Persona · attività documentata

Urbano Brazzale

Ruoli e interventi ricavati dai verbali ufficiali già acquisiti da Lente Civica.

Interventi documentati
1
Sedute con interventi
1
Interventi con video
0

Ruoli documentati

Come indicati nelle fonti acquisite.

Direttore Servizi Sociali U.L.S.S.Osservato il 30 giugno 20161 osservazione documentali

Attività nei verbali acquisiti

Prima gli interventi tematici, poi quelli procedurali, sempre consultabili. Testo, punto ODG, pagine e video quando esplicitamente autorizzato alla pubblicazione.

30 giugno 2016

Interventi presenti nel verbale ufficiale acquisito.

1 intervento
Intervento n. 7
Pagine 10–13
Punto 1

Relazione del Dirigente Generale U.L.S.S. n. 18

Direttore Servizi Sociali U.L.S.S.

Leggi intervento

Buongiorno a tutti. Sarò brevissimo perché il Dottor Compostella già è stato esaustivo. Spiego velocemente, anche per dar spazio credo a eventuali domande.

Diciamo che il territorio, dall’ultima riforma della Regione, dall’ultimo piano socio sanitario, vede soltanto un distretto, e di conseguenza otto punti sanità. Si trova appunto una serie di strutture private accreditate che erogano prestazioni, questo da corollario naturalmente dell’attività medica che ha appena spiegato il Direttore; si trovano 13 case di riposo, 4 medicine di gruppo, in realtà sono tre più una di Trecenta, eccetera; una centrale operativa territoriale, un sistema delle cure primarie.

Questa è la fotografia. Se noi andiamo ad analizzare la cosa, la cosa più importante sono i posti, le impegnative di residenzialità nelle case di riposo. Nell’ambito della Provincia di Rovigo, e per Provincia intendo la nostra U.L.S.S. n.

18 esclusa Adria, noi abbiamo circa 1.000, anzi 1.541 posti letto autorizzati. Perché vado subito a parlare delle case di riposo? Perché nell’ambito del territorio, è molto sentita questa teorica mancanza di posti letto finanziati.

Ci sono 1.541 posti letto autorizzati; il finanziamento che la Regione dà per la non autosufficienza è 18.800.000, che vanno a finanziare in parte i posti letto, in parte diciamo gli stati vegetativi e in parte l’Alzheimer. E’ giusto che la gente sappia.

Per quanto riguarda le impegnative di residenzialità, che sarebbe la rivoluzione apportata dalla Regione, quella di dare al libero mercato la possibilità del cittadino di scegliere il posto dove andare, nell’ambito di questa strategia nuova dove il soggetto può scegliere, la Regione ha finanziato in due modalità il posto letto: ad alta intensità e a media intensità. La fotografia che io voglio fare oggi è quella di una fotografia che è stata ereditata naturalmente in una situazione che era già ben definita.

Per quanto riguarda il finanziamento dei costi cosiddetti ridotti, cioè quelli di alta intensità, il budget a disposizione è stato di 15.150.000. Per quanto riguarda la media, i costi sono stati di 3.327.000. Per quanto riguarda i posti letto per gli stati vegetativi sono stati spesi 98.000 euro; per quanto riguarda l’Alzheimer 231.000 su 280.000.

Noi abbiamo l'autorizzazione per 1.020 impegnative di residenzialità. In realtà noi, con il budget a disposizione, abbiamo finanziato circa 960 impegnative di residenzialità, perché di fatto le 1.020 stabilite dalla Regione sono state ridistribuite tra alta e media intensità, quindi la scelta strategica che è stata fatta è stata quella di valutare i casi più gravi e finanziare i casi più gravi.

Il lavoro che si sta facendo è quello di poter in qualche modo sostenere tutto il sistema della residenzialità, andando, mappando e rivedendo tutte le impegnative, non coloro che in qualche modo sono stati assegnatari, ma finanziando correttamente le graduatorie in funzione anche della richiesta delle case di riposo. Cosa voglio dire? Perché parlo di graduatorie?

Perché adesso il soggetto che vuole essere inserito nella casa di riposo, viene valutato da una Commissione, viene fatta una scheda che è una scheda di valutazione, viene indicata la sua gravità nella non autosufficienza, e il soggetto va in graduatoria, cioè c’è un’unica graduatoria e a chi tocca diciamo viene chiesto “Tu dove vuoi andare?”.

Questo fatto in qualche modo rivoluziona quello che poteva essere fino a ieri una rendita di posizione, nel senso che nel tempo le case di riposo, diciamo la residenzialità si è aggiornata e in qualche modo ha dato la sua offerta in funzione anche di una comunicazione. Molti hanno investito sulla comunicazione, molti hanno investito sull’attrazione, nel senso che tutti hanno operato di modo che dire “Noi siamo i migliori”.

