Grazie a tutti i 18 interventi che si sono sviluppati in questa giornata. Grazie ai 10 interventi dei colleghi di maggioranza, grazie agli 8 interventi dei colleghi dell'opposizione. Ovviamente, come avete visto, vi ho ascoltato tutti con molta attenzione e la mia attenzione, vi confesso, è stata molto forte, in attesa di cogliere possibili cambiamenti ed innovazioni o possibili altri scenari.
Devo dire che, al di là di questioni di metodo, al di là di metodologia di intervento, non ho colto altro che indicazioni negative su scelte che questo strumento urbanistico opera, ma non ho, ripeto, colto indicazioni politiche, o prospettiche, progettuali e alternative. Evidentemente, evidentemente, io non voglio essere polemico. Probabilmente avrò occasioni pubbliche o anche private, per parlare direttamente con i Consiglieri, per far capire quante cose poco corrette sono state dette in questo dibattito.
Non lo voglio fare, perché non è… non voglio, anche se il mio carattere -voi sapete- è abbastanza focoso, e quindi sarei anche portato a stare sulla provocazione, ma proprio mi impongo di non stare sulla provocazione, perché ritengo che su questo argomento così importante, meglio sarebbe stato, in questi i 22 mesi, non poche, ore, 22 mesi abbiamo avuto la possibilità di confrontarci su idee, su ragionamenti, su prospetti, su valutazioni, che non sono venute!
Non c'è stata un’idea alternativa a quella che è, come dire, quella che attraversa lo strumento urbanistico che abbiamo predisposto.
Quest’idea, che trova la sua essenzialità in alcune linee, non sono tantissime, ma in alcune linee, che sono state colte in alcuni interventi, certamente non sono le uniche idee, però, ripeto, nel dibattito 57 che si è sviluppato in questi 22 mesi, molti dei quali sono stati sviluppati in quest'Aula, con Commissioni Consiliari, sono stati sviluppati nelle sedi dei nostri Partiti, con la mia presenza e con la presenza dei tecnici di area, di riferimento, che sono stati sviluppati all'interno delle Associazioni, con le sensibilità che le Associazioni portano, che si sono sviluppati all'interno della città, nel dibattito pubblico.
Bene, queste idee sono rimaste quelle che praticamente innervano, ripeto questo termine, innervano uno strumento che ha trovato origine dal documento preliminare adottato dalla Giunta Avezzù. Su questo documento preliminare, noi abbiamo svolto delle critiche, le abbiamo svolte, io le ricordo da Capogruppo dei DS, magari fosse stato Capogruppo del PD, sarebbe stato un onore troppo grande per me!
Ma, da Capogruppo dei DS, io ho criticato abbondantemente quella scelta, che oggi si conferma anche in tutti i vostri interventi, si conferma una scelta sbagliata quella di costruire un progetto urbanistico, tutto contornato all'interno dei confini comunali. È stato un errore politico! È un errore politico che si riverbera ulteriormente nel nostro continuo percorso.
Perché, quando mi si dice che cosa si intende fare con le aree produttive, che bisogna aumentare le aree produttive della città, io vi rispondo con quanto ho già risposto dappertutto: noi abbiamo ancora un residuo di 2 milioni di metri quadrati di superficie produttive non utilizzate nel nostro Comune; mentre sul perimetro del nostro Comune, a fascia circondante, ne abbiamo circa 5 milioni a sud e 1 milione a nord.
E in questa fascia circondante metto anche il Comune di Boara Pisani, che è confinante con noi e che si trova al di là dell'Adige e che, anche questo, fungerà da polo di attrazione per gli insediamenti produttivi. Ciò nonostante, queste cose non nascono 22 mesi fa, questi progetti generali che gli altri Comuni hanno completato, non sono nati 22 mesi fa, sono nati anni or sono. Diversi anni or sono.
E il Comune di Rovigo, nella Giunta che ci ha preceduto, non ha saputo cogliere questo... quello che stava avvenendo attorno alla nostra città e ha preferito, ha preferito progettare uno strumento, dare indicazione al progettista di progettare un documento che si limitasse al confine comunale, convinti probabilmente di avere l'autosufficienza!
Perché, ripeto, 2 milioni di metri quadrati di superficie produttiva in città, non ancora occupati, erano garanzia che ci sarebbero stato un insediamento, ci sarebbero stati insediamenti produttivi. Qual è stata la chiave di volta della nostra attività politica?
