Consiglio Comunale del 2012-04-19
Direttore Generale ULSS
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Buon pomeriggio. Porto il mio saluto al Presidente del Consiglio, al Sindaco della città, a tutti voi i signori Consiglieri e Assessori.
E’ con grande, anche, interesse che accetto gli inviti, voi lo sapete, dal punto di vista anche di informare direttamente il Consiglio della città di Rovigo, anche per il suo ruolo e dimensione che ha nell'ambito del nostro territorio, portare le informazioni necessarie e quanto di più utile anche per fare comprendere una materia così complessa com’è la Sanità, ma che riguarda la salute di tutti i cittadini. E quindi ben volentieri ecco, e ringrazio anche chi ha avuto l'iniziativa di invitarmi.
E’ un'occasione poi particolarmente importante perché, appunto come ricordava già il Sindaco proprio di recente, voi lo sapete tutti, è stato quindi licenziato nella 5^ Commissione il 5 aprile, diciamo la bozza della proposta di legge, nonché gli allegati del Piano.
È stato un percorso molto lungo, l'avete seguito anche voi nella stampa, ma vediamo subito anche alcuni elementi di carattere concettuale ai quali si è ispirato, almeno così cerco anche di riportare quindi io non facevo certamente parte della 5^ Commissione Consiliare, ma come alcuni di voi probabilmente lo sapranno, abbiamo dato anche un contributo, diciamo, nella elaborazione iniziale del documento tecnico.
Allora ci sono due, diciamo, concetti, voglio dire, importanti, prima di tutto da definire e poi per dare una lettura dopo vediamo anche negli aspetti di dettaglio. Prima di tutto è questo: il problema della cronicità, cioè delle patologie croniche degenerative, e la sua continuità nel prosieguo dell'assistenza.
La cronicità che noi sappiamo, siamo vecchi e abbiamo queste patologie, ed è un modo diverso di affrontare la gestione delle malattie croniche, che nei precedenti, precedenti… soprattutto nell'ultimo Piano, devo andare appunto a quello del ‘95- ‘96, che anche lì avevo dato un piccolo contributo, avevo i pantaloni corti, ma a quel tempo ovviamente non era così evidente e così rilevante l'impatto della patologia cronica.
Per gli studiosi sì, però non era ancora aumentata la consapevolezza, dalla parte politica ma anche nell'ambito, diciamo pure anche accademico e anche professionale, questo impatto che stiamo già parlando dei quasi 14 anni fa, anzi 17 anni fa. Perché il piano è cominciato ad elaborarsi nel ‘94, e poi è stato approvato verso la fine del ‘94. Quindi per dire non era ancora questa la consapevolezza.
E l'organizzazione, che era il momento di passaggio fra le gestioni commissariali e la nascita delle nuove aziende, aveva puntato molto sull'organizzazione di tipo ospedaliero, anche se la riorganizzazione del territorio era basata più sul contenuto di tipo istituzionale, sui distretti, ma senza definire bene il contenuto innovativo, che già allora si intravedeva, ma non era chiaro. Questo è per richiamare un po' perché c'è anche questa maggiore accentuazione, questa volta proprio sul tema della cronicità.
Gestire la cronicità significa garantire continuità e modelli diversi, che si devono -e tutti quanti lo sanno- gestire all'esterno delle strutture residenziali e alle strutture di ricovero. Soprattutto quelle di ricovero cosiddetto ospedaliero. Quindi, questo è il primo grande elemento che ha in sé delle implicazioni estremamente importanti dal punto di vista poi operativo, che vediamo.
Innanzitutto ripensare, intanto si dice distretto forte per assistenza primaria; ma soprattutto un ruolo molto più rilevante da parte dell'assistenza di medici di medicina generale, e l'integrazione, con tutti i servizi che già esistono, ma che se non ci sono si devono potenziare o addirittura istituire se assenti, dell'ambito sempre dell'assistenza territoriale, che sono appunto i servizi ad integrazione socio-sanitaria, con le strutture anche residenziali e semiresidenziali, o il centro servizi, come li vogliamo chiamare.
