Grazie Presidente. Saluto il Direttore Generale, il Direttore sanitario, il Direttore dei servizi sociali. E’ un settore in cui ho fatto un po’ di esperienza per chi mi conosce, e quindi ho delle domande precise che riguardano Rovigo ospedale hub da mantenere, mi piace, ho piacere di aver sentito che c’è l’impegno di mantenere l’ospedale hub, però ho bisogno di capire come si pensa di affrontare le difficoltà e le criticità che in teoria impediscono che questo ospedale resti hub.
Perché? I problemi strutturali il Direttore li ha citati. Per i colleghi giovani del Consiglio, il progetto dell’ospedale è degli anni ‘60, è stato attivato nel 1982 e circa dieci anni fa è stato fatto un po’ di riassetto, il nuovo ingresso e alcuni servizi.
Però ci sono problemi strutturali che il Direttore ha citato. Ha citato anche la costosità e i problemi di necessità di efficientamento perché i costi ospedalieri si riducano, considerando che da molto tempo si dice che una buona parte del bilancio delle U.L.S.S. deve andare al territorio. Ora mi domando: come si farà a mantenere un ospedale hub nel momento in cui già da molti anni, oltre vent’anni, si dice che una popolazione di circa 200.000 abitanti deve avere un ospedale di circa 400 posti letto.
Perché questo? Non per risparmiare, ma perché ci siano i numeri sufficienti perché in quell’ospedale si possa garantire la qualità. Sono cose che il Dottor Compostella ha insegnato a tutti per tanto tempo, e quindi certamente non ignora questo aspetto, anzi gli è particolarmente caro.
Però riflettiamo un attimo: 200.000 abitanti, 400 posti letto. Le due U.L.S.S. insieme hanno 250.000 abitanti. Attualmente, avete sentito il Dottor Contato, solo sulla U.L.S.S.
18, solo sul pubblico, sono 500; poi ci sono posti letto dell’ospedale di Adria, e poi ci sono tutti i posti letto degli ospedali privati. Il totale, non lo dico io perché certamente loro hanno i dati totali, fa capire come i posti letto che ci sono nel nostro territorio quando diventeranno le due U.L.S.S. insieme, sono molto eccedenti rispetto agli standard.
Quindi come affrontare questo problema, tenendo presente che Rovigo deve rimanere ospedale hub, come mi auguro e come tutti ci auguriamo, perché ospedale hub per un territorio significa che andare in ospedale non è il problema delle visite specialistiche. Il Consigliere Borgato ha sottolineato il problema dei tempi di attesa, ma i tempi di attesa, mentre per il pronto soccorso è un tipo di problema, per la specialistica non è un discorso nettamente ospedaliero.
Ospedale è ricovero ospedaliero che, per i cittadini, è un episodio, non è che uno si ricovera tutti gli anni o tutti i momenti. E’ un episodio in un percorso, un episodio importante, un episodio che ha bisogno di grandi qualità e che i cittadini accettano di affrontare alcuni chilometri per poter avere una buona qualità di servizio.
Completamente inverso è il discorso del territorio dove i servizi sia sanitari, sia di tipo sociale, debbono essere ovviamente vicini al cittadino, perché uno non ha bisogno della visita specialistica magari una, due, tre volte in una vita, ma ne ha bisogno abbastanza in maniera continuativa.
Quindi il problema importante è quello di avere un ospedale che rispetti gli standard e attenzione, standard qualitativi, perché i numeri ci sono solo se i posti letto non sono troppi, perché altrimenti l'attività si sminuisce e le persone, i medici, non hanno l’esperienza sufficiente. Questo è un punto importante, quindi la mia domanda è: si pensa di affrontare questo problema per garantire a Rovigo di essere ospedale hub?
Un territorio non vicino nel Veneto ha affrontato anni fa questo problema e ha trovato una soluzione di un certo numero di posti letto proporzionato alla sua popolazione. Noi abbiamo la difficoltà di avere solo 250.000 abitanti. E’ una delle U.L.S.S. più piccole del Veneto, anche quando ci sarà la fusione, quindi è questo il nodo, ed è particolarmente difficile.
Solo le comunità locali possono condividere con la U.L.S.S. la necessità di ridurre tanto per avere un nucleo centrale importante.
Il timore è che, tirando da tutte le parti, perché ogni campanile purtroppo, anche se sono cose di anni 70, oggi è ancora così, ognuno vuole, ognuno vuole, dimenticando che fa il danno dei cittadini, perché se continueranno a esserci quasi tutti i posti letto di oggi e quasi tutte le strutture di oggi, significherà che i cittadini non avranno un hub reale, non avranno una qualità sufficiente. Avranno il cartello “ospedale”.
Credo che questo sia un dovere di chi si occupa della programmazione futura e delle comunità locali, però io credo che una Direzione generale da sola non può riuscire a fare questo, perché è troppa la tensione che porta a dire “Io voglio questo, io voglio quell’altro”. Per cui è importante che le comunità locali, sia quello di Rovigo, sia le altre del nostro territorio, capiscano quali sono le esigenze dei cittadini.
Per avere un ospedale hub in altre zone bisogna fare delle rinunce, e questa è una realtà, altrimenti ci saranno cartelli di “ospedale”, però la gente, quando avrà bisogno di qualità, dovrà spostarsi in altre zone.
Secondo me questo è il nodo dopodiché, se si riesce a ridurre e avere l’hub, ci sono anche le risorse, come prevede da tanto tempo la normativa, il 50% del bilancio dedicato ai servizi territoriali che finora non è stato possibile probabilmente realizzare appieno, perché i soldi, o si spendono da una parte, o si spendono dall’altra, e finché ci sono tanti ospedali, credo che la cosa sia difficile. Allora volevo chiedere se è condiviso questa impostazione. Grazie.