Presidente, Consiglieri e Assessori, grazie dell'invito. E vi ringrazio anche e soprattutto perché, come rappresentanti del territorio e della città di Rovigo, avete dato un segnale forte rispetto ad altre scelte e ad altre situazioni che ci sono in Italia in rapporto a questa figura. Purtroppo, direi, parlare di questo mondo non è parlare di situazioni positive!
Io non voglio togliervi tanto tempo alla discussione di tanti progetti e documenti che voi dovete approvare, ma è importante pensare anche alle persone che sono in carcere, perché il carcere, al di là della dinamica dell'esecuzione, sulla quale non vi intrattengo, che è una questione abbastanza difficile e frammentaria da capire immediatamente nelle sue dinamiche, anche vendicative che ha ancora il carcere oggi, c’è una questione da dire: che la metà delle persone detenute sono in attesa di giudizio, ed è un dato drammatico, considerato che il 20% di queste persone poi saranno scarcerate e saranno dichiarate innocenti!
Perciò, anche le persone che noi pensiamo spesso dentro le mura del carcere, le pensiamo come persone che hanno fatto del male, non è vero assolutamente! Se poi il carcere sia la soluzione per chi ha fatto del male è un'altra questione.
Io vi intrattengo solo sui dati critici del nostro territorio e della Casa Circondariale di Rovigo, che vede da alcuni anni un grosso sovraffollamento, perché è un istituto piccolo, prevede al massimo, proprio superando le norme e arrivando al massimo, 45 persone al maschile, e 25 al femminile. Mentre al maschile si va da un minimo 90 e si arriva anche a 120 persone. Ecco, perciò pensate solo alla situazione in cui si vive qui nel nostro piccolo, a Rovigo.
Un altro dato molto drammatico è stata la conseguenza del passaggio della Sanità. Fino al 2008 la Sanità in carcere era gestita attraverso gli strumenti e le risorse del Ministero della Giustizia; con la riforma è passata sotto il sistema Sanitario Nazionale, ed è stato un dramma. Perché le cose più semplici, gli ausili più necessari, le medicine più importanti, perché certi soggetti che hanno dei problemi fisici, molto drastici, non vengono più passate dall'attuale Servizio Sanitario Nazionale.
Io vi faccio solo un esempio, che forse qualcuno l'avrà visto anche sul giornale, c'era un detenuto che da due anni e mezzo non riusciva a mangiare, si nutriva solo di cose liquide perché aveva una dentiera completamente rotta, tenuta insieme da nastro adesivo e chewingum. Con una mia richiesta, la direzione dell'Asl di Rovigo, mi è stato risposto che non competeva loro, in base alle normative attuali, dare nulla alla persona detenuta.
Per fortuna nel territorio ci sono anche persone di buon cuore, di buona volontà e siamo riusciti, dopo due anni e mezzo, a sopperire a questo problema. Sembra una banalità, ma solo mangiare è già un qualcosa di importante.
La cosa diventa ancora più drammatica quando ci sono delle necessità di medicine per la pressione, per altri tipi di problemi, persone condannate e in esecuzione penale interna, non hanno la possibilità di acquistarsi perché non hanno nessuna remunerazione, non hanno nessuna possibilità economica per acquistarle. Ecco, questi sono alcuni dei piccoli frammenti di una vita, nei dati che vi ho detto prima, già pesantemente segnata dalla mancanza di spazio, dalla mancanza di attività.
Perché poi, forse voi tutti non lo sapete, ma in carcere non si fa nulla, non c'è lavoro. Ci sono tre o quattro lavori, ma sono lavori certamente che non sono abilitanti per quando si uscirà, perché sono lavori poi che anche nella terminologia indicano un'idea quasi infantilistica che si dà al carcere, perché sono quelli dello “spesino”, dello “scopino”, pensate al termine! Anche per chiedere qualsiasi cosa in carcere si usa “la domandina”, come le persone lì dentro fossero un po' particolari, no?
Ecco, pensate anche a queste terminologie che sembrano assurde nella nostra quotidianità, all'esterno! Dentro hanno tutto un'altra rilevanza.
In effetti chi ha avuto la disgrazia, anche per motivi non necessariamente drammatici, o di avere calpestato la vita di qualcuno, di aver fatto dei danni enormi, ma anche per banalità, non curate, trascurate, in fase di procedimento, si è trovato a scontare qualche mese di carcere, all'interno di quel luogo si vede la distanza che c'è tra noi liberi e chi sta dentro, perché dentro, una volta che uno entra non sa se ci uscirà più.
33 L'anno scorso, come negli ultimi anni, c'è un dato drammatico, quello delle morti in carcere, dei suicidi e delle morti. L'anno scorso siamo arrivati a 171 morti, 66 suicidi. Dall'inizio dell'anno abbiamo già 10 suicidi e una ventina di morti.
Ecco, sono luoghi dove noi ci dimentichiamo la legalità, perché quando uno entra lì non sa veramente se uscirà. E il dato drammatico -sempre concludendo un po' questo aspetto sulla Sanità- è che nessuno viene condannato e viene condannato a perdere la salute perché va in carcere, però l'Associazione dei medici penitenziari ci indica come le persone che entrano in carcere il 90% di chi entra sano esce malato. Il 90%!