Questo, diciamo, è il tema. Comune di Rovigo Consiglio Comunale del giorno 19 Aprile 2012 5 Negli allegati c'è poi una disanima molto attenta su questa fattispecie, cioè cosa sono le associazioni funzionali territoriali? Cioè, il modo dell'aggregazione.
Sappiamo tutti che gestire oggi una patologia, o meglio una poli patologia di un paziente cronico, non è più sufficiente un solo medico, ma soprattutto può essere… per la continuità c'è bisogno di più medici. Quindi la spinta è che nei prossimi tre anni, già partendo da quest'anno, ci sia un'aggregazione obbligatoria di tutti i medici di medicina generale.
Quindi questo è un primo punto importante per costruire nuclei di medici, il cui paziente cittadino si possa rivolgerle in qualsiasi momento, e avere anche una risposta, indipendentemente che siano il suo medico di fiducia. E poi dall'altra parte è come garantire la continuità, quindi anche un'estensione dell'erogazione dei servizi sulle 24 ore.
Perché anche l’ADI (l'Assistenza Domiciliare Integrata) c'è, quasi tutti ce le hanno, funziona anche abbastanza bene la nostra azienda, però di sera e di sabato pomeriggio e di domenica, se c'è qualche problema arriva al pronto soccorso. Quindi, ecco, c’è il tema di mettere in piedi una nuova struttura, cioè schiacciare attività che veniva erogata all'interno degli ospedali, all'esterno degli ospedali. Quindi un ripensamento del tutto, ecco, rilevante.
Poi entreremo casomai nei dettagli. Quindi una forte deospedalizzazione. Questa è la distinzione netta.
In questa spinta verso l'esterno, oltre a quello che tutti voi già conoscete, le RSA o i Centri Servizi, è stata individuata una nuova figura, diciamo, di struttura, un nuovo luogo, si chiamano “Strutture di ricovero intermedie”. Queste strutture di ricovero intermedie non sono ancora ben definite nella sua eccezione di carattere così… anche concettuale, possono essere ospedali-comunità, o l'ospedale di continuità. Qui possiamo trovare ancora i termini.
E siccome non c'era il consenso, probabilmente è stato detto “Strutture intermedie di ricovero”. Che doveva essere un passaggio fra la fase, diciamo, di dimissione, come dire, un po' precoce, viene ristretta alla sua capacità organizzativa; di poter accogliere, e qui c'è da definire ancora la politica di finanziamento di queste strutture, che dovrebbero essere gratuite, almeno nei principi, per il cittadino, prima di arrivare o alla residenzialità, le RSA per capirci, o assistenza domiciliare o a proprio domicilio.
Quindi è una struttura intermedia per la quale c'è tutto ancora da definire, e demanda poi la definizione di questa struttura ed organizzazione del territorio a delle cosiddette schede territoriali, nel quale ogni azienda -dopo vedremo le aziende- ogni azienda dovrà definire sul piano programmatori definito dal Consiglio e dalla 5^ Commissione, dovrà definire il contenuto di queste schede, per cui ci saranno, riprenderanno le RSA, i nostri… ad esempio i nostri 1150 posti per le RSA; ci sarà questo 1,2 x mille, 1,2 x mille , che significa qualcosa della nostra Usl di 175.000 abitanti, qualcosa come duecento posti per le strutture intermedie.
E poi ci sono la riorganizzazione, la medicina -come ricordavo prima- la medicina generale per aggregazione. Quindi saranno fatte delle schede apposite che riassumeranno i modelli. Questo in analogia con le schede ospedaliere a voi tutte ampiamente note, che invece è una tradizione che, come attuazione del piano socio-sanitario, demanda in una fase successiva l'elaborazione per ogni struttura ospedaliera della Regione, la Regione definisce il Piano programmatorio.
Questo Piano non tocca l'aspetto delle schede ospedaliere, definisce alcuni parametri -che adesso vediamo subito- ma non chiaramente entra nell'ambito del dimensionamento delle strutture. È un momento successivo, quando sarà approvato. Allora per la parte ospedaliera: intanto si torna o, meglio, si porta al 3 x mille il numero dei posti letto per acuti.
