, perché i progetti strategici, qualcuno dice: “Beh! Sono progetti regionali” Non può essere così!
Ma queste operazioni che vi ho detto non possono che nascere all'interno del territorio, perché all'interno del territorio il progetto si carica di senso, attraverso un processo, un 8 percorso di progettazione. Anche qua in questo momento si sta lanciando un'idea, ma l'idea poi deve prendere forma e gambe nel processo formativo dell'idea! Non è che ci sono i disegni fatti.
E’ evidente che un'idea poi di questo tipo, lo dico così con soddisfazione, non può essere che così. Siccome che qua si tratta di dare senso alla città, beh quest'idea deve essere bipartisan. Questa idea non può essere di una parte, perché tutti devono riconoscersi in un destino.
È questo che io ripeto! Non è soltanto un contenitore. Ma, voglio dire, è un'operazione che sicuramente può fare la differenza in quel sistema granulare di città a grappolo che parlavo prima da Legnago a Rovigo, passando per Adria.
Beh, sicuramente, ecco qua, idea Urban Labor, voi sapete che cosa significa, noi in questo polo si era prefigurato un polo fieristico universitario, tecnologico, scientifico, di servizi, di ricerca, sviluppo e d'altro, questo sapete dove si trova. E’ evidente che questa è l'idea. L'idea poi che la comunità deve governare, ecco qua.
La Regione, il mio Assessore a novembre ha portato una prima delibera in Giunta Regionale di avvio al processo. E’ evidente che questo processo passa, parte se vi sono i principi, voglio dire i committenti, perciò questo progetto va avanti, lo ripeto 10 volte, se i committenti ci sono, la Regione, il Comune, altri. E questo progetto, perciò, ormai è avviato, però si tratta di definire la cabina di regia, che non spetta a me dirlo evidentemente.
La cabina di regia fa anche la differenza, se volete! E in questo caso penso alla Regione, penso al Comune e ad altri. È evidente che poi questo progetto ha una struttura tecnica.
Anche in questo caso la struttura tecnica deve essere ridotta all'essenziale, la prima operazione però che deve fare e che ci siamo proposti di fare, ma è tutto da verificare, che cos’è? È di fare un monitoraggio, un'intervista su quelli che sono gli attori potenziali già presenti su un sito, per capire le loro disponibilità, e in base alle loro disponibilità prefigurare delle funzioni su una logica di futuro. È evidente che questa qua è una novità grande, se volete.
Fatto questo primo monitoraggio, i tempi saranno decisi dalla regia, fatto questo monitoraggio, beh si fa una rating finanziario, ossia un'operazione seria di questo tipo parte, ha bisogno di rating finanziario. Cosa significa un rating finanziario? Ma quanto mi costa quello che penso di fare?
Come recupero le risorse sul versante pubblico e sul versante privato? Fatto questo rating finanziario da una società che in qualche modo è certificata, ecco fatto questo rating finanziario, beh si comincia a prefigurare quello che potrebbe essere il distributivo urbanistico dell'area, fermo rimanendo che forse vi è la necessità anche di fare un bando, per che cosa?
Per verificare la disponibilità di altri soggetti, perché una delle caratteristiche di questa avventura è che questa qua deve avere la massima di trasparenza. Questa avventura o è un'avventura che ha la trasparenza, come posso dire, si capisce il percorso, si legge il percorso, oppure questa avventura si ferma a domani mattina.
Fatto questo, questo bando, vi è evidente che il fatto il bando si prefigura poi un'altra ipotesi, un'altra ipotesi di distributivo funzionale, e però -ecco qua- dopo di che io credo, prima parlavo di architettura, la grande sfida, no? È evidente che qua forse si tratta anche di capire se vi sarà un concorso di idee per dare forma e architettura a quest’ipotesi, anche perché se questo è un luogo che deve essere qualificato della città, non si può sbagliare, la qualità architettonica fa la differenza.
Chiudo, per dire… i tempi non posso dirli, perché non sono io il funzionario che può dare i tempi, sicuramente in tempi saranno regolati -ripeto- dagli amministratori e dalla politica, sicuramente è la cabina di regia che fa la differenza. L'unica cosa che posso dire: il progetto amministrativamente è partito, si spera che questo progetto arrivi in stazione. È evidente però che il futuro è uno spazio vuoto, lo ripeto, il futuro è uno spazio vuoto che però va riempito oggi, ecco qua.
E una delle dimensioni dell'urbanistica, dell'architettura è proprio questo qua, di fare tornare di moda il futuro, perché molto spesso, sia la politica, ma anche gli operatori tecnici vivono un tiranno presente. Un tiranno presente che non dà passione civile, ma che soltanto 9 ci si abitua a barcamenarci di qua e di là, ma senza dare, come posso dire, una visione larga di quello che potrebbe essere la nostra comunità e con le tante potenzialità che questa possiede. Grazie.