Relazione del Presidente di ATER Rovigo, Aldo Guarnieri...” Pag. 58 2
Presidente ATER Rovigo
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Innanzitutto grazie al Sindaco - mi dicevano che dovrebbe arrivare tra un po’ - e al Consiglio Comunale per questa opportunità, che comunque diventa un momento di confronto, non soltanto una relazione, ma anche un modo per confrontarci.
Io per carità fra due mesi non ci sarò più come presidente, però credo che sia doveroso capire da dove si è partiti, penso che sia giusto fare un’analisi di quello che è stato fatto, da dove si è partiti, dove si è arrivati, quale è anche un po’, fra virgolette, l’eredità che si lascia come ATER in prospettiva e per quelli che sono i rapporti che sono intercorsi e intercorrono con l’Amministrazione Comunale.
Direi prima di tutto di partire da quella che è stata un po’ la questione che ha riempito nell’arco di questi quattro anni fior fiori di pagine dei quotidiani e dei giornali, e cioè la questione dei famosi scheletri, torniamo sempre lì, dei famosi scheletri di Via Bramante. Si è scritto di tutto e di più sui giornali. Si è anche straparlato onestamente sui giornali in relazione a questa questione, di cui poco è stato chiarito in maniera molto chiara.
Cercherò di farlo se possibile in maniera sintetica, perché questa questione non nasce con l’insediamento dell’attuale C.d.A. dell’ATER del febbraio 2011, ma nasce molto tempo indietro, ancora con i famosi contratti di Quartiere, che erano stati - anche lì ero corresponsabile in un qualche modo - con l’Amministrazione dell’allora Sindaco Paolo Avezzù.
Tutto nasce da una scelta, da una richiesta fatta dal precedente Consiglio di Amministrazione, che chiede di poter realizzare questi benedetti 24 alloggi da Via Baruchello a Via Bramante, o meglio viene richiesto di spostare la realizzazione del manufatto in altra area che il Comune avrebbe dovuto indicare. Perché? Perché non lo poteva decidere l’ATER?
Perché il contratto di Quartiere era un tipo di contratto che non vedeva ATER di fatto come attore principale. Quindi era il Comune che aveva individuato inizialmente l’area su cui realizzarla, e il Comune doveva individuare la nuova area sulla quale eventualmente spostare questo manufatto, se d'accordo con la proposta fatta dall’ATER di Rovigo di spostarlo. La giustificazione qual era per spostarlo?
Il fatto che per la densità abitativa del comparto di Via Baruchello conveniva spostare questi 24 alloggi. Qualcuno dirà “Ma se c'era questa densità abitativa, perché il giorno dopo è stato richiesto di realizzare un comparto di altri 26 immobili sempre in Via Baruchello?”. Questa è una cosa che rimane avvolta, sono un po’ come quei misteri di Fatima, dei quali potremmo parlare per delle ore ma non saprei darvi una risposta.
Io vi posso soltanto dire che di questi 24 alloggi, quando siamo arrivati, io mi sono trovato che il Comune di Rovigo aveva deciso di spostarli sull’area penso più sfigata del territorio del Polesine. Perché? Perché quando la ditta Opera ha iniziato a realizzare i lavori, e quindi a realizzare le fondazioni, ci si è accorti che sotto c'erano tutta una serie di problematiche che probabilmente su Via Baruchello, anzi sicuramente su Via Baruchello non c’erano.
Quali erano? C’era la dorsale idrica da spostare, c’erano le linee telefoniche da spostare, le fognature da spostare. Praticamente mancava soltanto che trovassero la tomba di Tutankhamon sotto e quindi con tutta una serie di vincoli per cercare di trovare un ulteriore rallentamento dell’inizio dell’esecuzione dei lavori.
Chiaramente il fatto di dover spostare la dorsale idrica, di risolvere tutta questa serie di problemi, ha comportato che cosa? Non è che le ditte lo fanno gratis perché dicono “Ci hanno detto di realizzarlo qua, purtroppo questo è successo”. Il problema ricade su chi ha commissionato l’opera.
