Sulle frazioni è un ultimo capitoletto che ci tengo a usare… che inserisco poi sul tema delle animazioni. O sennò lo trattiamo per primo, che così facciamo prima!
Allora guardate, sulle frazioni il mio ragionamento è molto semplice: le problematiche delle frazioni sono problematiche complesse, talvolta dimenticate, spesso ricordate maniera anche forse strumentale in qualche momento, ma fondamentalmente ritengo che il problema delle frazioni sia di un duplice ordine di problemi: da un lato è spesso un problema di lavori pubblici.
La risposta dell'Amministrazione, chiamiamola centrale, rispetto a delle esigenze di vivibilità in termini proprio di opere e di convivenza su un territorio che, essendo un po' lontano, magari rischia di passare in dimenticatoio qualche volta.
Su questo aspetto, con molta lealtà, onestà e trasparenza, è stato anche il messaggio che ho dato al Sindaco e a Vito Piccinino, su questa cosa io ritengo che la collegialità della Giunta debba esprimersi, al di là del referato singolo che viene affidato ad un Assessore, per cui premetto che non sarebbe mia intenzione rispondere alle sollecitazioni sulle frazioni per quanto riguarda la parte specifica dei lavori pubblici.
Su questo l'amico Piccinino lo sa, il Sindaco lo sa, la Giunta lo sa; è un problema collegiale di Giunta che va al di là di ogni singolo referato. Per quanto riguarda, invece, la socialità e la convivenza nelle frazioni, come referato io ritengo che sia assolutamente di pertinenza più diretta, e infatti per me il tema delle frazioni è un tema di animazione, di vivibilità della frazione nella quotidianità e nel tempo.
Ed è per questo -e così inizio anche a trattare il mio primo punto, che è l'animazione culturale, sulla quale ho già detto qualche cosa tramite la stampa, ma aspettavo anche una formalizzazione davanti al Consiglio, entra con grande forza e con grande impegno l'animazione e la possibilità, insomma, che l'Amministrazione sia presente con appuntamenti che possono coinvolgere la comunità.
Intendo dire, senza troppi giochi di parole, la mia sensazione è che le frazioni debbano non disperdere il loro patrimonio caratteristico, e credo che l'Amministrazione abbia il compito di andare laddove spesso ci sono cittadini che, se anche noi facessimo le più grandi attività culturali o di richiamo nel centro, potrebbero non arrivare.
Io penso, lo volevo dire in un altro momento, inserendolo davvero nella filosofia con cui mi vorrei muovere, io penso che l'Amministrazione debba, siccome la ispiro ad un principio di sussidiarietà molto forte, e quindi l'Amministrazione va dove le singole iniziative individuali o associative non arrivano, ecco io credo che oggi l'Amministrazione Comunale debba impegnarsi ad andare nelle frazioni a tener viva una identità di frazione, non con un senso di campanilismo, che vorrei immaginare di non coltivare, ma con un senso di appartenenza e di rivitalizzazione di quelle frazioni.
Questo io l'ho detto anche per quanto riguarderà l'animazione estiva, che dal mio referato farò una proposta nei prossimi giorni, ma che come linee guida avrà esattamente quello di dire: nelle frazioni ci saremo, ci saremo con degli appuntamenti che speriamo qualificanti, dove la gente vedrà che anche nei luoghi, che cercheremo nel dettaglio di scoprire uno alla volta, e per ogni singola frazione, tenteremo di andare a portare degli spettacoli, degli intrattenimenti, che la comunità di quel paese, e possibilmente anche cittadina intera, possa fruire, anche per andare a riscoprire luoghi -e parlo proprio delle frazioni, magari anche quelle più periferiche- luoghi che talvolta rischiamo ogni tanto di dimenticare.
Questo è il tema sulle frazioni. Poi… ne parliamo tranquillamente. Però questa cosa mi ha permesso di dire che all'interno del capitoletto che volevo dedicare all'animazione culturale, io vorrei assolutamente distinguere -ed è questa la linea programmatica, 23 che non so se il Consiglio intendeva questo quando voleva sentire- ma è questa sulla quale stiamo lavorando, distinguo un’animazione culturale estiva e una autunnale/invernale.
Sull’animazione culturale estiva, io mi permetto di dire soltanto le linee guida, poi nel dettaglio i programmi verranno sviluppati, anche qui se volete… ma sono ancora in fieri.
L'animazione estiva punterà… l'animazione culturale estiva punterà fondamentalmente a due principi: uno alla riscoperta -e lo dicevo prima riguardo alle frazioni, ma anche all'interno del centro storico della città, più propriamente detta- alla riscoperta di luoghi che culturalmente potrebbero avere una valorizzazione ed un impiego alternativo rispetto ai tradizionali modi di vederli e di inquadrarli, perché si potrebbero rivelare luoghi di ampliamento di un'offerta culturale, in grado di ospitare delle singole piccole manifestazioni.
Quindi è una valorizzazione anche culturale di alcune parti della città che meritano un approfondimento, una proposta rispetto alla comunità, alla cittadinanza, sia quella locale che quell'esterna. Il secondo grande pilastro della programmazione culturale estiva è quella della valorizzazione delle eccellenze artistiche e culturali della città.