E’ stata in parte la limitazione di questi 2 milioni di metri quadri, quasi 2 milioni di metri quadri, 1.300.000, per la precisione, che è l'area residua dell'Interporto che, con decisione di questo Consiglio Comunale, con la nostra Amministrazione, si è deciso che questo milione e trecentomila metri quadrati deve ospitare logistica.
Questa è stato la chiave di volta, probabilmente, che ha evidenziato ancora di più quanto errore politico sia stato quello di pianificare all'interno del territorio comunale, perché ci si è resi conto che, se la città diventa a vocazione logistica, e quindi diventa una città a vocazione di servizio, inevitabilmente mancavano gli spazi per i nuovi insediamenti produttivi di altra natura, i quali nuovi insediamenti produttivi di altra natura si sono organizzati e si vanno a collocare fuori dal nostro perimetro, facendo perdere al Comune di Rovigo il ruolo pilota di un processo di sviluppo produttivo che, se lo avesse governato con uno strumento urbanistico di pianificazione larga, probabilmente avrebbe potuto conservare.
Il Comune di Rovigo ha scelto, la Giunta Avezzù ha scelto di stare fuori da questo percorso. Su questa scelta era inevitabile che qualcuno, personalmente mi sono impegnato da questo punto di vista, ma la nostra maggioranza, il dibattito all’interno della nostra maggioranza si è molto impegnato per trovare un’identità politica della proposta che, tenendo conto di questa scelta, potesse, come dire, trovare nuova prospettiva. E la nuova prospettiva, avete visto, ci è stata data da... il “sogno”?
Il “contenitore vuoto”? L'idea saturnica? Ci è stata data da un’intuizione, ma da una consapevolezza che sul nostro territorio comunale si stava costruendo e si poteva, su questo embrione, costruire un disegno ancora più grande, si stava costruendo un polo scientifico tecnologico, sul quale potere investire, anche in termini futuri, per lo sviluppo di qualità, su uno sviluppo legato all'eccellenza.
Ora… Matteo, rispetta la tua intelligenza! 58 Allora, la questione di Urban Labor è una questione che ha fotografato l'esistente, non è stata inventata e calata e tenuta nell’Iperuranio, è una situazione che fotografa l'esistente. Vi ho già detto ieri che la fotografia è il laboratorio Tesi, il progetto Exin, l'Università, il Centro mostre, la questione che riguarda l'Istituto sperimentale di bieticoltura.
Sono elementi già presenti, che possono diventare volano di uno sviluppo economico e sociale, legato allo sviluppo di queste tecnologie, e che possono diventare volano di recupero di aree produttive dismesse, e che possono diventare centri di eccellenza per ospitare laboratori di ricerca ulteriori e per diventare punto di riferimento, anche per attività sociali.
Queste cose, ovviamente, necessitano di un impegno politico, da parte di tutte le forze politiche, non solo quelle di maggioranza, hanno bisogno di consapevolezza, consapevolezza che su questa strada, probabilmente il nostro Rovigo -se ci fosse Magaraggia, potremmo dire la nostra “Rovighetto”- può sfidare, può sfidare le altre città del Veneto, come diceva Piscopo 5 secondi fa. Le può sfidare su un terreno dell'eccellenza.
Gli altri hanno oggi oggettivamente delle difficoltà economiche straordinariamente più importanti delle nostre. Guardate quello che sta succedendo a Vicenza. Vicenza, che ha avuto nel passato uno sviluppo strepitoso, legato al manifatturiero, legato alla conceria, legato alla lavorazione dell’oro, oggi è in crisi profonda.
Perché? Perché fondare tutta un'economia sullo sviluppo del manifatturiero, inevitabilmente, inevitabilmente si scontra con la globalizzazione dei mercati, inevitabilmente diventa competitivo anche un paese in via di sviluppo com'è l’India, la Cina e il Pakistan. Da questo punto di vista gli esempi li avete sotto gli occhi.
Dov’è che ci possiamo differenziare e su cui possiamo scommettere il nostro futuro? Ci possiamo differenziare e scommettere sul nostro futuro solo sull'utilizzo e sullo sfruttamento delle nostre capacità di innovazione. Guardate la Germania, proprio lavorando su questo, sull'innovazione, sulla tecnologia, sulle idee, sulla brevettazione, è rimasta ed ha sentito meno di tutti i paesi europei il problema della crisi attuale.