E quindi che cosa è successo? Sono maturate tutta una serie di riserve proprio per un rallentamento dei lavori, perché bisognava rendere il terreno idoneo per poter realizzare questo tipo di struttura. A questo si aggiunga che viene proposto di realizzarlo in una struttura leggera, cioè le caratteristiche del terreno sono tali per cui una struttura pesante, come inizialmente progettata, non andava bene.
Realizzare una struttura più leggera, anche questo comporta una variazione dei costi, un aumento dei costi, a parità di costo. A questo punto ci si intoppa su questo. Solitamente come funzionano i rapporti fra appaltante e la ditta appaltatrice?
Esiste un Direttore dei lavori, che deve provvedere nel caso di specie non soltanto alla progettazione, che era l’Ingegner Brighenti di Modena, non doveva soltanto fare la progettazione del manufatto, ma doveva anche curarne la direzione dei lavori.
Curare la direzione dei lavori, qui insomma è un po’ l’abc, se avete mai avuto bisogno o avete parlato qualcuno di voi che abbia avuto necessità di fare lavori di ristrutturazione anche soltanto di casa, vuol dire che deve controllare che cosa rispetto al contratto d’appalto? Viene fatto se vengono utilizzati i materiali che sono indicati nel contratto, se viene realizzato quello che contrattualmente è previsto.
Quindi il Direttore dei lavori svolge un’attività di controllo; un’attività di controllo che si chiude con una verifica che è contenuta nel SAL. Praticamente mi attesta, come parte committente, perché lavora nel mio interesse, che quei lavori sono stati fatti, quei materiali sono stati utilizzati e quindi la ditta va pagata.
Siccome viviamo in Italia in un paese un po’ strano, quando uno ti dice che devi pagare, se si tratta di un privato, succede il putiferio; se si tratta della Pubblica Amministrazione, ci sono sempre dei mo e dei ma, per cui ci sono sempre dei rallentamenti. La ditta che realizza l'intervento, che ha diritto di essere pagata perché certificato dal Direttore dei lavori, non viene pagata perché? Perché molte volte “Non ghè xe schei”.
Questo sinteticamente. Perché l’ATER di Rovigo non aveva soldi? E qui purtroppo bisogna tirare in ballo la Regione: perché nel famoso plafond dei soldi che dovevano arrivare per i contratti di Quartiere, una parte di soldi era destinata proprio per la realizzazione anche di questi manufatti.
Questi soldi arrivano? Assolutamente no. Perché?
Perché la Regione ha i suoi problemi, perché per la Regione l’ATER di Rovigo, il Comune di Rovigo, le Pubbliche Amministrazioni, possono tranquillamente aspettare: “I soldi ve li abbiamo promessi - questo è un po’ purtroppo il triste ritornello che accade non soltanto in questo caso ma sovente - potete aspettare, perché noi abbiamo i nostri problemi, c'è il patto di stabilità, c'è questo, c'è quell’altro. Insomma i soldi non ve li diamo”. Il problema qual è?
Che però in un rapporto di natura privatistica a conti fatti che esiste tra l’ATER di Rovigo e la ditta Opera nel caso di specie, se la ditta Opera mi dice “Tu mi devi pagare, perché il contratto che abbiamo stipulato non prevede che Regione, Comune, finanziamenti, non mi interessa niente. Tu mi hai detto come ditta appaltante di provvedere a realizzare questa opera e tu mi paghi. Se il tuo Direttore dei lavori mi dice e mi certifica che vado pagato, mi devi pagare”.
E quando ci sono questi famosi SAL da onorare, o io ho i soldi in cassa, oppure che cosa faccio? Il problema è che siamo arrivati che c'era un, tra virgolette io l’ho definito buco, in realtà non è che sia un buco di bilancio; si trattava in realtà di crediti non incassati da parte della Regione di quasi ben 10 milioni di euro. 10 milioni di euro non sono pochi per un’azienda qual è l’ATER di Rovigo.
