AUTOCONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE AI SENSI E PER GLI EFFETTI DELL’ARTICOLO 39, 2° COMMA DEL TUEL - RICHIESTA DI CONSIGLIO MONOTEMATICO IN MERITO ALLA EMERGENZA IDRICA E ALL’INTERRUZIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO ESSENZIALE DELL’EROGAZIONE DI ACQUA POTABILE - 30 OTTOBRE 2018 E GIORNI SUCCESSIVI”......................................................................................................................28 (NON E' STATA PRODOTTA NESSUNA DELIBERA) 2 di 64
ARPAV
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Grazie, Presidente. Ringrazio anche il consigliere Vernelli, che ha fatto la domanda, per l’ARPAV, sostanzialmente, “Cosa è successo?”. Parliamo prima di scarichi.
Per quanto riguarda la provincia di Rovigo, io credo, non vorrei sbagliarmi, ma credo che nel fiume Adige, parlo della provincia di Rovigo, ci sia uno scarico soltanto, perché la maggior parte degli scarichi che si trovano nella provincia di Rovigo vengono 30 di 64 Comune di Rovigo Consiglio Comunale monotematico del giorno 16 Novembre 2018 convogliati nei canali interni, sostanzialmente; quindi, sono quelli interessati principalmente dalle autorizzazioni allo scarico e dagli scarichi degli stessi.
Questo lo dico per tranquillizzarla. Ovviamente parlo della provincia di Rovigo. Ma, in parallelo, vorrei tranquillizzarlo anche per un’altra cosa.
Se si ricorda, qualche settimana prima dell’emergenza che si è avuta sull’Adige, c’è stato un altro problema che ha riguardo il Po, dall’altra parte, e quel problema, chiaramente, è stato segnalato dalla provincia di Mantova, dall’Agenzia Regionale Lombarda all’ARPAV, e su questo ci siamo subito attivati, con un monitoraggio che ha riguardato il corso del Po per almeno due giorni.
Probabilmente la notizia sui giornali è transitata poco, ma il nostro lavoro l’abbiamo fatto, seguendo quello che era lo sviluppo di questa traccia di contaminante sul corso d’acqua, convocando una riunione all’Agenzia Regionale per l’Ambiente, perché eravamo in grado di gestirla come una situazione di emergenza non critica.
Alla riunione erano presenti, ovviamente - non abbiamo interessato neanche il Prefetto su questa questione, perché l’abbiamo gestita noi tranquillamente - Acquevenete, era presente l’ULSS, ci ha supportato, ovviamente, la Protezione Civile Regionale, ed abbiamo deciso di mettere in piedi un piano di monitoraggio e di controllo della situazione sul corso d’acqua, sapendo che poi, qualora si fosse alzato il livello di emergenza, avremmo attivato situazioni di tipo diverso, più ampio. Quindi, due cose.
La prima: in provincia di Rovigo non ci sono grossi scarichi sull’Adige, e questo ci dovrebbe un attimino tranquillizzare, almeno per quanto riguarda la provincia di Rovigo. Quando ci sono delle situazioni di emergenza cerchiamo di intervenire. Veniamo adesso un pochettino a qualche informazione che Lei ha avuto dal Consigliere Regionale, a cui sono stati trasmessi questi dati.
Allora, molte volte siamo abituati a leggere i numeri, in base alla dimensione, 87, 37.000, 47.000, spesso bisogna cercare di dare importanza a questi numeri e, per farlo, vorrei prima cercare di inquadrare in termini generali quello che è successo nella fase critica dell’emergenza. ARPAV ha allertato da Protezione Civile che si sarebbero stati dei problemi dal punto di vista meteorologico prima e anche idrogeologico e, ovviamente, anche di notevoli precipitazioni.
Questa situazione, ovviamente, ha interessato il Veneto - sapete benissimo quello che è successo in provincia di Belluno - ma non che non abbia interessato il Trentino e l’Alto Adige. Fino a che punto il Trentino Alto Adige è stato interessato da questa situazione? Allora, in Veneto avete tutti quanti percepito in maniera molto chiara che le precipitazioni sono state molto più elevate, rispetto a quelle del 1966; questo credo che sia un dato, oramai, che è cronaca sui giornali, è transitata tranquillamente.
