Nuovo Patto dei Sindaco (Covenant of mayors for climate...” Pag. 9 2
Consigliere Lega Nord
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Grazie Assessore. Cedo volentieri la parola all’Ingegner Milano che ci spiegherà più nel dettaglio tutto l’impianto. Grazie.
Ing. MILAN ANGELO: Buongiorno a tutti. Grazie per l’invito e l’opportunità di poter presentare questa pianificazione in Consiglio Comunale di Rovigo.
C’è un piccolo problemino tecnico, che mi pare che il Power Point non funzioni, quindi uso il PDF che avevo comunque. Come anticipava prima l’Assessore, il lavoro parte innanzitutto da un accordo di programma fatto fra la Regione Veneto e la Camera di Commercio di Rovigo.
La Regione Veneto ha inteso finanziare, attraverso un’intesa che ha coinvolto poi la Provincia e anche le Associazioni CNA e Unindustria, per far sì che i Comuni della Provincia di Rovigo, che ancora non avevano il PAES, potessero adottare questa strumentazione. I Comuni che hanno aderito al PAES d’area, perché la Regione ha inteso finanziare solo i PAES d’area e non i PAES singoli... Che differenza c'è?
PAES singolo vuol dire analizzare il singolo territorio comunale, fare il censimento e le valutazioni solo all’interno del territorio comunale.
Voi capite che ci sono Comuni, il capoluogo che fa 50.000 abitanti, che ha un territorio che potrebbe anche fare tranquillamente da solo; altri Comuni, in Provincia di Rovigo ci sono Comuni che hanno anche meno di 1.000 abitanti, 735 per l’esattezza il Comune più piccolo, pensare ad un piano d’azione per l’energia e il clima sostenibile in Comuni di queste dimensioni, credo non abbia nessun significato o gran poco. Quindi la Regione ha inteso finanziare solo là dove i Comuni si sono messi assieme, hanno aderito.
Il Comune di Rovigo ha colto l’adesione e anche l’impegno di fare da capofila per l’area centrale. Contemporaneamente si sta portando avanti il PAES nei Comuni del Delta, dove c'è Porto Viro che fa da capofila, i Comuni dell’alto Polesine con Castelmassa che fa da capofila, e questa è un po’ l’azione che si sta portando avanti.
In questi giorno tutti i Consigli Comunali si sono convocati e stanno approvando, ieri sera tanto per dire eravamo a Stienta e a Ficarolo, dove tutti e due i Consigli Comunali all’unanimità hanno approvato questa pianificazione, e quindi si va avanti. Probabilmente il 2 agosto, che c'è l’ultimo Consiglio Comunale di Ariano, con quell’ultima delibera lì, potremmo dire che tutti i Comuni della Provincia di Rovigo avranno un PAES approvato.
Credo che questo sia anche, per chi ha avviato questi accordi di programma, in primis la Provincia nel 2012 ma poi anche la Regione con l’accordo di programma che citavo prima, abbiano visto come strategia importante nel territorio per la riduzione dei gas serra in particolare. Però prima l’Assessore accennava a un altro fatto, che non si parla più solo di riduzione dei gas serra e quindi della CO2, ma si parla anche di vulnerabilità del territorio derivante dai rischi climatici.
Come vedete, tutto il lavoro è organizzato praticamente in quattro volumi. Il primo volume, apro l’indice, il primo volume sostanzialmente raccoglie tutta una serie di informazioni di carattere generale, quindi ci sono le premesse, viene riportato il protocollo d’intesa fra la Regione, Camera di Commercio, Provincia, Associazioni. Nel paragrafo 2 viene spiegato che cosa è il PAES d’arena, che differenza c'è fra un PAES singolo e un PAES d’area.
Dicevo prima: il PAES d’area prevede delle azioni comuni da svolgere, interventi quindi da realizzare sull’intera area, formata da più Comuni; le linee guida sono delle direttive, dopo magari le vediamo, che la stessa Regione Veneto ha dato da seguire; gli anni da prendere a riferimento vengono forniti dalle linee guida e quindi si parte prima della crisi che c'è stata, e che in parte c'è ancora, e quindi gli anni presi a riferimento sono di 2006, 2008, 2010, 2012 e 2014, quindi un arco praticamente di 10-12 anni.
Non si parla più di 20-20-20. Molti probabilmente ricordano questo acronimo, 20-20-20, che stava per 20% riduzione CO2, 20% riduzione dei consumi e 20% aumento di produzione da fonti rinnovabili. Oggi si parla di 20-30-40: 40 sta per la percentuale di riduzione della CO2 che va prevista al 2030; poi gli altri due parametri che erano 20-20 sono stati portati a 27-27.
Noi vedremo più avanti che il 40% si raggiunge, il 27% di riduzione dei consumi si raggiunge; è difficile raggiungere il 27% di produzione da fonti rinnovabili. Per arrivare a quelle cifre lì, occorrono degli impianti importanti.