Non averli, ha obbligato, perché quando siamo arrivati mi sono trovato questo tipo di situazione: non avevo i soldi, avevo la ditta Opera me diceva “Mi dovete pagare perché il vostro Direttore dei lavori mi dice che ho diritto di essere pagata”, con la necessità di gestire questa cosa. Il problema qual era?
Che probabilmente, ma questo ve lo dirò più tardi, e lo lascio un po’ come indicazione, se mi è permesso, per il futuro, per quella che sarà un po’ la gestione anche dei futuri appalti, semmai verranno fatti dal Comune di Rovigo. Quando noi ci siamo trovati come ATER di Rovigo a gestire questa cosa, si poneva il problema di dire: cosa facciamo? Innanzitutto abbiamo anche noi sospeso i lavoro.
Perché abbiamo sospeso i lavori? Perché non avevo i soldi per pagare. Perché dovevo continuare a far maturare riserva ed incrementare il debito nei confronti di una ditta, laddove il primo soggetto che se ne fregava di quelli che potevano essere gli effetti del mancato pagamento della ditta appaltatrice era proprio la Regione?
A questo punto si è creato ovviamente un contenzioso: ci siamo trovati con Avvocati (l’Avvocato Conchi se la ricorda bene questa questione) per vedere un po’ di gestire il problema delle riserve che erano in quel momento maturate ad un ammontare complessivo indicato dalla ditta di 750.000 euro. Che cosa fare? Risolviamo il contratto?
Non risolviamo il contratto? Come gestiamo questo debito di 750.000 euro che non sappiamo nemmeno come andare avanti, perché non possiamo neanche dire alla ditta di andare avanti con i lavori perché matura un nuovo credito, e non ho neanche i soldi per pagare il pregresso che è già stato realizzato. A questo punto abbiamo fatto un accordo, se lo ricorderà bene l’Avvocato Conchi, che prevedeva che cosa?
Tu ditta non mi chiedi più nulla per quello che riguarda queste riserve. In qualche modo una sorta di, chiamiamola così, scommessa anche se il termine è un po’ forte. Mi dai un anno di tempo.
Io vedo se riesco a trovare dei nuovi fondi per riuscire ad avere le disponibilità per andare avanti su questa opera, che ha avuto un incremento dei costi per i motivi che vi ho detto inizialmente; nel frattempo non maturano le riserve per quello che riguarda la sospensione che abbiamo appena dato, quindi non maturano nuovi crediti; su quelli maturati, ne andremo a discutere alla fine.
Se per caso trovo un finanziamento regionale che ti consenta di finire e ho la possibilità di pagarti, tu finisci il lavoro, però non mi chiedi più neanche un centesimo per quello che riguarda le riserve maturate, né per la sospensione fatta dall’attuale C.d.A., né per tutto quello che è successo in precedenza. E così abbiamo fatto. Un anno di tempo avevamo.
Chiaramente l'interesse di riuscire a risolvere questa questione, adesso non so voi come la vedete, ma non è mica un problema dell’ATER, perché è vero che ero stazione appaltante, ma i contratti di Quartiere riguardavano il Comune di Rovigo; riguardavano e riguardano, anzi no, riguardavano il Comune di Rovigo. A questo punto che cosa succede? Ci attiviamo noi come ATER per vedere di riuscire a trovare un finanziamento.
Nella data del, mi ricordo ancora, 26 marzo, non mi ricordo l’anno però era un 26 marzo, ci troviamo con l’Assessore Giorgetti, su interessamento dell’Assessore Coppola, per vedere di avere questo finanziamento. La Regione dice “Benissimo, noi possiamo anche darvi i soldi per finire di realizzare questa opera, visto che purtroppo non li avete, purtroppo c'è stato un aumento dei costi, però ad una condizione: il Comune di Rovigo vi deve cedere questi manufatti.