Chi in qualche modo ha rallentato la corsa, o comunque diciamo ha fatto una campagna di pubblicità in qualche modo minore, si è presa un po’ indietro. Allora in questo senso noi correttamente siamo andati a vedere la ridistribuzione delle persone e esse hanno scelto.

Non mi soffermo di più sulle case di riposo, ma volevo spiegare, visto anche naturalmente la situazione che in qualche modo si è creata nel territorio, ma non solo qui, in tutto il territorio del Veneto, mi sono soffermato proprio per spiegare il meccanismo, mentre quella che in qualche modo è l'idea di questa Azienda, della Direzione, oltre che mappare la situazione come abbiamo fatto, è quella di ricreare un consesso in particolare con le Amministrazioni Comunali, dove si possa lavorare insieme, quotidianamente direi, in funzione di un investimento sul territorio, visto che metà del bilancio dell’USL viene speso per il territorio.

Il territorio attualmente ha il sistema delle cure primarie cosiddette che racchiude i medici di medicina generale, dove alcuni si sono messi insieme formando le medicine di gruppo, e dei medici singoli che nel tempo la Regione, almeno allo stato attuale, ha lasciato vivere la loro professionalità da soli, ma che ha già in qualche modo indirizzato nel futuro a riunirsi con gli altri medici, per formare una serie di medicine di gruppo integrate, dove in qualche modo il cittadino, entrando, potrà trovare quasi tutte le risposte, comunque che non abbisognino di specializzazioni o ricoveri ospedalieri.

Quindi nell’idea del legislatore, ed è questa la grande innovazione che è stata apportata con il piano socio sanitario, è stata quella di stabilire che il soggetto possa essere ricoverato nel’ambito dell’acuto. Dopodiché il territorio deve avere una serie di strutture per accoglierlo. Cosa stiamo facendo noi?

Io credo che sull’aspetto dell’accoglimento del territorio stiamo riorganizzando, insieme anche al primario di medicina e al Direttore sanitario evidentemente l’istituzione dell’ospedale di comunità a Trecenta per 30 posti, il quale in maniera inesatta viene chiamato ospedale; in realtà è una struttura che sta ad ospitare coloro che non possono più stare all’ospedale perché non sono più acuti, e non possono restare a casa perché abbisognano anche di una riabilitazione.

In questo caso le persone in qualche modo troveranno risposta negli ospedali di comunità; ospedali che sono previsti dal lato aziendale in due posti, a Trecenta e qui a Rovigo presso la casa di cura, la quale all’inizio aveva proposto di ospitare 30 posti, adesso sono ridotti a 20 in quanto accreditati, cioè riconosciuti dalla Regione rispetto al parametro nazionale per 20 posti. Qual è la cosa più importante di un soggetto che viene dimesso?

E questo risponde anche al principio di umanizzazione di cui questa Direzione vuole farsi assolutamente interprete. E’ il dolore. Nell’ambito del dolore è stata proposta alla Regione, nell’atto aziendale, l’istituzione della struttura delle cure cosiddette palliative, dove opera già un medico e stiamo riorganizzando tutta la filiera.

Quando parlo di filiera è questo ideale trasporto di un soggetto che dall’ospedale, dall’oncologia, dai reparti, viene consegnato al territorio, dove in qualche modo verrà destinato o all’ospedale di comunità o a casa, e comunque è assistito, perché dobbiamo partire dal principio che il paziente è la persona che noi dobbiamo assistere e curare, indipendentemente dal fatto che poi parliamo di riforma. Noi dobbiamo pensare alle persone.

In qualche modo - abbiamo fatto l’ultima riunione lunedì - dall’oncologia la persona viene accolta; delle cure palliative fanno parte naturalmente anche l’hospice, che non è dove le persone vanno a morire, ma dove le persone trovano una risposta a quella che è l’assistenza, dove i familiari possono intervenire, sostare e rimanere.

Questo hospice è stato deciso di individuarlo nell’ambito della casa di riposo di Lendinara che aveva le strutture; noi l’abbiamo trovato lì, i posti sono otto; è un posto in qualche modo che è stato messo a disposizione e dove operano due anestesiste nostre per quanto riguarda la terapia del dolore, e dove le cure palliative seguono pedissequamente il soggetto.

Per quanto riguarda invece la persona che deve andare a casa - sto spiegando a braccio perché voglio spiegarlo secondo non le regole che magari tutti conosciamo, ma secondo il buon senso della persona che in qualche modo si trova di fronte al caso concreto - la persona che invece non ha necessità, né di essere inserita all’hospice, né di essere inserita nell’ospedale di comunità e andrà a casa, nell’ambito dell’U.L.S.S.

