Persona · attività documentata

Fiorenza Ronsisvalle

Ruoli e interventi ricavati dai verbali ufficiali già acquisiti da Lente Civica.

Interventi documentati
26
Sedute con interventi
4
Interventi con video
0

Ruoli documentati

Come indicati nelle fonti acquisite.

Dirigente UrbanisticaOsservato il 1 aprile 20111 osservazione documentali
Settore Urbanistica - Sezione PianificazioneOsservato il 18 ottobre 20111 osservazione documentali
Funzionario Ufficio UrbanisticaOsservato il 18 febbraio 20141 osservazione documentali
Responsabile Pianificazione UrbanisticaOsservato il 30 novembre 20151 osservazione documentali

Attività nei verbali acquisiti

Prima gli interventi tematici, poi quelli procedurali, sempre consultabili. Testo, punto ODG, pagine e video quando esplicitamente autorizzato alla pubblicazione.

30 novembre 2015

Interventi presenti nel verbale ufficiale acquisito.

7 interventi
Intervento n. 448
Pagine 85–87
Punto 11

Applicazione art. 14 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

Responsabile Pianificazione Urbanistica

Leggi intervento

Volevo solo aggiungere, alle cose già dette correttamente dall’Assessore e dall’architetto Pugina, per chiarire un po’ meglio questo tipo di normativa, che è una normativa dello Stato, e che va in deroga alla pianificazione territoriale, cioè non tiene conto del Piano Regolatore, di cui ogni Comune è dotato, volevo far presente, appunto, che ci sono tre ambiti in cui questo decreto non si applica: se si è in presenza di un volume abusivo, fatta eccezione eventualmente di un volume che abbia ottenuto il titolo abilitativo in sanatoria; non possiamo applicarlo in centro storico; non possiamo applicarlo in aree a vincolo di inedificabilità assoluta.

Potrei anche affrontarlo subito il problema, adesso vediamo. Questo è il campo di esclusione. Siccome voi capite che stiamo trattando degli interventi che possono avere un impatto sul territorio piuttosto significativo ed importante, quindi da parte ovviamente dei Comuni e degli Uffici Tecnici c'è stata una particolare attenzione, soprattutto in fase di applicazione di queste norme, che tutto sommato non sono tante.

Perché non sono tante? Perché è una legge dello Stato che avrebbe dovuto trovare in ogni Regione poi una fase di maggiore approfondimento, di maggiore precisazione, proprio per venire incontro, in una materia così delicata, come può essere quando si interviene su un territorio in deroga alla pianificazione. Questo però da parte della Regione Veneto non è stato fatto, quindi non abbiamo una legge regionale più specifica che ci venga incontro, quindi noi oggi ci atteniamo ai contenuti della legge dello Stato.

Detto questo, il legislatore quindi ha definito il campo di esclusione, dopodichè però, come strumento che ci può aiutare nel controllo e nella gestione di questi interventi abbiamo due indicazioni nella normativa, molto importanti, e sono che questo volume, che deriva dalla demolizione di edifici dismessi, abbandonati, in stato di degrado, questo volume che viene demolito e può essere ricostruito sullo stesso luogo, ma può anche essere delocalizzato (nelle due proposte che vedrà il Consiglio Comunale si tratta di volumi che vengono delocalizzati); la legge non dice quanto deve distare questa delocalizzazione, non dà delle prescrizioni.

In un caso la delocalizzazione è a distanza breve, in un altro, invece, addirittura si passa, come diceva l’architetto, collega Pugina, da un volume che è in una frazione, il volume poi viene ad atterrare in un’area in centro della città. Questo volume deve avere (questo è il primo strumento che ci consente di gestire questi interventi in deroga) atterrare ed avere una destinazione compatibile quindi con la zona anche circostante, perché noi possiamo dare anche più destinazioni a questo volume.

Mi spiego meglio: noi partiamo demolendo un volume che ha una destinazione produttiva, nel primo caso che vedrete è un capannone, era una vecchia falegnameria; però, nel momento in cui la delocalizziamo, la normativa ci consente anche di fare un cambio di destinazione d’uso, quindi passiamo da un produttivo, in questo caso, ad un residenziale. E poi, importantissima anche questa seconda prescrizione della normativa, questo volume che atterra, questo nuovo volume, deve armonizzarsi con il tessuto edilizio esistente.

E in più questo volume deve anche contribuire all’efficienza energetica degli edifici e a favorire l’utilizzo di fonti alternative.

Detto questo, diciamo che questa normativa da un certo punto di vista, ad esempio nel momento in cui noi andiamo a demolire, come in questo caso, il vecchio capannone che si trova in Via Chiarugi, e che si trasferisce in Via Oroboni, vedete, questo è un edificio produttivo, costruito negli anni ’60, quando si poteva andare a costruire, ed è in pieno verde agricolo; questo è già un anticipo di quello che è contenuto nel piano di assetto del territorio, cioè questo è un edificio incongruo, cioè non dovrebbe trovarsi in quel posto, perché è in un’area anche con un vincolo determinato dal Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici, e infatti ha anche una parte vincolata al decreto che vincola i canali.

Quindi la demolizione di questo edificio comporta sicuramente un vantaggio nel ripristinare lo stato dei luoghi, in questo caso un’area lungo un canale, completamente destinata ad uso agricolo, quanto meno tutta aperta, campagna, che, appunto, con questa demolizione viene sicuramente migliorata. L’atterraggio avviene su un’area che oggi, da Piano Regolatore Generale, è un’area non pianificata, comunemente vengono chiamate aree bianche. Vi avevo detto prima che la legge esclude le aree a inedificabilità assoluta.

E’ bene fare una precisazione; capisco che entriamo all’interno di una materia, che è la pianificazione territoriale, che è un po’ ostica, e cercherò anche di spiegare in termini molto semplici. Per inedificabilità assoluta - è bene fare un chiarimento - intendiamo delle aree sulle quali effettivamente non possiamo costruire nulla, ovvero ad esempio su aree dove il vincolo di inedificabilità, faccio un esempio, una strada, un parcheggio, un parco, è ancora vigente e cogente.

I vincoli non durano in eterno, hanno un periodo di validità che è di cinque anni dal momento in cui vengono apposti sul territorio, attraverso il Piano Regolatore Generale, e quindi il Piano Regolatore Generale del Comune di Rovigo ha tutte le aree soggette a vincolo, e quindi ad esproprio, che sono decadute per legge, perché lo Stato ha imposto ai Comuni (mentre una volta si poteva tenere un vincolo a tempo indeterminato) di avviare la procedura espropriativa nell’arco dei cinque anni, pena la decadenza.

E’ possibile reiterarli, comunque adesso non sto qui a fare un approfondimento sui vincoli, anche perché è un tema piuttosto complesso. Fatto sta che noi ci troviamo in questo caso, sia in questo caso e anche nel secondo che vedrete, in area a vincolo decaduto. Che cosa significa?

Non significa che sono aree ad inedificabilità assoluta, cioè che sono aree dove non è possibile edificare, perché il piano di assetto territoriale su queste aree, che, ripeto, sono tutte aree all’interno del centro urbano, ed apro una piccola parentesi: con questi due interventi non andiamo a consumare alcunché di territorio agricolo, stiamo intervenendo all’interno del centro abitato, quindi stiamo sfruttando quelle aree bianche, prive di normativa, sulle quali già il piano di assetto del territorio ha dato una potenzialità edificatoria.

Su queste aree, infatti, è possibile in futuro, con il futuro piano degli interventi, avviare una procedura, in accordo con i privati, per poter realizzare in parte, in toto, a seconda delle necessità che emergeranno in fase di pianificazione, di andare a realizzare interventi di questo tipo.

Quindi questi due interventi possono essere già valutati come un test possibile per il futuro piano degli interventi che, appunto, prevede l’eliminazione di edifici incongrui, e prevede di andare ad ottimizzare questo patrimonio di aree, tanto per darvi un’idea delle dimensioni in tutto il territorio comunale di queste aree bianche, stiamo parlando di quasi due milioni e mezzo di metri quadrati.

Sono tante, perché il nostro Piano Regolatore era stato dimensionato per una città di circa 79.000 abitanti, quindi ci troviamo anche con un surplus notevole, consistente, significativo, di aree che comunque la legge ci impone, come Comune, di riclassificare. Ovviamente il Decreto Sviluppo non ha un’attinenza con il futuro piano degli interventi, però già si sperimenta quella che sarà la futura pianificazione. Questa è la situazione anche con alcune fotografie su questo fabbricato dismesso da anni.

Questo è l'inserimento nelle carte del piano di assetto del territorio, perché comunque, anche se l’edificio è demolito, dovrà avere anche la verifica da parte della Sovrintendenza, perché in parte è in fascia di rispetto fluviale, eccetera. Mentre l’area di atterraggio, anche questa è stata verificata con tutte le carte del piano di assetto del territorio, è un’area bianca, come vi dicevo. Queste sono alcune fotografie della situazione attuale.

Questa è l’area vista dall’alto, da Mapp Google. E’ un intervento di modeste dimensioni, perché stiamo parlando di due case unifamiliari. Questo è l'inserimento con il render.

Questo è lo stato di fatto prima e dopo. La situazione del verde rimane inalterata, e le case verranno costruite in classe B. Stiamo parlando di 1.881 metri cubi, divisi in due case, di circa poco più di 800 metri cubi l’una.

Un’altra cosa che volevo aggiungere è questa: questo è un intervento di dimensioni molto ridotte, e quindi la nostra preoccupazione è stata principalmente quella di armonizzare questo intervento nel contesto circostante, ma non è stata una cosa difficile, perché comunque la maggior parte delle case attorno presentano questa tipologia a due piani, case unifamiliari o bifamiliari. Questo era stato principalmente l'inserimento. Oggi vediamo quest’area a verde, e questo è l'inserimento nello stato di progetto.

