Grazie. La invito a ricordarmi i tempi, perché voglio essere rispettoso di tutti i colleghi e lasciare a tutti la possibilità di parlare.
Nella convinzione di avere contribuito attivamente, come Partito e come Gruppo Socialista, all'elaborazione del PAT, riteniamo utile ribadire quanto consideriamo necessario, al fine di un corretto rapporto fra i Partiti di maggioranza e tra i rappresentanti degli stessi, arrivare opportunamente all'approvazione dello stesso, dopo un percorso sicuramente difficile ed impegnativo, con i voti dell'attuale maggioranza.
Se per l'approvazione del documento dovesse esserci anche il voto favorevole da parte dell'opposizione, non potremmo che apprezzarlo e rallegrarcene, ma questo deve essere solo complementare ad un’autosufficienza che riteniamo necessaria. Ciò detto, ritengo personalmente che il lavoro che ha e che ci ha portato a redigere il PAT, sia un lavoro di qualità.
Abbiamo più volte evidenziato -e anche in questa occasione mi piace sottolinearlo- come ci rammarichiamo che il PAT sia nato con la grave carenza pianificatoria di considerare la città di Rovigo slegata da una visione di area più vasta. E questa, sebbene qualcuno voglia dare colpe ad altri, è una carenza che abbiamo ereditato. Ribadisco ereditato!
La considerazione che questa vive ormai un rapporto redazionale organico con i numerosi Comuni della corona, avrebbe suggerito il famoso ormai Piano di Assetto Territoriale intercomunale - chiamato PATI- e che qualcuno si era dimenticato.
Riteniamo che sia stato questo parzialmente mitigato dal fatto che nel luglio del 2008 venne firmato un Protocollo d'Intesa con la Provincia, che vincolava il Comune di Rovigo ad alcuni obiettivi e ad alcune coerenze; ma che rilanciava sostanzialmente i ruoli istituzionali e la funzione di Rovigo capoluogo.
Riconfermiamo la filosofia e le enunciazioni, formalizzate nel documento che oggi andremo a deliberare, che si articolano attorno ad un concetto di fondo e che ritengo ci contraddistinguono da chi ci ha preceduto: “La Rovigo, una città da vivere”! Ribadiamo che ciò segna una netta qualificazione in rapporto al vecchio concetto della città da abitare, che chi ci ha preceduto aveva evidenziato.
Ovviamente si tratterà, e noi auspichiamo, di esprimere coerenze nelle scelte e nei comportamenti, per dare senso e concretezza alle scelte valoriali e di principio, in quanto il concetto di vivibilità mette inequivocabilmente al centro la persona, il cittadino, il bambino, l'anziano e trova traduzione nella direzione del rispetto dell'ambiente e della salute, ma anche nell'accessibilità alla più ampia gamma dei servizi per tutti.
Condividiamo particolarmente la sottolineatura dell'Amministrazione, circa l'esigenza di valorizzare il centro storico come catalizzatore di servizi che ne qualifichino l'efficienza e la funzionalità, e che individua le frazioni come attrattori e come elementi utili alla riscoperta e alla valorizzazione delle 31 loro identità storiche e culturali, come elementi utili a favorire il processo della comunicazione e delle relazioni.
Mi piace personalmente pensare alle frazioni come a dei pianeti che ruotano intorno al capoluogo, nella ricerca di una loro piena autonomia e autosufficienza.
Riconfermiamo l'esigenza di operare, all'interno del PAT, scelte finalizzate alla generale riqualificazione del territorio e allo sviluppo urbano, anche con il recupero dei comparti più degradati, in contrasto con le logiche di utilizzo estensivo dei suoli, sia nelle aree di destinazione residenziale che in quelle a destinazione produttiva, annullando -ampiamente ingiustificati- laddove esistano aree già attrezzate, che da tempo attendono una completa definizione.
Al riguardo, mi venga permesso un passaggio abbastanza attuale, dove auspico personalmente che venga delineato, in un prossimo futuro, un piano di quelle che sono le aree degradate della città, al fine di evitare che vi siano dubbi interpretativi o dubbi su limitazioni che dovrebbero essere inserite al riguardo. Questo crediamo che, quando parliamo delle coerenze che dovremmo verificare con il futuro, l'Amministrazione dovrà farla, dovrà farlo con il Piano degli Interventi.