18, come nell’ambito di tutte le altre U.L.S.S. del Veneto, e certamente coloro che sono del mestiere lo conoscono perfettamente, è il sistema dell’assistenza domiciliare. Noi abbiamo circa 23-24 infermieri che, gestiti dalle cure primarie e dal responsabile di distretto, girano per portare assistenza presso il domicilio delle persone, quindi viene individuato un protocollo di assistenza nell’ambito del domicilio e la persona viene assistita a casa. Cosa abbiamo fatto di nuovo?

Nell’ambito di Rovigo è stata istituita la centrale operativa territoriale.

Nell’ambito dell’ospedale c’è il CUP, il centro unico di prenotazione, dove si smistano le varie esigenze delle persone; nell’ambito del territorio il piano socio sanitario ha previsto la centrale operativa territoriale, la quale è una centrale tra virgolette di smistamento, dove si accoglie la richiesta del medico di famiglia, della persona, dell’assistente social, del Comune, del reparto naturalmente, dove in qualche modo si destina o comunque si trova, si suggerisce una destinazione, quindi una soluzione al problema.

La centrale operativa è partita praticamente da marzo, da quando siamo stati edotti di quello che esisteva, sta funzionando; il personale è un personale infermieristico soltanto, quindi in grado di poter anche valutare l’aspetto del primo soccorso; è una centrale che funziona - è stato mandato anche ai Sindaci l’orario di apertura - funziona dalle 8.30 alle 15.30 fino al 1° settembre, e dal 1° settembre funziona dalle 8 alle 17.

Questo naturalmente perché tra le intenzioni del Direttore e della Direzione sarà quello di far funzionare la centrala operativa 24 ore al giorno, con un numero di persone che possano turnarsi.

Devo dire, forse questa non è la sede adeguata, e poi chiudo, che noi abbiamo anche nel territorio otto punti sanità che, nel momento di assicurare le ferie al personale, l’ha ben spiegato il Dottor Compostella, verranno saltuariamente, oggi abbiamo anche la Conferenza dei Sindaci, verrà anche comunicato, nel senso che saranno tenuti aperti, ma in particolare in periferia, saranno tenuti aperti a giorni alterni proprio per assicurare alle persona anche le ferie.

Quindi sarà fatto adesso un programma, lo anticipo soltanto così in via informale.

Nell’ambito della disabilità noi abbiamo innanzitutto il SIL, che è la struttura di inserimento dei giovani portatori di handicap, e abbiamo la disabilità in genere; con la Dottoressa Papparella, che è la collega di Adria, stiamo facendo il progetto di riorganizzazione di tutta la disabilità in funzione provinciale, come del resto stiamo tentando di proporre il progetto al Direttore di riorganizzazione della psichiatria e della tossicodipendenza in ambito provinciale, quindi già a partire veloci dove ci sono criticità.

Per quanto riguarda la disabilità, noi abbiamo cinque cosiddetti CDB, che sono stati esternalizzati per problemi di personale, vengono gestiti da una cooperativa, dove vengono ospitati ragazzi che hanno problematiche legate alla disabilità.

Il lavoro sarà tanto, anche perché in questa fotografia che abbiamo fatto, che è anche forse priva di aspetti emotivi, ci metteremo, ci mettiamo e ci stiamo mettendo un grande impegno anche per fare un salto di qualità, in qualche modo per dare alla popolazione, ai Comuni, a chi li rappresenta in particolare, l’opportunità di dire “Abbiamo fatto delle belle cose”, e soprattutto non vogliamo seguire la logica del marinaio che, pur con vento favorevole, non sa dove andare.

Il Direttore l’ha già spiegato prima, ha le idee chiare. Noi lo supportiamo e lo seguiamo, quindi grazie a tutti anche per l’ospitalità.

Io quello che posso dire all’Assessore dei servizi sociali che intenderei, se loro sono d’accordo, vederci e creare una specie di gruppo di fuoco, di lavoro, per poter in qualche modo andare avanti insieme perché, se non lavoreremo insieme e lavoriamo nell’ambito delle varie spezzettature che in qualche modo umanamente ci sono, ma che dal punto di vista della prospettiva futura sono perdenti, il fatto che l’unione fa la forza secondo me è la cosa che credo sia la parola d’ordine per tutti. Grazie.

Come leggere questi numeri. Il numero degli interventi dipende dalle sedute e dai verbali attualmente acquisiti. I ruoli di Presidenza possono inoltre generare numerosi interventi procedurali: per questo Lente Civica non li usa come classifica di attività politica.