Situazione IRAS - Discussione” Pag. 03 2
CGIL
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Buongiorno a tutti. Ringrazio il Presidente, tutto il Consiglio, il Sindaco, perché ci avete dato la possibilità oggi, in questo spazio così importante come il Consiglio Comunale, di dare visibilità al mondo del lavoro. La cosa che manca purtroppo sempre di più in questo spazio è dare visibilità al mondo del lavoro.
Perché dico questo? Perché purtroppo chi ha pagato e chi sta pagando, non solo all’IRAS, ma in tutte queste strutture, è il mondo del lavoro. Vi do alcuni dati così comprendiamo meglio il perché come Sindacato abbiamo attivato tutto quello che abbiamo attivato in questi anni.
Le strutture che una volta erano tutte pubbliche, salvo alcune situazioni particolari storiche, oggi sono per il 50% privati. In Veneto il 50% delle RSA per anziani, se non addirittura anche di più, perché poi qualcosina è anche cambiato in questi pochi anni, sono private. Qualcuno può dire “Beh insomma, la Costituzione prevedere che vi sia la possibilità di fare imprenditoria anche nel privato”.
Io dico però che questo perché c'è stato? Perché il tema principale era riuscire a ridurre i costi e dove abbiamo ridotto i costi? Sul mondo del lavoro.
Aggiungo un'altra cosa: di quel 50%, circa il 30-40%, a Rovigo un po’ meno, è esternalizzato. Cosa vuol dire? Vuol che ho fatto dumping contrattuale, cioè un lavoratore che prima aveva un contratto più tutelante, aveva uno stipendio più dignitoso, si trova a dover affrontare riduzione dello stipendio, precariato.
Se voi volete venire a vedere le situazioni di molte cooperative, di molti lavoratori di cooperative che lavorano nelle strutture pubbliche, sono soggette ad appalti ogni anno e mezzo, ogni sei mesi, ogni due anni. Vuol dire che queste persone sono sulla graticola ogni breve tempo e cambiano datore di lavoro anche 20-30 volte nel loro periodo lavorativo, nei loro quarant'anni. L’IRAS ha, l’hanno detto prima i miei colleghi, 213 dipendenti in questo momento.
Qualcuno è stato assunto in più per la crisi collegata al COVID. Di questi, 81 sono precari. Cosa vuol dire?
Vuol dire che sono quello strumento di flessibilità che le strutture, proprio per le questioni economiche, si tengono questo strumento di flessibilità proprio per la questione economica, ma sono persone: sono 81 persone che da anni aspettano di vedere finalmente una stabilità.
Sono persone che si sono viste e che si vedono da circa sei anni messe in discussione quella stabilità, e non sono persone, ripeto, da tre mesi; ci sono persone, diceva prima anche Cristiano, che sono contrattualizzate a tempo determinato all’IRAS da sei, sette, otto anni. Queste persone oggi vedono, in questi anni ormai, perché è commissariato a sei anni questo Ente, e non è commissariato per casa: c’è tanto di delibera regionale che dice “Il bilancio di previsione sostanzialmente non tiene”.
E’ stato commissariato per questo, perché non c'era un futuro finanziario per questo Ente. Lo hanno i Revisori. Per questo è stato commissariato sei anni fa.
Mancava solo la parola “fallimento”. Allora in sei anni noi ci aspettavamo sinceramente delle soluzioni. Non possiamo pensare che dopo sei anni noi veniamo convocati perché chiediamo noi di capire cosa sta succedendo, visto che gli stipendi arrivavano in ritardo, cosa unica in tutti gli Enti Pubblici di questo territorio.
Non è che sia normale che lo stipendio non arrivi. Ci comunicano appunto che non c'è ancora un accordo di soluzione. Premesso che anch'io chiedo, a nome di chi rappresentiamo, dei lavoratori, ma anche di tutti i cittadini, che questa soluzione arrivi presto.
Ma dico anche un'altra cosa, e vorrei che in questo momento questo tema, proprio l'IRAS, diventi punto di partenza per un'azione che riguardi tutto il territorio.
Noi come sindacato, CGIL, CISL e UIL Confederali, dopo N tentativi di riuscire a mettere questo territorio insieme in una discussione proficua per il futuro di questo settore, delle Case di Riposo, che è diventato drammatico con l'arrivo del COVID, ripeto drammatico, situazione drammatica proprio, e non sto scherzando, avete potuto passare all'interno dei reparti a vedere queste persone, ma non solo i lavoratori, anche gli anziani, cosa hanno passato e cosa stanno passando in questi due anni; abbiamo chiesto che si attivasse il territorio.
