Grazie Presidente e grazie anche all’Avvocato Ghisellini per aver così bene spiegato i dati degli accessi al Centro Antiviolenza del Polesine.
Come è stato detto, si tratta purtroppo, relativamente ai dati della violenza contro le donne, di un fenomeno strutturale e non emergenziale, ed è anche per questo che oggi in Consiglio Comunale trattiamo il tema in maniera più concreta, proprio da amministratori ad amministratori, perché le celebrazioni, i momenti commemorativi, dove è necessario sensibilizzare le persone attraverso degli atti simbolici e delle riflessioni, li abbiamo fatti già all'esterno di questo consesso attraverso l’inaugurazione della panchina arancione delle Pari Opportunità e della panchina arancione contro la violenza alle donne, più altre iniziative culturali che vengono fatte attraverso tutte le forme di espressione, dal teatro al cinema, che vengono proposte in questi giorni e già da più di una settimana all'interno della nostra città.
Ripeto, assolutamente momenti importantissimi che facciamo apposta per sensibilizzare a quello che è un problema culturale, che richiede davvero un cambiamento sociale per il nostro tempo.
Però qui lo vogliamo affrontare dal punto di vista dei numeri e anche rispetto al confronto sui dati del bilancio del Centro Antiviolenza, in modo tale da parlare e condividere con i Consiglieri comunali in merito a quelli che sono i dati in maniera trasparente delle necessità economiche per la gestione del Centro Antiviolenza del Polesine.
Rispetto a quello che è stato comunque detto, volevo partire dalla considerazione che i dati riferiscono che ogni 72 ore viene commesso un femminicidio, e che rispetto alla diminuzione generale degli omicidi nel nostro paese, aumentano però gli omicidi commessi in famiglia, pure in una diminuzione generale dell'attentato alla vita alle altre persone; e all'interno degli omicidi commessi in famiglia, che già enucleano un problema molto importante sociale sulla strutturazione della famiglia, su come si vive all'interno della famiglia, aumentano soprattutto i femminicidi, pertanto le azioni contro le donne.
Gli atti di violenza, come possiamo vedere dalla pubblicazione del Centro Antiviolenza, sia di natura psicologica, che fisica, che sessuale, che economica, vengono commessi nei confronti delle donne dal marito, o dal convivente, o dal fidanzato, o dall'ex fidanzato, oppure dal padre, in alcuni casi dalla madre, quindi nei confronti dei figli, da amici o conoscenti, talvolta anche dai figli, e in questo caso quindi nei confronti delle donne anziane.
Per cui probabilmente si verifica anche un fenomeno di violenza del più forte verso il più debole, che probabilmente è un problema insito nella natura umana, ma che soprattutto connota persone vicine alle vittime di violenza e per la maggior parte dei casi persone purtroppo di genere maschile. Rispetto a questo che cosa vuole fare il Comune di Rovigo, insieme naturalmente al supporto di tutto il Consiglio Comunale?
Io con l’Assessore ai servizi sociali Mirella Zambello abbiamo lavorato per molti mesi, più di un anno, all’elaborazione del protocollo di rete contro la violenza alle donne, che è un protocollo provinciale che ha coinvolto il Centro Antiviolenza del Polesine in maniera attivissima la stessa Avvocato Ghisellini, quindi le operatrici del centro, il Comitato di Pilotaggio che qui è rappresentato dalla sua Presidente, e la Conferenza dei Sindaci, pertanto sono stati coinvolti in momenti diversi anche i Sindaci e il Presidente della Conferenza, quindi della nostra Provincia, l’USL e tutte le Forze dell’Ordine, compreso naturalmente i servizi ospedalieri, per arrivare a questo protocollo di rete che abbiamo già autorizzato e firmato in bozza e che andrà firmato definitivamente da tutti i Sindaci del Polesine a metà dicembre.
Quindi siamo a conclusione di questo iter che finalmente ci darà una rete di supporto al Centro Antiviolenza e una modalità di operare per questo problema assolutamente coordinata tra tutti gli attori dell'azione di questa lotta contro la violenza alle donne. Questo permetterà sia di fare prevenzione, che controllo, che poi azione concreta per l'azione nei confronti del problema.