Che è un dato terribile! Oltretutto poi uno non sa in che cella viene messo, perché può essere sicuramente inserito insieme con persone che hanno problemi di natura bronchiale, di natura malati di Aids o HIV. Ecco, perciò in una situazione di promiscuità che crea grossi drammi e grossi disastri.
Il disastro più grosso però che si vive in carcere è la lontananza dal territorio e la prospettiva di futuro. Perché, al di là di tutti i discorsi che noi possiamo porre, di tutti i progetti che noi possiamo fare, se non abbiamo una risposta come territorio all'aspetto fondamentale, che è quello del reinserimento attraverso un lavoro, noi non riusciremo mai a recuperare certe persone.
E in questo periodo, dove sulla stampa si nota spesso l'aumento di furti, tutto questo, se lo guardate, è connaturato anche ad una situazione sociale emblematica, dove non c'è più lavoro, dove non ci sono più risorse economiche, famiglie che si separano e diventano improvvisamente povere, e alcuni di loro iniziano a commettere dei reati.
A me fa un dolore terribile incontrare persone che a 55 anni, dopo una vita spesa a lavorare, trovandosi senza lavoro, con una moglie e dei figli che hanno problemi di salute, con le medicine da dover andare ad acquistare, si inventano di fare improvvisamente una scorciatoia, attraverso un atto, che ne so, di spaccio, non riescono neanche a farlo perché questi qua non sono delinquenti, sono persone che non hanno mai commesso reati, perciò sono talmente banali nella loro modalità che vengono arrestati ancora prima, condannati, e te le ritrovi dentro, in una situazione terribile, dolorosa per loro e per le famiglie.
Ecco, io credo che il compito di chi amministra sia anche quello di capire, ve lo dico proprio toccando da anni questa situazione umana, drammatica, dolorosa, che non è di grandissimo impatto delinquenziale, è di basso impatto delinquenziale, ma è di grande necessità economica, che è quella, forse, che anche nel nostro territorio, magari, riusciamo ad avere più attenzione a certe situazioni economiche e sociali, che possono poi sfociare anche in atti di devianza. E questo significa investire più risorse in questo.
Ecco, vi sollecito, visto che siete voi che avete questo compito. Un altro grosso problema, per tagliare corto, che vive la nostra realtà di Rovigo, è quella anche della possibilità di attività, perché c'è un numero ridotto di personale di Polizia Penitenziaria, che in certi momenti della giornata si riduce ancora di più, e riduce molto la possibilità di intervento nella società esterna.
La qualità della vita di un carcere -se si può dire qualità, perché è una contraddizione in termini- è data comunque dalla presenza del territorio, perciò da persone che riescono ad interagire con chi è fermo, con chi è chiuso, con chi passa, badate bene, 22 ore su 24, in cella, in una cella di 3 metri per 3, magari in tre o quattro persone. Ecco, questo è un dramma che viene lenito da attività che si possono portare dentro, da situazioni che si possono creare.
Ma sicuramente sarebbe molto ma molto riqualificato, come atteggiamento umano, quello di dare delle possibilità esterne, perché molte di queste persone condannate con pene abbastanza piccole, potrebbero già usufruire di misure alternative, perciò di quello che poi, nei dati che ci vengono forniti dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, è l'aspetto significativo del recupero delle persone.
Perché i dati che ci vengono forniti dall'Amministrazione Penitenziaria è che chi sconta tutta la pena in carcere, circa il 70% torna a delinquere. Mentre, come uno specchio, chi la sconta fuori il 70% non rientra più nel giro della delinquenza. Ma perché?
Perché chi ha la possibilità di scontarla fuori, ha anche la possibilità di coinvolgersi con le persone, riprendere un passo di vita normale, riscoprire il senso della fatica quotidiana del vivere, del guadagnarsi da 34 vivere, anche nella fatica di farlo! Cosa che per certi, magari nelle scorciatoie prese, questo non è più possibile. Ecco, l’investimento, perciò, delle misure alternative potrebbe essere fatto sin d'ora.
Non c'è bisogno di nuove leggi, si potrebbero svuotare le carceri di molte di queste presenze, se i nostri territori, non solo qui a Rovigo, ma dappertutto, implementassero, dessero forza e gambe, e risorse, per progetti di lavoro esterno di queste persone. Il che significa recuperare queste persone, ed è qui che c'è la vera sicurezza. Io so che avete molto da fare.
Non voglio tediarvi oltre. Ah, perché avete cose… siete poi alle battute finali di questa legislatura, ecco. Diciamo è un luogo dimenticato.
Ci sono molte criticità. Coinvolgetevi di più in quello che sta succedendo.
Voi l'avete già fatto in maniera formale molto forte, un segnale bellissimo che avete dato oggi con l'approvazione nello Statuto, perciò una figura che insiste proprio nello Statuto nella nostra città, però coinvolgetevi anche personalmente, magari con l'ufficio, che in questo momento è ricoperto dal sottoscritto, ma comunque anche con le realtà territoriali, per vedere insieme tutti quanti di dare delle risposte che leniscano soprattutto il dolore di queste persone. Grazie e buon lavoro.