Questo è un dato importante perché prima era molto di più, era tre e mezzo, quindi si porta al 3 x mille. Poi vediamo gli effetti sul nostro territorio. Per la lungodegenza e riabilitazione 0,5.
Prima vi ricordo era 1 x mille, quindi c'è un dimezzamento della riduzione del numero. In totale il numero dei posti letto per acuti, più la riabilitazione, porta a tre e mezzo. Quindi è una riduzione.
Però dall'altra parte c'è questa novità delle strutture intermedie di ricovero, così sono chiamate, dell'1,2 x mille. Comune di Rovigo Consiglio Comunale del giorno 19 Aprile 2012 6 Per quanto riguarda l'assetto, come dire, organizzativo degli ospedali, ci sono definiti elementi di carattere innovativo. Ad esempio l'organizzazione per intensità di cure.
Cosa significa intensità di cure? In qualche misura è non più tenere solamente i reparti, 10 - 40, dipende dal modello organizzativo che viene affidato all'ospedale, cioè la chirurgia, la medicina, l'otorino e così via, ma di creare sempre più aree omogenee di assistenza ospedaliera integrata. Quindi, cercando di togliere un po' di spartiacque, quindi creare dipartimenti che c'era già, ma però si va verso un'intensità di cure, per cui ci saranno anche aggregazioni, accorpamenti, i cosiddetti multi patologici.
A cui potremmo avere anche insieme otorino, oculistica, chirurgia e urologia, secondo la gravità essenziale, perché cambia l'intensità assistenziale, soprattutto, anzi quasi sicuramente, infermieristica. Mentre il personale medico dovrebbe girare tra i reparti in cerca -dico in cerca perché è uno dei termini che ha posto anche la categoria medica per il modello organizzativo.
Quindi questa è un'indicazione di andare verso anche un modello diverso, quindi per intensità di cura, è chiaro la terapia intensiva classica, ma poi ci sono anche le semi intensive, ma poi anche all'interno degli stessi reparti, anziché avere tutti quanti il ricovero ordinario, ci saranno dei monitoraggi più intensivi, da una parte poli specialistici, e degli altri, invece, a bassa intensità.
Questo è sostanzialmente il modello, che peraltro non è una novità, che ampiamente è diffusa di là delle Alpi, non è che stiamo scoprendo l'acqua calda! Quindi sarà una cosa abbastanza difficile. Noi abbiamo già provato ad attuarla, e vi assicuro che non è d’immediata applicazione, anzi c'è qualche difficoltà, ma questo come in ogni cambiamento c'è sempre qualche difficoltà.
Poi, per quanto riguarda gli ospedali, ci sono due o tre parametri da ricordare. Il primo: le alte specialità sono identificate per un bacino di 1 milione di abitanti, e qui non c'è nessuna deroga nella specificità di montagna né alla specificità della bassa densità, neanche Polesine. Prima cosa.
Mentre gli ospedali, quindi questi sarebbero i famosi AB, no? Poi ci sono quelli che usano la rete, i nodi della rete sono ospedali sui quattrocento posti letto, che sono gli ospedali di rete, in cui sembrerebbe, almeno così leggendo, collocato anche l'ospedale di Rovigo, però sapete benissimo, accennavo prima al signor Sindaco, che noi invece abbiamo anche altre specialità.
Quindi questo è un tema probabilmente… dico così per parte in causa come tutti noi, a vigilare poi sul piano della realizzazione delle schede ospedaliere. Quindi questo è un po' il primo punto un po’ da vigilare. Si prevedono servizi sovra aziendali, ad esempio per l'otorino, per l'oculistica, per alcune anche specialità medie, non di altissime specialità come la medicina nucleare, la radioterapia, la cardiochirurgia, la neurochirurgia, queste sono le altre specialità.
Ma della media specialità, pur essendo presenti nella programmazione, prevedono anche di condividerlo. Avete già intuito, potrebbe essere una Usl vicina, tanto per non fare nomi e cognomi.
