Io mi chiedo, quando penso all’IRAS, quali diversità ci siano tra gli ospiti anziani di una struttura di Lendinara, Casa Albergo, gli ospiti di un’altra struttura che ben conosco, la Casa di Riposo di Badia, perché di fatto il clima, si è parlato di atmosfera, di clima che caratterizza la nostra realtà, rispetto ad altre realtà è un clima diverso ed è un clima che lo dico come l’ho già detto anche in incontri nel mio ufficio, anche direttamente negli incontri che ho avuto con CdA, ho partecipato a riunioni di CdA e ho molto insistito proprio sul clima.
Le spaccature, le antinomie, le contrapposizioni, il parlarsi per atti giudiziari, il parlarsi sulla stampa, quando è ben noto che non sempre è il mezzo migliore per comunicare, danno una idea significativa dei problemi fondanti che abbiamo.
Lo sa il Presidente Moretto, lo sa il Consigliere dottor Romeo, lo sanno tutti gli altri Consiglieri, in ogni incontro ho posto l’accento con forza su tre punti: dimostri il CdA di essere in grado di dialogare al proprio interno per costruire, è anomalo che ci sia un gruppo che sistematicamente si autodefinisce minoranza, interno allo stesso CdA, sorto per le stesse finalità, è anomalo che un gruppo si arrocchi in maggioranza.
Questa Amministrazione non è disponibile al permanere di questo clima, il dottor Romeo lo sa, il Presidente Moretto lo sa, il Consigliere Contiero lo sa, la signora Massari lo sa, la signora Grandi idem, perché questi sono discorsi che abbiamo fatto più e più volte. Non ho le intenzioni di indagare e intervenire e colpevolizzare ma ho la funzione di rappresentare un disagio forte che è dei dipendenti, non tutti, che è dei familiari, non tutti, che è degli ospiti, non tutti, che è di questa Amministrazione.
Perché se siamo leali nel parlarci, questi discorsi sono stati fatti più e più volte. Una delle mie ultime dichiarazioni, così facciamo chiarezza, in riferimento alle polemiche che non voglio riprendere sulle modifiche statutarie, quando dissi che non è il problema principale lo Statuto, il problema principale è la chiarificazione interna e la soluzione di quelle contraddizioni in cui vive il CdA, diversamente ne sappia trarre le opportune conclusioni.
E il discorso è importante quello di oggi, perché al di là delle difficoltà di un colloquio, di un dialogo, di una rappresentazione di stati d’animo e di esigenze, in termini più o meno consoni a un dibattito costruttivo che vogliamo sia tale, quanto intervenuto oggi va nella direzione fortemente auspicata dal sottoscritto in particolare e credo che nessuno me lo possa negare questo, l’agire concorde può consentire risultati importanti in termini di prospettive di Ente, ma in termini di quel benessere che da oggi vogliamo ripristinare e vogliamo con soddisfazione poter apprezzare, senza negare gli sforzi di chi ci ha, all’interno del CdA, lavorato, senza negare i miglioramenti che possono essere intervenuti ogni tanto, mi vengono esibiti quando vado all’IRAS, per quello che riguarda il servizio di mensa, per quello che riguarda le ristrutturazioni in essere e così via.
Certo è un lavoro immane quello che il CdA, qualunque CdA deve affrontare.
E allora dico: il tema fondamentale per me è non chi c’è nel posto o nei posti di responsabilità, ma quali sono gli obiettivi che si intendono perseguire, a me piace l’idea che da luogo che presta assistenza agli anziani, come ha detto il Consigliere Romeo, si vada ad una struttura, ad un Ente che eroghi servizi sul territorio di qualità, certo, lo vogliamo tutti, ma aperti e diversificati, questo è l’obiettivo irrinunciabile, per farlo bisogna che un CdA sappia anche evitare quelle fratture, sappia darsi, diciamo così, un clima di lavoro realmente proiettato a rendere quel servizio, questa è la “P” maiuscola, a rendere quel servizio e a dare qualità, questo è l’orgoglio di un CdA, non il parlarsi per carte bollate e Carabinieri che vanno a chiedere atti, prevenire queste situazioni.
Prevenire quelli che sono dissensi gravi e che fanno realmente il male, non solo dell’Ente, non solo creano il disagio agli ospiti ma creano anche la non condivisione della città, perché ne soffre la città, è stato richiamato ed è vero. È orgogliosa Lendinara della sua realizzazione, è orgogliosa Badia della sua realizzazione, mi scuso se nomino queste due realtà, ma le conosco direttamente, Rovigo, diventerà orgogliosa della sua struttura, questo è l’obiettivo.