Non posso dare al Comune dei soldi nell’interesse di un’opera che sta facendo ATER, di cui di fatto - e questa era una cosa farneticante - avrà diritto ad un comodato per trent’anni, con delle entrate pari a 9,90 euro da ogni appartamento, realizzandoli. Del perché sono nate queste cose è il secondo mistero di Fatima. A questo punto il finanziamento viene proposto in questa maniera: si doveva attivare il Comune.
Sollecitiamo una volta, sollecitiamo una seconda volta, una terza, una quarta. Penso che il piccolo scrivano fiorentino abbia scritto un po’ meno di noi rispetto a quello che è stato inviato dal Comune di Rovigo per avere una risposta. E non l’abbiamo avuta.
Parliamo dell’Amministrazione Piva. Cosa all’epoca - io ero Consigliere comunale - che mi ha atto incazzare non poco, ed è stato uno dei tanti motivi che mi hanno portato poi a votare contro a quella Amministrazione, perché sembrava che “Tanto vabbè, il tempo sanerà, il tempo sistemerà, arriveranno; tanto questi soldi ci sono, abbiamo un accordo di massima”.
Chiaramente arriviamo alla scadenza del famoso tempo che avevamo concordato con la ditta, e la ditta viene a bussare alla porta dell’ATER a dire “Allora avete questo finanziamento?”, “Sì, l’abbiamo trovato. Il problema è che il Comune non si attiva”. Quando il Comune si rende conto dell’urgenza della cosa, oramai la frittata era fatta.
La ditta dice “Basta, a questo punto qua saluti e arrivederci. Mi date”, anche perché era già in forte difficoltà come società a livello di bilancio, per lo meno queste erano le voci di corridoio che raccoglievamo - dicono “Dateci i soldi per quello che abbiamo fatto, pagateci quanto già risulta, pagate le nostre riserve, saluti e arrivederci, andrete avanti con qualcun altro”.
E qui arriviamo al famoso atto di transizione: 750.000 avanzavano, a 250.000 abbiamo chiuso, più gli accessori, chiaramente IVA, non lo conteggio, è un’imposta che è dovuta su quello che è stato riconosciuto. La risoluzione, per colpa dell’ATER di Rovigo ovviamente a quel punto, ha comportato, perché per legge regionale che è dovuto, una penale che è pari al 10% della differenza del contratto fatto, e quello noi abbiamo pagato alla ditta.
A quel punto ci siamo trovati con un manufatto di proprietà del Comune, quel famoso scheletro, senza riuscire ad andare avanti. Cosa che mi ha fatto venire la pressione a 300 perché, avendo trovato una strada e un percorso, e avere visto che per inerzia in Amministrazione Comunale non si andava avanti, mi sembrava veramente una follia.
Ma siccome sono testardo, e mi fa piacere che, e qui ti do una bella notizia, Massimo, io ho letto su uno dei tuoi post di Facebook che tra le varie questioni che tu ti trovi a dover risolvere, quindi l’hai sottolineato con una certa ansia, c'era anche la questione degli alloggi di Via Bramante.
In realtà non hai nulla da risolvere perché probabilmente i tuoi uffici non te lo hanno fatto presente o non ti hanno informato della cosa, ma la questione te l’abbiamo già risolta come ATER di Rovigo, perché da tre mesi, più o meno tre mesi, siamo finalmente riusciti ad ottenere il trasferimento del manufatto in capo ad ATER. Perché abbiamo ottenuto il trasferimento del manufatto in capo ad ATER?
Perché circa alla fine del 2013 era stata fatta una convenzione tra il Comune di Rovigo, ma ripeto per attività che abbiamo svolto come ATER sia ben inteso, Comune di Rovigo, Regione e ATER, che prevedeva il trasferimento della proprietà e dell’area dei famosi scheletri gratuitamente all’ATER di Rovigo, che poi avrebbe provveduto per conto proprio ad ultimarlo e a finirlo. Questo era stato fatto, si badi bene, alla fine del 2013.