Pensate al Comune di San Bellino, ha un impianto fotovoltaico fra i più grandi d’Europa, sicuramente non ha il problema di arrivare al 27%, anche il Comune di Loreo, Ceneselli, Canaro, i più importanti della Provincia, oppure impianti a biomasse, con tutte le problematiche che ci sono e sottolineo che tra l’altro ultimamente anche il mondo imprenditoriale non sta portando avanti progetti di impianti a biomasse.
Quindi l’obiettivo, e si vede nel capitolo 2 dove queste cose vengono riportate, la proposta della Commissione Europea 15 ottobre 2015: è la data in cui la Commissione Europea ha ritenuto che tutti i nuovi PAES non abbiano più come limite temporale il 2020 ma il 2030, quindi ha alzato l’asticella e ha aggiunto quella C che trovate alla fine dell’acronimo, quindi non più PAES ma PAESC, che vuol dire piano d’azione per l’energia e il clima sostenibile. Perché? Perché la temperatura globale è comunque aumentata.
Si lavora con questa pianificazione per ridurre le emissioni di CO2, ma comunque la temperatura è già aumentata ed è previsto che aumenti ancora, indipendentemente o meglio, se si svolgono queste azioni, sicuramente si rallenta l’aumento, ma prima di arrivare alle emissioni zero ci vogliono decenni.
E quindi la Comunità Europea dice “No, tu mi devi valutare non solo le riduzioni delle emissioni di CO2 e quindi dei gas serra, ma mi devi valutare anche quelli che sono i rischi derivanti dal cambiamento climatico”, e dopo vedremo un po’.
Il primo volume sostanzialmente è una serie di informazioni di carattere generale che riguardano anche gli aspetti diciamo così finanziari, il monitoraggio, gli aspetti organizzativi, le fonti di energia disponibili nel territorio; ci sono fonti di energia cosiddette esauribili e fonti di energia che invece sono quelle rinnovabili. Le esauribili le conosciamo, sono petrolio, carbone, metano nucleare, anche quello è esauribile.
Invece quelle rinnovabili l’idroelettrico, l’eolico, il fotovoltaico, il termo solare, biomasse e geotermia.
Per quanto riguarda l’idroelettrico, nel territorio della Provincia di Rovigo ci sono alcuni esperimenti sostanzialmente; il Consorzio di Bonifica sta portando avanti degli impiantini sull’idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco, in particolare sulla conca Bussari ad Arquà Polesine, ma anche qualche studio si sta facendo sull’utilizzo delle maree nelle lagune, laguna di Caleri che ha due bocche abbastanza strette.
Per quanto riguarda sempre l’idroelettrico, c'è un impiantino sperimentale nell’Adige a Cavarzere, e poi c'è un grosso progetto che tutti conoscono, ma che non abbiamo minimamente preso in considerazione. Per quanto riguarda l’eolico, la Provincia di Rovigo sicuramente non ha potenzialità di questo tipo. Servirebbe una velocità media intorno a 7-8 metri al secondo per poterla sfruttare.
Diciamo che spesso invece la velocità del vento è decisamente inferiore, tant’è che eventualmente la Provincia soffre di area ferma, di afa soprattutto in questo periodo.
Poi c’è il fotovoltaico che è indubbiamente il tipo di energia rinnovabile più utilizzato, dopo vedremo anche i numeri, citavo prima i grossi impianti; il termo solare viene utilizzato in particolare dal residenziale, perché nel periodo estivo per esempio ma anche nelle giornate di sole da marzo fino a tutto ottobre, dà dei buoni risultati per la produzione di acqua calda; acqua calda che viene utilizzata per scopi sanitari, non per riscaldamento, o potrebbe essere utilizzata, ma non con grandi risultati, come integrazione al riscaldamento.
Rende di più il fotovoltaico perché anche d’inverno il fotovoltaico produce qualcosa. Energie da biomasse, sappiamo che nel territorio ci sono degli impianti già realizzati; nei Comuni dove sono stati realizzati stanno dando, poi vedremo se volete anche nel dettaglio, per esempio Lusia che fa parte di questo comprensorio ha degli impiantiti a biomasse, tant’è che Lusia, se la guardiamo nella sua singolarità, raggiunge tranquillamente tutti gli obiettivi. Energia da geotermia.
La geotermia è utilizzabile. Non pensiamo di avere a 20-30 metri l’acqua a 50 gradi come può essere alle Terme Euganee, o a 100 gradi a 2.000 metri come è a Ferrara, però ci sono delle cosiddette anomalie geotermiche anche nel territorio per esempio di Boara Polesine; in Provincia di Rovigo le cosiddette anomalie, quindi vuol dire una temperatura media maggiore rispetto alle zone circostanti, la troviamo tra Boara e Lusia, troviamo qualcosa a Stienta e poi qualcosa nel Delta in particolare a Taglio di Po.
Vuol dire che lì ci sono delle zone dove la temperatura, ripeto, anziché essere intorno ai 14-15 gradi che è la temperatura media a 20 metri di profondità, arriviamo anche a 20 gradi. Qui a Rovigo in particolare c'è un edificio che tutti conoscono che è l’ex Upim, che ha un impianto a geotermia, e viene utilizzato sia per il riscaldamento che per il raffrescamento. Qual è il concetto?