Ma non so se alcune cose sono state ben definite. Cosa è successo in Trentino Alto Adige? In Trentino Alto Adige, c’era una galleria sull’Adige; non so se qualcuno è andato a vedere un video di quella galleria quando scaricava nel Garda.
Se qualcuno l’ha visto, vedeva il colore dell’acqua. In quei casi noi le analisi le abbiamo fatte, ma in quel caso basta guardare il colore dell’acqua, non ci vuole molto. Perché è stata attivata quella galleria?
Qua cerchiamo di elevare, di alzare, di capire il livello della criticità, che va al di là dei numeri, proprio rispetto a quelli che sono gli interventi di sicurezza che vengono messi in campo in questi casi, probabilmente, senza nemmeno dare tanta informazione, perché le decisioni devono essere prese in tempi molto veloci. Quando è stata aperta quella galleria l’ultima volta? Questo sì che è stato detto sui giornali.
Nel 2002. Quindi, figuratevi, io credo che nel 2010 qualche problema c’è stato, sono vicentino e so quello che è successo in provincia di Vicenza, ma nel 2010 qualche problema c’è stato. Quella galleria è stata aperta nel 2002.
L’altra domanda è: perché è stata aperta? Nel punto di controllo della portata a monte di quella galleria viaggiavano 1.900 metri cubi al secondo - questo, sì, è un numero - nell’Adige, di portata. Cosa significa questo numero, che sembra un numero casuale?
Dopo vi dirò perché ho detto questo numero. Non è casuale, perché faremo riferimento ad altre situazioni poi nella provincia di Rovigo. Allora, questo numero, sostanzialmente, dice che, se non si apre la galleria, prima Verona e l’hinterland.
Ma solo Verona? Andiamo avanti con il ragionamento. Qual è stata la portata massima che c’è stata a Boara Polesine?
Ve lo dico io: 1.250 metri cubi al secondo. Ovviamente, questo non c’è nelle analisi che sono state consegnate alla Consigliera; ma perché? Perché stiamo 31 di 64 Comune di Rovigo Consiglio Comunale monotematico del giorno 16 Novembre 2018 predisponendo una relazione complessiva, per fare il quadro della situazione e dare delle informazioni complete.
Spero, comunque, che queste anticipazioni in questo momento servano e possano essere utili in ogni caso. 1.250 metri cubi - metro cubo più, metro cubo meno, siamo a livelli di metri cubi al secondo, tenete presente - cosa significa questo? Che, se quella galleria a monte non veniva aperta, probabilmente il problema non ce l’aveva soltanto Verona.
Qualche Modello ha definito anche che qualche criticità ci poteva essere in provincia di Rovigo. Perché ho dato queste indicazioni, al di là delle analisi e dei numeri che poi, dopo, cercheremo di spiegare meglio?
Perché è chiaro che quello che noi abbiamo avuto è: uno, una situazione metereologica di criticità alta; due, un dilavamento notevole nelle zone di montagna, tali da trasformare i corsi d’acqua, che erano rivoli, in torrenti veri e propri, e i danni si sono visti; tre, il trascinamento di questi torrenti, che hanno portato tantissimo fango nell’Adige, fango che potete vedere tranquillamente, confrontandolo con il colore del Garda, chi ha voglia basta che vada a cliccare quella cosa qua; quattro, il livello di criticità era talmente alto, ma talmente alto che, addirittura, c’erano delle aree, quelle veronesi e quelle di Rovigo, che correvano qualche rischio, tanto da rendere necessaria l’apertura di quella galleria.
Quindi, la situazione era notevolmente critica.
A questo punto, nonostante tutto, perché per noi era tutto chiaro, già questo ci dava una chiarezza della situazione, basterebbe moltiplicare quei numeri che Lei ha per la portata che c’è nel corso d’acqua per il tempo che ha interessato tutta la piena, Lei capisce le tonnellate di ferro e di alluminio che sono andate via, e non è pensabile che queste siano correlabili con uno scarico di una qualsiasi azienda, perché sono talmente tante che solo di origine possono essere; capisce?
Ma siamo andati un pochettino anche avanti, anche perché ce l’hanno chiesto. Abbiamo lavorato insieme con i Carabinieri su questa cosa, e i Carabinieri hanno voluto un pochettino approfondire la faccenda, i Carabinieri e N.O.E. Si sta definendo anche tutto l’aspetto delle valutazioni insieme con loro, per cui vi darò solo delle indicazioni di massima e i numeri verranno fuori quando verranno richiesti, ovviamente, nel dettaglio.