Mi sia permesso riprendere alcuni passaggi che ho sentito, perché i Consiglieri di maggioranza non bevono tutto, come qualcuno vuole far credere, e dovrebbe eventualmente -chi pronuncia in maniera provocatoria e offensiva questo tipo di affermazioni- pensarci in maniera approfondita, prima di rilasciare dichiarazioni di questo genere. E, a tal riguardo, ricordo alcuni passaggi che hanno fatto vedere che la maggioranza non beve tutto. A) uno a caso, la questione Hera - Ascopiave.
C'era chi è venuto in questo Consiglio pensando ad Hera, e si è finiti ad Ascopiave. E una parte della maggioranza ha permesso, perché non beve tutto, ha una capacità di valutare, di interagire e a volte anche di imporsi. Un altro esempio, e qui mi ricollego alle aziende che, a sentire qualcuno, avranno paura di venire Rovigo, perché qualcuno crede che ci sia ancora chi mangia i bambini!
La famosa modifica dell'art. 23 delle Norme Tecniche di Attuazione dell'Interporto, è stato il sottoscritto, e del quale me ne vanto, a portarlo in Consiglio. E lì si diceva che -e lo vogliamo ribadire ancora una volta- non vogliamo le aziende insalubri ed inquinanti, e per cui le aziende sane possono venire tranquillamente.
C'è stato qualcuno che, ironicamente, quando il Consigliere Avezzù ha detto che scappano, magari, ha detto, scappassero, sono lì che spingono per venire in un'area, che per certi è vista come un'area di conquista, le aree inquinanti... le aziende inquinanti. E lì bisogna dirlo in maniera chiara e con atti concreti che misureremo nel tempo. Noi, come Partito Socialista, l'abbiamo detto, l'abbiamo formalizzato e lo vogliamo ribadire in maniera forte.
Ci sono ancora, e per fortuna anche di qualcuno che non li vota. E vado a concludere. L’Urban Labor, che molti hanno scoperto oggi o ieri, fino a ieri non ho sentito da parte di nessuno parlare di Urban Labor, eppure vi erano quotidiani, a livello nazionale ed internazionale che ne hanno parlato.
Per alcuni è una scommessa. Per alcuni è una scommessa, per altri è un qualcosa che potrebbe finalmente permettere a questa Provincia, spesso dimenticata, e che non ha mai potuto volare e prendere il volo, proprio perché non si è pensato in grande o non si è voluto pensare in grande. Oggi è ovvio che non abbiamo certezze su quello che potrà essere l'esito, però bisogna crederci e partire.
Dipenderà dalla volontà di tutti. Sì, se però fate anche silenzio, dovreste essere più rispettosi! Allora, io credo che, per quanto riguarda i 60 giorni dall'approvazione, che sarà il periodo delle osservazioni, a testimonianza di quanto questa Amministrazione o, meglio, questa maggioranza, perché il rispetto mi pare opinabile da parte di alcuni, auspichiamo siano, come dicevo in conferenza stampa, un 60 giorni di spessore.
Chiediamo, anzi, a tutti coloro che riterranno opportuno contribuire, di integrare, con le osservazioni, nella ricerca di migliorare il Piano che andiamo a deliberare, perché sicuramente tutto è migliorabile, tutto è perfettibile nell'ottica della partecipazione. 32 E concludo dicendo… mi piace ricordare che cosa rispose Benedetto Croce ad una domanda su che cos'è un popolo, rispose che un popolo è la sua storia.
Diciamo che, guardandoci indietro, chi ci ha lasciato… quello che ci ha lasciato della storia del passato di Rovigo, abbiamo varie esperienze. Noi cerchiamo, oggi come oggi, con l'approvazione di questo documento, che comprenderà l'assetto del territorio per il prossimo futuro, di lavorare usando il cervello e possibilmente anche un po' il cuore, e ricordandoci che l'attuale presente è e sarà il passato del nostro domani. Grazie.