Il concetto è quello sostanzialmente della pompa di calore, cioè io devo scambiare calore fra l’interno e l’esterno. Se l’esterno, come in queste giornate, è 33-35-36 gradi, si consuma molta più energia rispetto a un ambiente sotterraneo, dove la temperatura è intorno ai 14-15, anche 16 gradi. Questo salto termico si riduce e quindi riduco anche l’energia necessaria.
Ovviamente sono impianti che hanno dei costi, che difficilmente per la semplice abitazione vengono realizzati, ma per fabbricati importanti stanno dando anche dei risultati importanti. La Regione Veneto ha già fatto uno studio, ne abbiamo chiesto copia, e abbiamo inserito in questo lavoro alcuni dati; la Regione Veneto ha fatto uno studio sulle potenzialità della geotermia in tutto il territorio della Provincia di Rovigo. Ecco perché abbiamo citato queste posizioni e queste anomalie.
Le energie secondarie. Energie secondarie sono le energie che non esistono in natura ma vengono prodotte. Faccio l'esempio: l’idrogeno.
In natura l’idrogeno libero da utilizzare come combustibile non esiste, bisogna produrlo, ma per produrlo bisogna consumere dell’altra energia. Allora se io consumo energia prodotta con il carbone, non ho scoperto nulla, non ho inventato nulla, anzi ho peggiorato la situazione. Se invece quell’idrogeno lì lo produco utilizzando magari il solare e il fotovoltaico nei periodi di punta, allora diciamo che il risultato è raggiunto.
Altro problema è quello dello storage, cioè dell’accumulo di energia. Se noi potessimo immagazzinare tutta l’energia elettrica prodotta da fotovoltaico di giorno per consumarla magari nell’illuminazione pubblica di notte, avremmo raggiunto un ottimo risultato.
Questo oggi, con le tecnologie che ci sono, ci sono delle sperimentazioni che sono in atto da parte dei soggetti gestori dell’illuminazione pubblica, ma diciamo che i conti economici non sono ancora sufficienti, non consentono ancora tempi di ammortamento economicamente convenienti.
Le aziende che producono pannelli fotovoltaici, ma soprattutto quelle che producono batterie, potrei citare la Fiam di Vicenza che abbiamo contattato, ci dicono che loro prevedono nell’arco dei prossimi cinque anni di poter produrre delle batterie a costo praticamente dimezzato e con durata raddoppiata. Se avverrà questo, allora probabilmente ci sarà un ulteriore boom del fotovoltaico perché diventerà conveniente in quasi tutte le situazioni. Passo alle immagini.
Il volume 2 lo salto. Nel volume 3 sono riportate le delibere, le salto, tutti le conosco, o meglio ognuno conosce quella del suo Comune. Capitolo 2.
Nel capitolo 2, per ogni Comune - e apro ovviamente il quadro del Comune di Rovigo - sono riportati dei capitoli. Il capitolo 10 è l’inquadramento territoriale del Comune per ogni Comune. Anche qui faccio una riflessione.
Il PAESC d’area che ci viene richiesto prevede l’analisi per tutta l’area, però noi abbiamo ritenuto comunque di fare l’analisi Comune per Comune, perché è giusto che ogni realtà comunale conosca la sua situazione. E’ difficile convincere e parlare con la cittadinanza in particolare di quelli che sono i problemi derivanti dai consumi e quindi le conseguenze climatiche, se non si dice esattamente qual è la sua situazione.
Noi possiamo tranquillamente dire a San Bellino che devono ridurre i consumi, ma San Bellino ti può anche rispondere “Noi abbiamo un parco fotovoltaico da 70 megawatt”.
Allora per il Comune di Rovigo quindi abbiamo analizzato e riportato qui quella che è la situazione, diciamo così il quadro amministrativo, la viabilità; sono tutti dati che potete trovare tranquillamente anche voi su internet; quelli che sono anche i Quartieri, le frazioni, le zone industriali, le coordinate perché è un dato che ci viene richiesto, latitudine, longitudine, la temperatura massima. la temperatura minima, media, le altezze, la zona climatica, zona E per chi conosce un po’ l'argomento; poi vengono riportati i redditi medi che ci servono, l’età media che poi ci serve e vi farò vedere per la vulnerabilità del territorio.
I gas clima alteranti. Quali sono presi in considerazione? Sono il Ch4 che è il metano, il CO2, l’N2O, i PM10.
Questi qui sono dati che ci vengono forniti dall’ARPAV e che dopo noi abbiamo riportato qua. Dicevo prima, i PAES d’area che stiamo portando a compimento sono quello dell’area del Delta, dell’area centrale e l’alto Polesine. Qui sono riportate con questi quadrettini rossi, non so se si vedono, triangolini, le stazioni di rilevamento dell’ARPAV, quindi dati ufficialo.