Questa. da un altro punto di vista, è la situazione attuale, senza la casa; questo è quello che, passando, poi vedremo una volta che queste due case verranno realizzate. Mentre per l’altro intervento ci sono diversi approfondimenti da fare.

Intervento n. 519
Pagine 100–101
Punto 11

Applicazione art. 14 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

Responsabile Pianificazione Urbanistica

Leggi intervento

Mi scuso con il Consiglio, perché probabilmente non ho approfondito e spiegato un passaggio importante, che è quello del riferimento dell’articolo 14 del DPR 380, cioè del permesso di costruire in deroga. Penso proprio di non averlo affrontato, infatti poi mi è venuto in mente.

I quesiti che hanno posto i Consiglieri Bonvento e Romeo sono più che corretti, ce li siamo posti anche noi subito, tant’è che abbiamo anche, per essere più tranquilli, chiesto un parere all’Ufficio Legale, proprio per chiarire questo punto importante dell’interesse pubblico. Nel quesito chiedevano, appunto, all’Ufficio Legale come dovevamo interpretate questo riferimento della legge all’articolo 14.

L'articolo 14 del DPR, che parla di permesso di costruire in deroga, ed è stato anche citato dal Consigliere Bonvento, è il punto di riferimento per la procedura, unicamente per la procedura, con questi interventi dobbiamo passare in Consiglio Comunale. Punto.

Tutto quello che voi leggete nell’articolo 14, che è stato letto prima, è una procedura diversa, nel senso che riguarda opere pubbliche, e non siamo in questo caso; interventi di ristrutturazione edilizia, e non siamo in questo caso, perché qui demoliamo, ricostruiamo, chiunque può chiedere un permesso di costruire in deroga, chiunque, in qualsiasi momento, però lì sì che in Consiglio Comunale dobbiamo dimostrare l'interesse pubblico, ma non all’interno di un Decreto Sviluppo che già contiene tutti i parametri, anche premiali, tant’è che appunto l'Avvocato Lembo, nel darci la risposta, alla fine ci dice “opinando diversamente la nuova norma non avrebbe alcun senso, trattandosi di fatto di una mera ripetizione di una norma già esistente”.

In poche parole l’avvocato ci risponde che, laddove viene richiamato l'articolo 14 del DPR 380, il richiamo ivi contenuto è finalizzato al solo utilizzo delle procedure previste dall’articolo citato, e non certamente ai contenuti dell’intervento, perché questa è un’altra tipologia di intervento, non possiamo mescolare, perché altrimenti si crea veramente della confusione in questo senso. Quindi voglio tranquillizzare i Consiglieri Comunali.

Mentre quanto sollevato dalla Consigliera Romeo, perché per facilitare il compito ai Comuni, agli uffici, man mano arrivano leggi che si sovrappongono, allora voi, come Consiglio Comunale, affrontate questo argomento per la prima volta, per noi è la terza volta: ci sono già state due pratiche nell'Amministrazione Piva, che sono state approvate con l’applicazione del Decreto Sviluppo.

E’ importante però capire che anche lì, nel guardare la legge, non confondiamo il discorso delle aree da riqualificare, dismesse, dove, vi dicevo prima, si può intervenire in loco. La legge parla di “nonchè edifici non residenziali dismessi”, che è un’altra tipologia.

Quindi nella legge ci troviamo di fronte a due possibili interventi: su aree dismesse, quindi aree anche importanti dal punto di vista anche come superficie, e anche singoli interventi, com’è il nostro caso, per esempio, stiamo parlando di un edificio dismesso. Anche qui bisogna fare una distinzione, altrimenti si rischia di pensare che non si riqualifica l’area sul posto. Si fa della confusione.

L’edificio dismesso viene demolito, se uno vuole rifà la casa lì, ma per fortuna non è così, perché sarebbe una casa isolata, avete visto, in piena campagna, che veramente lì direi che c'è un impatto, e probabilmente avremmo dato anche un parere negativo, perché risulterebbe veramente fuori dal contesto circostante, non armonizzato con il contesto circostante, mentre ti dice la legge “guarda che il volume nuovo lo devi armonizzare a quello esistente”, quindi di fatto già ti dice “sì, se devi andare a costruire delle case cerca di farlo in aree urbanizzate dove ci sono già le altre, e mi raccomando cerca di armonizzare l’intervento, in modo che la cosa risulti con il meno impatto possibile”.

Volevo anche puntualizzare un’altra cosa: il piano di assetto del territorio non prevede 100.000 abitanti, non vorrei che qualcuno avesse capito male; io mi riferivo agli 80.000 abitanti del vecchio Piano Regolatore anni ’90, siamo in un periodo di boom economico, siamo tutti ottimisti e speriamo di crescere, di avere un andamento demografico favorevole, aree produttive, e sappiamo bene com’è andata poi, purtroppo, anche l’economia globale, eccetera.

Per cui il PAT prevede un incremento in dieci anni di 8.000 abitanti. Per quanto riguarda la fascia di rispetto cimiteriale, perché è giusto rispondere, nell’istruttoria voi trovate anche tutti gli elementi, e ovviamente avremmo dovuto dire di no, perché la legge dice che comunque noi dobbiamo rispettare delle leggi dal punto di vista igienico sanitario.

Voi sapete che se c'è una cosa proprio intoccabile nella pianificazione territoriale, vi garantisco, dal 1934 sono le fasce di rispetto dei cimiteri, che non possono essere edificate assolutamente. Comunque sono a disposizione anche per qualsiasi altro chiarimento. (Voce incomprensibile dall’Aula)

Intervento n. 520
Pagina 101
Punto 11

Applicazione art. 14 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

Responsabile Pianificazione Urbanistica

Leggi intervento

Ecco, sì, mi ero dimenticata. Giustamente è sopraggiunto intanto il cosiddetto Decreto del Fare, siamo nel 2014, l’anno scorso, che dice “Comune, quando tu farai qualsiasi intervento in deroga al tuo Piano Regolatore, sappi che devi comunque applicare un onore”. Non confondiamo però l'interesse pubblico con l’onere aggiuntivo.

L’onere aggiuntivo, sì, va applicato. Gli altri due casi sono stati più “fortunati”, perché sono passati che ancora la normativa non era sopraggiunta. E’ sopraggiunta questa normativa, quindi il Consiglio si troverà più avanti a fare questi parametri di onere aggiuntivo, quindi dovranno aspettare gli interventi questo calcolo. (Voce incomprensibile dall’Aula)

Intervento n. 545
Pagine 106–108
Punto 12

Applicazione art. 14 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

Responsabile Pianificazione Urbanistica

Leggi intervento

Superiamo tutto il discorso che riguarda la parte normativa, perché il principio è sempre quello; la differenza in questo caso è che lo spostamento è ridotto rispetto a quello che avete visto prima. L’area si trova nel quartiere Tassina, quindi, superando il passaggio a livello, la prima traversa a destra, che è Granatieri di Sardegna, questa qui che sto percorrendo, ci porta a questa ampia lottizzazione, che è chiamata Parco dei Tigli.

Abbiamo individuato l’area di intervento perimetrata in rosso, ed il volume indicativamente si trasferisce da questi edifici dismessi, degradati, sui quali in passato sono state fatte anche delle ordinanze sindacali, perché venivano occupati periodicamente abusivamente, e quindi, oltre a creare anche un disagio dal punto di vista ambientale, perché c'era anche dell’eternit, che poi è stato bonificato, e c'era anche un problema nel quartiere dal punto di vista dell’ordine, della sicurezza.

Questi edifici quindi vengono demoliti e - vedete la freccia gialla - questo volume atterra nell’area adiacente alla lottizzazione già realizzata. Adesso in questa planimetria non vedete, ma sono già state costruite anche queste ultime tre case, dopo le vediamo caso mai nelle foto più avanti. Tutto questo volume viene ridistribuito in otto case, sempre a confine con l’area che è già urbanizzata.

Non possiamo parlare di uno strumento urbanistico attuativo, perché il passaggio in Consiglio Comunale autorizza un permesso di costruire, per quello che poi vi trovate otto permessi di costruire separati, perché, se la legge avesse consentito lo strumento urbanistico, con un voto avreste deliberato una volta per tutte, invece dovete deliberare su ogni permesso di costruire singolo, è questo il motivo. Però, come ufficio, noi l’abbiamo affrontato come se fosse una piccola lottizzazione. Perché?

Perché la lottizzazione nella quale, molto più estesa, si inserisce... Sorvolo sui fabbricati esistenti, vedete in stato di abbandono, poi caso mai ci torno.

Secondo me è un valore aggiunto per questa lottizzazione, visto che la legge mi dice che comunque io devo tener conto di dove atterra questo volume, e devo cercare di armonizzarlo, e di non creare un contrasto con il tessuto edilizio esistente, è caratterizzata questa lottizzazione dall’avere un’ampia viabilità, nuova, che raccoglie tutte quelle strade della vecchia Tassina, che erano tutte strade strette e cieche; con l’occasione di questa nuova urbanizzazione si è dato sfogo a tutta questa viabilità cieca, che sfocia in questa grande arteria, che è caratterizzata dall’essere affiancata da un’ampia fascia di verde alberato, con la pista ciclabile, con il marciapiede.

Partendo da questa situazione, la maggior parte di queste case sono case a due piani, unifamiliari, bifamiliari, e siamo partiti da questo elemento per dire “bene, il volume che andrà a completare una piccola parte di questa zona bianca dovrà comunque avere una morfologia dei lotti”, che possono ospitare la tipologia prevalente di questa lottizzazione, e cioè case a due piani unifamiliari o bifamiliari. Torno indietro alle mappe precedenti.