Ecco su questo, io credo che le forze politiche locali debbano avere la capacità di scommettere, la capacità di sognare, ma sognare ovviamente ad occhi aperti, sapendo quello che si sta facendo, sapendo quello che bisogna fare.
E io penso che, da questo punto di vista, la nostra città, dopo aver perso questo collegamento con le sue periferie -le sue periferie, inteso i Comuni contermini- deve trovare questa sua capacità di spendersi su un mercato più grande per attirare investitori, e già alcuni investitori privati ci sono dentro il progetto Urban Labor. Altro tema, emerso in più interventi: il tema delle frazioni. Il tema delle frazioni è un tema che inevitabilmente porta in sé la storia di questo Comune.
I Comuni, le frazioni di questo Comune, fino al 1928 -‘29, quasi tutte, erano Comuni a se stessi e hanno, sono portatori, tutte, di storia, cultura e tradizioni.
Bene, se voi guardate e analizzate nei documenti che avete a disposizione, che sono stati oggetto di attenzione da parte di tutti, il documento demografico, se voi guardate il trend che c'è stato in questi ultimi anni nelle frazioni, voi vedrete che alcune di queste stanno arrivando al punto che il numero dei giovani è identico al numero delle persone in età produttiva, ed è identico al numero degli anziani.
Questa è la condizione sociologica per dire che quella frazione, nel giro di pochi anni, è destinata a scomparire! Questo è un dato oggettivo. Guardate i dati Concadirame, di Granzette, di Buso -Buso, un po' meno- ma di San Sisto, guardate i dati, i dati di S.
Apollinare e Fenil Del Turco, ecco voi guardate questi dati demografici e vi accorgerete che, se non si inverte il meccanismo di trattenuta delle giovani generazioni all'interno di quel tessuto, nel giro di pochi anni queste frazioni scompariranno. Qual è stata allora la scommessa?
La scommessa è quella di dare la possibilità ai residenti di poter ampliare la loro abitazione, di poter costruire una nuova abitazione, di poter rimanere all'interno del loro paese per rispettarne la storia, per rispettarne la tradizione, per rispettarne la cultura. Uno dei temi che è trascorso qui dentro è questa questione degli 8000 abitanti in più, nei prossimi 10 anni. Allora in questo io penso di dovere anche la risposta al Consigliere Maldi.
8000 abitanti, vi 59 prego di leggere bene le carte, sono abitanti equivalenti, che si ricavano... è un numero che si ricava dal volume che ogni abitante genera in termini di residenziale, produttivo, commerciale e artigianale. Ogni abitante genera 250 m³ di artigianale, commerciale, produttivo e residenziale. Normalmente, normalmente, nelle pianificazioni, quelle dei Piani degli Interventi, il residenziale occupa circa il 65/70% di questa volumetria.
Vuol dire che la volumetria che sostiene un incremento antropico di 8000 abitanti nei prossimi 10 anni, che va destinata all'abitazione vera e propria, è il 70% di quella possibile. 60/70% di quella possibile. Non è di più.
Perché? Perché tutta l'altra volumetria serve per l'artigianale, il commerciale, il direzionale. Questo è quello che vuole dire lo strumento in termini numerici.
Quindi, non fate, per favore, confusione, dicendo che da qui a 10 anni, a Rovigo ci sono 8000 nuove residenze. Perché non è così! Non è così che si pianifica.
Io avrei per ognuno di voi risposte, però su una fatemi… su una sola io voglio intervenire proprio con decisione, la questione dei PIRUEA, che tanta enfasi ha prodotto e che tanti elementi di sospetto ha generato. Allora, la metodologia dei PIRUEA non è una metodologia che il centrosinistra vede come fumo negli occhi.
Chi vi parla è stato il primo artefice di un PIRUEA, che in quei tempi non si chiamava così, che è stato il recupero dell'ex Ospedale di Via Badaloni, con in cambio il fabbricato che oggi è proprietà comunale e che funge da Ufficio dell'Urbanistica dell'Ambiente di altri. Allora, io non sto dicendo... sto dicendo della metodologia. Ascoltate le parole!
Ascoltate le parole! Io ho detto che questa metodologia non fa... (Voci incomprensibili dall’Aula)