Per esempio nel territorio del Comune di Rovigo i dati del 2005 per quanto riguarda la CO2 presente nell’area era 209, nel 2008 era 191, nel 2010 era 185. Voi vedete che si evidenzia ovviamente con l’immagine, vedete che c'è una riduzione. Se voi chiedete perché c'è questa riduzione, perché c'è stata anche una riduzione dei consumi per quanto riguarda soprattutto il settore industriale produttivo derivante dalla crisi.
Invece il metano CH4 è aumentato. Queste sono un po’ le immagini. Altro elemento che viene preso in considerazione è la quantità di rifiuti smaltiti in discarica.
Abbiamo i dati completi del 2006, 2008, 2010 e 2012. Per quanto riguarda il 2014 non abbiamo la quota differenziata. Comunque il lavoro si basa sull’anno 2006, quindi per l’anno 2006 voi vedete che il Comune di Rovigo ha una produzione totale di rifiuti di 36.866.000 chilogrammi, la differenziata nel 2006 era 19.403; per differenza trovate quello che va smaltito in discarica, ed è la parte sulla quale invece bisognerebbe lavorare.
Poi abbiamo riportato tutti i dati del PAT. I PAT, come tutti i piani di assetto territoriale, sono strumenti urbanistici, prevedono un certo sviluppo del territorio, che viene però smentito da quello che è invece l’andamento della popolazione. Qui abbiamo riportato tutta una serie di dati.
Mi soffermo un attimo su questa immagine: per tutti gli edifici pubblici di proprietà del Comune, ma anche di proprietà della Provincia insistenti nel territorio comunale, sono state fatte delle schede. Per ogni edificio è stato indicato in planimetria l’ubicazione; vengono elencati, in particolare nel territorio del Comune di Rovigo sono una sessantina, e per ognuno di questi sono state fatte delle schede che dopo vediamo nel dettaglio. Perché abbiamo fatto questo lavoro che non sarebbe necessario?
Abbiamo messo ovviamente anche quelli nelle frazioni, per esempio qui ho Concadirame, ci sono due fabbricati, il 21 e il 60, che sono scuola elementare e l’impianto sportivo. Perché abbiamo messo tutte queste schede dei fabbricati? Apro le schede in particolare del Comune di Rovigo, apro l’edificio numero 1 che probabilmente è il municipio, perché?
Dicevo prima, questa parte non è specificatamente obbligatoria, però abbiamo visto, soprattutto con gli ultimi bandi di finanziamento regionale che, per poter partecipare, viene chiesto avere il PAES approvato e che il PAES preveda quel tipo di azione in quell’edificio, quindi in questo modo abbiamo riportato anche quelli che sono gli interventi, esempio per il municipio è prevista la sostituzione della caldaia, sostituzione serramenti, lampade, eccetera. Torno indietro.
Un altro capitolo, l’11, è quello che riporta invece tutti i consumi e l’andamento della popolazione. Questo è l’andamento della popolazione dal 2001 al 2014. Il PAT prevedrebbe un aumento della popolazione di 8.318 abitanti però, se si va a vedere dal 2001 al 2014, non c'è stato un aumento, e quindi riteniamo di non prendere a riferimento la popolazione presente nel PAT, ma quella sempre del 2006.
Allo stesso modo la Camera di Commercio ci ha fornito i dati sulle imprese attive per settore, quindi divise fra agricoltura, industria, commercio, trasporti, terziario. Voi vedete anche qui che gli unici settori che hanno un incremento sono due, sono il commercio e il terziario. Il commercio nel 2010 aveva 1.306 ditte registrate alla Camera di Commercio; nel 2014 ne ha 1.362.
Per quanto riguarda invece il terziario, quindi gli uffici, libere professioni, eccetera, da 1.662 a 1.763. Se la domanda fosse “Ma come mai in periodo di crisi questo è aumentato?”, probabilmente perché sono aumentate le Partite IVA e non sempre questo corrisponde a un elemento di crescita, ma spesso le Partite IVA vengono aperte perché uno cerca di lavorare anche in questo modo. Abbiamo riportato le auto presenti, gli autocarri presenti perché questi incidono sui consumi.
A chi abbiamo chiesto i dati sui consumi? Ripeto, parlo al plurale, dico abbiamo perché, come anticipava prima l’Assessore, io rappresento un gruppo di tecnici costituiti in ATI, e quindi dico abbiamo. Li abbiamo chiesti alle Amministrazioni Comunali, all’Amministrazione Provinciale, al Consorzio di Bonifica.
Ognuno i propri consumi: Polesine Acque per gli impianti di depurazione e sollevamento, la Dogana Padova per tutti i consumi di carburante nel territorio, la Camera di Commercio di Rovigo, tutti i dati statistici che ho accennato anche prima, ASM SET e ASM DG per la distribuzione del gas, in particolare ASM ci ha dato i consumi di tutti i fabbricati del Comune di Rovigo gestiti per la parte calore, Infrastrutture DG è la distribuzione gas, 2I rete gas è l’ex Enel Gas, o metanodotti o Camuzzi, per chi si ricorda la storia di questa azienda; Sinergie è una società che fa capo a PS Padova, e quindi gruppo Hera oggi che gestisce nel territorio della Provincia alcuni Comuni; Asco Piave conoscete bene, Enel Distribuzione per i dati dell’Enel.