Quest’area è un po’ più complessa, perché all’interno c'è anche un’area di completamento, che è edificabile, dove insistono questi fabbricati che vengono demoliti, quindi abbiamo sottratto la demolizione alla potenzialità edificatoria del lotto, per cui nel disegno finale vi trovate questi quattro lotti che non rientrano nel Decreto Sviluppo, ma riguardano un volume residuo di quest’area, che è un’area ad oggi edificabile.

La cosa che mi interessava far notare al Consiglio Comunale è che con questo intervento noi andiamo ad applicare delle mitigazioni di carattere ambientale, sia per le aree pubbliche che per le aree private, e in più anche adottiamo delle misure di qualità architettonica, quindi di fatto noi stiamo applicando quel prontuario di mitigazione ambientale di qualità architettonica che andiamo ad applicare agli strumenti urbanistici attuativi, pur non essendo questo uno strumento urbanistico attuativo.

Quindi, per quanto riguarda - estrapolo le cose più significative - le forme di mitigazione nelle aree private, diciamo che nelle norme tecniche per questi interventi privati ogni unità immobiliare dovrà realizzare una vasca di raccolta di prima pioggia di due metri cubi e mezzo, poi dovrà anche piantumare - questo proprio per normativa - una siepe mono-filare lungo tutto il confine con la vecchia lottizzazione, così come queste case dovranno realizzare questa siepe, che tra l’altro è ben specificata con le assenze arboree autoctone, eccetera, ma sorvolo, lungo il verde agricolo, quindi questo mini intervento edilizio prevede una siepe alternata, essenza arborea, siepe, eccetera, che forma una barriera di verde visiva con il territorio circostante.

Per quanto riguarda, invece, le aree pubbliche, è prevista una vasca di laminazione a meno 0,40 centimetri dal piano campagna di 300 metri cubi, per mettere in sicurezza idraulica la zona. Anche lungo la strada esistente, Via Rossaro, è prevista una piantumazione arborea. Inoltre le recinzioni dovranno essere uniformi, come altezza, come tipologia, e anche gli alloggiamenti delle antenne e dei condizionatori dovranno essere mascherate rispetto alla pubblica via.

Tutti questi accorgimenti noi li applichiamo già negli strumenti urbanistici attuativi, ed è per questo che trovate le istruttorie congiunte, quelle dell’edilizia privata, insieme a quella della pianificazione, proprio per cercare di garantire al massimo questa armonizzazione, e anche l’impatto di questi volumi. Dobbiamo anche considerare, come qualcuno ha sottolineato prima, qualche Consigliere, la scala di questi interventi.

Prima avevamo un intervento molto ridotto, limitato a due unità immobiliari; qui ci troviamo comunque, per quanto mi riguarda, un intervento limitato rispetto ad una lottizzazione molto più vasta. E’ importante, perché se ci trovassimo con un intervento molto più consistente, allora diventerebbe già un problema rispetto ad un tessuto edilizio consolidato, quindi è importante anche garantire un giusto rapporto fra quello che è esistente e quello nuovo che si va ad aggiungere.

Se vogliamo aggiungere, deve essere comunque un qualcosa di ridotto proporzionalmente a quello che c'è. Spero di essere stata chiara. E’ importante sottolineare anche in questo caso che gli interventi non riguardano zone di espansione; le zone di espansione del piano di assetto del territorio sono i piani complessi, e nelle frazioni sono quelle aree dove sono segnate le famose frecce.

Quelle sono aree di espansione, di consumo di suolo. All’interno del centro abitato non possiamo parlare di consumo del suolo, perché il PAT stesso ci dà delle indicazioni di come andremo ad utilizzarle in accordo con i privati, quindi questi per noi sono già dei test di sperimentazione per il futuro piano degli interventi.

Una cosa importantissima: l’intervento non va a modificare lo stato dei luoghi, quindi viabilità, accesi, servitù di passaggio, i famosi diritti di terzi che devono essere comunque garantiti, anche in fase di rilascio del permesso di costruire, rimangono inalterati. Quindi con questo intervento noi non andiamo a modificare nulla di quello che già c'è, e che è esistente. Questa è la planimetria del Piano Regolatore Generale, sulla quale in verde abbiamo individuato l’area di intervento.

Vedete, abbiamo dato continuità a questa ampia fascia di verde. Questa è la visuale delle case unifamiliari che verranno costruite; questo sarà lo skyline che vedremo, una volta realizzate le case. Questa è Via Rossaro, con le dimensioni di accesso.

C'è una veduta molto bella, che ha sorpreso anche me facendo il sopralluogo; praticamente da questa strada della lottizzazione Parco dei Tigli c'è una bellissima visione della Torre Donà, quindi a maggior ragione è importante effettuare sul luogo queste verifiche, proprio per mantenere il più possibile quello che di pregio può presentare l’area urbanizzata.

Intervento n. 557
Pagina 110
Punto 12

Applicazione art. 14 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

Responsabile Pianificazione Urbanistica

Leggi intervento

Ha un’incidenza notevole, in effetti nella relazione - l’ho ritrovato il passaggio - la ditta si rende disponibile a cedere questi 20.000 euro per realizzare un parco comunale, però è il discorso che vi ho fatto all’inizio in premessa del Decreto Sviluppo sulle aree bianche: in effetti a queste aree il PAT gli ha dato un credito edilizio, quindi dopo loro dicono tutto questo a fronte del riconoscimento della volumetria prevista dal PAT e dal piano degli interventi da localizzare al limite nella rimanente area, da delocalizzare insomma, i famosi crediti edilizi, con il registro, eccetera.

Quindi la ditta dice “io so che ho una volumetria, nel momento in cui verrà esplicitata, nel momento in cui tu, Comune, farai il piano degli interventi, e sappi che io sono disponibile poi ovviamente”, e questo è il caso previsto dal piano di assetto del territorio, che ha tenuto un pacchetto di un milione di metri cubi a destinazione proprio di queste aree.

Non è possibile in questi tempi acquisire tutto, sarebbe a dir poco imprudente, non mi esprimo con altri termini, però per questo dico che la pianificazione futura, questo è un test validissimo, perché, non potendo il Comune avere le risorse finanziarie per acquistare questi milioni di metri quadrati di aree bianche, e non espandendo la città, e non consumando suolo, l’unica possibilità, perché da qualche parte se si vuole andare a realizzare dell’edificazione non lo facciamo fuori, lo facciamo dentro, e dove?

Sulle aree così dette bianche, mettendoci d’accordo: quelle strategiche, come questa, per esempio, possiamo tenerle tutte, e spostiamo la volumetria; altre aree, invece, ci possono interessare meno, le possiamo rendere edificabili tutti, ci prendiamo il plusvalore; in altre possiamo decidere metà e metà. Questa è proprio la pianificazione che il Consiglio Comunale si troverà sicuramente ad affrontare in un prossimo futuro, in occasione del piano degli interventi.

In questo momento non possiamo, perché la ditta ha delle aspettative..... (Voce incomprensibile dall’Aula)

Intervento n. 558
Pagine 110–111
Punto 12

Applicazione art. 14 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

Responsabile Pianificazione Urbanistica

Leggi intervento

Eh no, perché per cedere l’area dobbiamo registrare il credito edilizio, e senza piano di interventi non possiamo registrare i crediti edilizi.

Intervento n. 579
Pagina 115
Punto 15

Applicazione art. 14 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

Responsabile Pianificazione Urbanistica

Leggi intervento

Sì, c'è l’obbligo, sia per la vasca di laminazione di 300 metri cubi, che mette in sicurezza idraulica tutta l’area aperta, verde circostante, ed ogni unità immobiliare ha l’obbligo di realizzare una vasca di raccolta di prima pioggia di 2,5 metri cubi. Queste sono le forme per quanto riguarda l’invarianza idraulica della zona, la sicurezza idraulica, ed è un obbligo nelle norme tecniche, come le altre mitigazioni di cui parlavo prima. E’ proprio obbligatorio.

18 febbraio 2014

Interventi presenti nel verbale ufficiale acquisito.

1 intervento
Intervento n. 245
Pagine 58–59
Punto 9

Applicazione art. 14 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380. Permesso di Costruire Prot. n. 59466 del 12/11/2013 - U.T. n. 1610/2013, per realizzazione di edifici ad uso civile abitazione, ai sensi dell’Art. 5 c. 9 Legge 106/2011 - Viale dei Mille - Ditta IMMOBILIARE DIAMANTE S.r.l

Funzionario Ufficio Urbanistica

Leggi intervento

Comune di Rovigo Consiglio Comunale del giorno 18 Febbraio 2014 59 Volevo solo aggiungere alcune informazioni per poi eventualmente, come dire, favorire anche l’inoltro di quesiti e di domande.

Allora, i limiti di questo decreto che è stato convertito in legge sono che non si può applicare in fabbricati che insistono in centro storico, non si può applicare se i fabbricati non sono stati costruiti legittimamente quindi se ci troviamo di fronte a dei fabbricati abusivi ovviamente, e se insistono su aree assolutamente inedificabili. Ecco, questi sono i tre... le tre condizioni entro le quali non possiamo assolutamente applicare questa normativa.

È una normativa innovativa, il primo caso, come diceva il collega Pugina, anche per noi, quindi è una novità che probabilmente avrà anche un seguito perché di fatto diciamo che va a favorire queste riqualificazioni di aree degradate dando anche un premio di volumetria, che comunque non può superare il 20% della...