Io pensavo che un’Amministrazione, già i ritardi che c'erano stati, già l’inerzia che ha portato a quello di cui vi ho parlato poco fa, si muovesse con una certa celerità per trasferirmi questo immobile. E allora scriviamo una lettera. Avevo la psicosi dello scrittore.
Scriviamo una lettera, una seconda, le telefonate. Nessuno risponde. Cade Piva, arriva Ventrice, dico “Scusi, guardi che eravamo d'accordo del trasferimento del bene”, “Eh no, io non so, dobbiamo vedere, chiamiamo, vediamo, devo capire.
Vi chiedo una proroga, vi chiedo qui”. Diffide io ho mandato, diffide al Comune di Rovigo perché venisse adempiuto quello che era un accordo che era stato sottoscritto anche con la Regione, a rischio di perdere un finanziamento regionale, perché la Regione giustamente mi diceva “Abbiamo fatto una convenzione alla fine del 2013: ma è possibile sapere perché non vi trasferiscono gratuitamente questo benedetto scheletro, che fra l’altro è un problema per il Comune di Rovigo?”. Terzo mistero di Fatima.
Alla fine tira, mena, briga, siamo arrivati a tre mesi fa con il quale questo atto finalmente è stato fatto ed è stato formalizzato. Quindi oggi veramente, non come molte volte scrivono erroneamente sui giornali, il manufatto degli scheletri è di proprietà dell’ATER di Rovigo, non di proprietà comunale e posso, volendo, gestirmi la cosa come voglio. Gestirmi la cosa come voglio cosa vuole dire?
Vuole dire che posso cercare di mandare avanti questi benedetti lavori. Il finanziamento, ripeto, l’avevo già trovato, che faceva parte del famoso accordo del 2013; e adesso abbiamo la possibilità di procedere. C’era un’altra questione, la quale ci premeva molto, è il fatto della ricerca delle responsabilità per questi aumenti di costi, spostamenti, di chi è la colpa: è colpa del Comune che ha detto di spostare lì l’immobile oppure la colpa è della ditta appaltatrice?
Di chi è la colpa? E’ del Direttore dei lavori? Di chi è?
Questa era la grossa domanda che è stata fatta più e più volte. Anche su questo ci siamo mossi perché io ho sempre detto “Chi sbaglia, paga”. Questo è il leitmotiv che penso da quando sono Consigliere comunale ho sempre detto.
I responsabili li abbiamo individuati: da una parte c'era comunque una responsabilità di Opera, perché quando abbiamo fatto delle indagini sul manufatto, che il Direttore dei lavori mi aveva certificato essere stato realizzato bene, in realtà abbiamo scoperto che c'erano dei vizi.
E siamo partiti con un contenzioso; prima con un accertamento tecnico preventivo che fotografasse la situazione di quegli scheletri per i vizi esistenti, perché non posso metterci mano se dopo un domani dicono “Non c'era nulla”, e abbiamo proceduto nei confronti della ditta, che però purtroppo è fallita, e chiaramente l’imprevedibile può capitare a chiunque.
Secondo, abbiamo proceduto e stiamo procedendo nei confronti del Direttore dei lavori che è corresponsabile, perché è lui che mi ha detto “Paga tranquillamente la società perché i lavori materiali, hanno fatto tutto molto bene”.
E tale è il dubbio che io ho anche di quello che è stato il giudizio dell’Ingegner Brighenti, che proprio stamattina abbiamo trovato e abbiamo incaricato un tecnico che faccia dei carotaggi per vedere se quel terreno tiene le strutture che andremo a mettere, e soprattutto vedere, se una volta tolto lo scheletro e ricostruito, ci sia la possibilità di spendere meno per la qualità del terreno e per le fondamenta che sono state fatte, capire anche le fondamenta a questo punto come sono state fatte, perché dei grossi dubbi sulla tenuta onestamente ci sono.