In particolare all’Enel abbiamo chiesto i consumi divisi Comune per Comune ma divisi anche fra residenza, produttivo, terziario, parte pubblica, eccetera. Stessa cosa per il gas.
Ecoambiente i dati dei rifiuti; Elettrocostruzione il gestore dell’illuminazione pubblico, Simet che gestisce alcuni Comuni del Delta; Sinergie abbiamo già detto; Genio Civile per quanto riguarda i livelli della falda; Autorità di Bacino per quanto riguarda le potenzialità delle idrovie o dei canali del fiumi; BUS Italia, i consumi del trasporto pubblico; Garbellini Autotrasporti stessa cosa.
GSE: ci ha fornito i dati, e sono dati pubblici che si possono anche scaricare da internet tranquillamente, sugli impianti fotovoltaici e produzione di energia. Tutti questi dati vengono riportati, noi li abbiamo riportati in questi grafici.
Voi vedete qui il consumo energetico negli edifici pubblici del Comune di Rovigo, che dal 2006 al 2014, per quanto riguarda i gas, sono diminuiti; i consumi dei mezzi di trasporto comunali, l’andamento dell’illuminazione pubblica che anche questo ha avuto un picco nel 2008 ma poi sono andati in calando, eccetera. C’è un forte aumento dei consumi invece per quanto riguarda gli impianti di sollevamento e depurazione, perché dal 2008 al 2010 vedete che c'è questo picco in aumento.
Qui dipende spesso dalle condizioni climatiche e anche da altri fattori. Tutti questi consumi vengono riportati in questa tabella e quindi il territorio comunale di Rovigo ha complessivamente un consumo, in termini di megawatt, di 1.099 megawatt. Chi è responsabile?
Voi vedete in questa colonna la residenza: in percentuale la residenza, e questo è un dato che troviamo complessivamente dappertutto, incide per il 36%; 27% è l’industria, il 20% sono i trasporti, il 10% è il terziario. D’altra parte la residenza consuma gas, e quindi il gas incide per il 47%, 28% energia elettrica. Emissioni di CO2 nel territorio di Rovigo.
Il territorio di Rovigo, sulla base dei consumi che abbiamo visto prima, con ovviamente un calcolo, un algoritmo fornito dalla Regione Veneto, foglio elettronico, risulta che nel territorio del Comune di Rovigo le emissioni di CO2 sono 290.000 tonnellate. Queste sono da ridurre del 40%, quindi 290.000 per 40%, siamo intorno ai 110.000- 120.000. Come facciamo?
Chiudo quest’altro capitolo e vado ad aprire il volume 3. Guardiamo il Comune di Rovigo, calcolo delle azioni, sintesi Rovigo, settore residenziale, ho detto prima è il settore che consuma di più, e quindi è il settore che dovrebbe impegnarsi di più. Come si deve impegnare?
Ovviamente compito dell’Amministrazione Pubblica è quello di spiegare queste cose alla cittadinanza, e cosa è che dovrebbero fare i cittadini? Non so se riuscite a vederlo, provo comunque a elencarli: riqualificazione energetica degli edifici. Per ognuna di queste voci ci sono delle tabelle, dei calcoli che non sto qui ad annoiarvi riportandoveli tutti, vi dico solo le più significative.
Famoso cappotto: Quanti sono gli edifici che dal 2006 al 20030 faranno il cappotto? Abbiamo ritenuto che sia il 25%. E che risparmio hanno?
Hanno un risparmio di circa il 30% rispetto ai consumi. Se almeno il 20% dei fabbricati, il 25, fa il cappotto - qui non è solo cappotto, è riqualificazione complessiva, quindi vuol dire cappotto, serramenti, caldaia. Le lampadine le vediamo dopo.
Questi edifici complessivamente nel territorio potrebbero dare un risparmio e una riduzione di CO2 di 5.153 su un totale di 29.000. Gli impianti fotovoltaici. Soprattutto nella parte di territorio della periferia, nelle frazioni, dove ci sono abitazioni singole mono familiari o bifamiliari, è più facile installare fotovoltaici rispetto ai condomini del centro, e quindi lì si prevede un ulteriore incremento di 2.500 in termini i riduzione di CO2.
Sostituzione degli elettrodomestici, questa cosa che tutti fanno senza magari rendersi conto del vantaggio che ne hanno, sia loro economicamente, che l’ambiente. Dicevo prima dal 2006 al 2030, 24 anni, sicuramente tutti cambiano gli elettrodomestici, e quindi questo fattore dà un’ulteriore riduzione di 3.100.
La più importante però è la sostituzione delle caldaie; sostituzione delle caldaie che anche qui si ritiene che nell’arco dei 24-25 anni tutti facciano la sostituzione della caldaia e sostituire la vecchia caldaia con una nuova può dare una riduzione di CO2 intorno agli 8.000. Geotermia poca cosa, l’abbiamo comunque riportata perché si spera che abbia un incremento ma anche perché abbiamo ritenuto di inserire tutte le azioni che possono dare dei vantaggi.