Come vedete le uniche, diciamo, condizioni che ho valutato come responsabile della Sezione Urbanistica sono state proprio quelle di fare rispettare i termini stabiliti dalla normativa statale, ovvero il fatto che le destinazioni d’uso, e questo è un fatto abbastanza importante, del nuovo volume delocalizzato siano compatibili e complementari e che questo nuovo volume si armonizzi architettonicamente con il contesto nel quale si inserisce.

Ecco, da questo punto di vista per quanto riguarda le destinazioni compatibili già nel nostro Piano Regolatore Generale nelle norme tecniche le zone in cui è diviso il territorio comunale hanno già... diciamo, possiamo già riscontrare questo principio di compatibilità, non in tutte però e faccio un esempio molto semplice: questa possibilità di trasformare un volume produttivo, quindi che viene demolito come volume produttivo, e poi nel momento in cui a terra diventa un volume residenziale è possibile perché nell’area di atterraggio c’è questa previsione nelle norme tecniche di poter prevedere sia residenza ma anche altre attività, quindi per esempio nelle nostre zone residenziali del territorio comunale le norme tecniche consentono la residenza come attività principale però come attività compatibili sono anche il negozio, quindi di vicinato piuttosto che la parrucchiera come artigianato o gli uffici come direzionale, ecco che tutte queste attività vengono considerate compatibili, cioè non entrano in contrasto con l’attività preponderante, principale, che è quella residenziale e molto spesso queste attività compatibili diventano poi complementari, perché nel momento in cui io vado a inserire delle attività diverse dalla residenza che non contrastano con questa ma diventano, cioè, erogano un servizio ovviamente vanno a complementare queste destinazioni d’uso, anzi in urbanistica si cerca di, come dire, arrivare ad un mix di destinazioni funzionali e quindi evitare, laddove si può, la destinazione d’uso unica, ecco, proprio perché le destinazioni plurifunzionali, diciamo, rivitalizzano molto i tessuti, questo poi apre il dibattito il problema dei centri storici e quant’altro, però non tutte le zone del Piano Regolatore hanno questa possibilità di poter trasformare le destinazioni, cioè questa operazione che facciamo noi oggi da una zona residenziale però dove il fabbricato era produttivo ad una corte rurale è fattibile, non avremo potuto farlo se il volume l’avessimo fatto atterrare in una zona produttiva, perché lì il Piano Regolatore mi dice che non ci sono altre attività compatibili se non solo esclusivamente quelle produttive.

Ecco, quindi questo è un primo passaggio importantissimo per chiarire, perché poi il Consiglio avrà modo probabilmente in futuro anche di esaminare altri casi e l’armonizzazione architettonica.

Avete visto che il progetto ha posto particolare attenzione alla tipologia, all’uso dei materiali, perché siamo in un contesto caratterizzato appunto dalla presenza di annessi rustici, di edifici rustici, siamo in un territorio agricolo quindi abbiamo chiesto appunto al progettista di poter inserire gli edifici armonizzandoli nel contesto, come appunto richiede la normativa. Se poi ci sono delle domande...

18 ottobre 2011

Interventi presenti nel verbale ufficiale acquisito.

1 intervento
Intervento n. 191
Pagine 54–55
Punto 8

Individuazione zona degradata ai sensi dell’art. 27 della Legge n. 457/1978 - Variante parziale al PRG ex art. 50, c. 4, lett. a) L.R. 61/85 - Piano di Recupero in Ditta Orizzonte S.r.l. Viale Trieste Rovigo - Approvazione

Settore Urbanistica - Sezione Pianificazione

Leggi intervento

Sì, infatti ne abbiamo già discusso in sede di III Commissione Consiliare. I punti praticamente li sintetizzo, sono quattro: riguardano questo aumento di volume, il cambio di destinazione d'uso, un'eco sostenibilità, chiamiamola a metà, appunto, come dire, perplessità sollevate dalla Consigliera Furin e questo discorso legato all'architettura contemporanea. Cioè questo è un oggetto di architettura contemporanea che si inserisce in un contesto dei centro storico.

Allora, per quanto riguarda il primo punto, voglio, appunto, sgombrare il campo da qualsiasi equivoco, non si tratta di aumento di volume. Questo è importante, perché la legge che consente di poter contenere il consumo energetico negli edifici, la 21 del ’96, è molto chiara in merito. Non si tratta di aumento di volume.

E’ un volume… quindi non stiamo parlando di una camera in più o di qualsiasi altro volume che viene addizionato all'oggetto, ma stiamo parlando di metri cubi che costituiscono il cappotto, fanno da involucro, proprio per contenere e favorire il risparmio energetico degli edifici. Questo cappotto, che può arrivare fino a un massimo di 30 cm, addirittura questi 30 cm non fanno non costituiscono nemmeno deroga dal distacco dei confini.

Quindi, se ci sono 5 m dal confine, abbiamo in pratica 4 m e 70, proprio perché la legge nazionale ci consente di andare in deroga dal distacco, ovviamente per poter proprio favorire queste iniziative, questi interventi finalizzati al risparmio energetico degli edifici. Quindi non si tratta di aumento di volume. E’ un volume stabilito dalla legge nazionale, ma è un volume tecnico, che appunto non viene considerato volume nel senso tradizionale.

Quindi non si tratta di aumento di volume, come lo intendiamo normalmente, e comunque rientra nei canoni previsti dalla legislazione nazionale. Per quanto riguarda il cambio di destinazione d'uso, questo edificio era già stato oggetto comunque di un permesso di costruire. L'edificio in origine aveva una destinazione commerciale e residenziale, e quindi, diciamo, che il piano terra, ricordiamo tutti insomma, aveva come molti edifici del centro storico, aveva questa destinazione.

Le destinazioni, quindi, non vengono… non viene prodotta una nuova destinazione per quanto riguarda il nostro punto di vista urbanistico, Comune di Rovigo Consiglio Comunale del giorno 18 Ottobre 2011 55 perché, per quanto riguarda gli standard, e mi riferisco ai parcheggi, che ci sia commercio o che ci sia direzionale, dal punto di vista urbanistico è sempre… la quantità richiesta di parcheggi è sempre analoga e quindi… Per quanto riguarda, invece, il fatto che nel PRG era una zona B3 e con il PAT abbiamo, secondo me correttamente, inglobato anche l'altro lato di Viale Trieste, perché avevamo in un Piano Regolatore metà della strada dentro il centro storico e l'altra metà fuori, quindi con anche un’incongruenza di tutto il contesto, diciamo, perché Viale Trieste si appoggia sul vecchio terraglio della città storica.

Le norme di PAT, l'articolo è il 26 ed è molto chiaro, consente, in attesa del Piano degli Interventi, consente di intervenire sugli edifici, in questa zona di nuovo contesto di centro storico, seguendo la normativa prevista dalla 457 del ’78, che è una legge sempre dello Stato che consente di intervenire nei centri storici, con una serie di interventi che vanno dall'ordinaria manutenzione, fino al Piano di Recupero.

Quindi diciamo che il Piano di Recupero, in questo caso previsto dalla 457, è consentito dalla normativa anche del PAT in adozione.

Per quanto riguarda l'obiezione sollevata dalla Consigliere Furin, io sono d'accordo con quello che è stato detto dalla Consigliera Furin, perché un'eco-sostenibilità a metà in effetti presenta un aspetto d’incongruenza, cioè si fa uno sforzo per arrivare ad un edificio in classe B, come di fatto anche nella relazione è scritto, quindi siamo in una classe buona energetica, perché poi la migliore è quella di classe A, quindi diciamo che è un buon edificio in classe energetica, e ci sono, appunto, queste chiamiamole lacune, ecco, dovute a tutta la parte impiantistica, tecnico/impiantistica.

Però noi, come Comune, in questo momento non siamo in grado di, tra virgolette, imporre questo, diciamo, questo grado di sostenibilità, non siamo neanche in grado di imporre la categoria B come quella A. Dico bene?

Quindi, diciamo che in attesa… in attesa di portare in questo Consiglio il Piano di interventi con il suo prontuario di mitigazione ambientale di qualità architettonica, che sarà lo strumento che ci consentirà di far costruire in un certo modo le future case nella città di Rovigo, dobbiamo attenerci a quella che è, chiamiamola, la sensibilità degli imprenditori edili in questo momento.

Per quanto riguarda, ecco, il discorso, invece, finale che più di qualche Consigliere della III Commissione Consiliare aveva sollevato, cioè il fatto che si tratta di un oggetto di architettura contemporanea che si inserisce in questo contesto di centro storico, ecco, come aveva già accennato la Consigliera Furin, siamo in presenza di un contesto di centro storico non antico ma abbastanza recente, perché tutta Viale Trieste -lo conosciamo tutti- presenta, appunto è stato detto, situazioni di primo novecento, piuttosto che edifici degli anni ‘60 e ‘70 post-moderni insomma, come postmoderno è il condominio che è proprio adiacente a questa costruzione che verrà realizzata.

In questo caso si tratta di capire, cioè, se si intende che anche l'architettura contemporanea sia espressione di una certa anche cultura, che può appunto dimostrare, esprimere la città, faccio un esempio: l'ex si edificio dell’Upim si affaccia su un contesto importantissimo, il più antico contesto della città, cioè il contrasto medioevale del Castello.

Ecco, in quel caso lì io mi ricordo che c'era stato un dibattito molto forte e interessante sul fatto che si proponeva un oggetto di architettura contemporanea, perché di fatto poi è stato, come dire, realizzato questo involucro con brise soleil, con ferro, con legno, con vetro, quindi espressione di un’architettura contemporanea.

Ed in effetti, pensando poi al risultato che si è avuto, anche in accordo poi tra l’altro con la Sovrintendenza, perché l'edificio dalla parte di Viale Angeli era anche vincolato, effettivamente diciamo che si è premiata questa ricerca della qualità, anche in ambito di architettura contemporanea.