Quindi c'è questo… Il livello più basso, invece, sono ospedali sempre della rete, ma ad indirizzo più semplice, come sempre il Pronto Soccorso, ma con ospedali di, come dire, generali, che abbiano una medicina, chirurgia, un pronto soccorso, una rianimazione, molto più semplici, cioè non ospedali del nodo, quindi andiamo sui quattrocento letti. Quindi fare una categoria di tre livelli di ospedali.
Però queste cose di principio sono descritte nel Piano o, meglio, nell'allegato della proposta legge, poi bisogna vederlo nella realizzazione delle schede ospedaliere. Quindi qui potrebbe anche, come dire, leggere delle possibilità anche di modifica in corso d'opera, rispetto al testo. Poi c'è un altro numero, che sono i 1000 posti per punto nascita, cioè 1000 nati per il punto nascita,. questo è un altro numero che dobbiamo ricordarlo.
E sostanzialmente sono questi poi i numeri. Quindi, ripeto, il 3 x mille posto per acuti, 0,5 per la riabilitazione, 1000 parti per punto nascita, e poi il rapporto, ecco, di 1 milione per le altre specialità, e 200.000 per gli ospedali sui quattrocento posti letto. Poi un altro tema che viene affrontato è l'assetto istituzionale.
L'assetto istituzionale -c'è una legge nazionale che lo regola, quindi non è che si potesse sconvolgere- però 2 - 3 cose riguardano anche l'assetto istituzionale. Intanto il dimensionamento territoriale è di completa autonomia regionale, non è che là la legge nazionale, la 229 o la 517 vincoli la Regione. Quindi la denominazione Comune di Rovigo Consiglio Comunale del giorno 19 Aprile 2012 7 dell'ambito regionale è di totale e completa autonomia.
Quindi la Regione può ridefinire i confini quando e come vuole. In questo caso non viene toccato per ora nessuna geografia dei territori, ma però definisce un principio, che sono i 200.000 - 300.000, come dire, abitanti di riferimento, come dimensionamento territoriale ottimale. Vi do un dato: noi in Italia, il Veneto, si colloca con le aziende più piccole di tutta Italia, che la media delle aziende in Italia sono intorno a 500 - 550.000 abitanti.
Questa è la media. Noi siamo intorno ai 250, noi siamo… poi di piccole, molto piccole, non cito i nomi, non esistono, esistono solo nel Veneto. Quindi, ecco, tanto per capire il perché viene fuori un'indicazione di questo tipo dei 200 - 300.000 abitanti, che sostanzialmente è il mantenere non la media nazionale, ma di alzare leggermente rispetto a poco più dei 200.000 che ha attualmente, sapendo che la media nazionale è più del doppio.
Questo per quanto riguarda il dimensionamento. Però detto questo poi non c'è nessun altro riferimento nel testo circa l'effetto di questa affermazione. Poi un'altra sull'assetto istituzionale riguarda l'organo di Governo che la Direzione generale, il Direttore Generale, che nella legge nazionale fissava nella durata non inferiore ai tre anni, fino ad un massimo di cinque, viene portata come scelta -anche questa autonomia regionale- di stabilire un livello inferiore di cinque e non inferiore ai tre.
E ha fissato in tre la durata massima, quindi non inferiore non poteva ma neanche massima, dell'incarico del Direttore Generale per due mandati. Anche questo è una novità, non c'era nessun vincolo nella legge nazionale né nei Piani regionali, quelli dei due incarichi diventa un vincolo dal punto di vista, ecco, della permanenza, nello stesso luogo del direttore generale.
Mentre prima c'era una consuetudine, ma non era scritta, era solo una consuetudine alla mobilità, ma non era scritto nessun provvedimento legislativo, né nazionale né tantomeno regionale. Poi metto un altro vincolo: che la nomina deve venire su persone che, a parte la laurea quelle cose li, e non deve avere più di 65 anni. Quindi questo è un altro vincolo che non c'era nella legge nazionale, per cui c'erano anche la possibilità per alcuni di essere nominati, anche se avevano più di 65 anni.
