Volevo prima di iniziare a approfondire, volevo dire che ho integrato, modificato, ho emendato la mozione modificando l’ultimo punto. La leggo integralmente tanto è breve.
“Considerata la richiesta inviata da parte del cittadino italiano Piergiorgio Welby... - ovviamente mi sento un po’ in ritardo con i tempi, però rimane valido, quello che è l’obiettivo - la richiesta inviata da parte del cittadino italiano Piergiorgio Welby, malato terminale all’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al fine di poter ottenere l’eutanasia, considerata la risposta del Presidente nella consapevolezza che tale argomento necessiti di un confronto sensibile e approfondito, con l’augurio che tale confronto ci sia nelle sedi più idonee, perché il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l’illusione da ogni responsabile chiarimento; considerato che ad oggi i progetti di legge presentati sull’eutanasia in Parlamento non hanno portato ancora a un confronto sensibile e approfondito; considerato che la mancanza di un’indagine conoscitiva sul fenomeno dell’eutanasia clandestina non permette una valutazione obiettiva del problema; consapevole che una legge in materia - pur nella sua complessità - non possa più essere rinviata, che una legge in materia non possa nascere senza un confronto sensibile e approfondito, ma che la stessa necessariamente si sviluppi riconoscendo la laicità dello Stato italiano; consapevole che la mancanza di un’indagine conoscitiva sul fenomeno dell’eutanasia clandestina, oltre a non permettere la piena conoscenza del problema, sia anche un modo per far finta che il problema non esiste, chiede - e questo è l’emendamento per il quale ho modificato la precedente mozione - chiede che il Consiglio comunale di Rovigo, si pronunci in materia, inviando un documento al Ministro della Sanità, Presidente dei Capigruppo Camera e Senato con l’auspicio, al fine di evitare inutili scontri e divisioni ideologiche, precostituite, che il Parlamento emani al più presto norme che regolamentino il superamento dell’accanimento terapeutico, introducendo il principio della libertà della persona di decidere consapevolmente di non essere oggetto di tutela della propria salute da autorità estranee”.
Ritengo opportuno aprire la discussione ricordando alcuni passaggi della lettera di Piergiorgio Welby, inviati al Presidente della Repubblica, attraverso la quale chiedeva l’eutanasia. Voglio ricordare sia l’uomo che ha lottato con tutti i mezzi disponibili, al fine di perseguire un diritto, sia il messaggio profondo che ci ha lasciato.
“Caro Presidente, scrivo a lei e attraverso lei mi rivolgo a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido che non è di disperazione, ma carico di speranza, umana e civile per questo nostro Paese.
La giornata inizia con l’allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore, trascorre con il sottofondo la radio tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri asimmetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di... Guardo la TV aspettando che arrivi l’ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
Io amo la vita - Presidente - vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico, vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude, io non sono né un malinconico e né un maniaco depresso, morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto, non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive le funzioni biologiche.
Il mio corpo non è più mio, è lì, squadernato davanti ai medici, assistenti e parenti. Montanelli mi capirebbe, se fossi svizzero, belga, olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo, ma sono italiano e qui non c’è pietà. Sto pensando - Presidente - che sto invocando per me 62 una morte dignitosa, non si tratta di questo e non parlo solo della mia di morte.
La morte non può essere dignitosa, dignitosa, ovvero decorosa dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia e delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro, definire la morte per eutanasia dignitosa, è un modo di negare l’atrocità del morire. Che cosa è la morte?
La morte è una condizione indispensabile per la vita, ha scritto Eschilo: “Ostico lottare sfacelo m’ assale, oceano cieco, pozzo nero di pena, una cerchia senza spiragli, non esiste approdo”. L’approdo esiste, ma l’eutanasia non è morte dignitosa, ma morte opportuna nelle parole dell’uomo di fede Jacques (Poiet).
Opportuno è ciò che spinge verso il porto per portar con la morte del giovane una frase, quella dei vecchi è un approdo al porto e il Leopardi la definisce il solo luogo dove è possibile un riposo, non lieto ma sicuro. Una legge sull’eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici.
Sono consapevole - signor Presidente - di averle parlato anche attraverso il mio corpo malato di politica e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un suo intervento o pronunciamento nel merito, quello che però mi permetto di raccomandarle è la Difesa del Diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che come la mia sono investite da questo confronto”.
Anch’io amo la vita come l’amava Piergiorgio e condivido allo stesso modo il principio della libertà di scelta dell’individuo e cioè della libertà di decidere liberamente da sé, per quanto riguarda la propria salute e il proprio corpo. Ritengo nell’ambito delle problematiche poste nell’esercizio dell’attività sanitaria, diritto prioritario dell’individuo il poter disporre totalmente della propria esistenza di fronte a prospettive terapeutiche proposte dai sanitari.