E gli operatori che sono qui in rappresentanza di altri lavoratori, sappiano bene che passa attraverso scelte politiche, attraverso scelte organizzative, attraverso 73 disponibilità, diciamo pure operative, nostre, come amministratori, loro come responsabili con ruoli distinti, il CdA ha un compito, il direttore ne ha un altro.
Abbiamo assistito ad una stagione lunga, troppo lunga in cui il Presidente aveva un insieme di compiti, o si attribuiva un insieme di compiti e il direttore assumeva un ruolo che probabilmente poteva essere più incisivo in determinati ambiti.
Lo Statuto nuovo forse ha colto nel segno quando individua con maggiore puntualità le peculiarità dei due ruoli, però poi spetta agli uomini rispettare gli steccati ed evitare le sovrapposizioni, quindi mi richiamo ancora una volta alla straordinaria importanza che chi è all’interno di quelle responsabilità, in quelle strutture, le sappia interpretare e le voglia interpretare, mi riferisco sicuramente alla grande responsabilità che chi vive quel tipo di funzione deve assolutamente sforzarsi di esprimere e realizzare.
Il discorso Statuto. Il discorso Statuto è stato presentato dall’ex Assessore regionale, come uno Statuto di tipo regionale passa attraverso il vaglio di una Giunta, si apportano alcune correzioni a nostro giudizio, viene trasmesso all’IRAS e poi sarà riproposto alla Regione da parte del CdA.
Io non penso minimamente che ci sia uno Statuto per Feltre, uno Statuto per Rovigo e uno Statuto per Vicenza e così via, credo molto di più che ci sia uno Statuto di tipo regionale, ma gli Statuti vanno poi interpretatati e vanno calati nella situazione locale.
Noi da subito, anche a coloro che dicono o che hanno detto: “C’era un via libera del Sindaco”, il Sindaco quando ha ricevuto Bressan e ha ricevuto la proposta di Statuto, l’ha fatta pervenire alla sua Giunta l’abbiamo esaminata, mi sembra di averlo messo a disposizione anche del Presidente del Consiglio per i Capigruppo e abbiamo fatto il nostro lavoro, che piaccia o no, di seria riflessione sugli articoli, addirittura coinvolgendo anche i nostri Uffici, proprio perché i nostri Uffici avevano la competenza tecnico-giuridica-amministrativa per poter anche individuare alcune situazioni che dovessero essere così sottoposte di nuovo all’attenzione e dell’IRAS e della Regione.
E ci siamo espressi - così do una risposta al Consigliere Avezzù - con molta immediatezza e naturalezza in ordine al famoso articolo che prevede la possibilità dei tre mandati. Ma come? C’è una contraddizione in termini, e questo è un discorso, è buon testimone il dottor Santaniello, ma anche mi sembra il vice Sindaco, quando personalmente dal mio ufficio telefonai a Bressan e dissi: “Mi scusi perché c’è questa contraddittorietà?
Se avvertite la necessità di equiparare la durata del mandato ai 5 anni del mandato legislativo dell’Amministrazione” e può essere una scelta anche opportuna, era nato il periodo del quadriennio, quando il mandato amministrativo era di 4 anni, hanno portato il mandato amministrativo della Giunta a 5 anni, la proposta era di equiparare a 5 anni.
Ma non hanno portato a tre mandati consecutivi i Sindaci e le Giunte, a due, allora mi sembra assolutamente logico che si debba evitare questa possibilità del terzo mandato, quanto piuttosto l’equiparazione in toto dei due mandati. Questo è e questo è notissimo allo stesso Moretto perché glielo dissi, alla stessa signora Grandi perché glielo dissi, dicendo per noi è una stranezza, comunque l’ex Assessore Bressan telefonicamente che cosa ci rispose?
“Veda Sindaco, mi sono stati chiesti quei tre mandati - e mi ha fatto il nome delle località - dai Sindaci di..., perché hanno chiesto di non poter licenziare, di non dover licenziare il loro CdA perché hanno un rapporto molto buono nel governo dell’Ente e farebbero fatica a sostituirli con altre figure”.
Ascolti: “Ma se si parla di Statuto tipo non è che facciamo le deroghe per i due paesi, o è uno Statuto tipo regionale o non lo è, quindi siamo contrari” e l’abbiamo scritto a questo tipo di possibilità che è nella facoltà dell’Amministrazione, non di autoproclamarsi da parte del CdA, sia ben chiaro, di prolungarsi l’esistenza in carica. Ma mi sembra una stortura che non possa essere positivamente accolta e infatti l’abbiamo unanimemente bocciata.