Chi sbaglia, paga. La responsabilità è del Direttore dei lavori. Non è un problema, procederemo, avrà un’assicurazione.
Il contenzioso è aperto. Il contenzioso non l’ha aperto né il Comune di Rovigo, né la precedente Amministrazione, a parte che neanche poteva. L’abbiamo aperto noi, l’abbiamo aperto noi perché, ripeto, chi sbaglia, paga.
Qualcuno all’interno del C.d.A. in realtà sosteneva “No, non si paga niente”. Allora siccome io per il lavoro che faccio ho un’abitudine: se un creditore ha diritto ad un credito, e questo mi espone ad un’azione che mi vedrebbe naturalmente soccombente, e soprattutto non ho elementi per poter dire il contrario, io non direi mai al mio cliente “No no, non si preoccupi, facciamo opposizione, andiamo avanti lo stesso”, perché è da criminali. Perché?
Perché so di perdere, so in partenza di perdere.
Allora dove mi è certificato da una valenza confessoria, chiamiamola così, dal mio Direttore dei lavoro, no il loro, il mio Direttore dei lavori, che lavora nel mio interesse, che dovrebbe aver seguito i lavori, che ha fatto il progetto esecutivo e quindi ha quelle competenze tecniche che dovrebbero comportargli una valutazione tranquilla e serena di ciò che è stato fatto, mi dice e anzi dice al mio creditore “Hai diritto di essere pagato”, come faccio a dire “No, non pago”?
Perché io prima voglio vedere chi è responsabile, perché secondo me ci sono delle responsabilità. Questo mi fa una causa, mi fa un contenzioso, e anche questo Ezio se lo ricorda molto bene, ed è per questo motivo che abbiamo cercato di condurre nell’arco del percorso di cui vi ho parlato poco fa, dandoci un anno di tempo, per vedere se riuscivamo a venirne fuori.
Quindi se fossimo a scuola e dovessi dare un voto, io penso che potremmo dare tranquillamente un 8 e mezzo, 9 alla Regione per quello che ha fatto, perché il finanziamento comunque ci consentirà di ultimare un’opera che, o la demoliamo e la buttiamo giù e fine, e quelli sarebbero veramente totalmente soldi sprecati, oppure cerchiamo di dare una risposta abitativa.
Se dovessi dare un voto invece al Comune di Rovigo, penso che dovrei dare 3 e, se ci fosse un genitore che viene da me, direi “Guardi, suo figlio dovrebbe applicarsi un pochino di più”. Questo è quello che onestamente avrei dovuto dire. Questo per la questione scheletri.
Spero di essere stato sufficientemente chiaro. Se poi avete delle domande da fare, ovviamente siamo qua. Dice: ma ce l’hai con il Comune di Rovigo?
Sì, ce l’ho con il Comune di Rovigo. Perché ? Perché da Presidente dell’ATER ce l’ho con il Comune di Rovigo?
Perché ad esempio - questo lo segnalo sempre al Sindaco - ci sono una parte di crediti che vantiamo come ATER di Rovigo in relazione ad anticipazioni, esborsi che sono stati fatti in relazione ai contratti di Quartiere, dei quali noi vantiamo un credito.
Noi abbiamo sistemato, per carità, immobili ATER; l’ATER è entrato all’interno dei contratti di Quartiere perché consentì, al di là dell’interesse dell’ATER, era interesse del Comune per poter avere un punteggio più alto, per poter accedere ai contratti di Quartiere e avere quei famosi finanziamenti. Noi abbiamo fatto la nostra parte, noi abbiamo sistemato gli immobili della zona delle casette rosse, del quartiere della Commenda Ovest... (Voce incomprensibile dall’Aula)