Cosa è venuto fuori? Noi abbiamo fatto due cose: nel giorno più critico, che credo sia stato il 31 quello della massima portata - adesso non vorrei sbagliarmi, perché i giorni non me li ricordo - ecco, proprio il 31, abbiamo fatto tre campionamenti, uno in mattinata e gli altri nel primo pomeriggio. Il primo l’abbiamo fatto nella centrale di Boara Polesine, e gli altri due li abbiamo fatti uno al ponte di Lusia e il terzo a Badia Polesine, dove c’è l’altra centrale.
Perché abbiamo fatto questi tre campionamenti? Per avere le analisi dei metalli, perché è il tracciante migliore in questi casi, non è che ci mettiamo a fare altro, è il tracciante migliore, per vedere se le misure che avevamo più o meno combaciavano.
Per chi ha disposizione dei dati avrà notato... prendiamo come riferimento i due metalli che, in qualche modo, hanno creato la criticità, l’alluminio e il ferro, anche se l’alluminio e il ferro non vengono neanche citati nelle norme di conformità dell’utilizzo di acqua ad uso potabile, ma lasciamo perdere questo particolare, prendiamolo perché sono quelli che si vedono di più come misure.
Le misure fatte nei tre punti, più o meno nell’arco della stessa giornata, a poche ore di distanza una dall’altra, ci dicono che la presenza di questi metalli è rilevata nello stesso ordine di grandezza nei tre punti. Sostanzialmente, ordine di grandezza, che vuol dire, dal punto di vista chimico, se ho 80.000 e ho 20.000 siamo là, non è che c’è una grossa differenza.
Vi do un piccolo particolare in più: è probabile che la differenza che c’è tra i tre punti sia legata al fatto che il tipo di campionamento è diverso.
Riguarda, da un lato, un controllo - sto entrando un po’ nel tecnico, ma mi fermo subito e poi riprendo ad andare sugli altri ragionamenti che abbiamo fatto - che è stato fatto sull’acqua grezza, alla centrale di Boara praticamente, e quindi a 3-4 metri di profondità, probabilmente, in quel caso, il sedimentato è ancora presente in maggiore quantità; i metalli si trovano nel sedimentato, sostanzialmente e, quindi, quando si fa l’analisi e viene fatto precipitare il sedimentato per verificare la quantità dei metalli che ci si trova dentro, se uno fa un campionamento dove l’ha presa a 4 metri ha un certo valore, se, invece, la facciamo con dei secchi sull’argine o al centro del corso d’acqua, il valore è diverso.
Quindi, quella leggera diversità è legata, secondo noi, a quel tipo di effetto; ma siamo nell’ambito dello stesso ordine di grandezza.
32 di 64 Comune di Rovigo Consiglio Comunale monotematico del giorno 16 Novembre 2018 Altro elemento che abbiamo preso in considerazione è che abbiamo voluto ripetere, sostanzialmente, le analisi in più giorni diversi alla centrale di Boara Polesine - in totale ne avremmo fatte sei o sette, l’ultima è in corso di effettuazione, recentemente - per vedere il trend di discesa dei metalli nei vari giorni che la piena andava a diminuire.
Abbiamo trovato una stretta correlazione tra quella che era la portata del corso d’acqua, o l’altezza specifica della piena, e quella che era la concentrazione di metalli, o, se volete, anche dei solidi sospesi, che è la stessa cosa. Quindi, quando la piena era più alta, più alti erano i metalli; mano a mano che la piena diminuiva e tutto sedimentava, i metalli si abbassavano. Adesso siamo rientrati in situazioni direi di normalità.
Ecco, io credo che queste cose ci hanno convinto in maniera... lo eravamo anche prima, guardate, noi non avremo neanche minimamente... Ma perché non avremmo neanche minimamente immaginato di fare questo? Perché avremmo dovuto immaginare una quantità così grossa di metalli che nessuno può pensare di riversare in un corso d’acqua.
Però, parallelamente, aggiungiamo una cosa: oggettivamente questi valori non sono bassi. Sono tanto alti, e sono dovuti, ovviamente, ad effetti naturali che si sono verificati; perché? Perché la quantità di pioggia a livello localizzata è stata tanta.
Io, per ora, mi fermerei qua, Presidente. Poi, se ci sono domande, ovviamente sono a disposizione.