Pompe di calore, soprattutto per la parte di condizionatori, meglio se agganciate alla geotermia, potrebbero dare 3.435. Acquisto di energia verde, questa è un’iniziativa che alcuni Comune l’hanno già avviata, potrebbe essere avviata dai condomini che non possono installare impianti fotovoltaici, ma possono comperare l’energia verde certificata.
C’è stato settimana scorsa in Camera di Commercio un convegno dove appunto un’azienda leader in questo settore promuove l’acquisto di energia verde con tanto di certificazione. Sostituzione valvole termostatiche, un’altra azione; la domotica incide poco ma l’abbiamo inserita; l’eliminazione stand-by e la sostituzione delle lampadine.
Questa, assieme alla sostituzione delle caldaie, è l’azione più consistente, e quindi stiamo parlando di azioni e di interventi che si fanno e si eseguiranno riteniamo facilmente, perché le vecchie lampadine a incandescenza stanno scomparendo; chi le sostituisce o prende quelle a basso consumo, ma oggi anche le lampade a led costano grosso modo come quelle a basso consumo, e quindi si ritiene che entro il 2030 quasi tutte, tranne qualche lampadario magari artistico, ma quasi tutte possano essere lampade a led.
Per la residenza quindi si arriva a 29.000. Vi faccio notare che 29.000 è circa un terzo di quello che dobbiamo raggiungere. Settore industriale 17.000, non sto qui a elencare tutte le azioni, sono molto simili a quelle del residenziale, tranne che per esempio per gli impianti di cogenerazione, che stanno prendendo piede soprattutto per grosse aziende.
Là dove ci sono grosse aziende che consumano grandi quantità di energia elettrica, conviene a loro produrre l’energia elettrica e cedere l’acqua calda. A chi? Se nelle immediate vicinanze, pensate a un’industria che abbia un centro commerciale vicino, potrebbe tranquillamente fornire l’acqua calda a quel centro commerciale oppure una struttura sanitaria, una struttura pubblica, una scuola, o qualcosa, cedere l’acqua calda e quindi andare a ridurre quelli che sono i consumi per lei e aumentare l’utile.
Questo meccanismo della cogenerazione sta prendendo piede e ha degli interessanti vantaggi. Settore del terziario, in particolare per il Comune capoluogo; terziario vuol dire tutta la parte pubblica, pensate all’Azienda Sanitaria, all’ULSS, ma pensate anche alle scuole, agli uffici, eccetera, quindi il terziario può dare anche un altro importante contributo alla riduzione dei consumi o meglio alla riduzione di CO2.
L’'agricoltura incide non tanto; complessivamente l'agricoltura è intorno al 4% come consumi, però anche qui l’agricoltura può intervenire in vario modo: uno, attraverso la forestazione e l’imboschimento, i dati li abbiamo chiesti ad Avepa per quanto riguarda le installazioni o le piantumazioni arboree, però può intervenire in particolare sull’efficientamento degli impianti di irrigazione, passando da impianti a goccia anziché a impianti a pioggia, ma anche con piccoli impiantini aziendali, soprattutto dove ci sono allevamenti.
Sottolineo per esempio che, laddove ci sono degli allevamenti, ci sono anche delle direttive europee riprese poi dalla Regione per quanto riguarda il benessere degli animali: un allevamento di polli, i polli non possono soffrire il freddo d’inverno e il caldo destate; vanno in qualche modo, non dico climatizzati, ma sicuramente vanno migliorate le condizioni. Ecco che allora devono installare ventilatori, installare di riscaldatori d’inverno. Queste cose le devono fare.
Però allo stesso tempo gli allevamenti di polli hanno il problema di smaltire la pollina e quindi lo sterco degli animali. Ecco che allora ci sono dei piccoli impiantini sotto i 200 chilowatt che, utilizzando quello che per loro sarebbe un rifiuto da smaltire, possono produrre energia elettrica, caldo o freddo, eccetera. Quindi in agricoltura queste cose possono essere fatte.
Il settore pubblico. In questo PAES noi abbiamo previsto anche la riqualificazione degli edifici non solo pubblici, perché sono le scuole o il municipio, ma anche gli alloggi di proprietà dell’Ater. Poi spetta all’Ater decidere se intervenire o meno, ma li abbiamo inseriti, anche perché è un numero consistente in particolare nel Comune capoluogo.
Per chi ha visto le recenti delibere della Regione Veneto, la Regione Veneto ha recentemente finanziato al 100% le Ater, e quindi anche questi sono interventi che vanno fatti. D’altra parte è sempre un patrimonio pubblico. Settore dei trasporti.
Dicevo prima, i trasporti sono il terzo settore o a volte addirittura in alcuni Comuni mi risulta anche il secondo settore dopo la residenza per quanto riguarda i consumi e quindi le emissioni di CO2. Come si deve intervenire? Qui abbiamo previsto varie cose: sicuramente le piste ciclabili, le bretelle, i sottopassi, le rotatorie.