Perché ritengo che se c'è qualità, c'è sia in un restauro ben eseguito, e può esserci anche una cattiva qualità in un restauro mal eseguito; ma ci può essere anche buona qualità in un oggetto di architettura contemporanea, che quindi può sicuramente, a mio avviso, qualificare quell'ambito e quindi dare anche forse spunto, per future ristrutturazioni per, diciamo, dare un restyling un po' a tutto il fronte di quel tratto di Viale Trieste che, appunto, presenta diciamo una debole qualità architettonica.

1 aprile 2011

Interventi presenti nel verbale ufficiale acquisito.

17 interventi
Intervento n. 104
Pagine 30–31
Punto 4

Piano Urbanistico Attuativo del comparto “ex piscina Comunale

Dirigente Urbanistica

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Presidente, io avevo… Avevamo preparato, considerato il fatto che non era transitata… in questo Piano Urbanistico Attuativo non era transitato per la III Commissione Consiliare, e quindi ovviamente i Consiglieri non hanno avuto modo di approfondirlo e quindi di entrare nel merito, avevamo preparato, appunto, una presentazione per slide, in modo che sia più comprensibile, 31 piuttosto che una mia descrizione, insomma, a parole. Quindi, se lei è d’accordo, procediamo con la proiezione.

Intervento n. 106
Pagine 31–32
Punto 4

Piano Urbanistico Attuativo del comparto “ex piscina Comunale

Dirigente Urbanistica

Leggi intervento

Bene, apro subito la planimetria. Ovviamente, come vedete, sono presenti tutti gli elaborati che compongono lo strumento urbanistico attuativo, in questo caso è un piano di lottizzazione, e quindi ci sarà la possibilità poi, in base ai vostri interventi, di richieste di approfondimento, di sviscerare al meglio l’argomento. Io, siete d’accordo, pensavo d’intervenire sulla Tavola di progetto, spiegando a grandi linee i contenuti della proposta di piano e poi, eventualmente, aprire agli approfondimenti.

Allora passerei subito al planivolumetrico. Non so se riuscite a vedere la slide, ecco. Allora, l’area è nota a tutti, si affaccia su Viale Porta Adige e su Via Tasso e confina… dunque, i confini a nord sono sdegnati dalla presenza di Casa Barotto con un’ampia area verde che le circonda e un intervento Ater, mentre a sud abbiamo sempre un altro intervento di edilizia residenziale pubblica e un supermercato di quartiere.

Il Piano propone di mantenere un collegamento di viabilità tra Viale Porta Adige e Via Tasso principalmente, e divide l’intervento in due comparti, un comparto di tipo A) e un comparto di tipo B). Il comparto di tipo A) a sua volta è diviso in due lotti: il lotto A1 presenta una piastra di tipo commerciale, sulla quale poi sono opposti ai due blocchi di piani con destinazione mista.

Quindi nel comparto di tipo A) abbiamo una destinazione commerciale, direzionale e residenziale; mentre nel comparto B), che si collega più direttamente a Via Tasso, abbiamo una destinazione unicamente residenziale. Quest’area è classificata come una zona C3 da PRG, quindi segue in linea di massima le Norme Tecniche del Piano Regolatore Generale, oltre a quelle specifiche dello strumento attuativo.

I dati stereometrici principali dell’area -vi do alcuni numeri per capire anche la dimensione dell’intervento- sono… quindi sono previsti 63.000, ve lo dico con più esattezza perché non lo ricordo a memoria, sono previsti 62.680 metri cubi, che derivano dall’area C3, che è dimensionata in 15.670 m² che moltiplicata quest’area per l’indice territoriale, cioè per 4 m³ su ogni metro quadrato, dà appunto una volumetria di 62.000 e rotti metri cubi.

Questi metri cubi sono divisi, appunto, per il 75% con destinazione residenziale, quindi stiamo parlando di 47.000 m³, destinati a residenza e 15.670 a terziario. Però il Piano Regolatore consente al proponente di gestire una quota, che equivale al 10% dell’intera volumetria, cioè di 6.268 m³, che possono essere utilizzati per incrementare una di queste destinazioni d’uso.

Quindi, diciamo che è una scelta discrezionale del proponente, che può decidere questi 10 m³, questo 10% di volumetria di andare, appunto, a posizionare nelle destinazioni ovviamente che… Ecco, in questo caso il proponente, diversamente dalla prassi normale, in genere questa quota viene utilizzata per la residenza, invece in questo caso il proponente ha deciso d’incrementare la quota terziaria, quindi commerciale, direzionale, quindi negozi, uffici… Allora, alla fine il Piano è composto da queste quote definitive, diciamo, 40.742 m³, che portano ad un insediamento di 272 abitanti, mentre la parte commerciale direzionale è quella restante.

Ecco, da questo dimensionamento degli abitanti deriva un dimensionamento anche degli standard, quindi verde e parcheggi, ma soprattutto dal dimensionamento anche del direzionale, voi sapete che anche le attività direzionali, commerciali necessitano proprio per legge di una superficie fissa 32 destinate ai parcheggi, per cui il Piano ha dimensionato gli standard, in base alle quote residenziali e terziarie.

Adesso scendiamo un po’ nel dettaglio per vedere come questi standard sono stati distribuiti all’interno dello strumento attuativo.

Allora, ovviamente è stata data una preferenza ad uno standard di parcheggio che sia attesta sulla strada principale, ovviamente dico, perché Viale Porta Adige è l’ingresso principale alla città da nord, quindi è un’arteria molto importante e il Piano propone un parcheggio di considerevoli dimensioni, alberato con tutti i sistemi poi che sappiamo di eco-sostenibilità, che si attesta proprio principalmente sull’asta principale di Viale Porta Adige.

La cosa più importante, dal punto di vista della viabilità, è che il Piano propone, come vedete, questa rotatoria che per una parte è in proprietà privata del proponente, per l’altra ovviamente interessa la parte di proprietà pubblica, cioè la sede stradale di Viale Porta Adige. È una rotatoria di diametro di 25 m, che in fase esecutiva può arrivare anche a 26.

C’è anche da dire che la proprietà si è resa disponibile a portarla anche ad un diametro maggiore di 30 metri, nel quel caso, però, bisogna che sia l’Amministrazione Comunale ad andare ad espropriare le parti private, per poter poi mettere in condizioni il proponente di realizzare la rotatoria a sue spese di dimensioni maggiori. Quindi ci sono queste due opzioni sulla rotatoria, la viabilità principale quindi viene smistata d’ingresso e d’uscita all’intervento, viene smistata a questa rotatoria.

Se seguite, appunto, il puntatore si entra e poi -questa è una scelta voluta dal progettista- la viabilità come vedete non è diretta Viale Porta Adige, Via Tasso, questo per evitare che un attraversamento anche veloce, diciamo una specie di scorciatoia che attraversa l’insediamento.

Invece la proposta prevede proprio un tragitto sinuoso del traffico che si inoltra in una zona che è, diciamo, di tipo residenziale, commerciale, artigianale, di uffici ma che necessita ovviamente di una velocità e di un’attenzione particolare, perché entriamo in un comparto, quindi siamo al di fuori delle arterie di scorrimento anche veloce della città e quindi è stato voluto questo tragitto più sinuoso, proprio per rallentare la velocità. L’intervento, ho detto, prevede l’utilizzo delle altezze massime.

Il PRG per questa zona indica un’altezza massima di 16 m e 50, che viene utilizzata per tutti i blocchi di fabbricati, e poi c’è questa dislocazione lungo Via Tasso dei parcheggi, anche lungo questa… lungo tutto il fronte.

Un’altra cosa che non volevo dimenticare, a carico sempre del proponente, nel momento in cui si farà la rotatoria, ovviamente si rifarà tutto il tratto di Via Porta Adige antistante, quindi anche di asfaltatura e di segnaletica ovviamente, perché la rotatoria poi comporta tutta una serie… La cosa interessante è che si coglie l’occasione per implementare la rete ciclabile esistente.

Quindi è stata prevista una -e la vedete in giallo- una pista ciclabile di larghezza 2,50, quindi bidirezionale, affiancata da un marciapiede di 1,50, che entra nell’area e poi prosegue, questa sì che l’abbiamo fatto proseguire dritta per avere un collegamento molto facile e diretto per la veicolazione lenta, e quindi prosegue poi in questa direzione. Quindi c’è un collegamento ciclabile tra Via Tasso e Viale Porta Adige, che poi porta alle varie direzioni.

Se non ho dimenticato… Ecco, questo è l’aspetto principale. Faccio un passaggio su quello che è lo stato attuale oggi dell’area.

E’ ovvio che viene, se fate mente locale, viene demolito l’attuale edificio destinato… che ospitava la vecchia piscina Baldetti, e per quanto riguarda tutta la situazione del verde esistente -c’è una pianta che fa un rilievo esatto di tutta la situazione esistente- viene, diciamo, ripristinato il verde attraverso… in fase di progetto esecutivo delle opere di urbanizzazione, quindi si entrerà in dettaglio delle essenze e di quant’altro, perché ovviamente verrà richiesta una implementazione rispetto a quella che è attualmente la presenza di alberature sull’area.

Ecco, io mi fermo qui. Aspetto le vostre richieste di approfondimento. (Voci incomprensibili dall’Aula)

Intervento n. 107
Pagine 32–33
Punto 4

Piano Urbanistico Attuativo del comparto “ex piscina Comunale

Dirigente Urbanistica

Leggi intervento

33 Vediamo se questo può servire, è sempre a livello indicativo, ma rende molto, che è il render che è quello forse che è più facile anche da cogliere come… Ecco, questo è un render in varie… che illustra da diversi punti di vista il possibile intervento proposto dallo strumento attuativo.