Mi sembra che ci sia una logica anche in questa bocciatura come abbiamo fatto altre osservazioni. Esempio, richiamo quella che ci suggerì proprio il Presidente Mazzo, il fatto di pensare a una struttura che dia assistenza, rifugio a situazioni di difficoltà di minori quando le politiche sociali vanno valorizzando il ruolo della Casa Famiglia piuttosto che della struttura di ospitalità, ci è sembrato un suggerimento opportuno e anche seriamente proposto, abbiamo lavorato in quella direzione.
Quando abbiamo proposto, non abbiamo disposto, abbiamo proposto la cancellazione della parola semi-autosufficienti, c’era un motivo, persona del campo, del settore, valutando le 74 espressioni che venivano usate, ci diede dalla consapevolezza della sua specifica professionalità, la certezza - vedrà poi la Regione se è tale o meno - di una distinzione sommaria per due categorie, non tre categorie: sufficienti, semi-autosufficienti e non autosufficienti, ma semplicemente questo dice è la deriva che si afferma in Regione in questo ambito alla luce dei testi legislativi, normativi precisi, due sono le categorie, sufficienti e non autosufficienti, questa era la mia intenzione, non era una dimenticanza, non è nemmeno una velleità.
Potrei anche dire che nella situazione pesante della nostra struttura, mai categorie furono più rispondenti, sufficienti e non autosufficienti, questa è una realtà doverosamente autentica. Il futuro. Sia all’interno della città e non escluso da, attraverso quali?
Che cosa facciamo viali alberati che ci portano alla rotonda?
No, non è quello, servizi, servizi, servizi, quello che si diceva e l’ho ripetuto anche prima, il cuore sociale della città, fermo restando che una politica complessiva vorrà e dovrà premiare il permanere, ove possibile, in famiglia il più possibile dell’anziano, questo io credo che sia nella cultura che sta riemergendo, anche se abbiamo famiglie non più patriarcali, appesantite da un’infinità di problemi, però c’è anche l’esigenza di essere in grado, come comunità, come società civile, come Amministrazione di dare risposte a chi non potrà far conto su una famiglia per tanti motivi e allora le strutture che sappiano rappresentare il momento, abbiamo parlato tante volte di Centri Diurni, che siano effettivamente operativi e lo si fa all’IRAS questo di periodi di sollievo per la famiglia stessa, che cosa vuol dire?
Non che ci sia un ricovero permanente, ma nell’occasione in particolare si sappia che c’è una struttura che ti può dare questa ospitalità, fermo restando che la cultura prevalente, la politica principale dovrà essere quella di mantenere nelle proprie abitudini l’anziano il più possibile.
Lo stesso quello che si diceva nelle aperture di servizio, quando io mi sono rapportato nei limiti, nelle mie anche banali semplificazioni con l’articolo 3 che è tutto in neretto, perché è diverso da quello convenzionale precedentemente adottato, abbiamo una pluralità di opportunità di servizi che rendono quell’Ente ancora più significativo per la comunità. Facciamo un esempio, così do un altro pezzo di risposta.
L’azione che è stata intrapresa, così mi risulta, dottor Romeo, di reimpianto delle cucine, di rinnovo dell’ambiente e delle strutture, ha una finalità interna, ma nella nostra mente ha anche una prospettiva di relazione esterna, perché quel proporre i pasti a domicilio per chi li chiede, per chi è nella necessità di chiedere, senz’altro può vedere protagonista di un servizio una nostra struttura e con orgoglio diciamo una nostra struttura e con orgoglio diciamo con la collaborazione del personale che vive quella struttura, con orgoglio diciamo quella organizzazione di chi è all’interno di quella struttura ne governa i processi e ne governa le iniziative e le attività.
E allora qui si diceva le attività che vengono previste, ci interessano però - e qui ne parleremo - all’interno di una cultura che veda riservare al pubblico il rapporto con l’ospite, con l’anziano.
C’è la struttura, chiediamo che sia garantita nella sua entità di servizio pubblico e sono d’accordo perché lo sono sempre stato anche in altri campi che servizi, chiamiamoli collaterali, di supporto alla finalità prevalente, possano essere, forse direi anche potrebbero essere gestiti in una collaborazione con il privato nelle forme, e qui lo si dice, di legge previste. Quindi c’è un’attenzione a queste dinamiche.