Li abbiamo messi perché sono elementi che aiutano a ridurre, ma i dati veri, quelli più consistenti, sono per esempio la sostituzione del parco auto. Oggi, chi acquista un’auto, inizia a pensare, quasi tutti iniziano a pensare “Ma me la compro a benzina, me la compro elettrica o me la compro ibrida?”. E’ è vero che ci sono ancora dei costi, pensate che nell’ultimo anno in Italia sono state immatricolate circa 100.000 auto tra ibride ed elettriche.
Certo, non sono milioni, ma 100.000 non è poco. Le previsioni sono che al 2030, il 30-40% delle auto saranno elettriche o ibride; le previsioni che fanno le case automobilistiche sono che al 2050, quindi parliamo fra 35 anni, tutte le auto saranno elettriche. Per quanto riguarda i mezzi di trasporto pesante invece probabilmente si va verso l'utilizzo del idrogeno.
Illuminazione pubblica. Il Comune di Rovigo in particolare sta già intervenendo attraverso il gestore, e le previsioni di riduzione della CO2 complessivamente nel sistema dell’illuminazione pubblica sono di 934 tonnellate. Aree verdi vuol dire piantumazione.
Noi abbiamo previsto delle piantumazioni lungo le piste ciclabili, delle piantumazioni private incentivate, e quindi il verde potrebbe dare 397 minori emissioni di CO2. Il settore della pianificazione territoriale direttamente non dà riduzioni ma è un settore che serve per incentivare gli altri, quindi la parte anche di educazione ambientale. Energia da fonti rinnovabili.
Qui trovate il numero più grosso: 29.000. Già oggi, con gli impianti esistenti, sono fotovoltaici esistenti, abbiamo minori riduzioni di CO2 di 5.807. Però da sole sono poche.
Bisogna incentivare il fotovoltaico sul privato, il fotovoltaico nella parte pubblica e il solare termico. Solo attraverso queste azioni si arriva al risultato finale che è, per il Comune di Rovigo, 40,78% di riduzione di CO2, quindi è rispettato il parametro che ci chiede la Comunità Europea, lo rispettiamo anche localmente.
Per quanto riguarda la riduzione dei consumi, il 34,9-35%; invece per quanto riguarda la produzione di energia da fonti rinnovabili siamo al 10,87%, quindi decisamente sotto il 27, ma per raggiungere il 27, ripeto quello che dicevo prima, bisogna produrla l’energia da fonti rinnovabili e, per produrla, servono impianti di produzione consistenti. Questi sono i numeri del Comune di Rovigo.
Se andiamo a vedere quelli dell’intera area, vedete che sono abbastanza simili, perché d’altra parte il Comune di Rovigo, con i suoi 50.000 abitanti, è praticamente l’80% del totale. L’area centrale ha una riduzione di CO2 del 42%, riduzione dei consumi del 36%, produzione da fonti rinnovabili che è il 12%.
Vi faccio notare il Comune di Lusia perché Lusia ha degli impianti di produzione di energia da biomasse e nel territorio di Lusia per esempio la riduzione delle emissioni di CO2 è del 71%, la riduzione dei consumi è del 54%, e la produzione da fonti rinnovabile è del 27%. Ecco, dei quattro Comuni, Lusia è l’unico che arriva al 27%, però vi sottolineo anche che, mentre il 40% globale è richiesto come dato essenziale dalla direttiva europea, gli altri due parametri sono facoltativi.
Se si raggiungono meglio, ma non obbligatoriamente. Con questo abbiamo visto come si può arrivare alla riduzione del 40%. Ultima cosa è il volume 4, dove abbiamo la vulnerabilità del territorio derivante da rischi climatici.
Non sto qui a elencarvi tutto. Vi dico che abbiamo preso una serie di parametri di riferimento. La mappa della vulnerabilità viene richiesta dalle linee guida della Regione Veneto, ma che nascono da direttive della Comunità Europea; difatti chiede la mappa della vulnerabilità del territorio rispetto ai cambiamenti climatici.
Quali sono gli elemento che abbiamo preso, i parametri che abbiamo valutato?
La piovosità, la temperatura, la velocità del vento, la quota del terreno, la quota della falda, il tipo di terreno se è argilloso o meno, la geomorfologia, il rischio idraulico, l’erosione delle coste, pensate ai problemi che ha Rosolina alla foce dell’Adige, la coltivazione dei fondi, l’uso del suolo, la qualità dell’aria, la popolazione, l’età media della popolazione, ma anche il reddito della popolazione, e quindi i dati socio economici; il tipo di occupazione, se lavorano in agricoltura, se lavorano nel turismo perché, se c'è un cambiamento climatico, cambiano le colture e chi lavora in agricoltura ha delle ripercussioni; dati del traffico, traffico giornaliero medio delle strade provinciali in particolare e anche quelli di Veneto Strade, e rifiuti.
Tutti questi dati sono stati inseriti in una tabella. Vado ad aprire quella in particolare di Rovigo, quindi la vulnerabilità del territorio. Arrivo subito in fondo, così si riesce anche a comprendere meglio, questo è il risultato finale e dopo vediamo da dove salta fuori.