Come vedete le altezze sono praticamente cinque piani fuori terra, sì, 16,50, quindi corrispondono a cinque piani fuori terra, considerato poi un rialzato oppure una… dei sottotetti funzionali anche ai principi di eco sostenibilità, quindi c’è un margine di 1 metro e mezzo da gestire per gli impianti tecnologici o di isolamento. I singoli edifici, scusate un secondo perché adesso vedo...

A livello di strumento urbanistico attuativo non sono presenti le planimetrie, perché poi vengono sviluppate in sede di permesso di costruire. Quindi esiste solo il planivolumetrico, che spiega quale potrà essere l’involucro massimo. Ovviamente queste sono tavole indicative, quindi diciamo anche l’architettura di questi edifici può essere cambiata, per dare un’idea di quali sono i volumi interessati.

Questa è una tavola che indica le aree da cedere. Faccio presente che l’area interessa circa poco meno di 2 ettari, l’area prettamente edificabile poco più di un ettaro e mezzo e ci sono 8 - 9000 metri quadrati che vengono destinati a standard. (Voci incomprensibili dall’Aula)

Intervento n. 111
Pagina 33
Punto 4

Piano Urbanistico Attuativo del comparto “ex piscina Comunale

Dirigente Urbanistica

Leggi intervento

Sì, non so se sono proprio in grado di rispondere, nel senso che io… Nel senso che l’area… dunque, una parte dell’area è C3… una parte dell’area… ma forse ho capito l’approfondimento. Sì, sì. Nel senso che ovviamente la piscina Baldetti è una proprietà comunale, quindi stiamo parlando di proprietà all’epoca del Project Financing di proprietà del Comune.

Non c’era solo l’area, quella che intendiamo noi, perché all’interno di questo Project Financing c’è un’area che è questa, che abbiamo classificato C3 e poi c’era un’area B4 e un’area strada, se ricordo vado a memoria, perché il Project Financing non l’avevo seguito personalmente, e quindi all’interno di questo strumento attuativo c’è anche una parte di B4, che però questa parte di B4 è vincolata a destinazione parcheggio. Ecco, questa era la situazione delle proprietà del Comune.

Cioè, il Comune aveva un’aria destinata a B4, che però era vincolata a questo vincolo di parcheggio, che praticamente confina con il parcheggio del supermercato di quartiere.

Intervento n. 115
Pagina 34
Punto 4

Piano Urbanistico Attuativo del comparto “ex piscina Comunale

Dirigente Urbanistica

Leggi intervento

Ecco, certamente, perché per legge, nel momento in cui si presenta il permesso di costruire un edificio, deve essere garantito il parcheggio per quell’edificio, perché noi stiamo parlando di standard che non possono essere conteggiati per quegli edifici. Stiamo parlando di standard dello strumento urbanistico generale, cioè in quei parcheggi possiamo andare parcheggiare tutti. Non so se mi spiego!

Sono liberi. Nel parcheggio dell’edificio, ovviamente è un parcheggio privato, è a servizio del condominio. E quindi sono due quantità che non vanno mai messe insieme.

Quando presenteranno i permessi di costruire di tutti questi edifici, dovranno garantire per legge il garage per ogni alloggio, quello che prevede la legge 1 m² per ogni 10 m³ insomma e anche di più, perché questi sono minimi. E’ ovvio che poi possono essere anche costruiti più di un garage per alloggio. Poi è una scelta progettuale, ecco.

Intervento n. 160
Pagine 50–51
Punto 4

Piano Urbanistico Attuativo del comparto “ex piscina Comunale

Dirigente Urbanistica

Leggi intervento

Bene, al Piano Urbanistico Attuativo sono pervenute due osservazioni: una del Comitato di Via Baruchello ed una del Consigliere Placido Maldi, a firma del Consigliere Placido Maldi. Allora, io inizio con quella del Consigliere Maldi, che praticamente contiene tutti punti che sono stati già in precedenza esposti dal Consigliere stesso. I punti sono sintetizzati e poi procedo con la risposta da parte dell'Ufficio, cioè della sottoscritta.

Allora, il primo punto riguarda -che è quello probabilmente anche più significativo- riguarda l’impatto che a questo intervento sulla viabilità esistente, che viene titolato: “La compatibilità con la viabilità esistente”. Faccio proprio una sintesi estrema: si ritiene che la mini rotatoria proposta, di fronte all'ex piscina, sia insufficiente a risolvere il problema di traffico di Viale Porta Adige, ma che serva unicamente per l'accesso alla nuova urbanizzazione.

Mi pare di avere colto, insomma, la sostanza, come abbiamo sentito stamattina. In questa prima parte di controdeduzione, riporta l'approfondimento che ho chiesto come responsabile dell’istruttoria al progettista del progetto urbanistico, del piano urbanistico attuativo, quindi riporto l'approfondimento in merito al calcolo del dimensionamento della rotatoria.

Il dimensionamento della rotatoria di accesso al comparto, ha tenuto conto, secondo la letteratura in materia, dei seguenti elementi, sono quattro: il primo, la tipologia della strada; secondo: i valori di congestione della strada; terzo: volumi di traffico nelle due direzioni e quarto ed ultimo: presenza di punti critici.

Per valutare dei dati più oggettivi possibili, sono state prese in considerazione le analisi contenute nel piano generale del traffico urbano del Comune di Rovigo, anche se non ancora approvato dall'Amministrazione Comunale. Il Piano non è provato, però voi sapete che, a supporto del Piano del traffico, ci sono delle indagini di analisi e di dati quindi che comunque sono dati oggettivi, indipendentemente poi dalle scelte che il Piano del traffico può fare.

51 Quindi, estrapolando da questo Piano del traffico questi dati, per quanto riguarda la tipologia della strada, perché è bene dare un nome preciso alle strade, in base al Codice della Strada, Viale Porta Adige nel tratto interessato è classificato come strada inter-quartierale. (Il Consigliere Maldi parla a microfono spento - parole incomprensibili )

Intervento n. 165
Pagine 51–52
Punto 4

Piano Urbanistico Attuativo del comparto “ex piscina Comunale

Dirigente Urbanistica

Leggi intervento

Mentre la retrostante -io sto riportando la valutazione del progettista, poi c'è anche il parere dell'Ufficio- mentre la retrostante Via Tasso è classificata come strada di quartiere. I valori di congestione della strada: Viale Porta Adige, nel tratto interessato direzione nord, ha un veicolo di traffico di 0,50, quindi un traffico scorrevole; nel tratto interessato direzione sud, viene classificato come traffico regolare, questo in base alle percentuali di veicoli.

Il volume di traffico: Viale Porta Adige, nel tratto interessato direzione nord, è soggetto ad un volume di traffico di punta pari a 770 veicoli ora, rilevato nelle fasce orarie più critiche diciamo, dalle 8 alle 9, dalle 12 dalle 13 e dalle 18 alle 19; nel tratto interessato direzione sud, il volume di traffico di punta si attesta su un valore pari a 470 veicoli ora, sempre nel… questa volta nella parte sud sono stati valutati gli orari dalle 7 alle 8 e dalle 18 alle 19.

Il volume complessivo, pertanto -questo è importante, per quello che poi viene considerato nel ridimensionamento della rotatoria- il volume complessivo, pertanto, rilevato nell'ora di punta, è pari -dato dalla somma- a 1240 veicoli ora. Lo stesso Piano del traffico sviluppa degli scenari di tendenza, a seguito degli interventi previsti sulla viabilità comunale, che prevedono per il tratto interessato di Viale Porta Adige una riduzione del volume del traffico pari a -16% .

La presenza dei punti critici: il Piano individua quale punto critico l'incrocio più a nord dell'area di intervento con l'incrocio tra Via Baruchello e Via Porta Adige, soprattutto… soprattutto per l'attraversamento a raso di quest'ultima. Tutti percorriamo la rotatoria e sappiamo che è proprio un punto particolarmente pericoloso.

Le caratteristiche geometriche della rotatoria, pertanto, non sono influenzate dal traffico modesto in ingresso, pari a 1240 veicoli ora in entrambe le direzioni; secondo, diciamo, il manuale francese per i volumi inferiori a 1500 veicoli ora, non è richiesto nemmeno il calcolo del dimensionamento delle rotatorie, del calcolo della capacità, quindi per le rotatorie.

Su strade urbane, dove il traffico pesante è trascurabile, le norme sulle caratteristiche funzionali e geometriche delle intersezioni stradali, indicano per le rotatorie urbane compatte, raggi esterni compresi tra i 13 e 20 metri, con larghezza dell'anello interno non inferiore a 6 m. 52 (Voci incomprensibili dall’Aula)

Intervento n. 166
Pagina 52
Punto 4

Piano Urbanistico Attuativo del comparto “ex piscina Comunale

Dirigente Urbanistica

Leggi intervento

…Io sto leggendo le controdeduzioni alle osservazioni. Vado avanti, Presidente? Sì! (Voci incomprensibili dall’Aula)

Intervento n. 171
Pagina 52
Punto 4

Piano Urbanistico Attuativo del comparto “ex piscina Comunale

Dirigente Urbanistica

Leggi intervento

La rotatoria proposta con il Piano urbanistico, di diametro esterno pari a 25 m, facilmente ampliabile in fase esecutiva a 26 m, risponde ai requisiti esposti in precedenza; da valutare inoltre la disponibilità delle ditte lottizzanti, nel caso il Comune metta a disposizione parte delle aree private a ovest di Viale Porta Adige, utilizzate oggi a piazzale dell'officina, che si affaccia di fronte, per ampliare il diametro della rotatoria fino a 30 m, considerata la dimensione ideale. Questo è il contenuto.