Siamo arrivati a chiedere al Prefetto si facesse promotore di un tavolo proprio di discussione per trovare delle soluzioni, perché oggi parliamo di IRAS, ieri dal Prefetto parlavamo di Badia, un altro giorno parleremo di Papozze, un altro giorno parleremo di Lendinara o di chissà quale altra struttura. Abbiamo chiesto quel tavolo. Perché?
Perché purtroppo, dopo anni che denunciamo quello che sto dicendo, soluzioni non ne vediamo, non ne vediamo. Noi abbiamo tutte le strutture che sono in grossissima difficoltà economica.
L'ultima denuncia che abbiamo fatto alla Prefettura, e le strutture pubbliche lo sanno perché gli è stato chiesto documentazione, di presentare tutta la documentazione a tutte le strutture pubbliche, abbiamo fatto una denuncia perché riteniamo che in alcuni casi ci sia interruzione di pubblico servizio in queste Case di Riposo, perché manca il personale e perché l'azione fatta in questi anni di taglio del personale e di taglio delle risorse ha portato a una grossissima difficoltà a queste strutture ad andare avanti.
Allora oggi non si deve solo parlare della soluzione di Casa Serena, che invito Sindaco, Commissario e perciò Regione, a provare a trovare una soluzione che sia all'interno di un percorso che veda finalmente il pubblico ad essere centrale, ma ripeto, riguarda tutto questo territorio. Io chiedo, ve lo chiedo veramente in ginocchio, perché un anno fa eravamo davanti alla struttura, alla cittadella socio sanitaria chiedendo “Non lasciateci soli”. Un anno fa: non lasciateci soli.
Lo chiedevamo alla politica, c'erano i Sindaci presenti con il Direttore Generale Compostella. Io vi chiedo veramente in ginocchio per favore come territorio cominciamo a ragionare alto, a provare a trovare delle soluzioni partendo dalla soluzione di Casa Serena, dove il mondo del lavoro sia messo al centro e dove il pubblico sia effettivamente centrale e motore, perché altrimenti l'unica soluzione, come sempre, sarà quella di ridurre il costo del lavoro ancora una volta.
Per favore, non passate attraverso la riduzione del costo del lavoro. I lavoratori si aspettano delle soluzioni che gli permetta di dargli un futuro, che non può essere quella di domani di dire, come mi è passato come messaggio, “Ma sì, tanto il mercato del socio sanitario è un mercato fiorente, si fa presto a trovare lavoro”.
Diciamo che essere a lavorare in una struttura pubblica, avendo una certezza di contratto di lavoro e domani trovarsi in una cooperativa sociale, in appalto ogni anno e mezzo, non credo sia la stessa identica cosa. E se noi oggi, voi oggi, tutti insieme, non proviamo a trovare delle soluzioni reali a lungo termine, questa è la prospettiva per il mondo del lavoro, questa è la prospettiva, non c'è altro, non c'è altro.
Se guardate Badia è esternalizzato, se guardate Stienta è per il 70% esternalizzata, se guardate Lendinara ha il 70% anche loro esternalizzati. I lavoratori pubblici a Badia erano 145 tre anni e mezzo fa, oggi sono 85. Questi sono i numeri.
Perciò io oggi ringrazio, poi dopo se ci darete la possibilità in base a quello che ci verrà comunicato oggi, perché di fatto l'unica cosa certa è che non abbiamo nulla di certo, di preciso e di ufficiale, perché finora noi abbiamo avuto in sei anni solo ed unicamente parole. Di certo c'è solo 81 precari, un milione di euro fermi di stipendio, e il fatto che forse - dico forse - il prossimo stipendio arriva al 27, ma può darsi anche qualche giorno dopo. Queste sono solo le uniche certezze che abbiamo.
Spero che oggi almeno abbiamo qualche certezza in più, qualcosa da raccontare in più a chi rappresentiamo e poter essere promotori anche di qualche idea. Lo siamo stati, continueremo a esserlo. Perciò vi ringrazio ancora e spero che poi dopo possiamo ancora intervenire un attimo per poter aggiungere qualcosa a quello che sarà il dibattito.
Grazie ancora.