Rispetto a questo protocollo di rete, la cosa molto importante è che c'è un finanziamento da parte dei Comuni della Provincia che aumenta nei confronti del Centro Antiviolenza, e questo ci permette di avere dei fondi certi per le azioni sull'intervento proprio in emergenza, quindi sulle emergenze che si verificano quando una donna scappa di casa per potersi sottrarre da una violenza che potrebbe essere letale o per proteggere se stessa o i figli.
Rispetto a questo, vado a leggervi quelli che sono i dati del Centro Antiviolenza, dopodiché faccio un altro approfondimento a questo aumento di fondi. I dati prevedono che i contributi nazionali e regionali che arrivano al Centro Antiviolenza siano di circa 90.000 euro all'anno. A questi 90.000 euro si aggiungono 50.000 euro di contribuzione da parte dei Comuni dal 2022 in poi, che sono 50.000 euro che deriveranno dall'aumento della quota capitaria devoluta da ogni Comune al Centro Antiviolenza del Polesine.
Quello che succedeva fino ad oggi era che il contributo dato dai Comuni era di poco più di 11.000 euro perché per ogni abitante di ogni Comune veniva devoluta una quota di 0,05 centesimi a persona.
D’ora in poi la quota che è stata elaborata insieme all’USL e conteggiata come necessaria per assolvere alle necessità delle emergenze e di 0,21 centesimi ad abitante per ogni Comune, anche perché naturalmente nei Comuni con maggior numero di abitanti è più facile che si verifichi, proprio per una questione di percentuali, la necessità di intervento per la difesa e la protezione delle donne in emergenza.
Pertanto adesso vado a leggervi i dati del 2021: quello che vediamo è che quello che è stato speso per il Centro Antiviolenza nel 2021, anche se una parte di questi dati sono una proiezione, perché questo conteggio è stato fatto a settembre, quando questi dati sono stati presentati in Conferenza dei Sindaci, è che per la gestione del Centro Antiviolenza e per la gestione delle risorse umane il costo necessario per il funzionamento di tutto il sistema è di 71.868 euro.
Abbiamo, presenti all'interno del Centro Antiviolenza, una psicologa, l'assistente sociale, due educatori, un Avvocato e un coordinatore, i quali svolgono nel totale 192 ore mensili che vengono pagate con una tariffazione che naturalmente segue le tariffe nazionali relative anche ai contratti collettivi nazionali, e il costo delle risorse umane è di 70.000 euro. Per la Casa Rifugio abbiamo una spesa di 12.491 euro, per un totale di 84.290 euro per far funzionare il Centro Antiviolenza, Caso Rifugio compresa.
Poi abbiamo le spese a carico dei Comuni per le emergenze che nel 2021 sono state 29.328 euro. Queste spese sono servite per tamponare le emergenze di donne che scappavano di casa e dovevano essere collocate in situazioni residenziali diverse dalla loro casa di origine.
Abbiamo 1.600 euro di spese di pronta cassa per donne in carico. che sono le spese minute che servono appunto per la quotidianità della gestione di queste signore, e le spese di gestione delle strutture, quindi le utenze, per tenere aperti gli sportelli che sono collocati all'interno del Comune di Rovigo, del Comune di Lendinara e del Comune di Adria. Per le utenze della Casa Rifugio si aggiungono altri 3.900 euro, di cui 8.900 euro totali per le utenze.
Se noi andiamo a comprendere in questa cifra i 29.000 e oltre euro per la gestione delle emergenze, arriviamo ad un costo totale del Centro Antiviolenza annuale di circa 124.000 euro. Di conseguenza i fondi statali non sono sufficienti per coprire tutte le spese necessarie.