Il parere dell'Ufficio concorda con l'approfondimento tecnico che è stato verificato… io ho verificato le linee guida per le rotatorie del Piano Regionale della sicurezza stradale, emanate dalla Regione Piemonte, a cura dell'Osservatorio Città Sostenibili, Politecnico e Università di Torino. Perché mi sono, come dire, documentata sulle linee guide di un'altra Regione? Perché… (Voci incomprensibili dall’Aula)

Intervento n. 173
Pagine 52–54
Punto 4

Piano Urbanistico Attuativo del comparto “ex piscina Comunale

Dirigente Urbanistica

Leggi intervento

Perché io ho provato documentarmi sulle… No, la Regione Veneto non ha delle linee guida così specifiche, così dettagliate con disegni, con supporti come ha, appunto, emanato la Regione Piemonte, quindi è un supporto tecnico molto valido, ecco! Per poter verificare… pur io non essendo un’esperta di… ovviamente non sono un ingegnere del traffico, però ovviamente prendo atto dell'approfondimento e verifico anche se le dimensioni rientrano in quelle previste da questo 53 manuale.

Quindi, in sede di progetto esecutivo della rotatoria, questo è… scendo proprio nel dettaglio di quelle che sono adesso le considerazioni e le prescrizioni che suggerisco anche all'Amministrazione Comunale. In sede di progetto esecutivo della rotatoria, dovranno essere predisposti i relativi elaborati di dettaglio, supportati da dati e calcoli aggiornati, perché ovviamente il Piano del traffico sappiamo tutti che ha un aggiornamento datato.

Quindi è necessario, se passerà poi come passerà, far fare in sede di progetto esecutivo tutta una serie di aggiornamenti su questi dati statistici: sul traffico, sulle portate e quant'altro. Si potrà valutare, con la progettazione esecutiva, se occupare anche delle aree private sul lato ovest di Viale Porta Adige, per allargare la dimensione della rotatoria, dando così pur accesso al piazzale dell'officina.

Quindi anche questa, come dire, opportunità viene lasciata alla scelta politica di andare a sondare questa ulteriore possibilità di allargamento della rotatoria, e quindi mettere, avviare tutte quelle procedure per poter arrivare ad una rotatoria che sarebbe quell'ideale di 30 m.

Per quanto attiene allo studio, e questo è un aspetto che sottolineo perché lo ritengo importante, in quanto condivido le osservazioni del Consigliere Maldi sulla criticità di tutta l'asta di Viale Porta Adige, come aveva già espresso ampiamente all'Assessore Osti, per quanto attiene lo studio viabilistico complessivo dell'asta stradale di Viale Porta Adige, si ritiene di demandarla ad una fase successiva, considerato che la proposta di rotatoria, oggi presentata dal Piano urbanistico attuativo, è da tempo avviato e positivamente sperimentata in molti punti critici della città.

Scusate, perché il passaggio che faccio su tutto lo studio che deve essere fatto dell'asta, viene dopo. Mi ero un po’… ricordavo male! Quindi, diciamo che è una rotatoria già sperimentata in altri punti della città, quindi alla luce ovviamente dei dati poi che dovranno essere aggiornati, la rotatoria sostiene questa… il suo compito, insomma, di smistare il traffico in sicurezza.

Poi c'è secondo punto: l'impatto sul verde esistente. La flora esistente non viene correttamente indicata, ci sono alberi e siepi sui quattro lati dell'area. C'è una tavola, stamattina forse non l'ho fatta vedere, che è la tavola 2, che per legge deve rilevare tutte le essenze di verde presenti e tutti gli alberi.

E’ ovvio che il Consiglio Comunale, quando ha approvato nel 2005 questa variante, di fatto ha, come dire, scelto una sistemazione dell'area diversa e che prevedeva anche la demolizione della piscina.

Per cui è anche vero però che all'articolo 5 delle Norme Tecniche di questo Piano, si prevede una relazione dendrologica sullo stato delle essenze arboree esistenti, e conseguenti proposte di salvaguardia, con eventuale reimpianto delle stesse nell'area, o anche in altra area, messa a disposizione dall'Amministrazione Comunale. Queste sono le Norme Tecniche proprio del Piano.

Per quanto riguarda la piantumazione di nuovi alberi, in sede di progetto esecutivo delle opere di urbanizzazione, si indicheranno delle prescrizioni d'ufficio -quello che facciamo normalmente sempre sulle lottizzazioni, su tutte le lottizzazioni e piani urbanistici- quali ad esempio un'altezza minima non inferiore a 5 m, essenze autoctone, impianto di irrigazione a terra, ecc., tali da garantire non solo uno standard quantitativo, ma anche uno standard qualitativo delle essenze arboree e del verde dei Piani urbanistici.

Questo noi lo stiamo già facendo normalmente. Poi c'è la componente del paesaggio. La ricaduta non è positiva, perché si demolisce, come dicevo prima, un fabbricato che non è obsoleto, almeno questa è l'impressione che offre oggi l'attuale ex piscina.

Anche qui… Sì, il fabbricato è stato costruito negli anni ‘80, non è vincolato e non presenta particolari qualità architettoniche, tali da determinare una sua tutela. L'intera area è in uno stato di abbandono e di degrado, non certo consono alla sua particolare posizione, essendo posta com'è lungo la strada di accesso alla città e al centro città.

Quindi c'è un degrado edilizio, igienico/sanitario ambientale, che con il passare del tempo può anche diventare, essendo lo spazio aperto e non recintato, anche un luogo, diciamo, non sicuro e non tranquillo per i residenti che abitano attorno a questo sito. 54 Quindi è ovvio che si ribadisce… Io non posso far altro che ribadire la volontà espressa dal Consiglio Comunale, nel 28 febbraio del 2005, che ha scelto per quest'area una riqualificazione urbanistica di altro tipo.

La componente idrica: non c'è dimensionamento delle esigenze di drenaggio, necessarie alla nuova urbanizzazione, e la compatibilità con la rete fognaria esistente; manca nella tavola qualsiasi elemento, atto a mitigare l'afflusso delle acque nella rete fognaria.

Ecco, il calcolo del ridimensionamento di tutto il sistema della nuova rete fognaria e del suo allattamento a quell'esistente, non viene valutato in questa sede di strumento urbanistico attuativo, perché non compete agli Uffici del Comune, ma compete alla tutela acqua nel momento in cui il proponente al piano urbanistico presenterà il progetto esecutivo delle opere di urbanizzazione.

In quel frangente il progetto dovrà rispettare ovviamente la compatibilità idraulica, cioè dovrà garantire che la situazione idrica di tutto il comparto non va a peggiorare la situazione circostante, anzi dovrebbe in un certo senso garantire un'autosufficienza del comparto, se non addirittura un miglioramento. Questo è quello che chiede il Genio Civile ed il Consorzio di Bonifica.

Questo è quello che chiede l'Ufficio competente della Tutela Acque, che in questi casi dà prescrizioni molto pesanti, perché vi ricordo, anche quando abbiamo visto il Pat l'altra volta, la criticità del nostro territorio è data dalle aree di ristagno idrico, dal fatto che, in caso di precipitazioni particolarmente violente, ecc., ci sono delle zone della città che praticamente vanno sott'acqua. E questo ovviamente crea un disagio ai cittadini.

Purtroppo in passato non c'era questa sensibilità, nei confronti di questa fragilità del territorio; oggi abbiamo già da anni una legge Regionale Veneta che opera in questo senso. Quindi gli Uffici della Tutela Acque saranno quelli che daranno il placet. Se non ci saranno queste condizioni, il Comune poi non potrà certo rilasciare nessun tipo di agibilità dei fabbricati previsti.

Quindi, da questo punto di vista… però, ripeto, in sede di strumento urbanistico non… anche perché non abbiamo le competenze tecniche per entrare nel merito di questi calcoli, di queste condizioni. Il verde garantito: si era detto prima che risulta… risulta diciamo quello minimo, previsto per legge. E in effetti la legge dà questi parametri, questi standard, ai quali noi ci atteniamo.

E quindi su questa situazione, come dire, se c’è questa attenzione al verde che… scusatemi mi spiego meglio: si ritiene che un verde concentrato sia maggiormente, come dire, fruibile da parte dei residenti. Qui apro una piccola parentesi: il verde è sicuramente indispensabile per dare vivibilità agli interventi edilizi.

C’è anche da dire che bisognerebbe anche guardare la qualità del verde negli insediamenti, perché per esempio il fatto che si costruiscano strade senza le opportune alberature, e questo vale anche non solo per le strade carrabili, ma anche per le ciclabili per esempio, proprio perché tante volte si preferisce un verde più compatto, bisogna anche un po’ verificare e scendere nel dettaglio della… di quello che si vuole, dell’obiettivo che si vuole raggiungere, con la scelta del tipo di qualità di verde che si vuole all’interno di un intervento.

E’ ovvio che se il verde fosse molto di più su quest’area… ma dobbiamo anche tenere presente che siamo di fronte ad un intervento con una capacità volumetrica significativa importante, quindi abbiamo… Diciamo che l’intervento rispetto agli standard minimi previsti dalla legge.

Da quel punto di vista è un intervento regolare e poi, ovviamente, ognuno può fare le sue valutazioni sulla scelta di decidere di distribuire il verde per favorire l’ombreggiatura delle piste ciclabili, piuttosto che delle strade; una più facile manutenzione quindi anche da parte del Comune, oppure se preferisce invece che l’intervento preveda aree verdi concentrate, ecco.

Questa è una scelta poi che lascio… un giudizio che lascio … E poi ci sarebbe l’osservazione in Via Baruchello ma se dite… che riguarda appunto tutta la viabilità.