Stiamo cercando di lavorare con il Conservatorio di Rovigo, con le compagnie teatrali della città, perché io vorrei offrire alle nostre migliori espressioni artistiche e culturali la vetrina dell'estate 2010 in città. Il programma che stiamo predisponendo e definendo in questi giorni mirerà davvero alla valorizzazione dei tanti talenti che questa città ha partorito, sta partorendo, sia a livello musicale che artistico/teatrale.
E’ un tentativo che sicuramente non è né originale né tanto meno così innovativo, eppure secondo me questa città ha il compito, e io in particolare lo vorrei portare avanti, il compito di presentare i rodigini che si sono distinti alla propria città. Il programma vi spiegherà nel dettaglio questo, ma l'abbinata riscoperta di alcuni luoghi, presenza nelle frazioni con i nostri artisti, è un po’il tema centrale dell’animazione estiva.
Poi entriamo… se qualcuno desidera approfondire questi argomenti, perché vorrei anche essere più stringato. Programmazione culturale autunnale/invernale. Qui io non ho molto da aggiungere, è una programmazione tradizionale già avvenuta e che va assolutamente sostenuta.
Io mi sento su questo argomento fortemente impegnato a garantire la costanza, mi riferisco alla stagione lirica, alla stagione sinfonica, alla stagione del balletto e alla stagione di prosa. Sulla stagione lirica il tema è quanto mai dedicato, le fatiche per organizzarla sono molte, ma io ritengo che sia un problema da affrontare in termini seri, complessivi e coordinati.
L'impegno economico per fare una stagione lirica lo conoscete tutti, è un giro d'affari di quasi 2 milioni e mezzo/tre, a seconda delle produzioni. L'impegno dell'Amministrazione Comunale è una cifra decisamente inferiore e tuttavia su questa iniziativa l'Amministrazione Comunale spende molte delle energie -chiamiamole collaterali- di tanti Enti che ci aiutano a sostenerla; ritengo che debba essere però una scelta assolutamente condivisa da tutti.
Perché su questo argomento la Regione Veneto ha un compito importante, la Live, l’Organismo Regionale, ha un altro compito importante, perché la stagione lirica della città di Rovigo è uno dei fiori all'occhiello che… guardate, è inutile che poi… sulla falsa ipocrisia non andiamo avanti. Tutti sanno e mi conoscono, sanno che io non sono un uomo prevalentemente di cultura, per cui ogni volta che ho modo di incontrarmi con operatori del settore mi sorprendo e mi… come dire, inorgoglisco!
La stagione lirica della città di Rovigo, al di là dell'edizione ennesima, è davvero una manifestazione che ci invidiano in molti. Dopo la Fenice e dopo l’Arena di Verona, in Veneto c'è il Teatro Comunale di Rovigo. E questo non lo dico a nome dell'Amministrazione, io credo che dobbiamo dirlo a nome della città di Rovigo.
È un orgoglio che in molti ci invidiano, ed è un orgoglio che dobbiamo tutti insieme, pro quota… Pro quota e per quanto ognuno di noi, ognuno di voi Consiglieri potrà fare, garantire alla città. Qui voglio essere anche un po' polemico: io credo che intorno alla stagione lirica ci sia il tentativo di farne anche oggetto di scontro politico.
Io credo e lo accetto, conosciamo tutti le regole della 24 politica, credo che sia giusto che ognuno si porti a casa dei meriti, se riuscirà a garantirla l'anno prossimo e nei prossimi anni ancora. Credo che lo dobbiamo fare ognuno facendo anche un confronto politico su questa vicenda, ma non facendo perdere alla città e al Veneto un appuntamento così importante.
Tra l'altro, io credo che siamo quasi pronti per dire che nella programmazione della stagione lirica dell'anno prossimo ci sarà una produzione totalmente rodigina; dovremmo riuscire a chiudere nei prossimi giorni il contratto per dare mandato ad un maestro, che tra l'altro è un maestro di questo Conservatorio, di fare un'opera classica jazz, fatta su misura per gli allievi del Conservatorio di Rovigo, una collaborazione che dovrebbe vedere impegnato il Teatro, il Conservatorio e tutte le maestranze.
Chiudo, perché la stagione lirica è anche questo, e tutte le maestranze che intorno al Teatro di Rovigo oggi collaborano con tanto successo e con tanto riconoscimento.
Perché una parola importante: la stagione lirica -è giusto anche ricordarlo- è anche l'occasione, perché è vero che abbiamo le stabilizzazioni da fare, ma attorno al Teatro oggi lavorano circa 60 persone, in termini - come dire- non a tempo pieno, non direttamente coinvolti, ma per esempio l'attività di scenografia, che realizziamo e che davvero oggi riusciamo anche a vendere all'esterno per la qualità che hanno raggiunto le nostre realizzazioni, rappresenta un altro degli elementi non strettamente o direttamente collegati, ma di cui anche questo -e lo saprete senz'altro meglio di me- tutto il Veneto ci invidia, forse anche tutto il paese ci invidia, tanto che ci richiedono, e noi dobbiamo cercare il più possibile di garantire a loro i mezzi, le competenze e la possibilità di saturare il loro impegno perché davvero è per loro un lavoro e per noi completa il vanto intorno a questa esperienza.
