Buongiorno a tutti. La questione ANCI. Io ho sottolineato più volte il significato delle mozioni.
Secondo me questa è impropria come mozione, perché può essere individuata come una semplice interrogazione. Il Consigliere Rossini, e chi altri, eccetera, vogliono sapere se il Sindaco vuole uscire, sì o no, dall’ANCI. E’ un’interrogazione, non è una mozione.
Tra l’altro la mozione impegna il Consiglio Comunale; il Consiglio Comunale con la mozione esprime una volontà, che di solito ha il significato di far valere la volontà del Consiglio Comunale, appunto, ai livelli istituzionali, tipo Regione, tipo Stato, tipo Parlamento, tipo Governo, eccetera. Le mozioni di questo tipo qua non sono mozioni. Io vorrei dire anche al Presidente di entrare nel merito su quello che viene presentato.
Questa non è una mozione. Il Consigliere Rossini interroga il Sindaco su che intenzioni ha, se uscire o rimanere nell’ANCI. Non è una mozione questa.
Però, se vogliamo discuterne, allora io ringrazio il Consigliere Rossini, perché tutto sommato la possibilità di discutere dell’ANCI mi trova a meraviglia, perché io sono cresciuto nell’ANCI fino dagli anni ’80, quindi conosco bene la storia dell’ANCI, conosco bene la realtà ANCI.
E’ una storia millenaria, fu don Sturzo a fondarla, ed è l’eredità che ci ha lasciato lui, con il suo Movimento Popolare, all’inizi degli anni 900, di un pensiero che è tutto ora attuale, autonomistico, che fece degli Enti Locali non più gli estremi tentacoli di un poter centrale, ma strumenti di azione, di valorizzazione di una cultura antistatalista, pluralista e solidarista.
Era la forma associativa che metteva nelle condizioni le Autonomie Locali, gli Enti Locali a costituirsi per portare dei risultati straordinari in periferia. L'associazione dava la possibilità di dire, rispetto al potere centrale, siamo nelle condizioni di essere un sindacato che si contrappone addirittura allo Stato. Su questa logica, non a caso, sono iscritti la bellezza del 90% dei Comuni, perché è la forma associativa dei Comuni.
Sono più di 7.000 i soci, fra piccoli e grandi Comuni, di ogni colore politico, di ogni grandezza, di ogni parte d’Italia, perché la caratteristica proprio straordinaria dell’ANCI è proprio quella che uno non è targato in base alla sigla, ma in base al lavoro, in base alle possibilità che crea per gli interessi dei propri cittadini. L’altro venerdì ero all’Assemblea Nazionale dell’ANCI a Torino, e con mia grande delusione non ho trovato l’ANCI dei miei anni. E’ un ANCI filo governativo, troppo filo governativo.
I partiti si sono impossessati dell’ANCI, in maniera direi che non ha niente a che vedere con lo spirito dell’associazione, perché sia i dirigenti, sia alcuni vertici dell’ANCI sono espressione di nomine fatte dall'esterno dai partiti. Non era così diversi anni fa: eravamo noi amministratori che sceglievamo le condizioni migliori perché l'associazione fosse rappresentata. Vi dirò che ho avvertito queste forme di critica in maniera anche pesante.
C'erano anche dei leghisti, dei leghisti lombardi che conosco benissimo, che ovviamente anche loro puntavano sul fatto che l’ANCI non dava più quelle garanzie che negli anni passati aveva caratterizzato l’azione. Uno come Bitonci era una ricchezza dell’ANCI. Io ricordo 5 o 6 anni fa alcuni suoi interventi; persona che ha amministrato, una persona di grande buon senso, una persona che doveva essere una parte fondamentale dell’organizzazione.
Sentire che Bitonci esce mi ha fatto dispiacere; come ha fatto dispiacere a tanti giovani, c'erano dei giovani Consiglieri Comunali di Padova, che comunque loro, al di là dell’uscita di Bitonci dall’ANCI, mantengono comunque il ruolo, perché se il Sindaco dice “io esco dall’ANCI”, io continuo a frequentare l’ANCI, perché è un ambiente che mi va, ed io preferisco fare le mie battaglie all’interno dell’ANCI.
Una cosa però mi sento di dire: se il Sindaco mi dice “questi 10.000 euro che noi spendiamo per l’ANCI Nazionale, se questi soldi invece di spenderli per una associazione che ultimamente sta creando delle perplessità, li spendiamo per alcuni servizi sociali, che sappiamo quanto siano impellenti e fondamentali”, mi metterebbe in crisi. Io, uomo dell’ANCI, cresciuto nell’ANCI, mi metterebbe in crisi. Perché?
Perché i 10.000 euro è comunque una cifra, e ritengo che siano spesi nel modo migliore.
E’ chiaro che la mia è una valutazione personale, ed io personalmente trovo da un punto di vista politico, strategico, problematico uscirne, perché la mia battaglia, come ho detto prima, la farei all’interno, vedrei di modificare alcune condizioni che appaiono non certamente in linea con lo spirito dell’organizzazione, però rispetto anche il Sindaco e l’esecutivo di questo Comune su quella che può essere una scelta, che potrebbe essere una scelta di opportunità.
Poi non è detto, l’ANCI è sempre là, è un’associazione che ci dà dei grossi servizi. Io credo che quotidianamente i nostri uffici utilizzano l’ANCI, l’ANCI risponde per i quesiti, eccetera.
Abbiamo avuto modo anche di vedere recentemente su una delibera relativa agli incarichi, dove c'era il parere dell’ANCI, che è un parere di gente qualificata, soprattutto dell’IFEL, che è la società strumentale dell’ANCI, e quindi questo è un presupposto che serve al Comune, però, con tutta franchezza, di fronte ad una posizione dove il Sindaco, con il suo esecutivo, mette sulla bilancia l’utilità dell’ANCI, soprattutto l’utilità dell’ANCI, in relazione al fatto del bisogno di poter usufruire i 10.000 euro in maniera diversa, io alzo le mani.