I restanti 37.000 euro che rimangono fuori da questo conteggio che riguarda le spese necessarie per il Centro Antiviolenza, sono quote che sono state sempre messe dai Comuni: in parte dal Comune di Adria, Lendinara e Rovigo per una quota maggiore perché, gestendo gli sportelli, devono versare una quota pari a 15.000 euro per il Comune di Rovigo, 15.000 euro per il Comune di Adria, e 5.000 euro per il Comune di Lendinara. All'incirca vanno a coprire questi 30.000 euro.
Oltre a questo però il Comune di Rovigo ha fatto spesso degli anticipi, tant'è vero che nel corso di quest'anno abbiamo stanziato 50.000 euro per mantenere la continuità della gestione del Centro Antiviolenza, anticipando i fondi statali in attesa che arrivassero. Quindi il Comune di Rovigo, come Comune capofila, deve talvolta provvedere a parte di questi costi, anche solo con degli anticipi che poi vengono restituiti.
Se noi valutiamo che i Comuni quindi finanziavano già il Centro Antiviolenza con questa quota di 0,05 centesimi per 11.000 euro all'anno, ma rimangono quasi altri 40.000 euro di necessità di finanziamento, arriviamo a questi famosi 50.000 euro che l’USL ha calcolato come necessaria quota che i Comuni devono devolvere per garantire l’emergenzialità della gestione del Centro Antiviolenza, ma anche la possibilità di avere dei fondi per la progettualità e quindi per i progetti di uscita dalla violenza.
Questi 50.000 euro, come vi ho detto, dal 2022 saranno erogati dai Comuni, quindi dalla Conferenza dei Sindaci, attraverso questo protocollo di rete, per un totale di 0,21 centesimi versati per ogni abitante di ogni Comune.
Con questi 50.000 euro, che tra l'altro al momento verranno anticipati dall’USL perché aveva un residuo di bilancio, per cui garantisce già l’USL una triennalità, pertanto ancora non verrà chiesta questa contribuzione ai Comuni, ne garantisce una triennalità che a noi dà una continuità di servizio che è molto importante, all'interno di questi 50.000 euro abbiamo la possibilità di andare a intervenire con dei fondi sicuri senza dover ogni volta incorrere nella richiesta ai Comuni di fare stanziamenti di bilancio per coprire una donna del Comune che in emergenza si rivolge al Centro Antiviolenza e deve essere collocata in strutture protette, quindi garantiamo già la presenza di un fondo per questa emergenza, ma in più possiamo avere la possibilità di utilizzare parte di questi fondi, che alle volte per fortuna non vengono utilizzati in toto, per fare dei progetti sull'educazione nelle scuole, e questa era una delle tematiche affrontate insieme all’USL ed è una delle volontà che abbiamo tutti quanti di portare avanti, e dei progetti di uscita dalla violenza che, come è stato annunciato prima, vengono realizzati secondo una serie di modalità e di risposta soprattutto alle emergenze delle donne.
Rispetto a tutto questo, l’intenzione è quella di poter offrire un servizio che abbia, per quanto possibile, la continuità e soprattutto che risponda alle esigenze del problema, anche considerando che sono stati, nell'ambito di questo protocollo di rete, costituiti due punti di fuga, in collaborazione anche con la Chiesa che ha aiutato ad identificare le Associazioni come Caritas, che consentono già di avere due strutture molto importanti su due punti diversi della nostra Provincia, che consentono di ospitare le donne in emergenza e di avere già un’ospitalità abbastanza certa, prima che queste possano intraprendere il percorso del Centro Antiviolenza, di accesso alla Casa Rifugio, di una collocazione specifica per il tempo necessario per farle uscire dalla violenza.
Quindi il discorso è molto complesso e articolato. Al momento siamo riusciti a fare questo, che non è poco, e soprattutto è molto importante il risultato perché c'è stata l'adesione di tutti i Sindaci della Provincia di Rovigo. Quindi questa è una dimostrazione di grande sensibilità al tema.
Andremo infatti a deliberare, come già stanno facendo molti Comuni della Provincia, l'adesione al protocollo di rete, andremo a deliberare in Giunta nei prossimi giorni l'adesione al protocollo di rete. Vi ringrazio.