Museo dei Grandi Fiumi, mi avvio velocemente. Il Museo dei Grandi Fiumi io credo che, per chi ha partecipato sabato e domenica alla manifestazione che abbiamo fatto la due giorni con le mani nella storia, ha potuto per l'ennesima volta capire quale dovrà essere il ruolo di quello spazio.
Il Museo dei Grandi Fiumi è un patrimonio della città, ma è un patrimonio culturale di tutta la provincia, è un Museo moderno, è un Museo concepito in maniera moderna, gestito in maniera moderna perché sabato e domenica si sono aperte le vetrine, si sono toccati i reperti, non è un Museo espositivo, è un Museo interattivo, concepito secondo quanto, insomma, in tanti vengono a vederlo per provare a copiarlo.
Io credo che il Museo debba diventare il punto di riferimento non solo, ripeto, della città, ma anche di territori con termini che intorno a quella struttura, con le sue varie potenzialità, possono… cioè, può diventare il luogo in cui tante esperienze si possono riunire.
Penso a Fratta Polesine, penso a Villadose, con il quale anche sabato e domenica si è rinnovato una sorta di gemellaggio e possibilità di pensare azioni comuni, sempre nel rispetto e nell'autonomia che poi ognuno fa nella propria programmazione, penso al Museo di Adria, penso alla possibilità che attorno a Rovigo possano confluire in iniziative comuni, anche con le realtà comunali provinciali, per fare in modo che da Rovigo, in sintonia, senza prevaricazioni, ma possa davvero iniziare quel percorso per immaginare attorno a Rovigo un distretto più ampio culturale, riconoscibile ed esportabile anche al di fuori.
Riconoscibile perché lì dovremmo cercare di pianificare azioni, manifestazioni durature nel tempo, che possano fare di Rovigo un centro nel quale una programmazione possa essere davvero esportata e veicolata anche per un flusso turistico, culturale, in tempi programmati, sapendo che le cose ci sono, vengono pianificate e possono essere fruibili. Fondazione Cultura. Vado un po' per flash perché ne ho altre due.
Fondazione Cultura: qualche cosa è stato detto, abbiamo anche affrontato l'argomento in Commissione la settimana scorsa. Io ci tengo a dire che la Fondazione Cultura la intendo come un soggetto distinto e autonomo dall'Amministrazione Comunale, lo è giuridicamente, lo è -direi- statutariamente e direi che lo è economicamente. Questo per togliere qualunque ombra su che cosa deve fare la Fondazione Cultura, ombra rispetto alla programmazione culturale della città di Rovigo.
Io non ho dubbi che la Fondazione Cultura debba, allora, da un lato organizzarsi e programmare in forma autonoma. Noi ci siamo, l'attuale di Amministrazione consente al Comune di Rovigo di 25 nominare il Presidente nella persona del Sindaco, dell'Assessore alla Cultura, ma in quella sede il Sindaco e l'Assessore alla Cultura agisce autonomamente, rispetto alle linee programmatiche che la Fondazione Cultura si deve dare.
La Fondazione Cultura non è la borsa dalla quale attingere per la programmazione culturale comunale. Questo non vuol dire che la Fondazione Cultura non possa, all'interno delle sue linee programmatiche, non sposare alcune delle programmazioni comunali. Vado velocemente, mi richiamano all'ordine, casomai… se negli interventi venisse fuori, lo spieghiamo.
Associazionismo, è l'ultimo capitolo che vorrei brevissimamente toccare e qui toccavo quel principio di sussidiarietà di cui avevo fatto cenno prima. Questo è il cappello con il quale io cercherò di valutare tutte le iniziative. Quindi per me associazionismo significa raccogliere la grande vivacità, e la chiamo anche la grande generosità delle oltre 250 associazioni presenti in città, sono associazioni che solo nel mese di maggio io credo che abbiano pianificato qualche cosa come 80 iniziative.
Questo dà la misura, intanto dell'abbondanza dell'offerta e intanto della necessità, secondo me, di un coordinamento dell'offerta. Io sono super rispettoso delle autonomie dei singoli. Credo che peraltro, nell'interesse di ogni singolo e della complessità in generale, il tentativo di coordinamento sia essenziale per offrire ai potenziali fruitori la possibilità di partecipare a tutto e a chi propone la possibilità di essere anche ricompensato nello sforzo che fa.
Per questo io credo che in questi 10 mesi questo sia possibile farlo a livello di Amministrazione Comunale e di Assessorato; il mio tentativo non è quello di rispolverare una consulta -lo trovo un termine francamente un po' superato e non attinente e oggettivamente utile al raggiungimento dell'obiettivo, vorrei parlare più di una sorta di stati generali delle associazioni culturali, perché io credo che -e lo ripeto- nel rispetto dell'autonomia di ognuno… Prego? (Voci incomprensibili dall’Aula)