Poi, un’ultima cosa che voglio permettermi di sottolineare: la consapevolezza, e lo dico con molta umiltà, con molta modestia, la consapevolezza che un conto è assumere il ruolo di Presidente all’interno di un CdA e di membro del CdA, un conto è il ruolo tecnico-amministrativo del direttore, la confusione di ruoli genera caos e questo è fondamentale in tutte le strutture.
Appena io mi sono insediato come Sindaco di questa città, parlando con il personale, il giorno dopo l’insediamento dissi con molta chiarezza che a noi Giunta compete la parte politica, a loro dirigenti, e il dottor Santaniello credo fosse presente all’incontro, compete un altro tipo di responsabilità tecnico amministrativa, dirigenziale; la confusione dei ruoli genera caos ho detto e incomprensioni e conflitti.
Vado a concludere: non mi sembra quindi che la giornata non abbia prodotto risultati, ma su un piano forte io sfido il Consiglio e me stesso, sfido il Consiglio e me stesso, vogliamo metterci alla prova sul serio?
Perché sono stanco di sentire che le parole che vengono pronunciate dal Sindaco 75 suonano in un modo e razzolano in un altro, capisco la disfida politica e vi faccio venia, ma le intenzioni di questo Sindaco sono molto trasparenti e chiare, e lo sapete, la ricerca perché nella mia natura finché non mi pestano la coda, la ricerca che è nella mia natura, non del compromesso ma della ragione degli altri, che è la ragione nobile della mediazione perché parto dall’idea che non sia tutto vero quello che dico io e che non sia tutto falso quello che dice l’altro, ma credo che ci sia un arricchimento reale ed effettivo come il dialogo.
Mettiamoci alla prova, lo abbiamo fatto in un paio di occasioni. Poi, cari amici, le circostanze non hanno favorito il permanere di questa bella metodica di lavoro, fermo restando che chi governa ha le responsabilità del governo, ma ha la responsabilità anche di interpretare le istanze di chi non governa.
E con questo quando, ripeto - e poi chiudo -, mettiamoci seriamente alla prova significa: valorizziamo il ruolo di ciascuno di noi non come colui che attacca il nemico, valorizziamo il ruolo di ciascuno di noi con capacità di proposta.
La raccomandazione che io ho fatto 2-3-4 volte, perché ci sentiamo di continuo con il Presidente della Commissione - e tu mi potrai dire se non corrisponde al vero quello che ti ho detto -, mi raccomando nella conduzione dei lavori, un occhio particolare al contributo di coloro che in Commissione rappresentano l’opposizione, perché la sintesi te la fai tu, perché questo è il segreto di una Commissione.
E vorrei anche che la Commissione fosse non solo la Seconda, anche le altre, quel luogo di riflessione, come ieri, del lavoro di una Commissione Cultura, questo è il modo di lavorare, quindi non è gratuito quello che dico, ha un suo riferimento, in modo tale che, e qui è un impegno che io chiedo a chi rappresenta l’IRAS, questo tipo di percorso: primo, deve esserci una ridefinizione di obiettivi che abbiamo indicato nelle politiche per gli anziani, quando l’Assessore mi parla di politiche per anziani e in Giunta è la fetta, direi quasi obbligata a ogni incontro, parliamo di queste cose, quando parliamo di assistenza domiciliare, di modalità organizzativa, quando parliamo di famiglia, ci siano queste ridefinizioni, la Commissione collabori e contribuisca e la Commissione ci aiuti alle verifiche.
Periodicamente mi va molto bene che ci siano questi incontri. Parte contributi.
Senz’altro l’Amministrazione non sarebbe leale verso la città se non facesse fronte a quanto previsto in questa convenzione, innanzitutto ove si dicono dei compiti ben definiti e precisi, non solo li onoreremo, ma valuteremo anche quegli ambiti in cui dal nostro bilancio si possano derivare quelle risorse per favorire l’irrobustimento di un percorso che è ponderoso, c’è una lettera che mi è venuta qualche mese fa, in cui a proposito della non a norma di Casa Serena, è un impegno che nessun IRAS al mondo potrà affrontare, ma il concorso di più forze amalgamate e favorite anche dall’Amministrazione, uno dei primi contatti con il Presidente Finotti, fu proprio il ruolo IRAS.
IRAS e rotonda sono le due prime cose che rappresentai, la Regione se ci sono fondi di altra natura e quello che dal bilancio riusciamo a stanziare. Sappiamo di avere il bilancio in sofferenza, lo sappiamo tutti qui dentro, però questa è una delle modalità che credo debbano essere assolutamente ricercate per essere anche di concreto supporto al nostro IRAS, non è loro, è nostro IRAS. Vi ringrazio.