Io mi ricollego al discorso che facevo prima rispetto alla scelta politica e alla necessità a mio avviso di ponderare anche le azioni che si mettono in campo con delle strategie anche tecniche.
Per deformazione professionale vengo da un mondo in cui i muri passano in secondo piano rispetto alle persone, e quindi la volontà di chi si occupa di sviluppo del territorio non può essere solamente quella di gestire strutture e infrastrutture, per quanto siano fondamentali e siano la condizione minima per poter accedere ai servizi, ma debba essere necessariamente anche stare attenti e porre molta attenzione a chi i servizi li mette in campo e chi i servizi li rende possibili.
Questo argomento va a colpire tre ambiti che secondo me tengono insieme la qualità della vita di un territorio e sono sport, sono scuole, sono accesso agli spazi pubblici.
Per quel che riguarda lo sport, lo sappiamo tutti, lo sport non è un lusso e non può essere un lusso, ma è anche soprattutto prevenzione sanitaria, socialità, educazione, e andare a toccare le tariffe degli impianti sportivi, per quanto io sia consapevole dell'aumento dei costi e ne siano consapevoli anche le Società, significa però andare a gravare su delle organizzazioni che spesso sono organizzazioni del terzo settore, che stanno vivendo un momento storico particolarmente delicato perché c'è un crollo di una carenza del numero dei volontari, siamo in un territorio in cui è difficile trovare sponsor e le famiglie, come si diceva prima, fanno fatica a sostenere i costi dei figli e gli aumenti delle rette.
Quindi secondo me un’Amministrazione che dichiara pubblicamente di voler puntare alla qualità della vita e allo sport, secondo me da questo punto di vista forse si potrebbe fare un ragionamento diverso in termini di filoni di spesa su cui andare a scegliere di destinare quote di bilancio. In secondo luogo, lo stesso discorso vale per la refezione scolastica. Qui non mi ripeto rispetto all'intervento precedente: i servizi educativi devono essere quanto più possibile accessibili e non progressivamente più onerosi.
Infine, per quel che riguarda gli spazi civici e culturali, mi unisco a quello che dicevano prima i colleghi, sale, teatri, luoghi pubblici, non sono semplici beni da mettere a disposizione del territorio, ma sono strumenti di partecipazione, sono strumenti di cultura diffusa e di iniziative dal basso, e quindi andare a intervenire su questi importi significa fare una scelta ben precisa in termini anche di partecipazione e di volontà di restare in questa città.
Penso soprattutto al target dei giovani che non hanno magari la possibilità economica per pagare una retta, una tariffa, e quindi magari vanno a fare delle loro iniziative che è giusto che facciano altrove.
Quindi credo che se vogliamo che Rovigo sia una città in cui restare, in cui tornare, in cui crescere dei figli, come avete dichiarato anche più volte anche nel DUP, nell'area strategica 4, educazione, istruzione, formazione, sport, e nell'area strategica 5, marketing territoriale, cultura, turismo e sviluppo economico, dobbiamo chiederci non solo quanto costa un servizio, ma anche qual è il valore che produce e quindi chi sono i soggetti che lo rendono possibile.