Devo dire che l’opposizione ha ragione a dire che il Presidente è di parte, perché io mi ero iscritto molto prima di Guarnieri e Lei mi hai messo dopo Guarnieri!
Dopo l’intervento del consigliere Guarnieri io, molto modestamente, volevo invitare i colleghi consiglieri dell’opposizione e della maggioranza a fare alcune riflessioni per quanto riguarda il programma sui servizi sociali, questo proprio nell’ottica di condivisione - per quanto possibile - dei programmi tenendo conto che i servizi sociali siano non solo per me, e per la coalizione a cui mi onoro di far parte, importanti ma anche per voi.
E allora io non credo di usare tutto il tempo che ho a disposizione però lasciatemi solo la possibilità di fare un ragionamento un po’ più ampio rispetto a quanto già stato illustrato dal nostro Sindaco. Qualsiasi amministratore che si mette ad amministrare deve porsi una domanda e la domanda semplice è: nel momento in cui uno si mette a amministrare quali sono i servizi che deve governare, quante sono le persone che servono e quali sono le risorse delle quali c’è bisogno.
Se questo lo trasferiamo ai servizi sociali, la questione diventa quanto mai complessa, per una serie di motivi che la maggior parte di voi conosce.
Innanzitutto, perché c’è una richiesta che è sempre più alta, una richiesta di interventi sociali a copertura delle fasce più deboli, che è sempre più ampia; e dall’altro lato della bilancia - ammesso che si possa parlare di due lati di una bilancia, non vorrei essere poi bacchettato dal Consigliere che mi ha preceduto - vi è una notevole difficoltà economica per poter far fronte all’enorme richiesta.
Allora, il divario che continua ad aumentare tra la domanda crescente e le risorse calanti si sta traducendo nei servizi soprattutto sociali come qualcosa di difficilmente gestibile e questo vale, sia per il privato sociale, sia per il sociale pubblico.
Allora, a questo punto nel ragionamento verbale che intendo fare e che intendo condividere con voi, c’è un’altra variabile importante, che è la 62 situazione estremamente difficile in cui si trovano a lavorare gli operatori dei servizi sociali, operatori che molto spesso sono legati da contratti di forte precarietà, con una forte pressione da parte del resto della società che chiede loro di affrontare tutti i problemi e possibilmente di risolverli in tempi molto rapidi.
Tutto questo io credo che una politica seria per la gestione di una città debba essere considerata nel momento in cui si inizia a scrivere un programma e nel momento in cui questo programma poi lo si deve anche realizzarlo.
Allora, noi siamo convinti che le cose, per quanto riguarda i servizi sociali, debbano essere affrontate, partendo da un’altra posizione, rispetto a quella che è la posizione comune e generale della gente; e innanzitutto io credo che vada un po’ rigettata la politica del piagnisteo che caratterizza molto e in maniera particolare, gli operatori dei servizi sociali. Che cos’è la politica del piagnisteo?
È quella politica per cui si individua sempre molto attentamente quello che non c’è, si individua molto attentamente quello che si potrebbe fare, e non si riesce mai ad individuare nel proprio territorio, quello che c’è e quello che si può mettere in moto per modificare alcune situazioni.
Io credo che indipendentemente da tutti i discorsi che ho sentito, discorsi di buon senso, che ho sentito prima del mio intervento, io credo che questa riflessione vada fatta, ma vada fatta al di fuori di quelli che sono gli schematismi dell’idealismo che caratterizzano la Sinistra e dell’integralismo che qualcuno vuole dare alla Destra.
Io credo che vada fatta come Consiglio comunale, usciamo quindi dalla politica del piagnisteo, tutti, e presto, per poter affrontare serenamente quelle che sono veramente le emergenze per la nostra città. E faccio riferimento in maniera particolare alla gestione del sociale.
La cultura del piagnisteo porta a dire: “Io…non ci sono soldi, per cui non si fa”; la cultura diversa che dovrebbe animare e che animerà l’attuale Amministrazione parte invece da un ragionamento un po’ differente e il ragionamento si fonda su quelle che sono delle risorse concrete che noi abbiamo nel nostro territorio, delle risorse importanti che arrivano dal così detto privato sociale, dal terzo settore e con questo iniziamo a costruire.