Tale principio di libertà e diritto di autodeterminazione dell’individuo, ha come conseguenza che ogni tipo di intervento sanitario che non sia richiesto o che non abbia il consenso della propria interessata, deve considerarsi illecito, come recita l’articolo 5 della convenzione sui Diritti Umani e la bio-medicina approvata dal Consiglio di Europa nel 1977.
Riteniamo che le disposizioni di volontà espresse dall’individuo, in un momento delle sue piene facoltà mentali e fisiche di intendere e volere, tramite atto formale sottoscritto, controfirmato da testimoni e da un fiduciario, debbono essere previste nel testamento biologico. Tale testamento acquista validità giuridica al pari di un qualsiasi testamento di natura patrimoniale, in quanto espressione di quel diritto di autodeterminazione e di diritto della propria esistenza anche nella fase finale.
Vi è la necessità di assicurare la maggior dignità alla vita di ognuno durante tutta la sua esistenza e quindi anche nella sua fase conclusiva. Non ha alcun senso prolungare malattie che restano pur sempre irreversibili con sofferenza crescente, fisica e morale del paziente, destinate comunque a concludersi con la morte.
In questi casi non si prolunga la vita, ma si prolunga lo stesso processo della morte, che così non appare un passaggio naturale, come avveniva nel passato, quando i mezzi per ritardare la morte, restavano limitati. Non possiamo nella fattispecie certo definire questo come un naturale tramonto. Cosa c’è di naturale nel diventare parte integrante di una macchina o vegetare in maniera irreversibile per anni?
Quando ci si trova di fronte alla richiesta di chi purtroppo si è trovato nelle condizioni di sperimentare personalmente i problemi del malato terminale, crediamo sia necessario far coesistere il massimo rispetto alla massima attenzione, affinché sia possibile trovarne adeguata risposta.
Purtroppo però tra i difetti di molti politici vi è l’ipocrisia, siamo stanchi di sentire soluzioni preconcette, da parte di chi, ritenendosi forse superiore a soluzioni dogmatiche del problema, spesso e per loro fortuna senza alcuna esperienza diretta.
Basta a quelli che ci vogliono illuminare senza mettersi mai in discussione, volendo imporre la ricetta per ogni problema, sia che si parli di famiglia, magari senza averne mai avuta una o avendone avute più, sia che si parli dell’educazione dei figli, magari, senza mai averne per scelta avuti e in generale dei diritti umani. La necessità di affrontare l’argomento in maniera esaustiva, nasce ormai anche dalla volontà della maggioranza degli italiani.
63 L’Eurispes secondo il rapporto Italia 2007 afferma che il 68 per cento degli intervistati è favorevole all’eutanasia, contrari circa il 23 e il restante 9 dichiara di non avere ancora preso una posizione in merito. Ad oggi un italiano su quattro è convinto che negli ospedali pubblici, venga praticata l’eutanasia, per i casi irrisolvibili anche se solo il 6 circa per cento, dice di essere a conoscenza di persone che ne hanno fatto ricorso.
Il problema del diritto a una morte dignitosa o opportuna, allo stato attuale del progresso conoscitivo, è sempre più diffusamente sentito, sia nel mondo laico che in quello religioso cattolico e non cattolico. Voglio ricordare come anche il fondatore del San Raffaele, ha ammesso di avere aiutato un amico in fase terminale a staccare il respiratore artificiale.
Deve far riflettere la posizione di Cardinal Martini quando si dice consapevole del fatto che visti i progressi della scienza medica, situazioni simili saranno sempre più frequenti e la Chiesa dovrà dare di più attenta considerazione aggiungendo inoltre che occorre un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona. Ricordo che anche Papa Woityla negli ultimi istanti, disse in piena lucidità: “Non voglio tornare in ospedale, lasciatemi andare”.
È passato ormai troppo tempo dall’accorato appello al Presidente Napolitano nel rispondere alla lettera inviata da Piergiorgio Welby, in merito alla necessità di un confronto sensibile e approfondito, svolto nelle sedi più opportune, giudicando ingiustificabile il silenzio o l’illusione da ogni responsabile chiarimento.
Anche il Presidente della Terza Sezione Civile, nella relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario, ha richiesto un intervento del legislatore, affinché lo stesso affronti e chiarisca i gravi problemi che sempre più frequentemente si presentano al giurista e al medico. Questo è chiaramente il segnale di come troppo spesso la politica sia sorda e noncurante delle richieste del popolo. Questo ad oggi, è quello che irresponsabilmente buona parte dell’attuale classe politica, ha invece prodotto.
Ma dove finisce l’accanimento terapeutico e dove inizia l’eutanasia, credo sia più facile dare una risposta in astratto che alla singola situazione e al singolo caso e per questo riteniamo necessario eliminando l’ipocrisia del linguaggio che il legislatore si ponga razionalmente il problema e trovi le idonee risposte in merito al testamento biologico, al trattamento dei malati terminali e alla richiesta dell’interruzione dell’accanimento terapeutico o eutanasia, da parte di chi decide di farne richiesta, risposte che in un paese civile, avrebbero dovuto già essere fornite da tempo.
Grazie.