Intervento n. 188
Pagine 59–60
Punto 4

Piano Urbanistico Attuativo del comparto “ex piscina Comunale

Dirigente Urbanistica

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Allora procediamo con un po' di ordine, così riusciamo a seguire... Agli atti della delibera c'è l'osservazione, presentata dal Consigliere Maldi, divisa per punti numerici. E quindi prendiamo l'emendamento, e andiamo ad integrarlo alle controdeduzioni della sua osservazione.

Per cui al punto… siccome sono cinque i punti contenuti nell'osservazione di Maldi, il punto 1 è quello riferito alla viabilità e quindi alla rotatoria. Nel punto 1, il parere era parzialmente accoglibile, proprio per questo problema legato alla criticità dell'asta di Viale Porta Adige.

Quindi mi pare, se qualcuno anche mi segue, in modo da verificare la correttezza di quello che vado a dire, se noi in questo accoglimento parziale, alla fine di tutto il parere dell'Ufficio, inseriamo l'emendamento di Maldi che riguarda la rotatoria in tutta la sua interezza, rientra, appunto, in questo accoglimento del punto, parziale accoglimento del punto 1.

Per quanto riguarda, poi, il punto 2, direi di inserire anche questo, però in questo caso il punto 2 io avevo dato un parere non accoglibile, perché non era possibile accogliere… cioè, dovevamo attenerci alle scelte già fatte in precedenza, per cui... A questo punto si può proporre, anche qui, di dire parzialmente accoglibile, inserendo l'emendamento nella parte dell'articolo, dell'inserimento nelle Norme Tecniche, per favorire l'aumento del verde.

60 Ecco, inserendo in questi due punti l'emendamento va ad integrare, quindi dobbiamo, però, modificare… il punto 2 non diventa più non accoglibile, ma diventa parzialmente accoglibile. Mentre gli altri punti rimangono, quelli che riguardano gli standard, le altezze, eccetera, rimangono… e la componente idraulica, per quello che si era già detto, avevo dato un parere negativo, perché demandavo agli Organi competenti.

Quindi, riassumo: i cinque punti dell'osservazione di Maldi, i primi due punti sono parzialmente accolti, gli altri tre punti sono -questa è la proposta dell'Ufficio, che poi viene sottoposta all'esame del Consiglio- e egli ultimi tre punti, invece, non vengono accolti, parzialmente accolti con l'inserimento dei due punti dell'emendamento. Questo per quanto riguarda l'osservazione di Maldi.

Intervento n. 190
Pagina 60
Punto 4

Piano Urbanistico Attuativo del comparto “ex piscina Comunale

Dirigente Urbanistica

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Il Comitato di Via Baruchello -anche qui è articolato in tre punti, anche questo- quindi, in sintesi vi riporto il contenuto e poi l'espressione del parere dell'Ufficio. Allora, il Comitato ritiene che debba essere… (Voci incomprensibili dall’Aula)

Intervento n. 194
Pagine 60–61
Punto 4

Piano Urbanistico Attuativo del comparto “ex piscina Comunale

Dirigente Urbanistica

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Il Comitato chiede una nuova rotatoria interposta a sud, accesso ed uscita di Via Baruchello, accesso ed uscita di Via Bramante, confinante con quella esistente di Via Porta Adige, di fronte all'area ex Zarattini. Questa è la risposta dell'Ufficio.

Si ritiene che una nuova rotatoria, proposta confinante con quella esistente, debba essere verificata in sede di progetto specifico per la soluzione delle criticità, che effettivamente emergono nella parte sud dell'attuale rotatoria di Viale Porta Adige, dovute principalmente alla presenza di un pericoloso attraversamento veicolare, in uscita da Via Baruchello su Via Bramante, del flusso di traffico principale di Viale Porta Adige. 61 Il Comitato, poi, chiede l'apertura al traffico veicolare di Via Goldoni.

Attualmente Via Goldoni è una strada a fondo cieco, mentre nel Piano Regolatore Generale era previsto un collegamento con Via Baruchello. Tale soluzione, mai realizzata, andava a completare la rete viaria della zona residenziale, che oggi si presenta insufficiente, ma soprattutto pericolosa, in quanto l'accesso e l'uscita da tale strada costituisce un pericoloso punto di conflitto del traffico veicolare principale su Via Porta Adige.

Il terzo punto, che è richiesto dal Comitato, era la realizzazione di un nuovo accesso da Via Merlin. Si ritiene che la proposta di un nuovo accesso all'area ex Zarattini, da Via Merlin, debba essere ovviamente anche questa verificata in sede di progetto specifico, al fine di favorire l'accesso e l'uscita in sicurezza dall’area, con conseguente rallentamento dell'attuale velocità del traffico veicolare, principale, su Via Merlin stessa.

In conclusione, tutte e tre le soluzioni, proposte dal Comitato di Via Baruchello, possono essere verificate, come sopra specificato, in sede di uno studio approfondito del traffico veicolare, che tenga conto anche del futuro Passante Nord, ed in caso positivo possono contribuire al miglioramento e alla sicurezza del traffico veicolare del comparto in questione.

Quindi, il parere, in conclusione, in linea di massima è favorevole, previa attivazione di uno studio specifico e relativa verifica che ne supporti la fattibilità.

Questo è stato il parere sui tre punti, diciamo, evidenziati dal Comitato dei residenti di Via Baruchello, che sono praticamente gli stessi poi problemi che emergono nell’osservazione del Consigliere Maldi, che appunto nel suo emendamento rimanda ad uno studio delle criticità presenti su Via Porta Adige, che deve essere affrontato dal soggetto attuatore del Piano futuro d’intervento. Adesso è una scelta che lascio al Consiglio.

Intervento n. 244
Pagina 73
Punto 5

P.I.R.U.E.A. ex Zarattini ora ARX S.r.l - Variante n. 1 - Approvazione

Dirigente Urbanistica

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Si tratta di una Variante che in sostanza accorpa quattro lotti in uno unico, ovvero il volume rimane invariato, gli standard di verde, parcheggi, il… rimane invariato, e quindi anche l'organizzazione interna del Piruea non viene modificata, gli abitanti, tutti gli indici stereometrici. Questi ultimi quattro lotti avevano, appunto, ognuno un fabbricato.

Il proponente chiede di poter unificare il volume in un unico fabbricato rispetto ai quattro, che… per, appunto, avere intanto una tipologia uguale a quella che è già stata costruita, quindi un'altezza identica, un ingombro identico a quello che già si vede oggi, rispetto al fabbricato principale che si affaccia sulla rotatoria; dietro abbiamo una serie di case in linea, ben allineate, che si sviluppano dietro al fabbricato principale.

Ecco, questo accorpamento è un ulteriore proseguimento di questa tipologia, quindi anche come orientamento viene rispettato anche l'orientamento di quello che vediamo oggi. Mentre nello stato attuale i lotti erano ortogonali a quelli già costruiti. Comunque agli atti abbiamo messo tutte le planimetrie, e quindi, se c'è qualche richiesta di approfondimento, i dati stereometrici rimangono invariati.

Ovviamente tutta la parte verde che si libera, rimane un verde privato. Quindi, invece che trovarci quattro fabbricati, ne troveremo uno identico e allineato con quelli già previsti, e tutto uno spazio di verde condominiale. A grandi linee, ecco...

Se poi volete...

Intervento n. 267
Pagina 78
Punto 6

Programma sperimentale Regionale per l'Edilizia Residenziale 2007/2009 - Variante Urbanistica contro locazione - Adozione

Dirigente Urbanistica

Leggi intervento

A grandi linee la Variante prevede il cambio di destinazione d'uso di un'area verde agricolo in località nella frazione di Buso, per poter consentire questo intervento di Edilizia Residenziale pubblica, che vede la partecipazione dell'operatore privato, cioè dell'impresa Cavazzana, che ha partecipato al bando, e…

Intervento n. 269
Pagine 78–79
Punto 6

Programma sperimentale Regionale per l'Edilizia Residenziale 2007/2009 - Variante Urbanistica contro locazione - Adozione

Dirigente Urbanistica

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Che ha partecipato al bando, è stato ammesso, e quindi la Regione Veneto ha erogato questo finanziamento. Come diceva prima l'Architetto Pugina, una volta che viene erogato il finanziamento, dal momento in cui viene approvata la Variante ci sono 13 mesi di tempo per dare corso ai lavori, quindi vengono dati dei tempi molto ristretti. La Variante prevede, in totale, la costruzione di 109 alloggi, per una volumetria di 30.283 m³, e per un insediamento di 203 abitanti.

È divisa in percentuali che sono contenute nel bando regionale. Ovvero: una percentuale del 20% è riservata a all'agenzia Ater, per l'edilizia sovvenzionata, e questa quota volumetrica viene ceduta gratuitamente, insieme all'area, dall'operatore privato che è stato ammesso il finanziamento.

Poi un 20% viene assegnato, un 20% della volumetria, che corrisponde circa a 22 alloggi, viene assegnato ad una cooperativa, indicata sempre dall'operatore privato; e il 60% è destinato alla realizzazione di alloggi agevolati e convenzionati, quindi a canone calmierato, ma anche con possibilità di essere ceduti in proprietà, sempre a prezzo convenzionato, e questo 60% è di competenza dell'operatore che è stato ammesso al bando di assegnazione del finanziamento.

79 L'area è stata divisa in tre stralci funzionali; il primo stralcio funzionale prevede la realizzazione di 25 alloggi. Io mi fermo qui. Eventualmente, se avete delle domande specifiche da fare, sono a disposizione per ogni delucidazione in merito.

Come leggere questi numeri. Il numero degli interventi dipende dalle sedute e dai verbali attualmente acquisiti. I ruoli di Presidenza possono inoltre generare numerosi interventi procedurali: per questo Lente Civica non li usa come classifica di attività politica.