Queste, diciamo, sono le tre modifiche sull'aspetto istituzionale. Per quanto riguarda il sistema di valutazione viene introdotto nel sistema di valutazione della direzione generale da parte della Giunta, da parte del Consiglio, e manca da parte delle Autorità locali. Quindi questa è una novità, si tratta di capire poi come avverrà.
Per la verità c'era anche prima, che c'era una valutazione che veniva fatta dalla Conferenza dei Sindaci, di cui si chiedeva, dopo un anno e mezzo, com'era l'andamento del Direttore Generale. Insomma ogni volta, voi sapete, nel passato, ormai essendo al 10º anno ne ho viste più tornate, anzi due per la verità, sono state molte. Era sempre un motivo, come dire, di distinguo, o di motivi anche talvolta di differenziazioni.
Però era una cosa che discendeva dalla legge nazionale, che non era proprio così specifica, e che aveva fatto proprio il precedente piano, quello vecchio del ’95; quello nuovo, invece, definisce che ci sarà una valutazione da parte, anche questo, delle Autorità e dei rappresentanti dei cittadini. Come e quando sarà oggetto di specificazione; attualmente non è chiaro. Poi sull'aspetto istituzionale rimangono il Direttore Sanitario, il Direttore Amministrativo.
Era in discussione il Direttore dei Servizi Sociali, che viene confermato il Direttore dei Servizi Sociali come parte dello Stato del Direttore Generale, che avrà la funzione di Direttore dei Servizi Sociali e del territorio. Il che introduce una maggiore presenza, probabilmente anche nell'organizzazione di tipo sociale o ad integrazione col sociale, scusa, con la parte sanitaria. Anche questo è descritto, però dopo bisogna capire il contenuto delle cose.
Questo per quanto riguarda l'assetto istituzionale. Poi io direi sul piano, così vi do due o tre dati, magari così per stimolare magari anche il dibattito. Se noi dovessimo fare una proiezione su questi numeri, dal punto di vista della rete del territorio, la copertura, per quanto attiene ai medici di medicina generale c’è già, quindi il problema non esiste, si tratta di riaggregare, il Piano l’abbiamo già fatto di recente, e quindi su questo non ci sono novità.
Comune di Rovigo Consiglio Comunale del giorno 19 Aprile 2012 8 Non ci sono novità neanche sui centri servizi, perché riconferma sostanzialmente, fatto salvo che la famosa, cos’è?
La 751 del 2000, che è la DGR in cui veniva definito lo standard dei numeri di posti per residenza sanitaria e assistenziale, sulla base della popolazione ultra sessantacinquenne; se vanno a rivedere i parametri allora dovranno aumentare il numero di posti, però per aumentare il numero di posti ci devono essere le risorse per poter poi pagare direttamente chi eroga il servizio per i cittadini. Quindi vedremo. Le novità vere -ripeto- sono le strutture di ricovero intermedio, uno e due, che sono duecento.
Non sappiamo esattamente poi come andranno collocate. Mi pare di cogliere che queste dovrebbero essere collocate nelle strutture ospedaliere che subiscono riconversione. Questo almeno può essere una lettura.
Allora, se noi andiamo solo nei posti letto per acuti, i posti letto per acuti dovrebbero scendere di quasi 50 posti. I posti letto per acuti attuali dovrebbero scendere di circa 50, cioè questo parlo di tutto, sia pubblico che privato, quindi io parlo non differenziando pubblico, cioè tutto, cioè qual è la proiezione, e di circa 60 letti per la riabilitazione, quindi in totale una riduzione di 110 posti letto. Questo è l'applicazione degli standard già contenuti.
Poi come saranno distribuite è fase due, che sono le schede ospedaliere dove si interverrà, questo riguarda la programmazione. Questo per dire qual è l’impatto di questi numeri. Per quanto riguarda altri indicatori sui punti nascita non sono in grado di dirvi, perché definisce solamente i 1000 parti, poi li lascerà la Regione definire, eventualmente con delle linee guida, come gestire la questione.
Le linee guida nazionali che fissano in 1000, come poi regolarle a livello, diciamo, proprio territoriale. Io concluderei qua questa prima parte così di panoramica generale… (Voci incomprensibili dall’Aula)