Tutto il territorio della Provincia di Rovigo è diviso in quadranti; questi quadranti sono quelli della carta tecnica regionale. Per chi conosce questo tipo di strumentazione sa che sono dei quadrati di 500 metri per 500 metri; ogni foglio ha questi lati.
Per ognuno di questi fogli abbiamo valutato tutti i dati elencati prima e salta fuori, per esempio prendo Rovigo centro, borgata San Marco, Rovigo Concadirame, Rovigo sud, Sant’Apollinare, Rovigo nord-ovest, quindi la parte che prende Granzette tanto per intenderci, Censer, Granzette. Viene riportata per ogni scheda la località, numero del foglio della carta tecnica regionale, le coordinate geografiche che ci vengono richieste.
Poi il picco di pioggia, i millimetri di pioggia in un anno, i giorni di pioggia, la velocità del vento, massima, minima, la temperatura massima, la temperatura minima, i gradi giorni che è moltiplicando la temperatura media di ogni giorno per i giorni dell’anno; quota del terreno, l’andamento della falda se è in calo, per esempio qui la falda ha avuto una diminuzione di 0,32, la litologia se il terreno è sabbioso o argilloso, rischio idraulico se è a scolo meccanico, densità edilizia, densità abitativa, uso agricolo del territorio se è estensivo o intensivo, i gas CO2 presenti, metano presenti, l’N2O presenti, i composti organici volatili presenti nell’aria PM10, dati del traffico, l’età media, il reddito medio, lavoratori in agricoltura, turismo, rifiuti, e la datazione storica degli edifici.
Per tutti gli edifici è stata fatta la datazione storica. Viene fuori per questo foglio, con tutta una serie di calcoli pesati fra di loro, che l’indice di vulnerabilità è il 4,32. Cosa vuol dire?
Vuol dire che su un indice variabile da 0 a 10, zero ovviamente è la situazione migliore, 10 è la peggiore, siamo intorno ai 4. Voi vedete che la colorazione quindi varia da un arancio chiaro a un arancio scuro. Non siamo ancora in situazioni di rischio grave, da 5 in su, però è anche vero che, se non si interviene, quello è il pericolo.
Cosa fare? Così come sono state previste delle azioni per quanto riguarda la riduzione di CO2, allo stesso modo per quanto riguarda la vulnerabilità del territorio sono previsti degli interventi, che fanno capo ovviamente a una serie di soggetto.
In fondo a questo paragrafo abbiamo riportato ad esempio che se il rischio è scarsa piovosità, vuol dire che il danno è la siccità e vuol dire che servirebbero dei bacini di trattenuta dell’acqua per quando ci sono momenti di siccità, oppure sostituzione degli impianti di irrigazione da pioggia a goccia. Se invece la piovosità in alcuni periodi è elevata, pensate alle cosiddette bombe d’acqua, queste possono provocare degli allagamenti e quindi cosa serve? Servono dei bacini di laminazione.
Quindi per ogni fattore di rischio, più vado a prendere scarsa qualità dell’aria, questo qui è un indice. Cosa serve? Crea problemi socio sanitari e quindi va avviata tutta una serie di interventi di sensibilizzazione e di azione volti alla riduzione dei gas serra, CO2 in primis, e quindi la programmazione e realizzazione delle azioni del PAES.
Io mi fermo qui. Spero di non avervi annoiato. Mi rendo conto che il tema è abbastanza ostico da seguire.
Sottolineo solo una cosa. Questa strumentazione non è obbligatoria, è facoltativa, è su base volontaria. Il Comune di Rovigo, la precedente Amministrazione ma anche questa, hanno ribadito di voler avviare questo percorso.
E’ un percorso ovviamente che richiede degli impegni. L’impegno primo prioritario da parte dell’Amministrazione Comunale, è quello di divulgare queste cose, di sensibilizzare la popolazione, di far sì che alcuni comportamenti e alcune cose facilmente realizzabili vengano fatte.
Dentro a questo studio, a questa pianificazione, trovate anche per ogni tipo di intervento i costi previsti, trovate anche quant’è l’occupazione che si potrebbe creare, e trovate anche quant’è, faccio l’esempio semplice: se io cambio la caldaia a casa mia spendo 4.000 euro. So che risparmio il 30% e nell’arco di quattro o cinque anni me la sono ripagata. Queste cose vanno spiegate.
Stessa cosa vale per le lampadine: se io cambio le lampadine, ormai una lampadina si ammortizza in tre o quattro anni, non di più. Se poi però ho anche gli incentivi e posso fare la detrazione fiscale, si dimezzano questi tempi. Ecco, queste sono le cose che vanno spiegate.
Per l'Ente Pubblico ogni tanto escono dei bandi, e quindi vale la pena di avere queste strumentazioni pronte per partecipare ai bandi che citavo anche prima. Ma non solo. In altre realtà, adesso non voglio entrare nel merito, ma capoluoghi importanti anche vicino a noi, hanno aziende pubbliche che fanno queste cose, e quindi vanno sfruttate anche queste sinergie con aziende pubbliche che fanno questo.
Mi fermo qui, grazie. A disposizione per le domande.