Un altro fenomeno del quale dobbiamo dare conto e sul quale dovremmo riflettere e invito veramente tutti voi alla riflessione, è il fenomeno del cosiddetto “carsismo sociale”. Il carsismo sociale, per chi non lo sapesse, ma immagino che la maggior parte di voi abbia ben presente che cosa intendo dire, è quel fenomeno grave, che mina le politiche sociali.
Allora, sopra questo territorio o area del sociale dove non esistono soldi, dove non esiste proprio più niente, dove non si può fare più niente, in realtà sotto scorre un fiume importante di denaro, un fiume importante di risorse, che molto spesso non si riescono a portare in superficie e con le quali non si riesce a coordinarsi per poter fare qualcosa d’importante.
Io credo quindi che la scommessa di un’Amministrazione sia proprio anche quella di cercare di far emergere quella quantità importante di denaro e di idee che derivano da tutto quel sistema che noi definiamo, in maniera grossolana, “terzo settore”, ma che sono le Associazioni, tutto il sistema no profit, che porta idee, che porta anche denaro in alcune situazioni e con il quale dobbiamo confrontaci.
Ma il confronto deve essere un confronto alla pari, deve essere un confronto sul quale ragionare dall’inizio, cioè con una condivisione forte di programmi, con una condivisione forte di obiettivi da raggiungere.
È chiaro quindi che l’Amministrazione comunale deve avere il controllo politico degli interventi sul sociale, è chiaro, nessun’Amministrazione può permettersi di dare delle deleghe in bianco a qualcuno e soprattutto nessun’Amministrazione seria può fare il lavoro squisitamente economico di dare al minor costo possibile la gestione dei servizi sociali. Ma è impensabile che la gestione pubblica dei Comuni non possa tenere conto di tutto quello che parallelamente scorre in questo versante.
Rispetto al programma che il nostro Sindaco ci ha presentato e che indubbiamente può essere stato veramente un po’ pesante per chi non l’aveva letto prima, io credo che sui servizi sociali ci siano alcuni punti sui quali varrebbe la pena che tutti riflettessimo, indipendentemente dalla posizione in aula e dalla nostra posizione personale; mi riferisco al ruolo che il Comune di Rovigo dovrà avere per quanto riguarda i piani di zona, che sono lo strumento - e voi questo lo sapete meglio di me, perché molti di voi sono Amministratori dal 1994, io lo sono da molto poco - …i piani di zona sono lo strumento con cui si può amministrare la politica sociale di un Comune.
I piani di zona devono vedere il Comune di Rovigo in un ruolo fondamentale. Nel gruppo guida dei 63 piani di zona, che dovrebbe istituirsi nei prossimi mesi, settembre/ottobre, io chiedo al Sindaco che il Comune di Rovigo sia fortemente rappresentato, perché quello è il posto giusto dove si scrivono le politiche sociali, dove si definiscono gli obiettivi, dove si definiscono i soldi, dove si definisce quale sarà l’andamento della nostra città per quanto riguarda le politiche sociali.
L’altra questione importante che è stata toccata dal Sindaco e su cui vi inviterei a riflettere, è la questione della spesa delegata, che non è così banale come sembrerebbe, la questione della spesa delegata non la si può risolvere nel dare delega o togliere la delega tout-curt, io credo che vada verificato in maniera importante, capitolo per capitolo, come vengono spesi i soldi delegati, come vengono spesi i soldi, ma capitolo per capitolo.
È troppo semplice liquidare la spesa delegata con “tutto bene” o “tutto male”; ci sono sicuramente delle situazioni che vanno riviste, ci sono delle altre situazioni sulle quali si potrebbe transigere.
Terzo punto che il nostro Sindaco ha messo sul piatto della discussione e sul quale vi invito a riflettere: esistono - e immagino che anche questo voi lo sappiate, ma permettetemi di ricordarlo - esistono dei modelli differenti di welfare, che si stanno facendo strada: il welfare territoriale, il welfare comunale, intercomunale e sono queste delle esperienze che stanno dando dei risultati, li hanno dati non solo nei Comuni rossi, ma li hanno dati anche in realtà del Veneto, in realtà del bellunese, del Veneziano.
Più Comuni si consorziano, si associano per gestire alcuni capitoli della spesa sociale. Anche su questo tema io credo che l’Amministrazione abbia bisogno di un confronto serio con l’opposizione e su queste cose io credo che si definisca la qualità di vita della città e che si definisca anche la qualità politica della città.